Cestus Dei

Cestus Dei è un raro esempio di libro di fantascienza che riesce a realizzare un equilibrio fra il pastiche e il romanzo di avventura rimanendo appassionante e gradevole fino alla fine. Lo fa perché l’autore preme fin dal principio sul pedale dell’irriverenza, senza mai tentare di rallentare, senza mai avere un ripensamento, senza mai tentare di strizzare l’occhio al lettore per fargli capire che sono tutte scemenze, e contemporaneamente senza mai avere il tono serioso di chi si prende troppo sul serio. Se a questo si aggiunge una solida trama avventurosa e alcuni personaggi azzeccati, il risultato è un libro certamente minore e contemporaneamente un piccolo cult (il che non vuol dire, naturalmente, un capolavoro).

Fra duemila anni la struttura portante della civiltà galattica saranno le cinque grandi religioni, unite a rappresentare tutti i mondi conosciuti in, sorpresa sorpresa, l’Organizzazione delle Fedi Unite (OFU). La trama segue le peripezie di un agente segreto cristiano di nome Padre Miles, un, ehm, commando gesuita appartenente al reparto, pardon, confraternita d’élite Cestus Dei, nel tentativo di impedire che un sistema di una quarantina di mondi sia sottratto al controllo della Chiesa e sia annichilito in una guerra santa per avere costruito gli androidi, poiché la costruzione dei senzanima è un peccato intollerabile per tutte le fedi.

La trama è solidissima, sebbene un poco tirata per le lunghe per prolungare il susseguirsi di scontri, duelli, intrighi diplomatici e altre avventure fino a una conclusione soddisfacente (naturalmente, siamo dalle parti della space opera classica, e l’introspezione psicologica o la riflessione sociale sono quasi totalmente assenti). John Maddox Roberts è molto bravo a infilare continue invenzioni tratte dalle premesse alquanto inverosimili che ha posto e strappa più di un sogghigno al lettore, come in questa scena:

L’uomo era di altezza media, con i capelli e la pelle scura e un lungo naso a uncino che sovrastava labbra sottili. — Sono il Comandante Padre Cervo Zoppo, ordine Domenicano. — Infilò la mano nella sacca alla cintura e tirò fuori due piccole scatole nere. — Questi sono i congegni che avete richiesto.
— Qualche problema ad arrivare qui? — chiese Miles.
— Parlate sul serio? Un gruppetto di ragazzini al secondo anno di seminario potrebbe entrare in questo posto. Persino i Francescani potrebbero farlo. — Il Domenicano espresse il suo disprezzo sbuffando.

o in questa:

Oh, basta così. Ora abbiamo il compito di ricostruire il sistema. Ho abbastanza Domenicani specializzati in amministrazione per cominciare a istruire un’adeguata burocrazia qui. Giusto a proposito; gli darà qualcosa da fare, finalmente. Ma dovremo far arrivare la Grande Abbazia dei Cieli con abbastanza Benedettini per far riaprire le università.
— Educatori Gesuiti non andrebbero ugualmente bene?
— Mai! — disse il cardinale. — […] Vediamo, adesso. Ho un gruppo di Cluniacensi rimasti dalla Campagna dei Cinque Sistemi. Forse potrebbero cominciare con un collegio di belle arti. Non mi rimane più neanche un muro per i loro affreschi o un pezzo di pavimento disponibile per i mosaici. Fanno un vino decente, qui?
— Superbo.
— Peccato. Probabilmente non riuscirò a sbarazzarmi dei miei Cistercensi, allora. C’è moltissima terra coltivabile sprecata, però. Forse i miei Trappisti potrebbero metterla in uso. Non sopporto più di averli intorno, comunque. Troppo tranquilli.

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