Triste stato degli studi storici in Sardegna

Veramente no, da quel che mi risulta gli studi storici seri, in Sardegna, godono di buona salute o, perlomeno, di una salute normale, come dappertutto (che, visto come vanno le cose nell’Università italiana di questi tempi, potrebbe voler dire che sono in pericolo di vita).

Però l’altro giorno l’ho pensato.

Il fatto è che stavamo per rilasciare Ichnos: Bronze & Steel, il nuovo gioco museale dei Fabbricastorie.

Si tratta di un gioco di battaglie, nel quale i giocatori contrappongono eserciti di popolazioni che si sono succedute nella storia della Sardegna: Nuragici e Fenici, Romani e Cartaginesi, Arabi e Giudicati, Pisani e Genovesi, Aragonesi e Arborensi. Lo scopo del gioco è intrattenere brevemente nei momenti morti di una visita a un museo o di un evento culturale, quindi non è un manuale di storia e si basa, forzatamente, su una serie di ipotesi plausibili e di buon senso.

Per esempio: non ci sono tracce archeologiche evidenti di battaglie fra Nuragici – o più esattamente: popolazioni locali dei primi secoli del I millennio a.C. – e Fenici. Da quel che sappiamo sui Fenici uno dei loro interessi principali era il commercio, non la guerra. D’altra parte le città fenicie erano cinte di mura – uno non è che costruisce le mura solo perché così gli danno un’aria di casa – e sentirono il bisogno di proteggerle ulteriormente con fortezze come Monte Sirai; i Fenici erano commercianti ma anche pirati; le tracce archeologiche testimoniano che le popolazioni locali dal canto loro conoscevano e praticavano la guerra. Sulla base di queste cose uno può mettere nel suo gioco una battaglia “Nuragici contro Fenici” e sentirsi più o meno a posto.

Lo stesso vale più o meno per gli altri scenari che abbiamo incluso nel gioco: se ci fossimo dovuti fermare a battaglie storicamente documentate, inserite nei libri di storia con nome, cognome e data di svolgimento, avremmo dovuto limitarci a Lucocisterna, Sanluri, Macomer e poco altro (e oltretutto per le meccaniche che volevamo mettere nel gioco non andava bene, perché non si trattava di riprodurre fedelmente una battaglia quanto di stimolare i giocatori a affrontare sfide improvvise con gruppi di unità diverse).

E dunque ipotesi, plausibili, ma ipotesi. Sono anche acutamente consapevole che tutto il nostro gioco si basa essenzialmente su una idea di fondo che è discutibile: concentrarsi sulle battaglie vuol dire rischiare di dare l’impressione che zac! arriva una popolazione, vince una guerra e sostituisce del tutto l’altra, mentre sappiamo benissimo che in realtà i fenomeni sono di lunga durata e che i rapporti fra popolazioni si sono sempre giocati molto più in termine di coesistenze e compresenze che non di sostituzioni.

Però al fondo chi se ne frega: è un gioco molto stilizzato, dopotutto, e la storia della Sardegna si descrive davvero in termini di periodizzazioni legate alla presenza di popoli diversi: la Sardegna nuragica, la Sardegna fenicio-punica, la Sardegna romana e così via. E qualche indizio di sopravvivenze a lungo termine nel gioco c’è, quindi mi sento a posto.

Ma quello che mi ha fatto avere un moto di impazienza non è questo. Il fatto è che a un certo punto ragionavamo sulla possibilità di inserire uno scenario in più fra quello coi Fenici contro i Nuragici e la rivolta di Amsicora, e ci si è chiesti se ci si potesse mettere Cartaginesi contro Nuragici.

