The jewels of Aptor

Bene, i Gioielli di Aptor è rimasto nella mia libreria, senza mai essere toccato, per vent’anni.

Prenderlo in mano adesso è stato come sentirsi raccontare storie da un vecchio zio che mette in fila aneddoti divertenti e sorprendenti della sua giovinezza, cose che però non ti riguardano e non ti hanno mai interessato e che in fondo continueranno anche dopo a non interessarti.

Motivi per non farselo piacere? Di solito, non amo la fantasy scritta da chi palesemente ha in testa gli stilemi della science fiction. Di solito non amo la fantasy ambientata in futuri postatomici, e non mi piace che in contesti fantasy ci siano pezzi di tecnologie futuristiche, a meno che l’autore non ci lavori parecchio (e qui non l’ha fatto). Di solito non amo le trame scombinate, i personaggi le cui motivazioni non sono esplorate ma solo spiegate a posteriori, e i fili narrativi lasciati a metà. Di solito non sopporto i sottintesi filosofici che acquisiscono quasi più importanza della trama (e qui questo quasi, solo quasi, succede).

Cosa rimane? Beh, un po’ di tenerezza: e quando un libro fa tenerezza, vuol dire che l’autore, per quanto datato, ormai straniero al mio modo di pensare, eccetera, però era onesto. E il lettore non se la potrà mai prendere con un autore onesto…

Poi… beh, personaggi interessanti, anche se troppo spesso appena abbozzati, e una capacità di tenere alta la tensione narrativa che ti fa continuare a voltare le pagine per vedere cosa succede, pur avendo ormai capito tutti i limiti del libro… beh, quasi tutti i limiti, perché alcuni stanno proprio nel finale. È una storia che prende, pur non essendo piena di suspence o di emozioni forti. E c’è una grande capacità descrittiva, su cui dovrei riflettere di più, che rende il mondo, per quanto implausibile, male articolato e superficiale, in qualche modo affascinante e credibile.

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2 pensieri riguardo “The jewels of Aptor

  • 22/08/2012 in 17:42
    Permalink

    Ho letto The Jewels of Aptor nel dicembre 2010 e l’ho recensito immediatamente su Anobii. In seguito ho in parte moificato il mio giudizio su Delany: dopo la lettura del suo colossale Tales of Neverÿon ho scoperto che forse il vecchio zio aveva ancora qualcosa da trasmettere 😉

    Risposta
  • Pingback:Leggere Fritz pensando a Samuel – La casa di Roberto

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