Vent’anni dopo

Sabato vado a Roma a un pranzo abbastanza particolare, il raduno più o meno periodico dei frequentatori di it.arti.cinema.

L’altro giorno Maria Bonaria mi ha chiesto: «Ma da quanto è che fai parte di questo gruppo del cinema?».

Ho fatto due conti. Dal ’97, almeno.

Vent’anni.

È stato un po’ un momento dolceamaro.

Per esempio: vent’anni che frequento queste persone, e praticamente non li ho mai visti. Ricordo di averne incrociato un gruppetto per un paio d’ore a un Lucca Comics primordiale, poi ho visto qualcuno di quelli che vivono a Roma per cinque minuti nella sala d’attesa di un cinema, ho salutato la Mafe De Baggis alla fine di una conferenza a Cagliari alla quale non ero nemmeno arrivato puntuale e ho passato una giornata a Venezia con Bibi Bozzato.

Tutto qui.

O meglio: c’è molto altro. Vent’anni di letture reciproche, di conoscenza approfondita di passioni, idiosincrasie e fatti personali di ciascuno, di discussioni accese, di scazzi feroci, di assistere da lontano all’evoluzione di rapporti (perché io sto in Sardegna, ma tanti dei partecipanti al gruppo invece di persona si vedono, e spesso), nascite, matrimoni, fine di storie sentimentali. Un senso di comunità molto forte – non esclusivo, c’era anche in it.arti.fantasy – che aggancia in maniera pervasiva anche chi non può contare sulla vicinanza fisica.

Quando Duccio Persivale si è ammalato e poi è morto mi è dispiaciuto moltissimo, eppure non ci eravamo mai visti di persona. Spessissimo leggo una cosa e mi chiedo cosa ne penserebbe Aramesh o Enrico o Bibi o altri: anzi, mi preoccupo di farglielo leggere. Tengo d’occhio l’uno o l’altro dei vecchi partecipanti al gruppo per vedere che segnalano su questo o quell’altro tema. Quando mi hanno detto che Susanna, la compagna Segretaria, aveva ricominciato a scrivere, sono andato subito a vedere: era un fake, mannaggia (una vecchia abitudine del gruppo) e mi è dispiaciuto, perché la Susanna, per quanto non fossi mai d’accordo con lei, era sempre molto interessante.

Ecco: interessante. Non è solo la forza delle relazioni : in it.arti.cinema ho imparato tutto quello che so sul cinema, molto di quello che so su un milione di altri argomenti, il gusto di scrivere per farsi ascoltare, e  stare sulla rete e nelle comunità di relazioni che vi si formano: se ci pensate e moltiplicate queste cose lungo vent’anni, c’è una buona parte di quello che sono.

Converrete: non è poco e la domanda, semmai, è come mai a questi raduni non abbia fatto in modo di andarci prima.

Ma la riflessione che ho fatto è andata a toccare anche altro: per esempio, sono nel giro di Banca Etica più o meno dallo stesso periodo.

Vent’anni.

Pian piano il tempo dedicato a queste cose si dilata – anno dopo anno – e diventa maggiore di altri periodi della mia vita ormai chiusi.

È una riflessione che faccio spesso, ultimamente.

Per esempio. ho avuto responsabilità in Azione Cattolica più o meno per trent’anni. Mi sono sempre ritenuto uno che come impegno principale aveva l’Azione Cattolica e come conseguenza – o come attività parallela – faceva anche altre cose. Non è più così da tempo, anche se istintivamente lo penso ancora.

Mi sono sempre considerato uno studente di Scienze Politiche che è finito a lavorare dove ha studiato: ma sono ormai vent’anni che lavoro in Segreteria, e lo studio è non più che una parentesi, al confronto (anche se è una parentesi protratta oltre qualunque limite lecito). Mi sono sempre considerato un animatore e formatore di gruppi che aveva un filone di interesse per il gioco, ma fra la Porta d’Argento e i Fabbricastorie, e considerando che non lavoro più coi gruppi se non molto raramente, mi dovrei considerare un esperto di giochi che ha un interesse particolare per il funzionamento dei gruppi.

Sono considerazioni che ogni tanto mi capitano e sono dolceamare perché, diciamocelo, hanno a che fare col diventare vecchi o almeno col misurare il tempo che passa – compreso il ricordare come era eccitante essere appena entrato in it.arti.cinema che sembrava un branco di lupi o come era avventuroso provare a fondare una Banca  o un po’ straniante essere Referente dei soci dell’Area Centro  e sapere che non li conoscevi direttamente o sapevi dove vivevano, e non ti era capitato mai perché dei gruppi dell’Azione Cattolica invece sapevi tutto ma proprio tutto, rappresentarli con quella distanza una sfida culturale interessante.

Ecco, l’unica cosa che fa eccezione è il matrimonio, che per quello non sono ancora passati vent’anni e però davvero mi fa strano pensare a com’ero quando ero da solo (non è che non mi ricordi, ma è una identità davvero cancellata).

E un po’ mi sono chiesto, anche qui in maniera dolceamara: e i prossimi vent’anni? C’è stata una fase nella mia vita, intorno ai trent’anni, nella quale ho lasciato le cose giovanili e, in vari modi, mi sono scelto sfide per la vita adulta.

Non so se fra i cinquanta e i sessanta, magari, uno dovrebbe cominciare a costruirsi altre sfide, boh.

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