Io di storia antica capisco il giusto, ma a naso la possibilità di mettere Cartaginesi contro Nuragici non mi sfagiolava tanto: pensavo che i Nuragici finissero prima dell’arrivo dei Cartaginesi. Dice però Wikipedia:

A difesa degli interessi punici, nel 540 a.C. Cartagine inviò in Sardegna un suo esperto generale, già vittorioso in Sicilia contro i Greci e da questi chiamato Malco (ossia il Re). Sbarcato nell’Isola con un corpo di spedizione composto dalle élite puniche, con il compito di liberare le città costiere dall’incombente pericolo di annientamento, Malco trovò ad aspettarlo la feroce ed organizzata resistenza dei Sardi nuragici. Travolti da continui attacchi e dalla sanguinosa guerriglia che si sviluppò intorno ai loro movimenti, i Cartaginesi furono costretti a ritirarsi e a reimbarcarsi subendo ingenti perdite. Non furono le fortezze nuragiche però lo strumento di vittoria per i Sardi, ma i Punici furono sconfitti in scontri campali. L’intervento di Cartagine fu descritto dallo storico romano Marco Giuniano Giustino, e sembra che nella madrepatria questa sconfitta fu accolta come un disastro tanto da motivare successivamente ampie riforme civili e militari. Dopo questi avvenimenti, l’esercito fu potenziato e divenne il simbolo e lo strumento della volontà di dominazione cartaginese.

[…]

Dopo la vittoriosa battaglia navale del Mare Sardo contro i Greci focesi, i Punici al comando dei due fratelli Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, nel 535 a.C. tentarono una nuova campagna militare per la conquista dell’Isola.

Non si sa molto di tale spedizione, ma si suppone che l’avanzata cartaginese fu arrestata nuovamente nei Campidani, prima ancora di raggiungere le propaggini montuose delle zone interne. La resistenza dei sardi fu nuovamente accanita e la guerriglia assai feroce. Di sicuro, venticinque anni dopo, nel 510 a.C., si combatteva ancora, ed in quell’anno i Punici persero in battaglia il generale Asdrubale. Gli sforzi tuttavia portarono a dei risultati se si pensa che nel 509 a.C. si poté stipulare il trattato con Roma che riconobbe a Cartagine il possesso della Sardegna.

Lo so che quelli un po’ snobbini fra voi staranno per dire: «Vabbe’, Wikipedia». Ma il punto è proprio questo: Wiki non è un testo specialistico, serve a riportare gli elementi base sui quali approfondire. E qui gli elementi base sono: penetrazione cartaginese nel VI secolo a.C. e accanita resistenza dei sardi. Solo basandomi su questo io uno scenario ce lo potevo mettere benissimo, no?

Solo che.

Solo che il testo è sospetto: intanto il tono è palesemente nazionalista, della serie noi sardi arroddugo’, le abbiamo suonate anche ai Cartaginesi. Poi è contraddittorio: i Cartaginesi le prendono ma poi alla fine

gli sforzi tuttavia portarono a dei risultati se si pensa che nel 509 a.C. si poté stipulare il trattato con Roma che riconobbe a Cartagine il possesso della Sardegna

E la fonte è anch’essa sospetta: un compilatore tardo e lontanissimo dagli eventi che riassume (riassume!) uno storico precedente ma sempre tardo, il cui testo originale è in larga parte andato perduto e tuttavia per quel che ne rimane ci permette di sapere che Giustino, come dice la Treccani, ha

sunteggiato liberamente con particolare riguardo alla parte aneddotica, alla curiosità, trascurando cronologia e precisa determinazione dei fatti. Anche più compendiate, e talvolta omesse, sono le parti relative ad avvenimenti noti da Livio.

Comunque l’originale di Giustino, per capirci, dice:

Pertanto i Cartaginesi con gli dei così tanto contrari, dopo aver combattuto vittoriosamente in Sicilia, trasferita la guerra in Sardegna, dopo aver perso gran parte dell’esercito, furono vinti in una pesante battaglia; a causa di ciò mandarono in esilio con la parte dell’esercito sopravvissuta, il loro comandante Malco con la cui guida avevano domato parte della Sicilia e avevano compiuto gloriose imprese contro gli Africani.

