Morire di disperazione

L’Economist ha un articolo interessante sulle cosiddette “morti di disperazione”: l’accrescersi anno dopo anno, in maniera lenta ma stabile, delle morti per suicidio, overdose o malattie collegate all’alcolismo fra la popolazione bianca di mezza età degli Stati Uniti, un fenomeno che non si riscontra in altri paesi. Lo traduco perché è breve ma ficcante; lascio a ciascuno valutare se la cosa c’entri con Trump oppure no (io un po’ ci credo e un po’ no, ma giudicate voi).

L’articolo originale è stato pubblicato sulla versione cartacea della rivista e poi riproposto on line. Il grafico incluso è quello originale.

È più probabile che le crisi economiche siano mortali in America

Nuovi risultati della ricerca mostrano che la mortalità fra la popolazione bianca di mezza età continua a crescere

I lavoratori americani senza titolo universitario hanno sofferto finanziariamente per decenni – cosa che è nota da decenni. Più recente è la scoperta che le loro pene potrebbero avere conseguenze letali. Nel 2015 Ann Case e Angus Deaton, due ricercatori (sposati fra loro), riferirono che nei vent’anni fino al 1998 il tasso di mortalità dei americani bianchi di mezza età è diminuito di circa il 2% all’anno. Ma fra il 1999 e il 2013, le morti sono salite. L’inversione di tendenza è tanto più sorprendente considerato che in Europa la mortalità complessiva nelle fasce di mezza età ha continuato a diminuire dello stesso 2%. Arrivati al 2013 gli americani bianchi di mezza età stavano morendo al doppio del tasso degli Svedesi di pari età di tutte le razze (vedere il grafico). La responsabilità era dei suicidi, delle overdose e dell’abuso di alcol.

Case e Deaton hanno ora aggiornato il loro lavoro su queste cosiddette morti di disperazione. I risultati, presentati questa settimana al Brookings Institution, un think-thank, non sono più incoraggianti. La mortalità fra i bianchi di mezza età ha continuato a crescere nel 2014 e 2015, contribuendo a una caduta dell’aspettativa di vita nella popolazione nel suo complesso. La tendenza trascende la geografia. Si riscontra in quasi tutti gli stati, e sia nelle città che nelle aree rurali. Il problema sembra peggiorare nel tempo. Le morti da stupefacenti, suicidi e alcol sono salite in ogni coorte di ampiezza di cinque anni dei bianchi anti dopo il 1940. E in ogni gruppo l’invecchiamento sembra avere effetti peggiori.

Si potrebbe pensare che la mortalità in aumento sia il rovescio della medaglia dei redditi in diminuzione. La tendenza recente dei redditi mediani per persona nelle famiglie capeggiate da bianchi fra i 50 e i 54 anni rispecchia il tasso di mortalità. Il reddito è salito negli anni ’90 e poi è diminuito negli anni 2000, riportandosi grosso modo sulle posizioni di partenza. Ma se si dividono le persone sulla base dell’istruzione la relazione svanisce. Il reddito dei laureati ha seguito uno schema simile (la maggior parte dell’aumento di valore di una istruzione universitaria è avvenuto prima del 1990). Ma la loro mortalità è costantemente diminuita. E le morti di disperazione sono molto più rare fra i neri e gli ispanici, i cui redditi hanno seguito percorsi simili.

Gli autori sospettano che siano all’opera forze più amorfe e di lunga durata. La causa fondamentale rimane un racconto ben noto di malessere economico: gli sviluppi nel commercio e nella tecnologia hanno soppresso molte opportunità per i non qualificati, specialmente nell’industria. Ma sono in gioco anche cambiamenti sociali. Man mano che la vita economica è diventata meno sicura i maschi bianchi non qualificati hanno tendenzialmente privilegiato relazioni instabili di coabitazione invece che matrimoni. Hanno abbandonato la tradizionale religione comunitaria in favore di chiese che enfatizzano l’identità personale. Ed è diventato più probabile che smettano di lavorare, o di cercare lavoro, interamente. Il crollo della famiglia, della comunità e di chiare strutture di vita in favore delle scelte individuali, ha liberato molti ma ha lasciato coloro che falliscono nell’autocolpevolizzazione e nei sentimenti di impotenza e disperazione.

