Duelli e pennelli

Uccidete Caravaggio (De Nardo – Casertano – Florean, Sergio Bonelli Editore 2014)

Uccidete Caravaggio Storie BonelliLa recensione

Ho comprato e trovato molto bello lo speciale della collana Le storie della Bonelli intitolato Uccidete Caravaggio!, di cui vedete la copertina qui a fianco.

Lo sceneggiatore De Nardo intreccia abilmente i fatti veri dell’ultima parte della vita di Caravaggio con una vicenda avventurosa che vede come protagonista il capitano Serrano, uno spadaccino spagnolo incaricato dal Cardinale Villanova di trovare e uccidere il pittore, che è fuggito da Roma dopo aver ucciso in duello un gentiluomo della corte del Papa ed è ricercato.

Oltre a Serrano e al suo famiglio Ramiro anche altri sicari sono però sulle tracce di Caravaggio, che gode d’altra parte della protezione della potente famiglia dei Colonna, e così inseguimenti, duelli, evasioni, cacce sul mare e colpi di scena si susseguono, secondo le migliori tradizioni delle vicende di cappa e spada (genere nel quale questa storia si colloca a peno titolo).

I disegni di Casertano sono molto belli e il colore della Florean molto efficace, quindi sotto l’aspetto grafico il volume vale senz’altro l’acquisto. Per quanto riguarda la sceneggiatura De Nardo è molto abile nel gestire gli eventi storici reali tenendoli però sullo sfondo e dando così più spazio a Serrano, che è una specie di hidalgo triste con un passato tormentato col quale proprio la caccia a Caravaggio gli darà l’occasione di fare i conti.

C’è in realtà qualche verbosità di troppo, soprattutto nei momenti nei quali il Cardinale si dilunga nella discussione delle conseguenze teologiche dell’arte di Caravaggio: questo dipende dal fatto che De Nardo si sforza di tessere la sua storia utilizzando anche un altro filo, che è appunto quello della qualità dell’arte di Caravaggio e delle reazioni che suscita in una vasta gamma di comprimari, soldati, popolani, religiosi, nobili, colleghi artisti e così via. Queste reazioni dipendono, ovviamente, dalla cultura dei personaggi ma sono tutte inserite nella religiosità cristiana di fine ‘500 che tutti ovviamente condividono – da qui le preoccupazioni del Cardinale e le contrapposte reazioni positive della gente umile: la stessa evoluzione di Serrano dipende dall’influenza che l’arte di Caravaggio esercita su di lui, man mano che nella caccia si imbatte nei dipinti che questi lascia dietro di sé. Secondo me questa dimensione andava sfruttata forse un po’ meglio: anche ammettendo che questo non poteva togliere spazio alla vicenda avventurosa e alle pagine riservate ai necessari duelli e ammazzamenti, si poteva esplicitare di più questa dimensione e gestire meglio l’insopportabile Cardinale. Anche con questo difetto, comunque, Uccidete Caravaggio! è una gran bella storia che vale la pena di procurarsi e di leggere.

Anche se…

Quale pubblico per questo fumetto?

Uccidete Caravaggio Storie Bonelli 2Senza voler essere ingeneroso ho l’impressione che Uccidete Caravaggio! mi sia piaciuto tanto non solo per i suoi meriti intrinseci (che ci sono senz’altro) ma anche perché è di gran lunga migliore della maggior parte di quanto è uscito nelle Storie e in generale di molta recente produzione Bonelli: magari inserito in un panorama fumettistico più ampio rimane un prodotto molto professionale, un’opera senz’altro riuscita, ma insomma non indimenticabile. Non ci sarebbe cioè da gridare al miracolo: perché forse alla sceneggiatura manca quel guizzo finale determinante che fa la differenza fra un buon prodotto e uno eccellente, quel tanto di melodramma in più nel doppio rapporto fra Serrano e Caravaggio da una parte e Serrano e il suo avversario-alter ego Lagarde dall’altra, per esempio, o un po’ più di compassione per la sfortuna che perseguita Caravaggio, un uomo che in qualche modo rovina se stesso con la sua intemperanza, o un taglio etico più pronunciato nella riflessione fra arte di Caravaggio e concezione religiosa. Insomma: ci sono tanti spunti che la storia presenta che forse potevano fornire quel guizzo in più e che De Nardo tratta in maniera un po’ troppo compassata.

