Intervista a Petter Skafle Henriksen

Giorni fa ho segnalato due cortometraggi casualmente girati a Cagliari nello stesso periodo da due registi diversi… molto diversi.

La cosa mi ha un po’ incuriosito e mi è venuta voglia di approfondire, così ho proposto a entrambi un’intervista, con le stesse domande, su cosa voglia dire girare a Cagliari, che immagine della città volevano trasmettere e così via. Una cosa che mi sembrava potenzialmente divertente e interessante e che devo dire è stata accolta con molta cortesia sia da Henriksen che da Jacopo Cullin.

Pubblico oggi la prima delle due interviste, quella a Petter Skafle Henriksen. L’abbiamo fatta in inglese e poi l’ho tradotta: ma a parte ho pubblicato anche l’originale, così potete farvi un’idea della mia traduzione. Ringrazio particolarmente Petter anche perché mi ha mandato le due belle foto fatte nel backstage che ho incluso nell’articolo e ne approfitto per segnalarvi che mi ha detto che seguirà la discussione perché è interessato ai commenti dei lettori: un buon motivo per vincere la pigrizia e scrivere qui sotto il vostro parere sul video e sull’intervista.Tarjei WestbyPer cominciare: che impegno produttivo richiede un cortometraggio? A chi lo guarda sembra magari che finisca in un attimo, ma immagino che dietro ci sia un discreto impegno e un buon numero di persone, o sbaglio?

Hai ragione, talvolta può essere difficile spiegare alla gente quanto lavoro sta dietro ciascun minuto di film concluso. Bene, un film può risultare piuttosto costoso, a seconda delle proprie scelte artistiche, il contenuto del film, la disponibilità delle attrezzature e così via. Sarai sempre costretto a trovare un modo per fare le cose a prezzo contenuto, specialmente quando ci si autofinanzia, come nel mio caso. Il ragazzo e l’abisso è stato fatto da me e da due amici: il fotografo Kenneth Sortland Myklebust e l’attore Tarjei Westby.

Posso chiederti anche quanto è costato The boy and the abyss? Come è stato finanziato?

Il ragazzo e l’abisso è costato circa 600 euro, principalmente in spese di viaggio per la Sardegna. Ci siamo autofinanziati. Tutto, dagli attori, le attrezzature, la colonna sonora originale e così via è stato fatto gratis. La prossima volta mi piacerebbe avere a disposizione fondi maggiori. È piacevole poter pagare i collaboratori se puoi.

Mi pare di capire che la tua carriera è ancora agli inizi. È difficile essere un autore “giovane” in Norvegia? Pensi più o meno che in Italia?

Si, ho ventisei anni e sono appena agli inizi. Ho studiato cinematografia a Stoccolma e Singapore e psicologia a Oslo. Puntare a una carriera artistica sarà sempre una strada più impegnativa. Immagino che questo valga per ciascuno. La Norvegia è un paese ricco, cosa che rende secondo me più facile seguire i propri sogni qui che nella maggior parte degli altri paesi. Il governo è bravo a sostenere la cultura qui. Ma i tempi politici e economici stanno cambiando già mentre parliamo. Il governo ha introdotto tagli significativi per il sostegno per il cinema e la televisione nel bilancio di quest’anno. Questo vuol dire che il finanziamento privato nei prossimi anni acquisirà più importanza nei prossimi anni. Che a sua volta condurrà a più progetti commerciali. I cortometraggi soffriranno molto di conseguenza, dato che raramente portano guadagni.

Perché girare a Cagliari? Perché ti è venuto naturale, perché era più facile, per una coincidenza, perché era funzionale alla storia, per una scelta…

Siamo stati invitati a partecipare a Skepto col mio precedente cortometraggio Shit no more [basta merda o basta cagare, NdRufus]. Siamo arrivati con quattro giorni d’anticipo e ci siamo portati la telecamera. Per il pubblico norvegese Cagliari è certamente “esotica”, cosa che funziona bene, dato che si suppone che il personaggio principale si risvegli in una terra straniera. Sono molto curioso di vedere come gli italiani interpreteranno il film, dato che per loro l’Italia non è così esotica.

Questa è forse la domanda più ingenua di tutte: cosa vuol dire girare a Cagliari dal punto di vista visivo? Pone delle problematiche, dei limiti, delle opportunità particolari?

Girare a Cagliari ci ha offerto la possibilità di scatenarci un pochino e “fare quel che volevamo”. Tarjei ha potuto andarsene in giro di corsa nudo per le strade senza dover avere paura di incontrare amici o parenti. Ancora non so se sia considerato un reato spogliarsi in pubblico in Italia, d’altra parte… Mi sono piaciute molto le strade piccole e strette e la visuale mozzafiato dalla cima della città.

Petter_Skafle_Henriksen e Tarjei_WestbyC‘era un certo tipo di visione della città e dei suoi dintorni che volevi trasmettere? Anche qui parlo prima di tutto dell’aspetto “visivo”, non so, panorami, ambienti, scorci, luci…

Sono stato molto attento che il film non diventasse un documentario turistico su Cagliari. Il pubblico non dovrebbe riconoscere il luogo, perché questo toglierebbe alla storia la sua magia. Come ho accennato, Cagliari è molto esotica per noi, e ho apprezzato la pietra calcarea, i piccoli balconi e la colorazione gialla complessiva, che a casa nostra non abbiamo.

Non so se è educato chiederlo: hai visto il corto di Cullin? Che te ne sembra? Trovi dei punti di contatto nella sua Cagliari e nella tua?

[La risposta a questa domanda si è fusa con quella successiva, NdRufus]

Cinematograficamente i due corti sono abbastanza diversi, ma a me è sembrato di trovare dei punti di contatto nelle tematiche di fondo: il richiamo all’infanzia, l’esigenza di giocarsi la vita. Sei d’accordo? E secondo te è un caso, un segno dei tempi, dipende dal fatto che siete tutti e due abbastanza giovani…

L’ho visto, una volta allo Skepto Internationa Film Festival e di nuovo oggi sul tuo blog. Siamo tutti d’accordo che fosse uno dei migliori film visti a Skepto. È buffo vedere che abbiamo usato la stessa piazza sotto l’Hostel Marina come location. È una storia molto carina, che trascende età e tempo. Per quanto ci possano essere similitudini riguardo all’infanzia e vivere la vita in pienezza ci sono anche differenti temi nei due film. Non posso esprimermi per Cullin ma il mio film riguarda il fatto di fare il salto in avanti e sconfiggere la paura, anche quando sei nervoso al massimo grado e temi di fallire. Anche se io sono giovane credo che questo sia un tema che vale per ogni età. Viviamo in un periodo dove dobbiamo costantemente andare oltre verso nuovi luoghi, incontrare nuove persone, lavori e culture. Ci vuole esercizio per diventare bravi in questo.

Infine, vorrei dire che spero di tornare a Cagliari per lo Skepto di quest’anno. Anche se pare che Ryanair abbia cambiato le sue tratte verso Cagliari quest’anno, così spero di trovare qualche altra soluzione.

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2 pensieri riguardo “Intervista a Petter Skafle Henriksen

  • 18/01/2014 in 13:40
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    Io pensavo che prima di andare in giro nudo si fosse messo d’accordo con i vigili urbani (ma lo devo scrivere in inglese?)

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