Perché sono i bianchi coloro che sperimentano gli effetti peggiori? Gli autori ipotizzano che la loro infelicità derivi dalle loro aspirazioni infrante. I neri e gli ispanici affrontano condizioni economiche peggiori, ma hanno alla base aspirazioni inferiori. O possono avere tratto speranza dai progressi nei confronti della discriminazione. I bianchi poco qualificati, al contrario, possono trovare molti aspetti delle loro vite perennemente deludenti. Questo può spingerli verso la depressione, l’abuso di droghe e verso l’alcol.

L’eccezione americana

La teoria, tuttavia, non spiega perché la sfortna sia così letale in America. Non è certo l’unico luogo dove i posti di lavoro nell’industria sono scomparsi e il tessuto sociale si è logorato. In altri paesi di lingua inglese – Australia, Inghilterra, Canada e Irlanda – le morti per disperazione sono aumentate, ma non così tanto. È necessaria una quantità maggiore di ricerca per capire esattamente cosa sta succedendo. Ma non è difficile vedere modi attraverso i quali gli americani sono particolarmente vulnerabili.

Un esempio è la facile disponibilità di antidolorifici oppioidi. Le morti per oppioidi sono più che raddoppiate fra il 2002 e il 2015. L’epidemia è principalmente localizzata nel Nord America. Un altro è l’accesso alle armi da fuoco, che sono utilizzate in circa metà dei suicidi. Tuttavia, sebbene entrambi questi fattori possano probabilmente far aumentare le morti, non possono spiegarle completamente. L’alcol, che uccide molti di quelli che disperano, è facilmente disponibile in tutto l’Occidente.

Una ragione di base molto più credibile per la disperazione è la mancanza di una rete di sicurezza per fasce di americani, in particolare nella sanità. Prima che l’Obamacare finanziasse una espansioe di Medicaid (assicurazioni sanitarie per i poveri fornite dal governo) pochi stati fornivano una qualunque copertura per adulti che non avessero bambini a carico (oggi, dei diciannove stati che non hanno espanso Medicaid, solo il Wisconsin fornisce copertura agli adulti privi di figli). Una mancanza di copertura sanitaria ha implicazioni ovvie per la mortalità quando la malattia colpisce. Ma questo crea angoscia anche ai sani. Uno studio randomizzato nell’Oregon ha rilevato che Medicaid riduce il tasso di depressione di un terzo; i ricercatori hanno riscontrato una maggiore quantità di tensioni finanziarie negli stati che non hanno espanso il programma. In altri paesi ricchi, le persone in ristrettezze economiche non devono preoccuparsi di pagare per le cure sanitarie.

Assicurazioni sociali di tipo più ampio mancano anch’esse. L’aiuto disponibile per i lavoratori che si ritrovano disoccupati è infimo rispetto alle perdite di reddito di una vita. In percentuale sul PIL l’America spende solo un quinto della media dell’OCSE, un circolo principalmente di paesi ricchi, per l’addestramento dei lavoratori. Spende solo un quarto della media in aiuti finanziari per i disoccupati. E tuttavia non sembra che gli americani si costruiscano da sé le loro reti di sicurezza: il 46% dice che non potrebbero far fronte a una spesa inaspettata di 400 dollari e dovrebbero vendere qualcosa o fare un debito per poter pagare. Una esistenza economica pericolante e una cultura che in maniera pressoché indiscriminata considera le persone responsabili delle loro condizioni sono tossiche per il benessere mentale.

È improbabile che la vita divenga più sicura per i poco specializzati. Di fatto ci sono scelte di governo che la possono rendere più rischiosa. La legge sulla sanità che doveva essere posta in votazione quando l’Economist è andato in macchina avrebbe fortemente aumentato i costi per gli anziani e i più poveri che sono coloro che stanno soffrendo di più. Una via per ridurre la disperazione può risiedere nel fatto che le future aspirazioni di americani di bassa qualificazione riducano le loro aspettative. In effetti, alcuni dei giovani disoccupati sembrano già contenti di passare buona parte del loro tempo libero a giocare ai videogame. Ma l’America può sicuramente fare meglio che sperare in meno speranza.

Facebook Comments

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito usa cookie o permette l'uso di cookie di terze parti per una vasta serie di funzionalità, senza le quali non potrebbe funzionare con altrettanta efficacia. Se prosegui nella navigazione, scorri questa pagina, clicchi sui link presenti nel sito, commenti un contenuto, condividi una pagina o un articolo, scarichi un file, visualizzi un video o utilizzi un'altra funzione presente su questo sito stai probabilmente attivando un cookie e acconsenti quindi implicitamente all'utilizzo di cookie. Per capirne di più o negare il consenso leggi la cookie policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close