[…]

A questi successe, in qualità di comandante, Magone, per la cui operosità crebbero le ricchezze, la potenza dei Cartaginesi, i confini della patria e le lodi per la gloria militare. Magone, comandante dei Cartaginesi, primo tra tutti a dare un’organica disciplina all’esercito, a fondare l’impero cartaginese e a consolidare la potenza della città con la virtù non meno che con l’arte della guerra, morì, lasciando due figli, Asdrubale e Amilcare. Costoro sulle orme del valore paterno, nel modo in cui si mostrarono successori della stirpe, altrettanto lo furono per la grandezza. Con questi condottieri si portò guerra in Sardegna e si combatté contro gli Africani, che esigevano il tributo di molti anni, loro dovuto per l’occupazione del suolo cittadino. Siccome le ragioni degli Africani erano legittime, così anche la fortuna fu più favorevole e la guerra contro di loro si concluse col pagamento in denaro e non con le armi. Pertanto in Sardegna Asdrubale, gravemente ferito, dopo aver lasciato il comando al fratello, morì. La sua morte fu un evento straordinario, sia per la dimostrazione di dolore da parte della città, che per le undici dittature e i quattro trionfi. Presero coraggio anche i nemici, come se fosse caduta,col condottiero, anche la potenza dei Cartaginesi. I Siciliani, pertanto, a causa dei continui attacchi da parte dei Cartaginesi, si rivolsero a Leonida, fratello del re di Sparta. Ne nacque una dura guerra nella quale si combatté a lungo e con alterna fortuna.

A parte l’enorme confusione, che fa pensare che in alcuni tratti Giustino abbia avuto un lapsus calami e avesse in mente la Sicilia (e magari perfino la I Guerra Siciliana del 480 a.C.), se confrontate con Wikipedia vi rendete conto della quantità di pura invenzione che c’è rispetto alla fonte; ma il problema, ripeto, non è Wiki: la versione nazionalista arroddugo’ è evidentemente troppo bella per essere tralasciata e si trova praticamente dappertutto, talvolta anche infiltrandosi in testi istituzionali che dovrebbero avere basi un po’ più solide (uh, e forse c’è anche qualche problemino con la traduzione: leggo nell’articolo di uno storico e archeologo inglese una versione del brano che inizia più o meno: dopo avere combattuto infruttuosamente in Sicilia…).

E quindi il tema, per il povero autore di giochi, è: cosa è successo veramente? Ce la posso mettere una battaglia fra popolazioni locali e i Cartaginesi nel VI secolo a.C.?

Boh, dipende. Dalle ipotesi storiografiche alle quali si aderisce.

Per esempio: e se i Cartaginesi in Sardegna fossero venuti a combattere non contro le popolazioni locali ma contro le città fenicie, proponendosi cioè come i galli più grossi del pollaio fra tutte i centri urbani di diffusione della cultura fenicia nel Mediterraneo occidentale e assoggettando con le armi chi si opponeva? È una ipotesi molto credibile, e in questa ipotesi i nemici sarebbero altri Fenici. Se si suppone che in Sardegna il tessuto delle relazioni territoriali fosse coeso, si potrebbe anche pensare che le città fenicie avessero alleanze con altre popolazioni sarde, ma non è detto.

Oppure: in questo periodo tutto il Mediterraneo occidentale è in movimento; l’espansione greca e quella cartaginese creano un periglioso equilibrio con gli Etruschi, che alla fine trova sfogo nella guerra fra le colonie focesi della Corsica e di Marsiglia da una parte e un’alleanza etrusco-cartaginese dall’altra; è la cosiddetta battaglia del Mare Sardonio, una battaglia il cui esito non è per niente chiaro: e c’è chi pensa che Giustino abbia confuso la spedizione di Malco con questo episodio.

Per dire: ci sono anche altre ipotesi, ma non mi dilungo. E comunque, anche accettando l’ipotesi che la conquista dell’isola da parte di Cartagine ci sia stata, sia stata violenta e non sia stata rivolta contro le città fenicie, c’è un altro dubbio non da poco da risolvere: esattamente come sarebbero stati questi Nuragici contro cui combattevano? Il VI secolo a.C. è già Età del Ferro, si applicheranno alle popolazioni locali le stesse cose che sappiamo a proposito dell’Età del Bronzo? Anche qui non mi dilungo: basti dire che le risposte credibili a questa domanda sono singolarmente difficili da trovare.

