Romeo e Giulietta, i conflitti e gli adolescenti inconsapevoli

Quel che in trasmissione c’era

Sono abbastanza soddisfatto della puntata su Romeo e Giulietta di Oggi parliamo di libri, soprattutto perché sono convinto che la chiave di lettura proposta, nel mio piccolo di critico dilettante, è corretta o perlomeno interessante: l’idea di leggere il dramma come se fosse una storia che parla dei nostri figli o nipoti adolescenti, esattamente come guarderemmo un film recente come I nostri ragazzi, solo molto migliore, più ricco di temi e psicologicamente più profondo.

Prima di continuare forse è meglio se ascoltate la puntata.

Quando ho riletto la tragedia per preparare la puntata la cosa che immediatamente mi ha colpito di più è stato lo scoprire – l’avevo del tutto dimenticato – che all’inizio Romeo non è innamorato di Giulietta, bensì di tutta un’altra ragazzetta che si chiama Rosalina. Poi si imbuca alla festa, come tutti sappiamo, vede Giulietta ed è perduto.

È una scena molto efficace e serve a Shakespeare a cominciare a intrecciare il suo tema principale che la storia di Romeo e Giulietta è una storia in cui è un fato inesorabile determina le sorti dei protagonisti, ma io ho avuto un sobbalzo per motivi del tutto diversi: la facilità con cui Romeo, che di Rosalina è apparentemente molto innamorato, cambia idea mi ha ricordato un certo numero di adolescenti che conosco o che ho conosciuto. Ho quindi proseguito la lettura cercando conferme e il risultato è quello che ho provato a esporre: un dramma in cui emergono tante – direi forse tutte – le caratteristiche dell’adolescenza.

Avrei forse voluto approfondire il tema della fascinazione per la morte, un tema che non a caso è portante in molta letteratura young adult recente, soprattutto quella urban fantasy, basti pensare a Twilight o a Hunger Games (credo che torni anche nel recentissimo Maze runner, ma ancora non l’ho letto), e magari accennare a qualche altro punto che precisasse il tema adolescenziale – nulla è impossibile, basta volerlo, i progetti altisonanti, i silenzi e le chiusure – ma tutto sommato, considerata la durata limitata della trasmissione, direi che va bene così.

L’unica cosa che correggerei è il riferimento al film di Luhrmann e in generale a tutte le trasposizioni moderne che interpretano l’inimicizia fra Montecchi e Capuleti in termini di rivalità fra bande urbane, da West side story in poi. È un collegamento immediato e senz’altro corretto, ma tende a inquadrare la nostra percezione della tragedia dentro schemi troppo adulti – la faida – che fanno un po’ perdere quella che secondo me è una chiave di lettura interessante.

Ovviamente (meglio precisarlo) è chiaro che il tema della tragedia non è questo, e che Shakespeare voleva da una parte raccontare la storia commovente di due amanti sfortunati e dall’altra delineare una parabola che vede la riconciliazione sorgere dal sangue scioccamente sparso, ma questo non vuol dire negare che la tragedia abbia più livelli di lettura; del resto è altrettanto vero che il sangue sacrificato per dare la pace alla città è sangue di giovanissimi: è solo la morte dei propri giovani che permette agli adulti di avere un futuro, e quindi il tema degli adolescenti, cacciato dalla porta, ritorna dalla finestra.

Quel che è rimasto fuori

Se guardo i miei appunti per la puntata e li confronto con quel che ho detto in trasmissione mi pare che ci sia un tema di cui non ho parlato, anche perché mi avrebbe portato lontano dall’argomento principale, ed è quello della risoluzione dei conflitti.

Ci sono arrivato riflettendo sulla inconsistenza delle figure adulte, cosa alla quale ho accennato in trasmissione sottolineando però soprattutto la loro incompetenza rispetto ai propri figli. C’è però un altro tema rispetto al quale gli adulti sono clamorosamente incompetenti ed è quello della risoluzione dei conflitti, tanto che mi sono chiesto se non si potrebbe una volta organizzare una lettura collettiva del Romeo e Giulietta (o una sua drammatizzazione) all’interno di un corso del movimento per la pace sulla gestione nonviolenta dei conflitti.

In trasmissione ho citato come esempio il Duca, per il quale l’unica soluzione possibile è apparentemente quella di imporre la pace con l’uso della forza. Ma l’esempio più caratteristico è frate Lorenzo, ovviamente, le cui azioni non possono che essere definite criminalmente sciagurate: sposa i ragazzi in maniera strumentale, sperando di porre le premesse di una riconciliazione fra le famiglie; dopodiché Romeo e Giulietta sono posti in una situazione insostenibile le cui conseguenze ricadono su di loro e non sul frate il quale, invece di assumersi la responsabilità, architetta un’altra trama che avrà esiti definitivamente tragici: non so a voi, ma a me frate Lorenzo ha ricordato un buon numero di mediatori internazionali visti tristemente all’opera in momenti recenti.

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