Twilight

Filmone. Davvero…

Contemporaneamente, irritante, preoccupante, mediocre. Eppure, eppure…

La cosa che mi ha colpito di più di Twilight è come sia un prodotto perfetto per diventare un cult fra gli adolescenti. Azzardo: come Il Corvo.

Ha tutti gli elementi: attori bellocci in grado di fissare uno stile. Tutte le tematiche tipiche dell’adolescenza; rapporto coi genitori, rapporto morboso con la morte, ingresso nell’età adulta attraverso l’innamoramento. Un plot saldamente nelle mani dello sceneggiatore in grado di generare sottotrame, sorprese e sviluppi per tutta la trilogia. Un ambiente di sfondo sufficientemente complesso e credibile. Sarei veramente molto stupito se non sfondasse, al di là della diffusione dei libri da cui è tratto, e non facesse la fortuna almeno di un paio degli attori.

Per il resto, è interessante che, come altre cose attualmente di successo nel fantasy, sia un prodotto rivolto principalmente alle ragazzine: non so bene cosa voglia dire, ma è evidente che esiste un segmento di mercato ben preciso, che forse ormai non è neanche più un segmento di mercato ma una sorta di sottocultura: voglio dire che forse sarebbe il caso di cominciare ad affiancare a stereotipi come il nerd (a cui buona parte del materiale ludico e di intrattenimento fantasy/horror etc era rivolto negli anni ’90) qualche altro corrispondente femminile: e la goth girl non mi sembra più sufficiente.

L’altro elemento interessante, e desolante, è prendere atto che una generazione di giocatori di giochi di ruolo ha prodotto una uniformità e una standardizzazione dei mondi fantastici veramente inquietante: Twilight può tranquillamente essere descritto col manuale di gioco di Vampiri della casa editrice White Wolf (probabilmente, per il continuo, potranno servire anche le regole gemelle per i Lupi Mannari e i Maghi). Non è un fenomeno isolato: mi è capitato di notarlo anche in incontri con autori in convention e fiere del libro. Ciò che un tempo era una sintesi fatta da persone che avevano letto molta letteratura fantastica (per non dire tutta) e ne fissavano in un gioco un punto medio, per fini assolutamente strumentali, ora è diventato la letteratura fantastica.

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