Superman, spiegato bene

Frugando negli archivi del blog ho trovato questo articolo che avevo lasciato da parte per tradurlo prima o poi. Tratta di fumetti, ma mi sembra comunque interessante per tutti: parla in fondo del rapporto fra letteratura e aspirazioni sciali. Le immagini sono tratte dalla rete, tranne la prima che è quella dell’articolo originale. Anche i link sono quelli originali, tranne uno a proposito di Alan Moore che non funzionava e che ho sostituito io (una alternativa era questa). L’articolo è stato pubblicato lo scorso febbraio su The Atlantic.

Warner Bros.
Warner Bros.

Il problema di Superman

Per decenni l’uomo di acciaio non è riuscito a trovare la sua giusta collocazione, a causa di una incomprensione dei suoi punti di forza.

di Asher Elbein

Superman dovrebbe essere invincibile. Fin dal suo debutto col botto nel 1938 è stato il protagonista di almeno una regolare serie mensile a fumetti, tre film di cassetta, e quattro programmi televisivi. Il suo simbolo è riconosciuto ovunque nel globo, i sui personaggi di contorno sono leggendari e chiunque abbia una minima conoscenza dei fumetti può ripetere almeno vagamente le vicende della sua origine (lo scrittore Grant Morrison e il disegnatore Frank Quitely ci sono riusciti in otto parole e quattro vignette: Pianeta condannato. Scienziati disperati. Ultima speranza. Una coppia accogliente). È il primo dei supereroi, un genere che si è trasformato in un rullo compressore nei moderni mezzi di comunicazione.

origini-supermanE nonostante questo, per un personaggio che trae il suo potere dalla luce del sole, Superman è curiosamente coperto dal cono d’ombra di altri eroi. Secondo cifre fornite dalla Diamond Distributors, il venerando fumetto di Superman ha venduto solo 55 000 copie nel 2015, in calo dalle 70 000 del 2010 – un risultato mediocre anche per un mercato notoriamente anemico come quello dei fumetti. Si tratta di significativamente meno del suo collega Batman, che l’anno scorso ha smerciato copie a un passo comparativamente più vivace di 150 000 al mese. I media non sono stati molto più comprensivi: il programma televisivo più di lungo corso, Smallville del 2001, lo ha tenuto fuori del suo iconico costume per un decennio. Superman returns è rientrato del budget di produzione, ma si è rivelato ampiamente dimenticabile. Man of steel del 2013 si è attirato critiche feroci sia dai critici che dal pubblico per il suo tono cupo e il finale catastrofico. I trailer del seguito, Batman v Superman: Dawn of justice, hanno spostato il focus (e le risorse economiche) sul Cavaliere oscuro. Peggio di tutto, la saggezza convenzionale ne dà la colpa a Superman stesso. È noioso, dice la gente; non ci si può relazionare con lui, per nulla simile ai personaggi Marvel che dominano le classifiche e le biglietterie. Più di ogni altra cosa, ha l’aria imbarazzante. Guardatelo. Verità? Giustizia? Porta le mutande sopra i pantaloni.

Mirate! Vi rivelo il problema di Superman. È un problema che ha meno a che fare con il personaggio in sé e più con la DC Comics, che si è ritrovata bloccata con un personaggio simbolo che pensava che dovesse essere sistemato. Nel provarci lo ha rovinato quasi senza rimedio.

* * *

Il motore narrativo che Joe Shuster e Jerry Siegel svilupparono per Superman alla sua creazione dovrebbe essere, come il loro eroe, a prova di bomba. Clark Kent è un giornalista mite che nasconde al mondo la sua identità segreta, compresa la sua acuta e competente collega, che come capita è anche la donna dei suoi sogni. È così bloccato in un triangolo amoroso con se stesso, fra l’uomo che è e l’uomo che vorrebbe essere. È un immigrato spinto non dalla tragedia ma da un senso irresistibile del bene e del male e da un desiderio di cambiare il mondo per i meno fortunati – una battaglia che non può mai finire. Come ha scritto il famoso autore di fumetti Alan Moore:

Quasi sicuramente per istinto e non sulla base di una analisi psico-sociale, due adolescenti di Cleveland avevano confezionato una immagine iconica e quasi perfetta che si rivolgeva a qualcosa di profondamente radicato nella psicologia del lavoratore americano [nei primi anni ’30]… Al suo esordio, Superman sembra davvero un rappresentante della classe lavoratrice oppressa dalla quale provengono i suoi creatori, e una meravigliosa incarnazione di tutti i sogni e e aspirazioni degli spossessati.

