Come diceva don Milani… o Guccini?

Jimmy’s Hall (Ken Loach, UK, Francia, Irlanda 2014)

Ken Loach riprende il filo del suo racconto della storia d’Irlanda mettendo in scena una storia che si colloca dieci anni esatti dopo la fine degli eventi de Il vento che accarezza l’erba, nel 1932.

Al governo sono arrivati i Repubblicani di De Valera, che hanno perso la guerra civile ma si apprestano ora a smantellare il trattato anglo-irlandese, instaurando la Repubblica e svincolandosi progressivamente dal controllo della Gran Bretagna. Ma per Jimmy Gralton e altri veterani della guerra che vivono in un minuscolo paesino della contea di Leitrim la guerra non è mai finita.

Non solo perché in Irlanda la guerra civile – come molte altre guerre civili – ha lasciato una scia di risentimento e di odi reciproci, non solo perché i loro antichi avversari governativi continuano ancora a spadroneggiare, in forme più o meno legali, ma perché è adesso evidente che non c’era una lotta sola, ma due: quella dei nazionalisti contro gli inglesi, che univa tutti gli irlandesi, e quella dei poveri per la giustizia sociale; ed è adesso evidente, ora che le questioni relative all’indipendenza si avviano a conclusione, che anche i “progressisti” Repubblicani e l’IRA non hanno la benché minima intenzione di risolvere la questione sociale, resa più acuta dalla Grande Depressione.

Sembra di sentire don Milani:

Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

Ma Jimmy Gralton e i suoi compagni del Revolutionary Workers’ Group sarebbero molto stupiti di scoprire che l’autore della frase precedente è un prete cattolico: perché nella loro esperienza quotidiana polizia, clero, possidenti e uomini d’ordine sono mille sfaccettature di un unico blocco sciale di oppressione. Come avrebbe detto Guccini:

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano “Pensiero”…

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata…

E infatti Jimmy finirà bastonato, in fondo, esattamente per avere scelto di farsi una risata: perchè il suo crimine, al fondo, è quello di avere fondato una sala comunale in cui fare scuola, formazione, dibattiti, ma soprattutto ballare il peccaminoso jazz che viene dall’America, e la liberazione dei corpi e delle relazioni è crimine altrettanto grave di un seminario su Das Kapital.

La sceneggiatura e magnifica, con tutti i personaggi, amici e nemici, delineati a tutto tondo, senza stereotipi o semplificazioni: O’Kelly e Laverty, che firmano soggetto e sceneggiatura, sospendono sobriamente il giudizio e si limitano a raccontare una storia – lasciando allo spettatore di formulare i propri giudizi – accennando appena alla possibilità di vite future, ti tempi che cambieranno, ma senza facili finali consolatori. E Loach mette un regia sobria e compassionevole al servizio di queste intenzioni.

A me personalmente Jimmy’s Hall ha fatto l’effetto di una porta che si apre su un labirinto, tanti sono i percorsi che si potrebbero intraprendere: certo che viene naturale pensare di rivedere, per restare a Loach, Il vento che accarezza l’erba o Terra e libertà, che in fondo anticipa già molti dei temi di questo film, sia pure in una ambientazione geograficamente e strutturalmente diversa; ma mi è venuta voglia di rivedere pure Questa terra è la mia terra di Hal Ashby, per dire solo i primi passaggi che mi sono venuti in mente.

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Un pensiero riguardo “Come diceva don Milani… o Guccini?

  • 11/01/2015 in 18:35
    Permalink

    anche se è un film minore della sua filmografia, Ken Loach è come le canzoni di Guccini, si assomigliano tutte molto, ma ti piacciono, in modo diverso, tutte 🙂

    Risposta

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