Entrare nel sepolcro

La settimana scorsa il gruppo La Pira si è preparato alla Pasqua con una lectio divina sul brano del Vangelo di Giovanni che viene letto nella Messa del giorno di Pasqua (la notte, invece, si legge il brano della Resurrezione tratto da quello dei sinottici che corrisponde al ciclo liturgico triennale, quest’anno Luca).

Siccome l’ho preparata io (eravamo un po’ di fretta e non abbiamo usato il nostro metodo condiviso, ma questa è un’altra storia e sarà raccontata un’alta volta) mi sembra utile condividere gli appunti, finché ce li ho freschi: magari a qualcuno sono utili e mi è sembrato un modo appropriato per il blog per fare a tutti i suoi auguri di Pasqua, considerato che in quei giorni ero in vacanza fra Londra e Edinburgo e non ho aggiornato il sito (ero partito con l’idea di recuperare un attimo di tempo sabato per pubblicarlo poi domenica, ma invece sono andato a vedere i tulipani a Holland Park, abbiate pazienza).

E insomma, anche se in ritardo: buona Pasqua!!

Come prima cosa conviene leggere direttamente il testo evangelico:

1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

(Gv 20,1-9)

Devo dire che nel prepararmi mi sono sentito molto colpito, come raramente mi succede studiando il Vangelo, dall’aspetto puramente letterario della costruzione del brano, che è estremamente ricercata e, contemporaneamente, facilmente comprensibile come raramente accade in Giovanni.

Prima però di discutere il testo direttamente servono alcuni cenni al contesto. Anzitutto sia il brano che il resto del capitolo è molto… domenicale, segnato da continui riferimenti a a questo giorno particolare: il brano si apre infatti con quella precisa indicazione temporale («il primo giorno della settimana»), più tardi la collocazione temporale sarà di nuovo ricordata (al versetto 19: «la sera di quel giorno, il primo della settimana») e più tardi ancora, nell’episodio di Tommaso, tornerà nuovamente un riferimento al “giorno dopo il sabato”, «otto giorni dopo» (al versetto 26), cioè di nuovo domenica. Per noi appare ovvio, abituati come siamo a considerare la domenica come il giorno festivo per eccellenza, ma il riferimento insistito aiuta a ricordare perché la domenica ha questo ruolo centrale e a ricordare che la Pasqua non è celebrata in un giorno particolare a caso – leggendolo ora il riferimento è meno evidente, sentendo proclamare il Vangelo in quel giorno l’impressione è ovviamente più forte.

Poi va detto che il brano differisce abbastanza da quelli corrispondenti dei sinottici, i quali sono tutti centrati sull’annuncio della Resurrezione fatto alle donne (da un angelo e da Gesù stesso in Matteo, da un uomo in vesti sfolgoranti in Marco, da due uomini in bianche vesti e da Gesù in Luca). In Giovanni, invece, l’apparizione degli angeli e di Gesù a Maria di Màgdala, che pure c’è (nei versetti immediatamente successivi al nostro brano)

11Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

(Gv 20,10-18)

avviene quando il fatto della resurrezione è stato già annunziato (al versetto 8 del nostro brano), e ha casomai una funzione esplicativa analoga a quella che in Luca ha l’episodio dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35). Insomma, nei sinottici il punto di vista è quello di chi attivamente dà l’annuncio della Resurrezione, mentre Giovanni invece costruisce il brano attraverso i punti di vista (l’uso del termine, come capiremo più avanti, è appropriato) di diversi personaggi presentati in successione: Maria, Pietro, Giovanni, poi nel seguito di nuovo Maria e infine Tommaso, con una certa simmetria che prevede due movimenti ascendenti paralleli che entrambe le volte prendono le mosse da Maria e giungono poi a una affermazione della Resurrezione che è anche enunciazione di un insegnamento.

18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gv 20,18-29

Torniamo però al nostro brano specifico e ai suoi tre personaggi. Il primo punto di vista, dunque, è quello di Maria, la quale è anche quella che, nel nostro brano, ha la comprensione più imperfetta di quanto accade (non solo ora ma anche dopo, quando non riconosce gli angeli e prende Gesù per il giardiniere): giunge al sepolcro ma non entra e piuttosto si ferma al dato periferico della pietra rotolata; leggo che la particolare forma verbale del testo greco che in italiano è reso con «era stata tolta» dovrebbe alludere all’azione di una forza impersonale e quindi miracolosa, ma la vaghezza della comprensione di Maria è data anche dal modo generico con il quale riferisce la mancanza del corpo: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Hanno presuppone un plurale: chi sono i soggetti?

Il secondo plurale («non sappiamo») può essere anche il segno della rimanenza, nella memoria, della presenza delle altre donne che secondo i sinottici accompagnavano Maria, ma in qualche modo rende anche il senso di smarrimento di una comunità già provata dalla morte del suo maestro e ora scossa da quest’altra notizia gravissima: è una sensazione di agitazione, di gente che se ne va di qua e di là senza sapere che fare, che è resa anche dall’incalzare di verbi di movimento che si susseguono e danno ritmo al racconto: uscì, si recarono, correvano insieme, corse più veloce, giunse, non entrò, giunse, lo seguiva, entrò…

Dalla posizione indeterminata di Maria il punto di vista si sposta su Pietro (prima brevemente su Giovanni) e poi su Pietro. Ci sono adesso due differenze: una è che Pietro entra nel sepolcro: non sono particolarmente esperto di antropologia ebraica, ma scommetterei che le tombe dei morti non erano precisamente un luogo nel quale si entrasse volentieri e vedo che Numeri dice:

Chiunque sulla superficie di un campo avrà toccato un uomo ucciso di spada o morto di morte naturale o un osso d’uomo o un sepolcro, sarà impuro per sette giorni.