E c’è di più: ci sono storici e archeologi recenti che sostengono che è tutto falso. Che l’imperialismo cartaginese non inizia prima del IV secolo a.C., che il primo trattato Romano-Cartaginese riportato da Polibio è poco più di una mossa propagandistica, la guerra di Alalia e la battaglia del Mare Sardonio sono un errore di Erodoto: non è negazionismo, ci sono una buona dose di argomentazioni credibili al riguardo, con tanti saluti a Giustino e a tutto l’ambaradan. In questo scenario le città fenicie in Sardegna continuano la loro vita indipendente (magari un po’ in declino nel V secolo per motivi di vario genere) e se proprio volessimo mettere una battaglia in questo periodo dovremmo mettere in scena di nuovo i Fenici contro popolazioni locali, e addio Cartaginesi.

Naturalmente, uno non è obbligato a collocare un ipotetico scontro fra Cartaginesi e popolazioni locali esattamente nel VI secolo: gli storici greci riportano che durante la II Guerra Siciliana i Cartaginesi furono messi alla prova dal fatto che esattamente durante un attacco condotto da Dioniso contro Lilibeo (368 a.C.) dovettero fronteggiare una rivolta nelle colonie africane e sarde, per esempio. Oh, è un episodio minore e ho la forte impressione che ad approfondire ci siano un bel po’ di problemi anche qui, ma tanto basta a darci un appiglio comunque migliore, secondo quelle ipotesi plausibili che citavo all’inizio, e infatti alla fine è la soluzione che abbiamo adottato.

Ma non è tanto questo il tema: quello che mi ha causato il moto di impazienza, quando per trovare briciole di informazioni credibili dovevo farmi largo in un mare di cretinate, è stato notare che a me formarmi un’opinione su questo problema storiografico mi è costato più o meno due giorni – cioè: due notti – di lavoro. E sono un dilettante: tutti questi che curano siti sulla storia della Sardegna, che evidentemente è la loro passione, possibile che non problematizzino mai, ma abbiano un approccio sostanzialmente anedottico e raccontino la storia della Sardegna più o meno al livello delle cose che studiavamo alle elementari? Ricordate la conquista spagnola dell’Italia raccontata attraverso la disfida di Barletta e Ettore Fieramosca, o la contesa fra Impero e Comuni e il giuramento di Pontida e il Carroccio? Una storia raccontata con strumenti ottocenteschi (e infatti nazionalisti), una storia tutta basata sulla collazione delle fonti senza mai contestarle col dato archeologico, una storia tutta letteraria, di erudizione.

Non va mica bene, che poi il povero autore di giochi deve fare tutto da solo.

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13 pensieri riguardo “Triste stato degli studi storici in Sardegna

  • 17/10/2017 in 17:26
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    Una cosa che non ci stava nell’articolo ma che mi sembra doveroso dire: ristudiare tutto questo intreccio fenicio-punico mi ha fatto apprezzare ancora di più l’eleganza con la quale Andrea Salidu, nell’episodio del Tempio di Antas di Gioca la storia ha rispettato i fatti stilizzati, mettendo in risalto gli elementi portanti, senza entrare in nessuna trappola storica.

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  • 01/01/2018 in 20:03
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    Nell’articola parli di città Fenicie come se fossero una realtà totalmente differente da quella dei Sardi locali quando in realtà non è così, nel VI secolo ac la cultura materiale Fenicia era diffusa a macchia d’olio in gran parte della Sardegna, ma in realtà già dal momento stesso della fondazione della prima città Fenicia in Sardegna (Sulky) esisteva già una grossa componente Nuragica che conviveva con quella Fenicia, probabilmente minoritaria, e questo lo dice Bartoloni, mica io, lo attestano anche le ceramiche ed armi nuragiche rinvenute.

