Triste stato degli studi storici in Sardegna

Veramente no, da quel che mi risulta gli studi storici seri, in Sardegna, godono di buona salute o, perlomeno, di una salute normale, come dappertutto (che, visto come vanno le cose nell’Università italiana di questi tempi, potrebbe voler dire che sono in pericolo di vita).

Però l’altro giorno l’ho pensato.

Il fatto è che stavamo per rilasciare Ichnos: Bronze & Steel, il nuovo gioco museale dei Fabbricastorie.

Si tratta di un gioco di battaglie, nel quale i giocatori contrappongono eserciti di popolazioni che si sono succedute nella storia della Sardegna: Nuragici e Fenici, Romani e Cartaginesi, Arabi e Giudicati, Pisani e Genovesi, Aragonesi e Arborensi. Lo scopo del gioco è intrattenere brevemente nei momenti morti di una visita a un museo o di un evento culturale, quindi non è un manuale di storia e si basa, forzatamente, su una serie di ipotesi plausibili e di buon senso.

Per esempio: non ci sono tracce archeologiche evidenti di battaglie fra Nuragici – o più esattamente: popolazioni locali dei primi secoli del I millennio a.C. – e Fenici. Da quel che sappiamo sui Fenici uno dei loro interessi principali era il commercio, non la guerra. D’altra parte le città fenicie erano cinte di mura – uno non è che costruisce le mura solo perché così gli danno un’aria di casa – e sentirono il bisogno di proteggerle ulteriormente con fortezze come Monte Sirai; i Fenici erano commercianti ma anche pirati; le tracce archeologiche testimoniano che le popolazioni locali dal canto loro conoscevano e praticavano la guerra. Sulla base di queste cose uno può mettere nel suo gioco una battaglia “Nuragici contro Fenici” e sentirsi più o meno a posto.

Lo stesso vale più o meno per gli altri scenari che abbiamo incluso nel gioco: se ci fossimo dovuti fermare a battaglie storicamente documentate, inserite nei libri di storia con nome, cognome e data di svolgimento, avremmo dovuto limitarci a Lucocisterna, Sanluri, Macomer e poco altro (e oltretutto per le meccaniche che volevamo mettere nel gioco non andava bene, perché non si trattava di riprodurre fedelmente una battaglia quanto di stimolare i giocatori a affrontare sfide improvvise con gruppi di unità diverse).

E dunque ipotesi, plausibili, ma ipotesi. Sono anche acutamente consapevole che tutto il nostro gioco si basa essenzialmente su una idea di fondo che è discutibile: concentrarsi sulle battaglie vuol dire rischiare di dare l’impressione che zac! arriva una popolazione, vince una guerra e sostituisce del tutto l’altra, mentre sappiamo benissimo che in realtà i fenomeni sono di lunga durata e che i rapporti fra popolazioni si sono sempre giocati molto più in termine di coesistenze e compresenze che non di sostituzioni.

Però al fondo chi se ne frega: è un gioco molto stilizzato, dopotutto, e la storia della Sardegna si descrive davvero in termini di periodizzazioni legate alla presenza di popoli diversi: la Sardegna nuragica, la Sardegna fenicio-punica, la Sardegna romana e così via. E qualche indizio di sopravvivenze a lungo termine nel gioco c’è, quindi mi sento a posto.

Ma quello che mi ha fatto avere un moto di impazienza non è questo. Il fatto è che a un certo punto ragionavamo sulla possibilità di inserire uno scenario in più fra quello coi Fenici contro i Nuragici e la rivolta di Amsicora, e ci si è chiesti se ci si potesse mettere Cartaginesi contro Nuragici.

Io di storia antica capisco il giusto, ma a naso la possibilità di mettere Cartaginesi contro Nuragici non mi sfagiolava tanto: pensavo che i Nuragici finissero prima dell’arrivo dei Cartaginesi. Dice però Wikipedia:

A difesa degli interessi punici, nel 540 a.C. Cartagine inviò in Sardegna un suo esperto generale, già vittorioso in Sicilia contro i Greci e da questi chiamato Malco (ossia il Re). Sbarcato nell’Isola con un corpo di spedizione composto dalle élite puniche, con il compito di liberare le città costiere dall’incombente pericolo di annientamento, Malco trovò ad aspettarlo la feroce ed organizzata resistenza dei Sardi nuragici. Travolti da continui attacchi e dalla sanguinosa guerriglia che si sviluppò intorno ai loro movimenti, i Cartaginesi furono costretti a ritirarsi e a reimbarcarsi subendo ingenti perdite. Non furono le fortezze nuragiche però lo strumento di vittoria per i Sardi, ma i Punici furono sconfitti in scontri campali. L’intervento di Cartagine fu descritto dallo storico romano Marco Giuniano Giustino, e sembra che nella madrepatria questa sconfitta fu accolta come un disastro tanto da motivare successivamente ampie riforme civili e militari. Dopo questi avvenimenti, l’esercito fu potenziato e divenne il simbolo e lo strumento della volontà di dominazione cartaginese.

