Benpensanti dell’una e dell’altra parte

Forse non tutti sanno che l’attore Shia LaBeouf ama le installazioni e le performance artistiche: per esempio nel 2015 ha organizzato una maratona di tre giorni nei quali si è chiuso in un cinema per rivedere tutti i suoi film mentre una telecamera che lo riprendeva ininterrottamente trasmetteva in diretta lo streaming  e nel 2016 ha passato ventiquattr’ore in un ascensore, mettendosi a parlare con la gente che salive e scendeva.

Vi avviso: è roba che al confronto la nidificazione dei falchetti sul Pirellone è un film d’azione dal ritmo frenetico.

Ok, basta con l’ironia: in realtà alcuni dei progetti che LaBoeuf fa con i colleghi Rönkkö e Turner sono interessanti: per esempio presentarsi all’inaugurazione del Festival di Berlino con lo smoking e una busta di carta in testa con la scritta I am not famous anymore (“non sono più famoso”).

Leggo sul New Yorker che il loro ultimo progetto si intitola He will not divide us (“lui non ci dividerà”), è riferito a Trump e prevede che chi vuole si metta davanti a una telecamera e ripeta la frase per tutto il tempo che vuole. Il progetto doveva durare quattro anni, il tempo della presidenza di Trump.

Il progetto è stato rapidamente deragliato dagli utenti di /pol, la comunità di 4chan dedicata al politicamente scorretto (e comunemente ritenuta un ricettacolo di aderenti alla alt-right – la destra estrema e non convenzionale americana).

Shia Lebue e un mucchio di liberdementi che si rendono ridicoli per quattro anni solo perché Trump ha vinto. /polfanculizziamoli

La prima postazione, fuori del Museum of the Moving  Image  a New York, è diventata rapidamente un punto di riunione per estremisti di destra, che dicevano davanti alla telecamera cose molto diverse da quelle che LaBeouf si aspettava, finché è finita in rissa (per LaBeouf non è, peraltro, la prima volta, stando alle biografie) e il museo, per questioni di sicurezza, ha sospeso la performance.

Trasferito il tutto ad Albuquerque nel New Mexico, la telecamera è stata oscurata con la vernice e anche il museo locale ha rinunciato. Allora l’installazione è stata trasferita in un luogo segreto, con una bandiera che recava la scritta: He will not divide us inquadrata dalla telecamera.

Traduco il pezzo originale del New Yorker, perché merita.

Cinque minuti dopo, qualcuno ha iniziato un thread su /pol: «Possiamo scoprire dov’è la bandiera?»

«Si vede il sole?», ha risposto qualcuno. «Possiamo trovare l’angolo del del sole sul terreno se supponiamo che l’asta sia verticale».

«Potremmo cavarcela con la trigonometria e le ombre sulla bandiera», ha risposto un’altra persona. Uno dei troll rapidamente scoprì un indizio: una foto di LaBeouf, scattata giorni prima in un locale di Greeneville, nel Tennessee. Un altro troll controllo il tmepo meteorologico a Greeneville; corrispondeva al video. «Qualcun altro sente gracidare le rane?», scrisse qualcuno, facendo riferimento all’audio in diretta. Questo fece iniziare una discussione che comprendeva le convenzioni sull’uso del colore nelle mapper e le differenti specie locali di rane acris.

All’una e cinquantasei un aeroplano passò nell’inquadratura in diretta. «Aeroplano ragazzi aeroplano aeroplano!», scrisse qualcuno. Un troll suggerì di controllare Flightradar24.com, un sito che tiene sotto controllo le rotte aeree. «Se è Greeneville dovremmo vedere aeroplani che arrivano da est e da nord». Pochi secondi dopo passò un altro aereo, diretto a sud.

«Greeneville confermata. Ce l’abbiamo fatta ragazzi».

Quando ebbero una discreta idea delle coordinate della bandiera, un utente di /pol che vive nell’area di Greeneville si mise in giro in macchina suonando il clacson, sperando che si potesse sentire nella trasmissione. Si sentiva. Giunse la notte e i troll utilizzarono l’astronomia per individuare con più precisione la bandiera: «La debole stella che si vede vicino alla bandiera è Polaris – deve esserlo perché l’altra stella le sta ruotando attorno in un cerchio perfetto».