Questo è il personaggio al suo meglio: non un insieme vagante di superpoteri, ma un uomo che lotta per la verità e a giustizia al meglio della sua considerevole capacità.

Negli anni ’40 Superman era così popolare che il suo fumetto venne adattato a un programma radiofonico di punta, che a sua volta si rivelò così popolare da aiutare a portare alla rovina parti del Ku Klux Klan. Dopo non molto era il personaggio a fumetti più importante del mondo. Ma Siegel e Shuster, sfuttati e messi da parte dalla società le cui fortune avevano costruito videro a malapena gli spiccioli dei profitti. Lontano dai suoi creatori e sotto la gestione della DC, Superman si trasformò da un populista arruffapopolo in una icona insipida dell’establishment, ruotando attraverso lo stesso insieme di avventure ogni pochi anni: un eroe con nulla di meglio da fare che costruire scherzi elaborati da giocare a Lois Lane. Nonostante la gloriosamente bizzarra super-scienza del Superman dell’Epoca d’Argento, con i suoi viaggi nel tempo, raggi di trasformazione e città in bottiglia, il motore arrugginiva nel cofano.

superman-radioNel 1962 arrivò la concorrenza. Ad agosto di quell’anno l’appena battezzata Marvel Comics, che già risuonava di successi come i Fantastici Quattro, fece uscire Amazing Fantasy numro 15, la prima apparizione dell’Uomo Ragno. Steve Ditko e Stan Lee, i suoi creatori, avevano reinventato il motore di Superman, prendendo l’archetipo dell’outsider supereroico e rendendolo un antieroe attraverso una serie di intelligenti manipolazioni. Laddove la vita romantica di Clark Kent era un gioco, quella di Peter Parker era una telenovela; laddove il capo di Clark era burbero, quello di Peter era un idiota; laddove Kent nella sua identità civile era ignorato, Parker era attivamente perseguitato. La Marvel aveva, in effetti, risolto l’enigma di come soppiantare Superman. Nel farlo cominciarono a vendere non solo ai bambini ma anche agli studenti delle superiori e alla fine agli adulti. Era una sfida che la DC, fino ad allora l’editore di riferimento, doveva raccogliere.

La DC rispose alla Marvel in maniera esitante lungo tutti gli anni ’70 riconfigurando molti dei suoi personaggi perché fossero un po’ più litigiosi e u po’ meno punti di riferimento. Alcuni, come Batman, compirono il passaggio con facilità. Altri, come Flash o Wonder Woman, furono reinventati con varie misure di successo. Ma con Superman la società inciampò una volta dopo l’altra, preoccupata di fare un macello col suo eroe di punta.

Nel 1971 la DC assunse Jack Kirby, l’architetto della Marvel Comics, ma invece di assegnargli la pubblicazione principale di Superman lo mise al lavoro su un derivato, Jimmy Olsen. Anche mentre Kirby stava macinando a getto continuo concetti che sarebbero diventati centrali nell’universo DC, la società fece ritratteggiare Superman nello stile della casa ad altri artisti. Incaricò l’autore di Batman Denny O’Neil di raccontare storie di Superman più moderne, ma rimise anche in soffitta i suoi cambiamenti. Man mano che il panorama dei fumetti mutava, Superman rimaneva o puramente supereroistico oppure continuava appoggiare sull’infinito, sempre più stucchevole triangolo di Lois, Clark e Superman. La DC aveva fossilizzato il suo portabandiera nel ruolo di uomo azienda, e nessuna quantità di kryptonite multicolore o di super animali da compagnia poteva cambiare quel fatto.