    Per non parlare di Monte Sirai dove è ancora più evidente la presenza Nuragica, e che sorgeva vicinissima ad un grosso villaggio Nuragico che aveva caratteristiche sia locali che Fenicie, ti consiglio di guardare questo video per capire che non si può parlare di comunità unicamente Fenicie in Sardegna:

    https://www.youtube.com/watch?v=HjMcGDyJ3lo

    O ancora potrei citare Sant’Imbenia o S’Urachi come esempio di comunità miste Sardo-Fenice, non esisteva una netta distinzione tra Fenici e locali/nuragici

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    • 03/01/2018 in 17:22
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      «Sono anche acutamente consapevole che tutto il nostro gioco si basa essenzialmente su una idea di fondo che è discutibile: concentrarsi sulle battaglie vuol dire rischiare di dare l’impressione che zac! arriva una popolazione, vince una guerra e sostituisce del tutto l’altra, mentre sappiamo benissimo che in realtà i fenomeni sono di lunga durata e che i rapporti fra popolazioni si sono sempre giocati molto più in termine di coesistenze e compresenze che non di sostituzioni».

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  • 03/01/2018 in 15:57
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    Sulci, intorno al 770 a.C., registra un fenomeno diverso di interrelazione: il comporsi graduale di una comunità urbana di etnia articolata, tra cui l’elemento indigeno gioca una parte rilevante: le urne di tradizione nuragica emerse dai giacimenti arcaici del santuario tofet ne sono testimonianza immediatamente percepibile.
    Questo fenomeno acquista spessore nelle fasi di rafforzamento degli insediamenti costieri, con progressivo assorbimento di gruppi indigeni come documentano le necropoli di Tharros e di Bitia; recenti ricerche confermano la capillarità della penetrazione fenicia sia nella regione sulcitana, con forme di convivenza con il mondo indigeno come nel caso del Nuraghe Sirai di Carbonia o della comunità arroccata nella fortezza del Nuraghe Sirimagus di Tratalias, sia nei territori delle mitiche piane iolee, il Cagliaritano, la Trexenta e l’Oristanese.
    Si compone in questo modo, tra VIII e VII sec. a.C., quella società «di frontiera» sardo-fenicia che dovrà affrontare gli eserciti di Cartagine e che rappresenta una fase cruciale dello sviluppo culturale dell’isola. Fulvia Lo Schiavo. Archeologa.

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    • 03/01/2018 in 17:31
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      A parte il commento sopra, è evidente che “città fenicie” è una semplificazione del discorso. Quello che vorrei far notare, però, è che un tema mi pare trascurato nelle tue osservazioni è quello della leadership (o del potere). Non si tratta di capire se quelle città avessero una maggiore o minore presenza di popolazioni indigene, quanto quale fosse la cultura dominante in quella città, la leadership politica, i riferimenti in politica estera. In questo senso credo abbia molto più senso parlare di città “fenicie”. La stessa Lo Schiavo usa, non a caso, il termine “assorbimento”, che è piuttosto forte, e parlare di compresenze o nuclei di una popolazione all’interno di un’altra o strette relazioni fra comunità che insistono su territori collegati non vuol dire, come dici sopra, che «non esisteva una netta distinzione tra Fenici e locali/nuragici», che mi pare una affermazione estrema.

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      • 03/01/2018 in 17:40
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        Sul brano della Lo Schiavo segnalo anche che l’espressione «affrontare gli eserciti di Cartagine» riferito ai Sardo-fenici (che poi, perché Sardo-fenici e non Fenicio-sardi? boh) andrebbe come minimo precisata, per le considerazioni espresse nell’articolo.

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  • 02/02/2018 in 16:35
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    Gli archeologi ormai asseriscono tranquillamente che la maggior parte degli abitanti di Sulky e degli altri centri Sardo-Fenici era di origine Nuragica, come è evidente dalla ceramica e dagli oggetti rinvenuti. Stiglitz da alcuni anni parla di meticciato e personalmente sono d’accordo con lui, molte ceramiche sono di tradizioni mista, così come altri manufatti, il fatto che le case si costruissero spesso “alla Fenicia” in questi centri, così come il fatto che le ceramiche abbiano spesso caratteristiche Fenicie non significa che la cultura Fenicia si sia imposta con la forza, si tratta soprattutto di scelte dettate dalla convenienza, ad esempio la ceramica Fenicia fatta a tornio veloce erano meno grossolana e si poteva produrre rapidamente, l’alfabeto Fenicio si impone per ovvi motivi così come alfabeti derivati dal Fenicio si impongono in tutto il Mediterraneo. I Fenici che venivano alla spicciolata da Tiro insieme ad altri mercanti Levantini e Euboici non potevano imporsi con la forza sui nativi più numerosi e dotati di una tecnologia bellica comparabile (spade, lancie, freccie e armature di bronzo, daghe talvolata anche in ferro), è ovvio che si trattasse di un rapporto di rispetto reciproco, la presenza dei Sardi Nuragici è documenta ampiamente in diversi centri fuori dall’isola frequentati dai Fenici, sia in Iberia che in Nord Africa, che in Sicilia, leggiti ad esempio:
    http://www.academia.edu/29053155/Ripensando_i_contatti_fra_Sardegna_e_Penisola_Iberica_all_alba_del_I_millennio_a.C._Vecchie_e_nuove_evidenze