[…]

Dopo la vittoriosa battaglia navale del Mare Sardo contro i Greci focesi, i Punici al comando dei due fratelli Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, nel 535 a.C. tentarono una nuova campagna militare per la conquista dell’Isola.

Non si sa molto di tale spedizione, ma si suppone che l’avanzata cartaginese fu arrestata nuovamente nei Campidani, prima ancora di raggiungere le propaggini montuose delle zone interne. La resistenza dei sardi fu nuovamente accanita e la guerriglia assai feroce. Di sicuro, venticinque anni dopo, nel 510 a.C., si combatteva ancora, ed in quell’anno i Punici persero in battaglia il generale Asdrubale. Gli sforzi tuttavia portarono a dei risultati se si pensa che nel 509 a.C. si poté stipulare il trattato con Roma che riconobbe a Cartagine il possesso della Sardegna.

Lo so che quelli un po’ snobbini fra voi staranno per dire: «Vabbe’, Wikipedia». Ma il punto è proprio questo: Wiki non è un testo specialistico, serve a riportare gli elementi base sui quali approfondire. E qui gli elementi base sono: penetrazione cartaginese nel VI secolo a.C. e accanita resistenza dei sardi. Solo basandomi su questo io uno scenario ce lo potevo mettere benissimo, no?

Solo che.

Solo che il testo è sospetto: intanto il tono è palesemente nazionalista, della serie noi sardi arroddugo’, le abbiamo suonate anche ai Cartaginesi. Poi è contraddittorio: i Cartaginesi le prendono ma poi alla fine

gli sforzi tuttavia portarono a dei risultati se si pensa che nel 509 a.C. si poté stipulare il trattato con Roma che riconobbe a Cartagine il possesso della Sardegna

E la fonte è anch’essa sospetta: un compilatore tardo e lontanissimo dagli eventi che riassume (riassume!) uno storico precedente ma sempre tardo, il cui testo originale è in larga parte andato perduto e tuttavia per quel che ne rimane ci permette di sapere che Giustino, come dice la Treccani, ha

sunteggiato liberamente con particolare riguardo alla parte aneddotica, alla curiosità, trascurando cronologia e precisa determinazione dei fatti. Anche più compendiate, e talvolta omesse, sono le parti relative ad avvenimenti noti da Livio.

Comunque l’originale di Giustino, per capirci, dice:

Pertanto i Cartaginesi con gli dei così tanto contrari, dopo aver combattuto vittoriosamente in Sicilia, trasferita la guerra in Sardegna, dopo aver perso gran parte dell’esercito, furono vinti in una pesante battaglia; a causa di ciò mandarono in esilio con la parte dell’esercito sopravvissuta, il loro comandante Malco con la cui guida avevano domato parte della Sicilia e avevano compiuto gloriose imprese contro gli Africani.

[…]

A questi successe, in qualità di comandante, Magone, per la cui operosità crebbero le ricchezze, la potenza dei Cartaginesi, i confini della patria e le lodi per la gloria militare. Magone, comandante dei Cartaginesi, primo tra tutti a dare un’organica disciplina all’esercito, a fondare l’impero cartaginese e a consolidare la potenza della città con la virtù non meno che con l’arte della guerra, morì, lasciando due figli, Asdrubale e Amilcare. Costoro sulle orme del valore paterno, nel modo in cui si mostrarono successori della stirpe, altrettanto lo furono per la grandezza. Con questi condottieri si portò guerra in Sardegna e si combatté contro gli Africani, che esigevano il tributo di molti anni, loro dovuto per l’occupazione del suolo cittadino. Siccome le ragioni degli Africani erano legittime, così anche la fortuna fu più favorevole e la guerra contro di loro si concluse col pagamento in denaro e non con le armi. Pertanto in Sardegna Asdrubale, gravemente ferito, dopo aver lasciato il comando al fratello, morì. La sua morte fu un evento straordinario, sia per la dimostrazione di dolore da parte della città, che per le undici dittature e i quattro trionfi. Presero coraggio anche i nemici, come se fosse caduta,
col condottiero, anche la potenza dei Cartaginesi. I Siciliani, pertanto, a causa dei continui attacchi da parte dei Cartaginesi, si rivolsero a Leonida, fratello del re di Sparta. Ne nacque una dura guerra nella quale si combatté a lungo e con alterna fortuna.

A parte l’enorme confusione, che fa pensare che in alcuni tratti Giustino abbia avuto un lapsus calami e avesse in mente la Sicilia (e magari perfino la I Guerra Siciliana del 480 a.C.), se confrontate con Wikipedia vi rendete conto della quantità di pura invenzione che c’è rispetto alla fonte; ma il problema, ripeto, non è Wiki: la versione nazionalista arroddugo’ è evidentemente troppo bella per essere tralasciata e si trova praticamente dappertutto, talvolta anche infiltrandosi in testi istituzionali che dovrebbero avere basi un po’ più solide (uh, e forse c’è anche qualche problemino con la traduzione: leggo nell’articolo di uno storico e archeologo inglese una versione del brano che inizia più o meno: dopo avere combattuto infruttuosamente in Sicilia…).

