Il commissario Montalbano a “Oggi parliamo di libri”

Ed ecco a voi la non puntata di Oggi parliamo di libri: una puntata sulla quale non ho molto da segnalare, se non che a un certo punto mi sono perso e, dopo aver annunciato che avrei fatto notare tre cose su Camilleri in riferimento al successo arrivato tardivamente, poi ne ho detto solo due. La terza cosa che volevo sottolineare e che mi è sfuggita è che Camilleri prima di arrivare a Montalbano aveva una lunga esperienza, oltre che come sceneggiatore, anche come romanziere, solo in un genere differente da quello giallo. È un’omissione tanto più sorprendente considerato che avevo intenzione di dire anche che si tratta di romanzi che io raccomando caldamente (e che mi piacciono anche più delle storie di Montalbano, devo dire).

Poi naturalmente c’è l’impressione (involontaria, vi assicuro) di un razzismo strisciante nei confronti degli azeri e dei georgiani, i quali non sarebbero degni di avere una propria letteratura gialla, secondo lo sciagurato sottoscritto: ma credo si capisca cosa volevo dire.

E, riascoltandomi, c’è un’altra correzione da fare: è vero che i gialli di Camilleri sono, nella costruzione dell’enigma, spesso inferiori ad altri. Ma considerati sotto un altro punto di vista sono dei pezzi di bravura notevoli dal punto di vista del police procedural, che un’altra delle dimensioni classiche del genere: nella costruzione dei rapporti fra gli uomini della squadra, nei rapporti coi superiori e coi collaboratori, nell’intreccio fra vita privata degli investigatori e lavoro Camilleri è forse in certi momenti un po’ manierato ma certamente non è inferiore a nessuno dei maestri classici del genere.

La pausa musicale era Malarazza che vi propongo in una versione dal vivo diversa da quella mandata in onda.

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