    http://helvia.uco.es/xmlui/handle/10396/11035

    http://www.academia.edu/1208643/Le_relazioni_tra_la_sardegna_e_la_penisola_Iberica_nei_primi_secoli_del_I_millennio_ac_le_testimonianze_nuragiche_nella_penisola_Iberica

    Si tratta di rapporti di piena collaborazione e di equipaggi misti, verosimilmente i marinai Fenici erano aiutati da quella indigeni. Come dice Bartoloni non esisteva il concetto di nazione ma quello di città.

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    • 05/02/2018 in 14:37
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      Sono arrivati due commenti identici, ho pubblicato il primo ed eliminato il doppione.

      Per il resto, noto con un certo stupore che questo è uno degli articoli più commentati del blog e in assoluto quello per il quale i commenti sono più fuori tema; a me interessava far notare che esiste una divaricazione profonda fra narrazione “popolare” sulla Sardegna fra il IX e il III secolo a.c. e la realtà degli studi; i commenti tendono invece a escludere, come anatema, l’ipotesi che i Fenici (e poi i Cartaginesi) possano avere soggiogato la Sardegna (perché di questo si tratta), che era un tema nel quale non avevo nessuna intenzione di avventurarmi. Questa preoccupazione non solo tende a travisare il contenuto dell’articolo, ma anche a forzare i testi accademici che propone per fargli dire cose che grosso modo non dicono, fino a tesi francamente poco credibili, cioè che città che parlavano fenicio, che usavano alfabeti fenici, che avevano un tessuto urbanistico fenicio e che costruivano manufatti fenici fossero però… nuragiche, o almeno metà e metà (e però la metà nuragica era quella più importante!), che è cosa piuttosto più definitiva che ipotizzare meccanismi di coesistenza, di interazione e di assimilazione, sul quale credo potremmo essere tutti d’accordo (e, ripeto, già io avevo scritto: «Sono anche acutamente consapevole che tutto il nostro gioco si basa essenzialmente su una idea di fondo che è discutibile: concentrarsi sulle battaglie vuol dire rischiare di dare l’impressione che zac! arriva una popolazione, vince una guerra e sostituisce del tutto l’altra, mentre sappiamo benissimo che in realtà i fenomeni sono di lunga durata e che i rapporti fra popolazioni si sono sempre giocati molto più in termine di coesistenze e compresenze che non di sostituzioni»).
      Vorrei fare una domanda ai miei cortesi e preparati interlocutori: non è che è proprio la disponibilità a cedere alla tentazione di preservare sempre e comunque il ruolo della “sardità”, anche quando si leggono e interpretano seri testi accademici, a rappresentare la porta aperta dalla quale poi finiscono per entrare nel dibattito culturale isolano, senza che noi lo vogliamo, le cretinate “popolari” come quelle delle quali mi lamento nell’articolo?

