CoordinateLe narrazioniLibriMesse in scenaRecensioni

‘na tragedia

Per fare pubblicità al fatto che stasera alle 19.10 va in onda la nuova puntata di Oggi parliamo di libri (dedicata alla Medea di Euripide, non perdetela!), vi invito all’ascolto della puntata precedente, in cui ho parlato della tragedia greca in generale.

La tragedia greca (Oggi parliamo di libri, 29/09/2015)

Tragici greciLa puntata è andata via liscia, tutto sommato. Si poteva forse spiegare un po’ meglio quello strano discorso sulla attualità del teatro greco; non mi riferivo tanto ai contenuti (che, come dimostra la Medea, sono assolutamente contemporanei) quanto al fatto che, insomma, i teatranti sono teatranti in tutti i tempi – mi ha molto colpito scoprire, mentre mi preparavo per questo ciclo di puntate, che quel che identifica Testi, il primo attore, sono esattamente gli apparati scenici (che portava sul carro, e così abbiamo scoperto anche il significato de il carro di Tespi): e un teatro basato su apparati scenici è già un teatro strutturalmente evoluto.

Per il resto ho cercato di riproporre un punto di vista per quanto possibile originale sul tema della catarsi e in generale sulla sacralità della tragedia: più rileggo questi vecchi testi e più mi convinco che sono Tragici greci Einaudicomprensibili solo in un’ottica comunitaria. Non intendo dire, anche se già questo spesso ci sfugge, che ovviamente il testo teatrale si comprende solo se rivolto a un pubblico, e quindi è già di per sé un fenomeno sociale: piuttosto avevo in mente il fatto che l’autore scriveva per un pubblico definito e da lui ben conosciuto – i suoi concittadini, che in una polis ateniese vuol dire vicini di casa, parenti, amici (e nemici!) – ma che gli stessi legami di strettissima conoscenza legavano anche molti degli spettatori fra loro. La fruizione dell’opera era quindi un fatto collettivo e l’effetto religioso, di purificazione, la dimensione rituale non sono fatti psicologici individuali ma sociali: non dovremmo affrontare in fondo la tragedia pensando a Freud, ma piuttosto a Giovanni il Battista, diciamo.

Nella puntata forse non tutto mi è venuto chiaro come intendevo, ma ecco: quel che volevo dire era questo!

Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito usa cookie o permette l'uso di cookie di terze parti per una vasta serie di funzionalità, senza le quali non potrebbe funzionare con altrettanta efficacia. Se prosegui nella navigazione, scorri questa pagina, clicchi sui link presenti nel sito, commenti un contenuto, condividi una pagina o un articolo, scarichi un file, visualizzi un video o utilizzi un'altra funzione presente su questo sito stai probabilmente attivando un cookie e acconsenti quindi implicitamente all'utilizzo di cookie. Per capirne di più o negare il consenso leggi la cookie policy - e le informazioni sulla osservanza della GDPR

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi