Le famose conseguenze del colpo d’aria

Passaporto ingleseL’articolo che segue, pubblicato sul sito della BBC, è del 2011, ma io l’ho visto adesso: è comunque carino e l’ho tradotto. È ovviamente pieno di quella insopportabile condiscendenza mista a irresistibile ammirazione degli inglesi per l’Italia e tutto ciò che è italiano. Però mi ha fatto ridere, come quando ti guardi negli specchi distorcenti.

Come evitare di essere colpiti dall’aria in Italia

Molti italiani, parrebbe, sono particolarmente cagionevoli a un’ampia quantità di malattie invernali, a causa apparentemente di una profonda conoscenza dell’anatomia umana.

Più di un decennio di vita in questo paese  mi ha portato a una conclusione sconcertante. Essere italiano fa male alla salute.

Man mano che procede l’inverno le persone che mi circondano sono affette da una serie di malanni profondamente italiani, che fanno sembrare le infreddature e influenze inglesi scipite come il nostro cibo.

Andando in bicicletta per le strade medievali di Bologna, la mia città adottiva, sorrido tra me e me, meravigliandomi del fatto che a questo punto dell’anno indossi ancora una giacchetta leggera.

Senza traduzione

Le mie controparti italiane sono meno fortunate.

Hanno tirato fuori sciarpe di lana e cappotti imbottiti e si strofinano il collo, lamentandosi della mia malattia misteriosa italiana preferita, la cervicale [in italiano nel testo, e anche altre volte successivamente, NdRufus].

La maggior parte delle persone sopra i trent’anni sembra esserne affetta, ma io ancora non so cosa sia esattamente né come tradurla.

Ho guardato nel dizionario è ho trovato cervicale – un aggettivo che si riferisce alle vertebre cervicali, quelle piccole ossa dietro il vostro collo – ma come malattia non c’è semplicemente nessuno traduzione in inglese. Noi non ce l’abbiamo!

Gli inglesi non paiono avere neanche quella sorta di straordinaria conoscenza della propria anatomia che gli italiani hanno.

Benefici dell’ignoranza

Poco dopo essermi trasferito qui, mi ricordo che un amico mi disse che non si sentiva bene. «Mi fa male il fegato», disse.

Da allora i medici mi hanno garantito che in realtà non si può davvero sentire il proprio fegato, ma ciò che mi colpì fu il fatto che sapesse dove fosse il suo fegato.

Noi inglesi, al contrario, siamo una nazione straordinariamente ignorante della propria anatomia.

Gli italiani possono dirti se gli fa male lo stomaco o l’intestino – e possono anche specificare se sono coliche o colite – ma per noi è tutto solo mal di pancia.

Tuttavia, anche se mi dovrei sentire imbarazzato per la mia incapacità di indicare esattamente dove si trova la mia cistifellea, non lo sono.

Perché? Perché penso che mi renda più sano.

Dopo anni di esperienza di prima mano della delicata costituzione degli italiani, ho formulato una teoria sul perché noi inglesi siamo così tanto più robusti. Se non gli puoi dare un nome, non ne puoi soffrire. Se non sai dov’è, non ti può far male.

Fra i miei amici italiani sono considerato una sorta di immuno-superuomo.

Posso lasciare la palestra tutto sudato per fare la doccia a casa e non prendermi un raffreddore lungo la strada. Posso nuotare dopo aver mangiato senza farmi venire una congestione o i crampi. Posso andare in giro coi capelli bagnati e non prendermi la cervicale.

Addirittura me ne vanto. In ristorante dico: «Mi siedo io nella corrente. Non mi fa niente. Sono inglese».

Non bisogna lamentarsi

Ho sottoposto la mia teoria a uno psicanalista siciliano e mi ha detto che posso averci visto giusto.

Per esempio, gli inglesi non hanno un’espressione per colpo d’aria [in italiano nel testo, anche successivamente, NdRufus]. Letteralmente si traduce come colpo d’aria” e sembra essere incredibilmente pericoloso per gli italiani.

Ne possono subire uno all’occhio, all’orecchio, alla testa o a qualunque parte dell’addome.

Per evitare di prendersi un colpo d’aria, almeno fino ad aprile, non bisogna mai uscire senza indossare una maglia di lana, conosciuta come maglia della salute [in italiano nel testo, NdRufus].

Le mamme inglesi tengono loro le giacche dei ragazzini così che non si accaldino e sudino mentre corrono in giro e giocano. Al contrario i parchi pubblici qui in Italia sono pieni di omini Michelin alti un soldo di cacio, insaccati fino al collo perché l’aria non passi di lì e li colpisca.

Gli italiani vengono cresciuti perché temano questi rischi per la salute, mentre la nostra ignoranza della loro stessa esistenza ci rende forti e temerari.

È anche una questione di galateo.

Noi siamo una nazione che “non si deve lamentare”, addestrati fin dalla più tenera età al fatto che la sola risposta a: «Come va?», è: «Non c’è male, grazie».

Il nostro vocabolario lo riflette. Che abbiamo avuto un raffreddore o abbiamo passato sei settimane in rianimazione, tutto quel che diremo sarà che siamo stati: «Così così».

“Cambio di stagione”

Ma la settimana scorsa ho avuto un momento di panico. Mi sono svegliato sentendomi debole e con una sensazione di nausea.

E se la differenza culturale fosse in realtà contagiosa?

E se anni nel paese avessero cambiato la mia costituzione e anche io fossi affetto da un’altro comune rischio italiano per la salute, il cambio di stagione?

Ho provato a convincermi che la colpa fosse la mancanza di sonno, ma non ero sicuro.

Più tardi quel giorno mi sono imbattuto in una vicina e le ho confessato che mi sentivo: «Così così».

«Oooh», mi ha detto, preoccupata. «Ieri sono andata dal dottore e mi ha detto che c’è in giro un virus influenzale gastrico, che dura quarantottore».

Poi si è rasserenata. «Ma non preoccuparti, sei inglese e quindi per te durerà solo ventiquattrore!».

E improvvisamente – recuperata la condizione di superuomo – mi sono sentito molto meglio.

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