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  • 12/02/2018 in 12:27
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    ” i commenti tendono invece a escludere, come anatema, l’ipotesi che i Fenici (e poi i Cartaginesi) possano avere soggiogato la Sardegna”

    Che i Cartaginesi abbiano conquistato in parte la Sardegna non lo metto in dubbio, evidentemente lei non legge neanche quello che scrivo, ma mischiare Cartaginesi e Fenici come fa lei è indice di profonda ignoranza. La stretta colaborazione tra Sardi e Fenici tra nono e settimo secolo è evidente nei manufatti come le ceramiche di tradizione mista Sardo Fenicia presenti in centri Nuragici come Sant’Imbenia, S’Urachi, Su Cungiau e Funta, o in centri Sardo-Fenici come quello sorto attorno al Nuraghe Sirai nel VII secolo a.c, ed esportate in tutto il Mediterraneo occidentale, una fra tutte quella di tipo “Sant’Imbenia”, o nei vasetti funerari di forma Nuragica ma realizzati con technologia Fenicia presenti a Sulky sin dalla sua fondazione.

    La collaborazione tra Sardi e Fenici è anche ampiamente attestata anche nelle rotte del Mediterraneo Occidentale in diversi siti, la presenza Nuragica fuori dall’isola, già attestata da secoli prima in Iberia, Mediterraneo Orientale, Sicilia, Lipari ed Etruria si fa ancora più forte in Epoca Fenicia. come diventa sempre più evidente di anno in anno con la scoperta di ceramica Nuragica, talvolta riprodotta anche localmente, e Sardo Nuragica al di fuori della Sardegna e databile al IX-VII secolo a.c come a: Cartagine ed Utica in Nord Africa, El Carambolo, Huelva, Cadice, Malaga, Aldovesta, Toscanos, Castillo de Blanca e Chorreras in Iberia, Marsiglia in Francia, Vetulonia, Populonia, Tarquinia, Vulci, Veio e Ponte Cagnano nell’Italia peninsulare, Knossos a Creta e Mozia in Sicilia. Piero Bartoloni dice questo a proposito del rinvenimento sempre più frequente di ceramica Nuragica in siti come questi:

    ” I nuragici trafficavano e navigavano: forse quelle ceramiche non erano particolarmente attraenti ma il fatto che lì siano finiti dimostra l’ ampia osmosi tra le comunità del Mediterraneo, e dimostra che non esisteva il concetto di nazione ma solo quello di città ”

    ” [..]Il cospicuo numero dei reperti, dai tipi e cronologie differenti, e la loro distribuzione rende sempre meno accettabile l’idea di un loro arrivo occasionale [..]Le forme nuragiche ritrovate portano a due ambiti differenti: quello dello scambio di beni o derrate rappresentato dai loro contenitori (vasi a collo, anfore S. Imbenia, dolii, vasi askoidi) e quello della vita quotidiana rappresentato dai vasi d’uso comune (teglie, ciotole, vasi bollilatte).[..]la presenza di vasi d’uso comune come le teglie, privi di valore di scambio e inutili per il trasporto e conservazione di beni di qualsiasi tipo, testimonia la presenza dei loro utilizzatori.[..]Chi poteva averne necessità se non gli stessi Nuragici? Individui che si trovavano a soggiornare per periodi più o meno lunghi nella Penisola Iberica, come protagonisti dei traffici o semplicemente come equipaggio di altre navi, nell’ambito delle relazioni con la Sardegna.[..]. ”

    O ancora, sulle città Fenicie in Sardegn e in particolare Sulky:

    ” Le prime testimonianze di una presenza stabile dei Fenici, ultimi a giungere in Sardegna dopo i naviganti micenei, nord-siriani e ciprioti, sono databili attorno al 780/770 a.C. e anche a Sulky se ne notano chiari indizi, anch’essi attribuibili a questo periodo. Infatti gli oggetti più antichi rinvenuti nell’area dell’abitato sono databili non dopo il 780/770 a.C. Grazie a questi elementi archeologici, che avvicinano la data di fondazione dell’antica Sulky a quella di Cartagine, che tradizionalmente si pone nell’814 a.C., allo stato attuale delle ricerche la città è da considerare la più antica tra quelle edificate dai Fenici in Sardegna. Non è neppure lontanamente immaginabile che tutti gli abitanti di cultura fenicia che si insediarono a Sulky e successivamente a Monte Sirai così come in tutte le altre città di fondazione fenicia della costa sarda fossero di origine orientale. Si deve pensare piuttosto ad una popolazione mista e composta da una minoranza di Fenici di Oriente e da una maggioranza abitanti di stirpe nuragica. La presenza di forti nuclei di genti di origine autoctona e la reale possibilità di matrimoni misti soprattutto nei primi anni della fondazione delle città è suggerita ad esempio da alcune testimonianze legate alle pratiche funerarie più antiche in uso nel circondario e da alcuni oggetti di uso quotidiano, come tra l’altro le pentole, che, come forma esteriore, erano senza dubbio di tipo nuragico, ma erano fabbricati con l’uso del tornio e, dunque, con una tecnologia importata dai Fenici. L’abitato fu impiantato su una dorsale formata da rocce trachitiche o, meglio, ignimbritiche, che correva parallela alla costa e separata dai rilievi retrostanti, costituendo una ulteriore difesa naturale. Dunque, i Fenici si insediarono stabilmente a Sulky attorno al 780/770 a.C. ”

