Un fil di fumo

Odore di chiuso di Marco Malvaldi (Sellerio 2011)

Odore di chiuso di Marco Malvaldi me l’ha regalato mia madre.

Perché nel romanzo c’è l’Artusi (Pellegrino Artusi, quello de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene) che è sempre stato un eroe familiare (niente facili ironie sul mio peso che continua a crescere, please) e pensava che mi facesse piacere.

Sono stato davvero contento e me lo sono letto in meno di ventiquattr’ore: d’altronde è un libretto piccolo che va giù liscio come bere un bicchier d’acqua.

Ora, come giudizio sul libro me la potrei cavare abbastanza facilmente: è un piacevole divertimento di scarso impegno, un classico giallo della camera chiusa (in senso letterale), ambientato in un fine ‘800 toscano che fa da contraltare, come toni e atmosfere, a certi racconti della Sicilia dello stesso periodo di Camilleri; fermo restando che Camilleri è obiettivamente un autore di ben altro peso e i suoi racconti, anche quelli più comici come Il birraio di Preston, La concessione del telefono o quel Un fil di fumo che ho richiamato nel titolo di questo post, hanno una pregnanza ben maggiore: al confronto Malvaldi non va oltre il bozzetto d’ambiente.

Anche il meccanismo del giallo (chi è l’assassino?) lascia abbastanza a desiderare: è chiaro che in un delitto della camera chiusa alla fine si deve scoprire che in realtà la camera sembrava chiusa senza esserlo (con le varianti: il delitto non è stato commesso dentro la camera, oppure quando la camera si è chiusa il delitto era già stato commesso, o qualche altro gioco di prestigio del genere), ma svelare il mistero negando semplicemente le premesse non è proprio corretto, eh!

No, sul libro in sé c’è abbastanza poco da dire: ma invece ci sono alcune questioni di contorno che mi hanno spinto a farmi domande. Molte domande. D’altronde se non me le facessi non sarei il Rufus che tanto amate e ammirate.

Perché? Che bisogno c’è?

Infilando un personaggio storico dentro un giallo Malvaldi segue una tradizione consolidata. Abbiamo avuto Aristotele detective, Leonardo da Vinci, Shakespeare, Jane Austen e svariati altri (giusto i primi che mi vengono in mente), perché non Artusi, dopotutto?

Perché è troppo facile, mi verrebbe da dire. Odore di chiuso avrebbe funzionato lo stesso anche senza l’Artusi. Ma ormai il personaggio storico è un cliché d’obbligo, come il viaggio nella storia o l’ambientazione esotica: risponde all’obbligo di distinguersi in una marea di uscite. Ma… non lo dico per il libro di Malvaldi, che in fondo è solo un’incursione in territori diversi dai suoi abituali, ma… non sarebbe meglio distinguersi per la pregnanza del personaggio principale, la solidità dell’intreccio, in una parola per il contenuto e non la forma? Domande, tante domande.

Ma come fanno?

Sellerio, nella scheda del libro, dichiara:

Sarà proprio il cuoco baffuto con il suo acume a fiutare il colpevole del gelido delitto piombato nella dimora del barone Bonaiuti.

Oh, non è mica vero: non voglio svelare niente della trama, ma quanto sopra proprio non è vero. È vero invece che Artusi è decisivo per risolvere il mistero, ma in senso puramente strumentale.

Se l’iperbole di Sellerio è comprensibile in senso pubblicitario, ti chiedi come fanno quei recensori che su Anobii, pur avendo palesemente letto il libro, riprendono l’affermazione di sana pianta, anzi ci elaborano sopra giudizi negativi sul povero delegato di polizia che, lui si, risolve l’enigma (ed è anche un bel personaggio, sebbene appena abbozzato: Camilleri ne avrebbe fatto il protagonista e la voce narrante). Come fanno? Che libro hanno letto? Mistero, grande mistero.

Così come ti chiedi come fanno quelli che vedono nel libro una gran propaganda politica a favore dei Rom e, per motivi politici opposti, attaccano Malvaldi: il quale, magari ha scritto una postfazione inutilmente impegnativa (ma come fa a pensare di aver messo dentro il libro tutta quella roba? ma dai…), ma insomma, il messaggio politico nel libro proprio non c’è, o se c’è ha la consistenza del fil di fumo citato: un po’ poco per trovarci l’arrosto, se non si è proprio leghisti assatananti: anche qui mistero, grande mistero.

Sono incorso in ambiguità non volute

Come molti, ho predisposto Anobii per tenere al corrente il mondo, via Facebook, delle mie mosse. E quindi doverosamente i miei contatti sono stati avvisati che

Roberto Sedda ha aggiunto Odore di chiuso alla sua libreria

il che ha fatto sollevare qualche sopracciglio, perché effettivamente è abbastanza ambiguo, no? Ma certo non ambiguo come quella volta che mi sono appuntato di comprare un’antologia di giovani narratori israeliani e Anobii ha scritto a tutti

Roberto Sedda ha aggiunto Le tette di una diciottenne alla sua lista desideri

cosa avrà voluto significare? Mistero, grande mistero.

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