Il cinghiale dei Castelbasca

Sto rileggendo le storie di Sherlock Holmes di Conan Doyle, e recuperando una parte dei casi che non ho mai letto prima tutti assieme, come i racconti tardi de L’ultimo saluto di Sherlock Holmes e de Il taccuino di Sherlock Holmes. La rilettura cronologica integrale mi fa passare (un po’ di malavoglia) anche per i romanzi, che di solito considero inferiori alle storie brevi, e ho appena finito il celeberrimo Il mastino dei Baskerville.

C’è un passaggio, a un certo punto, che mi ha fatto pensare alla Sardegna. È il momento nel quale dal treno l’eccentrico dottor Mortimer indica per la prima volta a Watson e al baronetto che quest’ultimo sta proteggendo la brughiera di Dartmoor.

GrimpenMi ero sempre fatto l’idea che la brughiera fosse, come dire?, piatta. Invece la prima impressione che Watson ne riceve è quella di una collina dal profilo irregolare che si alza dalla nebbia della pianura desolata, e dietro di essa una successione di altre colline. La descrizione non corrisponde affatto, ma sul momento la lettura mi ha fatto pensare alla Giara in autunno o in inverno e in realtà successivamente alcuni elementi in comune per così dire ambientali si trovano: una desolazione percorsa da pochi pastori, dei cavallini selvaggi, un terreno traditore e pozze d’acqua che a seconda della stagione si espandono fino a diventare pericolose per il viandante inesperto. Ci sono perfino i villaggi preistorici degli abitanti del Neolitico che ricordano inevitabilmente i nuraghi.

Mi sono chiesto, a un certo punto, come sarebbe stato Il mastino dei Baskerville se fosse ambientato a Gesturi o, più esattamente, se si potrebbe riscrivere il romanzo in chiave locale – o farne una narrazione di altro genere, per esempio un film, un videogame o uno scenario per un gioco di ruolo.

So che a questo punto qualcuno si starà chiedendo: ma perché, in nome di Dio? Che bisogno c’è?

Se stessi pensando al banale bagno di sardità che si fa fare a molte narrazioni in questo periodo non potrei che essere d’accordo. Ma in questo caso si tratta di un esercizio che da una parte esplora i pregi e i limiti del lavoro di Conan Doyle e dall’altra può aiutare a ragionare su quali elementi della narrativa popolare sono o sarebbero adatti a essere trapiantati in un contesto isolano. Queste operazioni sono ovviamente di tipo derivativo e molto rischiose: se vanno male fanno cascare le braccia, ma se si vuol lavorare sul divertissement, e il divertissement e la citazione nella letteratura popolare hanno un loro spazio riconosciuto, partire da Sherlock Holmes è praticamente un percorso obbligato – del resto le storie di Sherlock Holmes sono ormai così duttili, così facilmente incorporabili ovunque che questo stesso tipo di operazione è stata fatta ovunque e continua a essere fatta incessantemente.

Io ho deciso di lavorarci per una partita di gioco di ruolo: avevo pensato che lo strumento migliore fosse uno scenario di On stage! perché permette di far lavorare i giocatori su ciò che pensano della Sardegna del tardo Ottocento, ma la gestione della trama sarebbe forse un po’ difficoltosa, quindi credo che lavorerò su sistemi di gioco più tradizionali. Se qualcuno avesse opinioni in merito mi farà piacere sentirle, così come sarei curioso di sfidare qualcun altro a fare lo stesso esercizio e a confrontare i risultati. Alcuni punti di partenza su cui sto ragionando li metto qui sotto, seguendo più o meno l’andamento del romanzo.

I Baskerville

Nel contesto locale sono ovviamente una antica famiglia catalana. Scegliere che l’antica famiglia si chiami Perez di Castelbasca è un nome buono come un altro.

Il mastino

Grazie a Sergio Atzeni scegliere come animale demoniaco protagonista della storia un cinghiale è fin troppo facile. D’altra parte il mastino infernale non è una presenza particolarmente significativa nel folklore sardo. Volendo lavorare più pesantemente sul versante sovrannaturale ci sono a disposizione le coghe.

Il dottor Mortimer

È un canonico. Nel romanzo è un antropologo: qui è archeologo? un erudito? uno storico?

Il duello iniziale…

… nel quale Holmes ha apparentemente la peggio si svolge a Londra fra carrozze pubbliche, hotel, fattorini e i più moderni ritrovati della civiltà. Qui deve svolgersi a Cagliari, una città levantina di traffici e pubblici ufficiali (questa è già una lettura).

L’evaso da Dartmoor

È ovviamente un latitante, o il capo di una feroce banda di latitanti.

Il paese

Le relazioni estremamente rarefatte che dominano la seconda parte del romanzo – un pugno di persone sparse su ampie distese altrimenti disabitate – non sono credibili in nessuna parte della Sardegna e vanno sostituite con il clima chiuso e claustrofobico di un piccolo paese, nel quale i gentiluomini – cioè le poche famiglie di printzipales – costituiscono ulteriormente un mondo a parte rispetto ai pastori e contadini in mastruccamuccadore. La differenza col romanzo è più cosmetica che reale, e il contrasto con Cagliari – o con altre città delle penisola dalle quali possono provenire alcuni dei personaggi – dovrebbe essere piuttosto stridente: da un punto di vista materiale non c’era tanto da ridere nella Sardegna dell’Ottocento.

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