Nessuna pietà, siamo inglesi

Stanotte, lo confesso, ho fatto le ore piccole per seguire le elezioni inglesi.

Quando sono andato a dormire, peraltro, Corbyn era in testa di due punti percentuali e una decina di seggi: facile dire che questo dipendeva dalla particolare conformazione politica e demografica dei collegi scrutinati fino a quel momento; stamattina, vedendo i risultati, mi sono chiesto se non avrei dovuto fare come Mosè alla battaglia di Refidim

Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada (Es. 17,8-13)

e quindi legarmi in qualche modo davanti al computer finché i Laburisti non avessero finito di passare a fil di spada i Tories.

Questi pensieri bellicosi, in realtà, nascono da una curiosa scoperta linguistica che ho fatto stanotte. Più volte, infatti, i commentatori facevano riferimento allo scalpare. Siccome siamo nel maggioritario secco dove chi vince prende l’unico seggio disponibile e lascia i concorrenti a bocca asciutta, inizialmente credevo che scalpare fosse una espressione colorita per intendere il vincere il collegio, magari riconquistandolo all’avversario che l’aveva occupato in elezioni passate (tutta l’enfasi dei commenti era, infatti, sul tenere il seggio o conquistarlo).

A un certo punto, però, dopo che lo Scottish National Party ha visto eliminare due dei propri esponenti principali, ho capito che non si scalpa l’avversario, strappandogli il seggio.

No, si scalpa il partito nemico.

Eliminandogli i leader, cioè, appunto, l’ornamento del partito. Se elimino un gregario, non si usa questa espressione. Se elimino il bersaglio grosso, invece, ho scalpato il partito.

Ieri i Laburisti hanno preso vari scalpi – ministri conservatori o esponenti di punta – e i Conservatori, a loro volta, hanno scalpato i nazionalisti scozzesi. I Liberaldemocratici, peraltro, sono stati scalpati un po’ da tutti, anche se come numero complessivo di seggi non sono andati malissimo.

La cosa mi ha abbastanza colpito, perché mi immaginavo il linguaggio politico inglese molto più soffuso di sottintesi e di aplomb. Congratulazioni all’avversario, dispiacere per non poter ritrovare a Westminster un degno avversario. Cose così, per non parlare del fatto che in Italia, anche fatta la tara al sistema elettorale diverso (qualunque esso sia), di solito non si sfidano personalmente i leader avversari. Vivi e lascia vivere.

Invece qui manco per sogno. Una banda di apache assetati di sangue alla ricerca del cadavere del nemico da esibire come trofeo.

Mi ha abbastanza colpito: anche divertito, naturalmente, ma soprattutto colpito. Perché indica un senso di partigianeria – e anche di personalizzazione dello scontro – non da poco. In Italia, con tutte le cose incredibili che succedono nella nostra politica, presentare i più esposti dei parlamentari avversari come teste da tagliare e appendere al muro farebbe ancora problemaanche se, naturalmente, il livello di offesa personale del nostro linguaggio politico è molto maggiore. Un po’ mi chiedo se si potrebbe costruire una differenza – nello stile dei nazionalisti ottocenteschi – fra il carattere latino e quello anglosassone: noi ci agitiamo e sbraitiamo, diamo dei coglioni a chi vota per gli avversari, ma poi alla fine dividiamo la crostata e tutto sommato ci aggiustiamo sempre; là è tutto un signor Corbyn o signora May ma nel frattempo si affila il coltello.

Senza pietà.

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