Alla MEM

Ieri il ciclo di incontri sull’economia sociale alla MEM di Cagliari si è chiuso con un incontro tutto curato dal gruppo dei soci locale di Banca Etica e che era incentrato su un intervento del Presidente della banca, Ugo Biggeri, che si è anche esibito nell’operazione inaudita di trovare un parcheggio libero in zona MEM alle 17.30 in cinque secondi netti: si vede che i presidenti si riconoscono anche da questi piccoli particolari.

Mentre guardavo la sala (piena, come vedete anche dalle foto qui sotto) riflettevo sul fatto che c’erano in sala almeno otto soci del gruppo locale che avevano preparato attivamente l’evento – oltre a diversi altri come partecipanti – e come questo segni un evidente progresso rispetto ai tempi in cui ero io il responsabile locale. Gaetano Lauta, che mi ha sostituito, è stato molto bravo ad allargare il gruppo, delegare, coinvolgere. Ai miei tempi io avevo, anche involontariamente, ristretto o addirittura concentrato su di me: erano altri tempi, ma evidentemente non andava bene, e riflettevo che sono questi i casi in cui il fatto che i mandati abbiano un termine, siano previsti dei ricambi e si debba passare periodicamente la mano aiuta a tenere in salute l’organizzazione.

Il gruppo di soci così creato magari ha bisogno, piuttosto, di “provarsi la mano” in qualcosa di più impegnativo, un progetto, delle iniziative permanenti di animazione locale: sarà il caso di cominciare  a pensarci per bene.

Anche perché osservando la sala piena pensavo, e Gaetano l’ha sicuramente pensato anche lui, che si trattava pur sempre di un incontro fatto in un pomeriggio lavorativo di metà giugno, data fra le più ingestibili a Cagliari: e la sensazione nel periodo della preparazione, degli inviti, della pubblicità, è stata che ci sarebbe potuta essere più gente, molta più gente, con solo appena appena di promozione in più, o per qualche combinazione un po’ più fortunata: e allora invec edi implorare qualche sedia in più ai gneitlisismi operatori della MEM, semplicemente non ci saremmo stati. Oltretutto nel pubblico qualcuno che lavora, ormai stabilmente, con Banca Etica c’era, e la sensazione, che pure ogni tanto proviamo, che la Banca sia “lontana” forse è ormai più psicologica che altro: a me pare che siamo ormai una rete locale abbastanza ben costutuita, che deve semplicemente emergere e poi darsi degli obiettivi.

Per il resto: com’è andato l’incontro? Beh, Ugo è stato molto bravo e il dibattito intenso, quindi in una parola si può dire: «bene».

A me ha colpito che Ugo non sia partito dalla presentazione della Banca (che in realtà è stata presentata nell’intervento introduttivo di Umberto che coordinava, ma poi mai descritta sistematicamente, piuttosto è emersa da sola dall’incrocio delle cose che venivano dette; c’è da dire che moltissimi del pubblico la conoscevano già o addirittura erano soci o clienti). Ho apprezzato lo stile, portato a presentare dei valori e dei ragionamenti e non tanto a “piazzare” una merce. Credo che in questo abbiamo segnato una differenza con un certo tipo di altri interventi che si sono fatti, qualche volta, a livello cittadino per presentare questa o quella iniziativa di economia sociale. Non dico che noi siamo migliori: forse siamo più strutturati, abbiamo ormai quasi quindici anni di attività alle spalle, quindi possiamo permetterci di fare incontri di taglio culturale in cui non essere troppo assatanati dal punto di vista commerciale. O forse siamo migliori, boh.

Comunque è uno stile che personalmente apprezzo, così come quando Ugo ha fatto notare che per raggiungere dimensioni pari a quelle di certe banche s.p.a. dovremmo crescere per settant’anni al 20% annuo: una verità che introduce un senso di sobrietà rispetto a quello che facciamo e che mi sembra differente dal messianismo con cui qualche volta sono presentate altre proposte.

Il tema ricorrente del dibattito è stato, ovviamente, il fatto che a Cagliari manca un promotore finanziario addetto specificamente a questo territorio. Sul primo e secondo intervento si è discusso, al terzo Ugo ha fatto capire che non poteva o voleva entrare troppoa  fondo nello specifico, il pubblico è arrivato, credo, a ripetere la cosa altre due o tre volte. Insomma, il promotore finanziario (il “banchiere ambulante” nel nostro gergo) è direi lievemente atteso. Lievemente.

Il che non vuol dire, naturalmente, che io non voglia cambiare il modo, anzi. Ma avere certi numeri in mente mi sembra un sano esercizio di laicità rispetto alle cose che si fanno, un tema su cui forse varrebbe la pena di discutere in qualche dibattito.

Per il resto, le solite belle facce e la gente brava e per bene che ci sono sempre in questi incontri: li potete vedere nelle foto qui sotto.

Ah no, non è tutto: perché il momento clou della serata è stato il lungo intervento di un signore col bastone che ha laciato una serie di invettive sui sindaci e l’amministrazione di Cagliari a partire da Ottone Bacaredda in poi, saltando più e più volte avanti e indietro nel tempo. Sembrava un intervento un po’ incongruo rispetto al dibattito, poi ci siamo resi conto che il signore aveva sbagliato sala ed era convinto che Ugo Biggeri fosse invece Emiliano Deiana, sindaco di campagna che al piano inferiore presentava il suo libro. Quando glielo abbiamo fatto notare il signore, imperturbabile, ha terminato l’intervento, ha salutato signorilmente e, mulinando il bastone, si è diretto verso la sala giusta col piglio sicuro di chi sa che le proprie ragioni possono essere fatte valere anche nel dibattito sbagliato.

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