Nel mezzo della notte un gruppo di troll si radunò nel luogo esatto, una fattoria con un campo alle spalle. Chi stava guardando lo streaming in quel momento vide ammainare la bandiera bianca. Pochi minuti dopo qualcosa venne issato al suo posto: una maglietta di Pepe la Rana [un innocuo fumetto divenuto un simbolo dei neonazisti americani, NdRufus] e un cappello con «Make America Great Again».

L’episodio è notevole.  A parte dimostrare che non si può battere l’Internet, che per un certo tipo di lotta politica il situazionismo non ben compreso è inutile perché rischia sempre di trovare qualcuno più situazionista di lui e che ci sono dei meccanismi di squadrismo culturale piuttosto preoccupanti – paradossale per un gruppo a favore del politicamente incorretto e quindi, mi immagino, contro la censura – a me ha ispirato un’altra riflessione, che spero di riuscire a rendere compiutamente.

/pol è stato creato per mettere in una vasca separata tutta una serie di schifezze – neonazisti, suprematisti bianchi, eccetera – che erano troppo perfino per le sezioni ordinarie di 4chan, il che è già tutto dire. Ma ci ho dato un’occhiata e – sebbene molti di quelli che ci scrivono siano indubitabilmente gente a cui istintivamente augureresti una lunga permanenza in un campo di rieducazione siberiano, per contrappasso – non è popolato solo da loro: c’è un sacco di altra gente che è semplicemente insofferente verso un certo tipo di censura preventiva del politicamente corretto e detesta con tutto il cuore quelle che chiama social justice warrior, un campo nel quale è davvero difficile distinguere il grano dal loglio. Trovo su Wiki la citazione, riferita a un articolo della New Literary History

la “social justice warrior,’ cioè lo stereotipo della femminista irragionevole, bigotta, che pecca di parzialità ed esagera la propria importanza

ma il riferimento non è solo alle femministe, che pure sono spesso etichettate in questo modo. L’insofferenza verso il politicamente corretto è una posizione che posso condividere (ci sono tra l’altro un buon paio di cose in merito nei meandri del disco rigido che non sono mai riuscito a tradurre) ma certamente non sono neonazista, né antisemita, né un suprematista bianco, né un sostenitore di Trump e neppure penso che le donne dovrebbero essere espulse dal mondo dei videogiochi o dei fumetti (il tema mi interessa particolarmente perché il Gamergate è nato su /pol) pur continuando a ritenere che i fisici che fanno imprese d’eccezione abbiano il diritto a mettersi le camicie che preferiscono, soprattutto se non sono offensive (la mia posizione in parte è già comparsa qui).

Ma se l’alternativa è il neonazismo, ovviamente preferisco (sono costretto a preferire) il politicamente corretto: non è tanto difficile da capire. Per questo mi secca la gente che è genericamente insofferente per il politicamente corretto e va su /pol o entra nel gregge del Gamergate o fa girare un paiod i meme quasi (occhio al quasi) innocui o qualunque altra cosa del genere mi secca parecchio e vedo con preoccupazione questo tipo di polarizzazione alla quale in fondo, prima di questo episodio di Shia LaBoeuf, non avevo badato particolarmente. È lo stesso motivo per il quale da mesi guardo con preoccupazione, sul versante opposto, a tanti amici colti e istruiti, magari giovani, relativamente abbienti, certamente progressisti in campo civile che, nell’ansia di distanziarsi dai populisti, dagli indipendentisti, dai cospirazionisti, dagli antivaccinisti e compagnia bella, vedo scivolare sempre più verso posizioni in maniera crescente benpensanti, conservatrici e, in fine, complessivamente ottuse, sia pure avvolte in una patina di adesione alle teorie culturali più alla moda. Ma non mi ero ancora reso conto che la semplificazione del pensiero e l’adesione a stereotipi (quanto semplicismo in quel si rendono ridicoli per quattro anni solo perché Trump ha vinto, e quanto speculare ad altre banalizzazioni) spinge altri, anch’essi giovani, istruiti, attivi, esperti della cultura internazionale, verso posizioni all’opposto dello spettro politico e marcatamente reazionarie, come quelle di chi scrive prevalentemente su /pol.

Naturalmente, il pensiero di una guerra culturale o politica nella quale si affrontano da una parte i nazisti dell’Illinois e dall’altra Mortimer e Randolph Duke fa abbastanza spavento…

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