    http://www.comune.santantioco.ca.it/cms/la-storia/sulky-fenicia-e-punica.html

    Ma immagino che Piero Bartoloni, uno dei massimi esperti del mondo fenicio, sia solo un povero campanilista Sardista secondo lei, così come tutti gli studiosi che parlano da decenni di meticiatto culturale e di cooperazione tra Sardi e Fenici.

    Sono abbastanza meravigliato dall’aggressività del suo commento, indice del fatto che di sostanziale nelle sue idee ci sia ben poco. Mi meraviglio del fatto che lei si lamenti del “triste stato degli studi storici in Sardegna” quando lei non è chiaramente al corrente delle posizioni e delle pubblicazioni degli archeologi che scavano in Sardegna attualmente.

    ” (e però la metà nuragica era quella più importante!)”

    Mai detto, ho detto che era più numerosa, che è quello che dice Bartoloni chiaramente da dieci anni, una persona che penso ne sappia leggermente più di lei di Sardegna Fenicia e del mondo Fenicio in generale. Farmi apparire come un idiota sempliciotto mettendoni parole in bocca che non ho mai detto è davvero meschino, davvero non mi aspettavo un commento di così basso livello.

    ” che avevano un tessuto urbanistico fenicio”

    Non tutte, anzi inizialmente la presenza Fenicia è registrata soprattutto in centri Nuragici come Sant’Imbenia in un primo periodo. L’insediamento Sardo-Fenicio a Monte Sirai non aveva un tessuto urbanistico Fenicio, ma uno misto Nuragico e Fenicio e perdurò sino alla conquista Cartaginese quando fu distrutto insieme a Sulky ed altri centri Fenici; è stato scavato recentemente e sono state rirtrovate forme miste Nuragico Fenicie (come in molti siti contemporanei nell’isola) e quantità pressochè uguali di ceramica Nuragica e Fenicia (51% e 49% rispettivamente), molte delle planimetrie delle case conservano una forma Nuragica.

    http://www.academia.edu/31629324/L_et%C3%A0_del_Ferro_del_Nuraghe_Sirai_Layers_1_2016_

    ” le cretinate “popolari” come quelle delle quali mi lamento nell’articoo?”

    Le cretinate popolari sono quelle di chi evidentemente non si aggiorna e non si informa come lei, non mi sembra affatto di aver detto nulla di eretico, visto che le mie posizioni sono le stesse di archeologi come Piero bartoloni, Peter Van Dommelen, Giovanna Fundoni o Massimo Botto, le sue sono indietro di trent’anni e motivate solo dall’auto commiserazione e dall’idea che gli stranieri siano sempre stati dei dominatori cattivoni approfittatori e che i Sardi siano stati sempre e solo pastori barbaricini che rifiutavano di collaborare con i nuovi arrivati e di mischiarsi con loro. Vedo molto più razzismo e qualunquismo nei suo commentini e nelle sue frecciatine, nelle sue “riflessioni” non supportate da dati archeologici o da ricerca aproffondita, piene di pregiudizi e luoghi comuni. Vabbè, lascio stare questa discussione buttata in caciara da un individuo che non ha le basi nè l’onesta intellettuale per poter discutere dell’argomento.

    Risposta
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