E quindi il tema, per il povero autore di giochi, è: cosa è successo veramente? Ce la posso mettere una battaglia fra popolazioni locali e i Cartaginesi nel VI secolo a.C.?

Boh, dipende. Dalle ipotesi storiografiche alle quali si aderisce.

Per esempio: e se i Cartaginesi in Sardegna fossero venuti a combattere non contro le popolazioni locali ma contro le città fenicie, proponendosi cioè come i galli più grossi del pollaio fra tutte i centri urbani di diffusione della cultura fenicia nel Mediterraneo occidentale e assoggettando con le armi chi si opponeva? È una ipotesi molto credibile, e in questa ipotesi i nemici sarebbero altri Fenici. Se si suppone che in Sardegna il tessuto delle relazioni territoriali fosse coeso, si potrebbe anche pensare che le città fenicie avessero alleanze con altre popolazioni sarde, ma non è detto.

Oppure: in questo periodo tutto il Mediterraneo occidentale è in movimento; l’espansione greca e quella cartaginese creano un periglioso equilibrio con gli Etruschi, che alla fine trova sfogo nella guerra fra le colonie focesi della Corsica e di Marsiglia da una parte e un’alleanza etrusco-cartaginese dall’altra; è la cosiddetta battaglia del Mare Sardonio, una battaglia il cui esito non è per niente chiaro: e c’è chi pensa che Giustino abbia confuso la spedizione di Malco con questo episodio.

Per dire: ci sono anche altre ipotesi, ma non mi dilungo. E comunque, anche accettando l’ipotesi che la conquista dell’isola da parte di Cartagine ci sia stata, sia stata violenta e non sia stata rivolta contro le città fenicie, c’è un altro dubbio non da poco da risolvere: esattamente come sarebbero stati questi Nuragici contro cui combattevano? Il VI secolo a.C. è già Età del Ferro, si applicheranno alle popolazioni locali le stesse cose che sappiamo a proposito dell’Età del Bronzo? Anche qui non mi dilungo: basti dire che le risposte credibili a questa domanda sono singolarmente difficili da trovare.

E c’è di più: ci sono storici e archeologi recenti che sostengono che è tutto falso. Che l’imperialismo cartaginese non inizia prima del IV secolo a.C., che il primo trattato Romano-Cartaginese riportato da Polibio è poco più di una mossa propagandistica, la guerra di Alalia e la battaglia del Mare Sardonio sono un errore di Erodoto: non è negazionismo, ci sono una buona dose di argomentazioni credibili al riguardo, con tanti saluti a Giustino e a tutto l’ambaradan. In questo scenario le città fenicie in Sardegna continuano la loro vita indipendente (magari un po’ in declino nel V secolo per motivi di vario genere) e se proprio volessimo mettere una battaglia in questo periodo dovremmo mettere in scena di nuovo i Fenici contro popolazioni locali, e addio Cartaginesi.

Naturalmente, uno non è obbligato a collocare un ipotetico scontro fra Cartaginesi e popolazioni locali esattamente nel VI secolo: gli storici greci riportano che durante la II Guerra Siciliana i Cartaginesi furono messi alla prova dal fatto che esattamente durante un attacco condotto da Dioniso contro Lilibeo (368 a.C.) dovettero fronteggiare una rivolta nelle colonie africane e sarde, per esempio. Oh, è un episodio minore e ho la forte impressione che ad approfondire ci siano un bel po’ di problemi anche qui, ma tanto basta a darci un appiglio comunque migliore, secondo quelle ipotesi plausibili che citavo al’inizio, e infatti alla fine è la soluzione che abbiamo adottato.

Ma non è tanto questo il tema: quello che mi ha causato il moto di impazienza, quando per trovare briciole di informazioni credibili dovevo farmi largo in un mare di cretinate, è stato notare che a me formarmi un’opinione su questo problema storiografico mi è costato più o meno due giorni – cioè: due notti – di lavoro. E sono un dilettante: tutti questi che curano siti sulla storia della Sardegna, che evidentemente è la loro passione, possibile che non problematizzino mai, ma abbiano un approccio sostanzialmente anedottico e raccontino la storia della Sardegna più o meno al livello delle cose che studiavamo alle elementari? Ricordate la conquista spagnola dell’Italia raccontata attraverso la disfida di Barletta e Ettore Fieramosca, o la contesa fra Impero e Comuni e il giuramento di Pontida e il Carroccio? Una storia raccontata con strumenti ottocenteschi (e infatti nazionalisti), una storia tutta basata sulla collazione delle fonti senza mai contestarle col dato archeologico, una storia tutta letteraria, di erudizione.

Non va mica bene, che poi il povero autore di giochi deve fare tutto da solo.

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