Nm 19,16

Entrare nel sepolcro non è ancora accettare che il Figlio di Dio trionfi quando elevato sulla croce come un malfattore, però, insomma, è un buon inizio.

L’altro scarto fra Pietro e Maria è che Giovanni dissemina il brano di termini che indicano l’azione del vedere, ma ha cura di differenziarli (il testo che sto usando – la versione ufficiale cattolica del 2008 – differenzia anche nella traduzione italiana, quello precedente, del 1974, usava sempre vedere): Maria guarda in senso puramente fisico (βλέπω), invece Pietro osserva (θεωρέω); questo riferimento allo sguardo rimane in tutto il capitolo ed è centrale nell’episodio di Tommaso e soprattutto nel versetto che chiude il capitolo.

Pietro vede e medita, ma non ha ancora la perfetta identità di vedere e sentire col cuore che è di Giovanni, a cui spetta ora il proscenio: il brano è costruito per dare al suo vedere (per il quale il Vangelo usa un terzo verbo greco ancora diverso, ὁράω) il senso di un punto di arrivo: guardare, osservare, credere – peraltro temperato da una totale mancanza di volontà di primato: si può anche essere stati discepoli prediletti di Gesù, ma essere arrivati lo stesso al sepolcro senza avere «compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti».

Segnalo che su questa progressione di sguardi mi è venuta la curiosità di scoprire quali sono i verbi greci che vengono usati nel prosieguo del capitolo, soprattutto nell’episodio di Tommaso: se non ho visto male l’azione puramente fisica del guardare scompare, osservare (θεωρέω) rimane finché Gesù non si palesa e da quel momento in poi invece è sempre usato ὁράω: il rimprovero a Giovanni non è perché ha voluto vedere i segni (le mani, il costato) ma perché ha voluto vedere Gesù, mentre a Giovanni sono bastate le bende.

Già, le bende. La presentazione del brano non sarebbe completa senza notare due preoccupazioni della prima comunità cristiana che corrono sottotraccia al brano. La prima riguarda proprio le bende e il sudario ed è quella di controbattere (o prevenire) l’accusa di avere sottratto il corpo di Gesù. È la stessa preoccupazione che emerge nel puntiglioso racconto di Marco:

57Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. 58Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. 59Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito 60e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. 61Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
62Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, 63dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: «Dopo tre giorni risorgerò». 64Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: «È risorto dai morti». Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». 65Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». 66Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

Mc 27,57-64

Qui c’è, all’inizio del nostro brano, la precisazione che Maria (le donne) la pietra l’hanno trovata già rotolata, ma soprattutto che le bende (la traduzione in italiano non rende bene) erano là dove era stato posto il corpo di Gesù, ma come sgonfiate senza essere state svolte, come appunto nel caso che un involucro si svuoti e la sua parte esterna si afflosci su se stessa. Allo stesso modo il sudario, che stava attorno al capo, era ancora arrotolato su se stesso e annodato, nel punto del capo (esattamente come non è nell’iconografia classica, come quella della foto che ho trovato da mettere qui sopra).

L’altra preoccupazione emerge dall’ambivalenza del mantenere il dato, affermato unanimemente dai sinottici, che Gesù per primo è apparso alle donne, e contemporaneamente introdurre due discepoli in posizione centrale. In parte serve a Giovanni per costruire un ventaglio di reazioni diverse all’evento della Resurrezione che arriva fino a Tommaso mediante le quali propone il suo insegnamento, ma in parte secondo alcuni commentatori cela anche la volontà di affermare un conformità della testimonianza ai dettami della legge ebraica, che nei processi richiedeva almeno due testimoni

Un solo testimonio non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato questi abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o di tre testimoni.

Dt 19,15

e non permetteva alle donne di ricoprire il ruolo.

Peraltro, senza voler negare la mentalità maschilista del tempo, sono andato a cercarmi il riferimento biblico e non l’ho trovato – la citazione che si trova in giro secondo la quale ci vuole la testimonianza di due donne per fare quella di un uomo è del Corano – e secondo me nella Bibbia non c’è, almeno direttamente. C’è probabilmente nel Talmud, ma a quel punto bisogna capire, per esempio, quanto questo rappresenti il sentire delle varie correnti dell’ebraismo prima dell’esilio (le donne sono testimoni credibili secondo la Mishna, per esempio, e lo stesso Giovanni non ha problemi a riportare come credibile la testimonianza della Samaritana, per dire), e ci sono molti indizi che questa storia che ci volevano Pietro e Giovanni per corroborare la testimonianza delle donne non sia particolarmente convincente e sia nata dentro uno strano calderone di apologeti cristiani, ebrei ultraosservanti e interpreti della Bibbia in senso letterale di area anglosassone, e ho deciso di non crederci.

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