La dea del Tantra e i manuali della nonviolenza passata

Uno dei libri che sto consultando spesso, in questo periodo, è il mio primo e più fidato manuale di animazione dei gruppi, Tecniche di animazione per la coesione del gruppo e un’azione sociale nonviolenta, un testo che per moltissimi della mia generazione è stato la porta d’ingresso verso il mondo dell’animazione e del lavoro nei gruppi.

Visto che lo sto rileggendo mi pareva interessante farne una recensione, ma prima volevo condividere con voi due scoperte.

Resistere, resistere, resistere

La prima, banale, è che il libro è ancora in circolazione. Non è male, per essere un testo del 1982. Lo tradussero i Salesiani di Note di pastorale giovanile facendone il capostipite di una loro fortunata collana dedicata al lavoro nei piccoli gruppi. Può darsi che, come sostiene Enrico Euli, la traduzione italiana tradisse e annacquasse la vitalità del testo originale, rendendo digeribili alle parrocchie le pratiche del movimento nonviolento inglese, ma è anche vero che la casa editrice è rimasta fedele ali libro, che è ormai davvero un long seller; e questo dice anche che il testo era comunque capace di colpire. Nell’edizione originale inglese, per dire, il Jelfs non è più disponibile da lungo tempo. La maggior parte dei testi che costituivano la mia biblioteca dell’epoca e quella di migliaia di altri animatori di gruppo sono fuori commercio, a parte un sacco di roba dell’orrido Klaus Vopel, da sempre molto molto più impagliato non solo di Jelfs ma anche di altri autori più istituzionali, come Mario Comoglio o Bernard Grom o Roger Mucchielli (uno dei pochi ancora pubblicato, ed è morto nel 1981). Note di pastorale giovanile ha un sito che è ancora una miniera (ci sono anche i vecchi dossier della rivista, massimo rispetto) ma si vede che il loro interesse si è spostato altrove.

Già, altrove. Incuriosito da questa moria editoriale, ho fatto un po’ più di ricerche. Vedo che degli autori di punta del gruppo di Note di pastorale giovanile molti non scrivono più, altri si sono spostati verso ben altri argomenti, tutti volti a riflessioni più immediatamente utilizzabili, più strumentali: il cooperative learning, per esempio. Di gestione dei gruppi, delle leadership, della comunicazione di gruppo si trova molto di più in testi pubblicati nelle collane di certe case editrici a taglio sociologico, molto teorici, oppure nelle collanine di manualistica di pronto utilizzo. Certe volte non è chiaro dove finisca l’apparenza accademica e dove inizi la manualistica, per dir la verità.

Mi ha fatto un po’ di tristezza. In questo senso: annacquato o no che fosse il Jelfs, chi lavorava con quello stile negli anni ’80 e ’90 era comunque eversivo; c’era un rifiuto generalizzato della lezioni frontali, una riflessione sulla gestione del potere nei gruppi, l’attenzione a stili e metodologie educative rispettose, ragionamenti sulle strategie e i percorsi. Ed eravamo piccola gente di parrocchia, non l’avanguardia di punta dell’innovazione sociale. E infatti oltre a noi queste cose si respiravano dappertutto.

Mi sono chiesto cosa è rimasto di quella energia, e mi è sembrato di poter rispondere: poco. Il massimo dell’innovazione è sostituire le slide con Prezi? Di gestione dei gruppi e della comunicazione interpersonale parla solo la PNL o quelli che vendono i manualetti di pronto utilizzo, così ti insegnano a vendere qualcosa? L’animazione è sostituita dal counselling, dove uno si fa pagare dall’altro? All’epoca avrò condotto o partecipato a un sacco di attività formative o training, la maggior parte delle volte gratis: adesso se non c’è una cooperativa o il formatore che viene a fare il fine settimana una volta al mese queste cose non si possono fare? Il problema non mi pare che non ci siano più libri in circolazione. Casomai è che di tutto quel lavoro si è impadronito il mercato.

Benedetto Jelfs. Almeno lui è rimasto tale e quale.

O no?

Dee Tantriche

Siccome ero in quella fase di ricerca, e poi mi chiedevo se potevo trovare l’edizione inglese per scoprire finalmente se ha ragione Enrico a proposito del tradimento della traduzione, allora ho cercato qualcosa su Jelfs.

Oh-oh.

E dunque scopro che adesso Martin Jelfs fa il counselor, ovviamente, almeno a partire dagli anni ’90. Lui e la moglie, che si autodefinisce Tantric goddess, hanno un centro culturale a Salisbury dove fanno terapia familiare tantrica (qualunque cosa questo voglia dire), massaggi, yoga e diverse altre cose.

E poi vanno a The grange, un B&B a quattro stelle ospitato in una bella struttura georgiana sull’isola di Wight, e tengono dei corsi. Dei corsi a pagamento in una struttura indirizzata a gente new age danarosa, che vuole ricostruire la propria spiritualità e nel frattempo magari usufruire dei servizi della beauty farm.

Scusate, credo che la recensione la terminerò domani. Ho bisogno di riprendermi.

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2 pensieri riguardo “La dea del Tantra e i manuali della nonviolenza passata

  • 07/02/2017 in 12:07
    Permalink

    Leggendo il tuo post, mi accorgo ancora una volta del fatto che tu sei OLTRE.
    Troppo competente, troppo capace di approfondire e capire.
    Quindi, a tratti, scomodo.
    Forse perché da giovane hai letto troppo il Martin Jelfs (che adesso mi compro subito!).

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  • Pingback: Come gestire un gruppo di lavoro – La casa di Roberto

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