Molto divertente. Divertente?!

Come gli amici sanno, Maria Bonaria ha un livello di sopportazione della violenza cinematografica piuttosto basso, cosa che esclude una serie di film dalla visione familiare comune.

Io, invece, sono in attesa dell’esito di un po’ di esami (quasi tutti di routine, peraltro), quindi come al solito in totale paranoia sanitaria, e perciò non è periodo in cui ho voglia di vedere film troppo impegnati, o drammatici.

La combinazione di queste due cose rende un po’ difficile andare al cinema insieme in questo periodo, vista l’attuale offerta cagliaritana. Ma sabato ci siamo detti: «Facciamoci una passeggiata fino al Greenwich e vediamo che c’è. Se si può vedere bene, altrimenti ci siamo presi un po’ d’aria e ce ne andiamo a prenderci un gelato».

All’ingresso del cinema una locandina annuncia il norvegese In ordine di sparizione. Ci sono gli estratti di alcune recensioni dei quotidiani: in una ci catturano lo sguardo le parole divertente, ritmo e piglio. Perfetto. Perfettissimo, entriamo. Con la coda dell’occhio colgo anche le parole Tarantino e fratelli Coen, che dovrebbero indurmi a un attimo di riflessione in più, ma ormai siamo lanciati.

Vi avviso: se proseguite magari svelerò delle cose, credo non fondamentali, sulla trama.

In ordine di sparizione (Kraftidioten, Hans Petter Moland, Norvegia/Svezia 2014)

Il film parte con il tono meditativo che siamo abituati ad associare alla cinematografia nordica: tempi lunghi e rilassati, panorami innevati, un uomo anziano e riflessivo che guida lo spazzaneve.

Non sembra molto divertente, onestamente.

Poi al quinto minuto, più o meno, c’è uno picchiato a sangue. Maria Bonaria si copre gli occhi. Il film ancora non è divertente, ma certo ha ritmo: entro i primi quindici minuti ci sono almeno tre morti.

E una quantità di sangue che risolverebbe i problemi del centro trasfusionale di Cagliari per alcuni anni. Maria Bonaria mi guarda – così non vede le frattaglie sparse per lo schermo, che pure sulla neve fanno la loro porca figura – e insieme, un po’ istericamente, ci diciamo: «Era divertente! Sob!!».

In ordine di sparizione è tutto insieme la storia di una vendetta sanguinosa, di una guerra fra bande, di un equivoco dai risvolti imprevedibili, di un minuscolo granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio fino a farlo deragliare e travolgere decine di esistenze.

Ed è divertente. Perché Moland e il suo sceneggiatore (Kim Fupz Aakeson, bravissimo) riescono nell’impresa per niente facile di fare un film praticamente perfetto dal punto di vista del meccanismo narrativo, un gomitolo che si srotola naturalmente senza nessuna pausa di troppo e senza aggrovigliarsi in spiegazioni, coincidenze poco probabili o soluzioni telefonate (e c’è il ritmo, eccome se c’è) e contemporaneamente a tenere in equilibrio il grottesco, che è la cifra stilistica che evidentemente gli interessa, con il rigore della vicenda nera, anzi nerissima, che non è mai addolcita o resa meno drammatica. Questo strano mix alla fine da come risultato qualcosa che può essere descritto con una sola parola: divertente, appunto.

Il resto lo fa il cast: sono tutti bravissimi, soprattutto Stellan Skarsgård che riempie il suo personaggio di silenzi e esitazioni. Attorno a lui un mucchio di comprimari assai notevoli, fra i quali spicca il capo di una delle bande rivali (credo Pål Sverre Valheim Hagen, se non ho letto male i titoli di coda).

Capisco bene il riferimento ai Coen, visto l’intreccio da commedia nera fra grottesco e dramma, anche se In ordine di scomparsa mi sembra meno sbrindellato o volutamente farsesco di certe loro cose – non vorrei che certi abbiano visto la neve e questo gli sia bastato per pensare a Fargo – mentre i dialoghi nonsense dei gangster nell’attesa di entrare in azione sono certamente tarantiniani (anche se cinematograficamente mi pare che siamo abbastanza lontani). Il riferimento più preciso, però, mi pare uno che ho intravisto in rete nel quale si citava Kitano (i gangster serbi in certi momenti fanno davvero tenerezza): in ogni caso non credo che fra questi quattro mostri sacri Moland abbia di che lamentarsi, qualunque sia quello al quale si avvicina di più.

Film consigliatissimo.

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