È un dubbio che non vorrei approfondire, per non unirmi alla schiera di critici di fumetti de noantri che stanno lì a tagliare i panni addosso a sceneggiatori e disegnatori – in particolare Bonelli – in maniera spesso francamente urticante. E quindi stamattina sull’autobus mi è venuta in mente una domanda alternativa, che si inserisce in un dibattito che, a quanto leggo in giro, attraversa il mondo del fumetto italiano e anche la redazione Bonelli, pensando al calo dei lettori: qual è il pubblico al quale si rivolge Uccidete Caravaggio!i? Di solito per comodità il target è diviso fra vecchi e giovani, intendendo per “vecchi” lo zoccolo duro dei lettori abituali – e tutti coloro che, anche se non lettori, presumibilmente ne condividono in generale i gusti e le esperienze – e per “giovani” i consumatori di ultima generazione di videogame, serie televisive e altre narrazioni ma poco avvezzi in generale alla lettura di fumetti, tanto più nel formato Bonelli.

A occhio direi che il target di Uccidete Caravaggio! è quello dei “vecchi”: è piaciuto a me, è piaciuto a mia moglie, che non è una lettrice abituale, è piaciuto a tutti i miei amici ai quali l’ho fatto vedere. In generale è uno dei pochi numeri delle Storie che davvero richiami alla mente i volumi della collana Un uomo, un’avventura, alla quale la nuova collana dichiara di ispirarsi. E per aver letto e apprezzato Un uomo, un’avventura occorre per forza essere verso gli “anta”, o avere letto molti fumetti. Il che, probabilmente, non suggerisce che Uccidete Caravaggio! sia un fumetto scritto con un linguaggio particolarmente innovativo, o adatto ad attrarre un pubblico di nuovi lettori.

Sarà davvero così? Per me è ovviamente difficile infilarmi nella testa di un adolescente attuale, ma la risposta mi pare controversa. Certo l’andamento della storia, per quanto movimentato, non è frenetico; certo ci sono un po’ di riferimenti culturali che possono non essere immediatamente comprensibili a un ragazzino; e certo non mi pare più il tempo, come all’esordio di Dylan Dog o dei manga, che possano Uccidete Caravaggio Storie Bonelli 3bastare un po’ di nudi femminili a fare colpo sul lettore. Ma mi sono chiesto se questi o altri siano davvero davvero elementi decisivi nel garantirsi l’attenzione di un certo tipo di pubblico, e non sono convinto.

Ho trovato interessante, per esempio, fare un confronto fra Uccidete Caravaggio! e una serie che, se non capisco male, è dichiaratamente volta al “nuovo” pubblico come Orfani. Con sorpresa trovo che, fatta la tara alla differenza fra serialità e numero unico, fra fantascienza e cappa e spada e così via, ci siano più punti di contatto nella scrittura che differenze: sia De Nardo che Recchioni usano lo stesso procedimento, peraltro tipico e  cioè filtrano nelle loro storie una gran mole di materiale narrativo tipico del genere, più prestiti di altri elementi provenienti magari da altri generi ma comuni sia all’autore che ai suoi lettori (penso, per esempio, alla caratterizzazione del generale Nakamura preso da Takeshi Kitano in Orfani). Faccio fatica a pensare che con un procedimento così simile il risultato possa apparire così radicalmente diverso a un lettore giovane: è vero che De Nardo è del ’58, ma non è che i riferimenti di Recchioni siano proprio proprio contemporanei: quanti saranno i ventenni di oggi che hanno visto un film di Kitano? E poi è abbastanza triste pensare che un lettore compri un fumetto solo perché ci ritrova tutti gli stilemi narrativi ai quali è abituato da, poniamo, il suo telefilm preferito: vorrebbe dire che il fumetto dovrebbe essere del tutto derivativo e che non gli rimarrebbe nessuna libertà nella costruzione di un linguaggio autonomo o nella proposta di un proprio stile narrativo, ma dovrebbe solo limitarsi a riprodurre su carta quel che il lettore è abituato a vedere su schermo. E, del resto, se Uccidete Caravaggio! ha forse un po’ troppo pochi antieroi bastardi di quanti ne possano comparire in Game of thrones, per citare il massimo successo contemporaneo, atmosfere e situazioni sono abbastanza vicine ad altri successi HBO come Tudor e Borgias, quindi dal punto di vista dell’inserirsi dentro un immaginario contemporaneo direi che ci siamo: se il pubblico giovane non fosse attratto da questo fumetto – parlo per ipotesi: magari è già un oggetto di culto – dovrebbe esserci un’altra spiegazione.

