Una donna. Per chiarire

Non ho visto il dibattito di venerdì fra Renzi e Zagrebelasky sulla riforma costituzionale e il referendum, quindi mi baso su quel che mi hanno raccontato e che ho letto in giro.

renzi-zagrebleskyHo visto che si dice che Renzi ha interrotto Zagrebelsky molte volte, preferendo un registro comunicativo aggressivo, immediato, che lascia poco spazio all’avversario.

Leggevo l’altro giorno su diversi siti di analisi statunitensi che una delle ragioni per le quali si ritiene che la Clinton abbia guadagnato nei sondaggi dopo il dibattito con Trump è stato per il fatto che lui la interrompeva spesso. Alle donne, si dice, non piace vedere una candidata interrotta in questo modo: plasticamente quel che rimane è l’idea di un uomo che fa il bullo con una donna.

La cosa non è del tutto infondata, nella storia della politica americana: l’esempio migliore viene dalla stessa Clinton, che nel 2000 affrontava per il Senato un certo Rick Lazio, il quale l’aveva messa molto in difficoltà ed era pari a lei nei sondaggi. Al dibattito televisivo Lazio fece una serie di cose inusuali fino a entrare fisicamente nello spazio dello studio della sua avversaria – l’atteggiamento non era particolarmente minaccioso, ma era comunque un’invasione di campo molto evidente – e questo gli fece perdere l’elezione (o gliela fece perdere peggio del previsto, diciamo).

Perché sto raccontando questo? Beh, la riforma della Costituzione oggetto del referendum è molto “maschile”: è decisionista, sbrigativa, taglia gli spazi di mediazione politica esplicita (la compensazione fra le due Camere, gli equilibri Stato-Regioni) e così via. Che a difendere questa riforma vada un Presidente del Consiglio per il quale vengono spesso utilizzati aggettivi altrettanto maschili (dinamico, efficiente, deciso, spregiudicato, dotato di killer instinct) non dovrebbe sorprendere. Forse invece Zagrebelsky dall’altra parte non è l’interlocutore più adeguato a far emergere questa dimensione del dibattito: perché è molto rispettabile, pacato, ragionatore, un civil servant che ha servito il Paese con onore, ma contemporaneamente il fatto che sia un uomo rende ciascuna di queste caratteristiche travisabile: è bolso e noioso opposto a un giovane dinamico, ha sempre fatto parte dell’élite, è, in una parola, un professorone. Perché è un uomo e il confronto con Renzi si gioca nel campo dei significati maschili. Tutto questo vuol dire che un Presidente del Consiglio che fa il gradasso con un signore anziano non è irritante – nemmeno per gli anziani, i quali di solito non sono professori, eminenti costituzionalisti e ex-Presidenti della Corte Costituzionale – come lo è  per una donna vedere Trump che fa il bulletto con Hillary.

E quindi io al prossimo dibatto con Renzi ci manderei una donna, per rigirare il gioco e rendere visibile anche sul piano simbolico di che tratta il dibattito. Non è detto che questo cambi necessariamente quel che la casalinga di Voghera pensi del referendum o che porti carrettate di voti per il NO: però almeno le cose sarebbero più chiare, diciamo.

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