Fenomenologia della distribuzione dei posti a sedere: l’Avvoltoio del CTM

AvvoltoioOggi sull’autobus ho incontrato l’Avvoltoio.

Ma andiamo con ordine.

Le persone che sull’autobus desiderano sedersi e trovano i posti occupati tendono a comportarsi in maniera diversa.

A un estremo ci sono quelli che sopportano, e restano in piedi. O quelli giovani, che non hanno diritto. O quelli della mia età, che se una ragazzetta giovane si alza per cedergli il posto il giorno dopo decidono di tingersi barba e capelli e iscriversi in palestra (che è lo stesso motivo per cui alle ragazzette giovani noi non cediamo più il posto, per non correre il rischio che ci dicano: «Stia pure seduto lei, signore, che è anziano»).

All’altro estremo c’è mia madre, che punta il giovanotto seduto nel posto riservato agli anziani e, forte del suo buon diritto e dei suoi ottanta e passa anni, gli dice: «Le dispiacerebbe farmi sedere, PER FAVORE?», più o meno con lo stesso tono di voce con cui Hitler chiedeva, per favore, alla Polonia di liberare il corridoio di Danzica.

Non sempre funziona: di solito bisogna essere mia madre. L’altro giorno Maria Bonaria ci ha provato e ha chiesto a una signora: «Le dispiace togliere quella sedia a sdraio così mi siedo?».

Ma ha usato più il tono di voce di Neville Chamberlain che difende l’integrità della Slovacchia e la signora (una turista), le ha risposto: «’nvedi questa, ahò, che pretese, li mortacci sua» e ha lasciato il bagaglio dov’era.

Che poi al momento di scendere e dovendosi disincagliare, lei e la sedia, ha saltato la fermata e s’è messa a urlare: «Ahò, autista, ahò! ‘ndo cazzo vai?! Ferma, ahò», ma quello, che essendo un autista del CTM come si sa è dotato dell’intangibilità del compagno Mao durante la Grande Marcia, se l’è portata da viale Bonaria fin quasi al capolinea, e le è andata anche bene che secondo come la faceva scendere direttamente nei campi di rieducazione dello Yunnan.

Maria Bonaria si è sentita vendicata.

Poi naturalmente ci sono le signore anziane che usano il metodo passivo-aggressivo: ti si mettono a  fianco e sospirano.

«Ohi mommia».

«Ohi, i piedi».

«Ah, come sono stanca».

Alla terza volta anche il più cuore di pietra (o forse culo di pietra, nel caso specifico)  desiste, si alza e le fa sedere. Di solito è ricompensato con un dettagliato racconto dei malanni della signora: «Grazie, eh. Con la mia broncoartrosi bilaterale destra con interessamento diuretico del calcagno superiore… me l’ha detto anche il primario l’altro giorno: per me stare in piedi in autobus è veleno».

In casi più rari invece le signore intavolano una discussione sui massimi sistemi col signore anziano seduto di fronte.  «Eh! Insomma! Siamo anziani noi, abbiamo diritto a sederci, non trova? Che poi la gioventù d’oggi, l’educazione, i costumi, il governo, le tasse…». Il signore anziano fa cenno di sì con la testa e nel frattempo guarda con rimpianto la ragazzina in pantaloncini molto corti e maglietta molto scollata che prima gli sedeva di fronte e che ha ceduto il posto all’arzilla megera attuale: «Eh, signora mia, sapesse…».

La variante sono le Mamme Eroiche: «Siediti tu, fanciullo Braian Putzu, ché mamma sta qui in piedi. Siediti, siediti, non pensare a me: io starò qui e piano piano mi accascerò dalla stanchezza e morrò qui, ai piedi di questo signore che, ne sono certa, ha un buon motivo per rimanere seduto mentre una povera madre soffre così crudelmente. Come dice: se mi voglio sedere?! Oh, non vorrei disturbare, ma se insiste… Fa bene al cuore vedere che ci sono ancora persone educate che spontaneamente cedono il posto alle madri con bambini».

Naturalmente c’è una vasta casistica intermedia e molti casi particolari. Per esempio Maria Bonaria si è specializzata nel trucco: là ti ci siedi te, casomai.

Funziona così: ti dirigi verso un posto libero. Il ragazzino che è sparapanzato di fronte, col cappellino con la visiera all’indietro e scarpe numero 48 poggiate sul sedile che ti interessa, prontamente ritira i piedi e ti accoglie con un sorriso.

Ingenuo.

A quel punto tu gli dici: «Scusa, casomai dove hai messo i piedi ti ci siedi te e io mi siedo dove sei tu adesso».

Funziona sempre: è l’effetto sorpresa. Il sorriso gli si congela e, automaticamente, cambia posto. Poi si darebbe dei pugni in testa per non averti raggelato con una risposta sarcastica, ma ormai è fatta: il sarcasmo gli viene sempre in mente dopo.

E poi, anche se non riguarda esattamente il discorso dei posti occupati, c’è tutto l’argomento degli infiniti modi con cui la frase: «Scusi, deve scendere?», può essere pronunciata. Informativa. Complice.  Educata. Consapevole. Seccata. Ansiosa. Rituale. E soprattutto: minacciosa, come se fossi alla guida di un Caterpillar e chiedessi strada ad una 500. Ma ci vorrebbe un articolo a parte.

Invece torniamo alla questione dei posti occupati. Parliamo dell’Avvoltoio.

