Il mio 25 aprile

Oggi sono andato alla manifestazione: c’era un po’ di gente, ma non tantissima, e oltretutto il corteo era diviso nettamente in due parti, una quella regular fit (cioè il comitato organizzatore storico e gli enti pubblici) e l’altra quella straight line (cioè il Coordinamento Antifascista) che a un certo punto si sono separati anche fisicamente, una parte verso piazza del Carmine e un’altra su per viale Regina Margherita e poi di nuovo in piazza Gramsci. Sul senso politico di questa divisione francamente non sono informato: se qualcuno dei visitatori di questo blog mi vorrà illuminare gliene sarò grato (io sono andato con la testa del corteo verso piazza del Carmine).

C’era un po’ d gente, non tantissima, ma tanti miei conoscenti: si conferma la manifestazione come l’occasione per rivedere gente che non incontri da mesi: lo ammetto, è senz’altro una cosa un po’ strana (ma utile).

La liturgia era quella consueta, e un po’ appare logora: non so bene cosa stia producendo in alternativa l’aprile antifascista cagliaritano, ma certo alla manifestazione e alle iniziative di contorno una svecchiata e un po’ di vivacità non farebbe male (e anche un po’ di lavoro politico di qualità, magari…), altrimenti se il prossimo Delogu che arriva al Comune chiude tutto e butta via la chiave l’unica protesta saranno solo flebili lamenti dalla tomba.

L’argomento principe di tutte le discussioni erano, ovviamente, le convulsioni del PD: prevaleva, mi è parso, lo sconcerto e l’impotenza. Peraltro a parte Soru non si sono viste molte figure importanti di quel partito (saranno stati a farsi du’ spaghi come Franceschini, o un paio di pastarelle alla Piemontese) e anche dei consiglieri comunali mi è parso che molti mancassero: l’unica presenza organizzata, se non sbaglio, quella del Circolo Copernico; l’unica bandiera presente del PD, peraltro, era tutta sfregiata: «Sono le 101 pugnalate dei traditori», mi ha spiegato quello che la portava. Si vede che l’aveva presa bene, la votazione su Prodi.

Il secondo argomento, invece, trattato in non pochi conciliaboli riservati, era il “partito dei sardi”. Al contrario delle conversazioni raccolte sul bus non rivelerò nemmeno sotto tortura chi ho sentito parlare con chi, ma sulla base di quel che ho origliato vi dirò la mia opinione: è un progetto che al confronto Rivoluzione civile con Ingroia è un capolavoro di finezza e intelligenza politica. Che al confronto il giochetto di Casini con Monti  è un esempio di abnegazione e amore per il paese. Che al confronto la Lega è un laboratorio che permette alle persone migliori dei territori di emergere.  Che… scusate, mi interrompo: non vorrei che con tutti questi complimenti qualcuno finisse per montarsi la testa.

Ho fatto anche un po’ di foto, quasi tutte a persone che conosco: qualcuna me l’ha anche richiesta mia madre, che voleva farsi ritrarre con altre vecchie combattenti come lei, qualcun altra è capitata per caso; le metto qui sotto, in modo che chi vuole se le possa scaricare.

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