Fidarsi

Durante la gita recente a Napoli e Caserta abbiamo deciso di mandare un po’ di cartoline ad amici, amichetti ed amichette e parenti; alle bambine piace da quando gli zii – cioè noi – hanno preso l’abitudine di mandargliene dai loro viaggi, con i saluti rappresentati da filastrocche in rima.

Solo che ci troviamo a Capodichino, già passati i controlli di sicurezza e, contrariamente alle attese, nessuna cassetta delle lettere. Così Maria Bonaria decide, accompagnata da Marta, di uscire un attimo, imbucare il plico e rifare i controlli.

Solo che ai controlli gli addetti esitano a farle uscire.

«Signo’, se si fida lei le dà a me e gliele imbuco io. Guardi che sono guardia di dogana, eh! Passo davanti alla cassetta tre volte al giorno. Gliele imbuco prima della levata delle undici e mezzo. Sono guardia di dogana, si può fidare».

Arriva un poliziotto. Vuole sapere che succede.

«Aspetti, chiedo al superiore».

Entra in un gabbiotto. Confabula. Esce. «O signo’, dice il superiore che se si fida gliele prende lui le cartoline e gliele spedisce. Se si fida, eh, che così non deve uscire e rientrare».

«Noooo, e gli ho già detto io alla signora che gliele imbuco io, che si può fidare, che sono guardia di dogana. E non sono guardia di dogana, io?».

C’è un eccesso di volontari, e un po’ si contendono l’onore. Insomma, alla fine vince il primo, dogana batte polizia e Bonaria gli lascia le cartoline e se ne torna indietro. Solo che Marta, che sta appena entrando nel magico mondo del mandare cartoline agli amici e ci tiene molto, è dubbiosa: «Ma zia, ma se poi quei signori non ce le mandano le cartoline?».

«Beh, vedi Marta, bisogna avere fiducia nelle persone. Hanno promesso di spedirle, bisogna imparare a fidarsi».

Pausa.

«E poi il signore è una guardia di dogana, capisci».

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