L’Avvoltoio è una signora (una signora vera, realmente esistente, non una categoria generica) fra la mezza età e l’anzianità. La sua particolarità è che non vuole semplicemente sedersi, vuole sedersi su quel particolare sedile. Nella zona riservata agli anziani e ai disabili, dietro l’autista, nel senso di marcia, lato finestrino.

Nessun altro posto fa per lei.

Ora, trascurando il fatto che come sanno tutti coloro che sono esperti di pullman è il posto più scomodo nel caso si debba cedere il posto a qualcuno, perché per uscirne tocca sempre scavalcare quello seduto a fianco a te, pestare i piedi di quello di fronte, accartocciarsi intorno alla sbarra per reggersi e infilarsi in un pertugio in mezzo ai passeggeri, il fatto è che l’Avvoltoio non te lo dice, che vuole sedersi lì.

Altrimenti non sarebbe l’Avvoltoio.

Si limita a fissarti con desiderio.

Tutto il suo corpo dice che si vuole sedere. Onde telepatiche avvolgono il suo bersaglio. Se stai lì ti senti a disagio sotto l’assalto mentale. Anche se sei distratto prima o poi sollevi lo sguardo e vedi questa che ti guata come il leone la gazzella. Dapprima ti guardi la maglietta perché pensi che c’hai una patacca e lei se n’è accorta. Poi ti guardi la faccia nel cellulare per vedere se ti è spuntato un terzo occhio.

Poi capisci. E ti alzi.

Talvolta il posto di fronte, quello largo il doppio e comodo, è occupato. Per come l’Avvoltoio si mette gli occupanti di quel posto si accorgono sempre prima della sua presenza. Spesso la ragazza che lo occupa fa il gesto di offrire il suo, di sedile: l’Avvoltoio rifiuta con un gesto sdegnato del polso e un minimo alzare il mento. Se il suo obiettivo la sta guardando proprio in quel momento è fatta: nessuno può resistere al mento imperioso dell’Avvoltoio. Più spesso l’Avvoltoio deve moltiplicare le energie mentali che indirizza al suo bersaglio e prima o poi chi occupa il suo posto soccomberà all’assedio, talvolta innescando un effetto a catena, se la ragazza educata di fronte a sua volta si alza per far sedere quello che si è appena alzato e così via: in un pullman affollato l’Avvoltoio è in grado di creare onde sismiche che interessano decine di passeggeri.

Fino a stamattina credevo che l’unica nemesi dell’Avvoltoio fosse la Barbona Tetragona: ce ne sono due o tre – una notissima – che viaggiano spesso sul CTM.

La Barbona Tetragona proietta un’aura tangibile del sentimento noto ai più come: me ne infischio. Quando il mento imperioso dell’Avvoltoio si alza, sta guardando in una delle buste della spazzatura che si porta dietro. Le onde mentali scivolano su di lei senza colpirla, perché è impegnata in una conversazione col suo amico immaginario. Quando c’è la Barbona Tetragona, l’Avvoltoio resta in piedi, schiumando rabbia.

Oggi però ho scoperto che esiste un altro predatore naturale dell’Avvoltoio: il Tedesco Ligio.

Il Tedesco Ligio, in realtà, stava per soccombere all’Avvoltoio: era lì lì per alzarsi. Ma una frazione di secondo prima di lui la ragazza educata di fronte ha fatto anche lei il cenno di cedere il posto. L’Avvoltoio, ovviamente, ha fatto il suo solito gesto di rifiuto. Solo che il Tedesco, inopinatamente, ha resistito al colpo di mento: ha deciso, secondo logica, che se l’Avvoltoio si voleva sedere avrebbe preso quell’altro posto. Per il Tedesco Ligio tutti i posti sono uguali, le regole sono regole, la volontà si manifesta una volta sola e non è che si può cambiare idea ogni minuto: se ti vuoi sedere ti siedi, se non ti vuoi sedere pazienza, questione chiusa.

Il Tedesco Ligio è efficiente: risolta la pratica si è dedicato a guardare il panorama e a cercare di capire dove dovesse scendere. L’Avvoltoio è sparito dal suo mondo, sebbene schiumasse di rabbia a dieci centimetri da lui.

Maledetti stranieri.

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2 pensieri riguardo “Fenomenologia della distribuzione dei posti a sedere: l’Avvoltoio del CTM

  • 28/08/2014 in 13:29
    Permalink

    Se ti dovesse ricapitare di incontrare il signore anziano che “guarda con rimpianto la ragazzina in pantaloncini molto corti e maglietta molto scollata che prima gli sedeva di fronte e che ha ceduto il posto all’arzilla megera attuale”, potresti suggerirgli e cedere “lui” il posto alla megera, visto che in tal caso potrebbe conquistare una posizione logisticamente più favorevole alla bisogna 🙂

    P.S. Il linguaggio della proprietaria della sedia a sdraio mi suona familiare…

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  • 17/12/2014 in 10:05
    Permalink

    Scopro oggi di essere un Tedesco Ligio.
    A me è capitato quanto segue: appare l’Avvoltoio, la Ragazzina Educata si offre di lasciarle il posto (fra l’altro perfetto, dietro l’autista lato finestrino come da manuale), l’Avvoltoio guarda il ragazzo seduto nel posto accanto (un ragazzo di colore) e decide che vicino a lui non ci si vuol sedere. Rivolge allora le sue attenzioni verso di me, ma no ciccia, hai rifiutato il posto accanto al ragazzo nero, io il mio non te lo cedo. Gnè gnè.

    Rispondi

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