Certo, confrontato con Orfani – o con un manga – il linguaggio puramente fumettistico di Uccidete Caravaggio! (cioè la costruzione della tavola, l’uso espressivo del colore e mille altri elementi) sembra piuttosto tradizionale, ma faccio fatica a pensare che da sola sia una dimensione che possa respingere i lettori, tanto più che i disegni sono molto belli e inoltre c’è l’elemento virtuosistico dell’inserimento armonico delle opere di Caravaggio dentro il disegno (come immagino che avrete notato più sopra).

Riflettendo su questo speciale delle Storie e sul leggero senso di incompiutezza che mi è rimasto dopo la lettura sono convinto insomma che l’obiettivo del conquistare il pubblico non passi tanto per la scelta di un certo genere, per il citazionismo o l’inserimento di determinati elementi narrativi o l’utilizzo di un certo linguaggio ma dipenda, essenzialmente, dalla qualità della storia e, ancora di più, dai personaggi. Uccidete Caravaggio!  è una lettura certamente profondamente soddisfacente per un appassionato di fumetti come me, ma forse non abbastanza esemplare, non abbastanza affabulatoria – per quel tantino mancante di cui parlavo più sopra – da poterlo dare in mano a uno che non ha mai letto fumetti e trasformarlo in un lettore appassionato. Un giudizio equilibrato è, insomma, che si tratta di un lavoro molto buono ma non straordinario.

D’altra parte, man mano che riflettevo sul possibile pubblico di Uccidete Caravaggio! mi sono abbastanza convinto che forse è la distinzione stessa fra pubblico vecchio e giovane a non essere particolarmente convincente, o utile. Forse si potrebbero tracciare altri tipi di divisioni: per esempio in un momento in cui è evidente che tutta la letteratura di genere ha come target privilegiato il pubblico femminile non mi sembra che Bonelli abbia mai esplorato davvero questa possibilità: ecco, se c’è un elemento tradizionale in Uccidete Caravaggio! è l’essere il suo immaginario così dichiaratamente maschile. Il che non vuol dire, naturalmente, che la soluzione siano delle protagoniste femminili (anche se Uccidete Artemisia Gentileschi! poteva essere un’idea interessante) – per esempio Legs Waver era quanto di più beceramente maschilista si potesse immaginare, con le tutine di latex e le tette quinta misura – però certo delle variazioni si potrebbero sperimentare (anche sapendo che ci sono una serie di pericoli).

Due parole… didattiche

Uccidete Caravaggio Storie Bonelli 4Appena ho finito di leggere Uccidete Caravaggio! mi sono detto che avrei dovuto segnalarlo alla mia amica Laura Todde e ad altri appassionati di storia dell’arte. Il fatto che siano anche tutti insegnanti mi ha fatto poi pensare che forse il volume si presta anche a un utilizzo scolastico.

Non penso naturalmente a utilizzi ingenui sul genere: «fatelo leggere ai gggiovani che sono tanto amanti dei fumetti così si appassionano allo studio senza nemmeno accorgersene»: come per il gioco la lettura deve essere libera e inutile: se serve a qualcosa non è più gioco, è lavoro, e tutti sappiamo che non c’è miglior modo di far odiare un libro alle generazioni future che adottarlo come libro di testo.

Penso piuttosto, prima di tutto, che faccia bene agli studenti sperimentare linguaggi diversi, e che tutto sommato Uccidete Caravaggio! valga altrettanto bene come introduzione al periodo e al personaggio di Michelangelo Merisi di un testo di qualunque altro tipo, col vantaggio che l’approccio narrativo in molti casi si fa raccomandare: poi ci sarà sempre tempo per discutere di uso del pennello, di realismo drammatico e di Giulio Carlo Argan (sempre sia lodato).

In realtà ci sarebbe un altro utilizzo possibile, a scuola, affine al lavoro fatto dai Fabbricastorie sulla storia della Sardegna e che renderebbe giustizia al lavoro fatto da De Nardo nel romanzare la vicenda reale: considerato che oggi il classico tema è sostituito da altre produzioni, il saggio, l’articolo di giornale… provare a chiedere agli studenti di scrivere una sceneggiatura – o almeno un soggetto – che utilizzi come sfondo un episodio storico, col divieto però di usare i personaggi storici come protagonisti principali. Avrei un intero elenco di possibili titoli da suggerire, per esempio Lo schiavo di Cicerone, Fate evadere Napoleone!, Roma Città aperta, La freccia nera, Quo vadis?Uccidete Caravaggio!… ah no, scusate, una parte di questi sono già presi: comunque se volete provare a fare qualcosa del genere in classe io e i Fabbricastorie siamo certamente disponibili a dare una mano.

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