Il personaggio era ancora abbastanza popolare nella sfera culturale più ampia: il film Supermandel 1978, con Christopher Reeve e Margot Kidder, fu un successo. Ma alla fine la DC dovette prendere atto dei fatti: il fumetto aveva bisogno di essere sistemato. Nel 1985 la DC assunse John Byrne, un autore Marvel, come parte di un importante sforzo di riconversione. La serie che ne risultò, Superman: Man of steel, evocava un po’ dell’arroganza della concorrenza, reinventando velocemente e razionalizzando parti dell’universo di Superman pur mantenendone la fondamentale allegria. Lo scienziato malvagio Lex Luthor divenne uno squalo della finanza. Brani effimeri di continuity, come la carriera precedente di Clark Kent come Superboy, vennero abbandonati.

man-of-steeelPer un po’ le cose andarono lisce, ma Superman non sembrava riuscire a scrollarsi di dosso la sua scomoda reputazione. Nonostante il rilancio di Byrne le vendite del fumetto si affievolirono di nuovo, per risalire negli anni ’90 grazie a una serie di acrobazie sempre più disperate. La DC fece sposare Clark Kent e Lois Lane. Uccise Superman e lo fece tornare. Lo separò in due corpi separati, uno rosso e l’altro blu. Ogni evento fruttava rendimenti sempre più decrescenti. Alla fine la DC decise che era ora di provare a dare a Superman un nuovo inizio per il nuovo millennio.

A oggi, non ha ancora smesso di provare.

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Il problema che la DC doveva fronteggiare era questo: non si può aggiustare qualcosa se non sei sicuro di dove sia rotto. Uno dei meccanismi che bloccavano una riuscita nuova invenzione di Superman è un cambiamento nella natura del mercato dei fumetti. Dagli anni ’80, la tendenza dominante nell’industria è stato il fatto che i negozi specializzati hanno sostituito le edicole come principali distributori. Dato questo cambiamento, le società come la Marvel e la DC hanno focalizzato il loro approccio commerciale in direzione di un mercato sempre in fase di riduzione di appassionati adulti, rendendo via via più cupi i loro personaggi in un tentativo di tenere desta l’attenzione di un parco lettori disperatamente alla ricerca di una rispettabilità nei confronti dei mezzi di intrattenimento comunemente accettati. In effetti, gli adulti stavano colonizzando le narrative dei giovani adulti distorcendole lungo la via – un primo esempio di ciò che più tardi avvenne con i film leggendariamente grossolani dei Transformers di Michael Bay.

In uno dei più orrendi paradossi dell’industria dei fumetti di supereroi, i personaggi che erano stati progettati per intrattenere i ragazzini ben presto divennero completamente inadatti per loro. Cedendo a questa tendenza nello sforzo di attrarre nuovi lettori adulti, la DC ha in gran parte abbandonato i suoi punti di forza in quanto editore di storie supereroistiche ottimistiche e fantasiose e ha brancolato alla ricerca di una identità più tagliente. I personaggi di tipo esemplare sono stati colpiti con più forza da questo cambiamento – Wonder Woman in particolare ha subito quasi altrettanti reboot di Superman, l’ultimo dei quali l’ha tratteggiata come la più assetata di sangue dei suoi colleghi della Lega della Giustizia, scambiando il suo caratteristico lazo della verità con una spada.

Ma la tendenza si è rivelata particolarmente dannosa per l’Uomo d’acciaio. Nel Ritorno del Cavaliere Oscuro del 1986, uno delle pietre miliari dell’ondata di fumetti maturi di supereroi, viene dipinto come un travicello reaganiano e finsice per essre messo fuori combattimento da Batman. La scelta ha pedinato la storia di Superman fino a oggi. Gli aridi trailer di Batman v Superman si ispirano direttamente alle visioni di Il ritorno del Cavaliere Oscuro, con diverse inquadrature che replicano esattamente le vignette del fumetto precedente. L’effetto è di gridare  a tutti quelli che assistono: questo è un film serio. Non a caso, in questi trailer Superman non sorride mai.

superman-blue-redIn effetti è difficile sfuggire all’impressione che la stessa casa editrice di Superman lo trovi un pochino imbarazzante. Come fa notare l’autore di fumetti Chris Sims nella sua recensione della compilation  celebrativa Superman: a celebration of 75 years, la posizione della DC su Superman è che egli è: «un triste pasticcione depresso che non vince mai». La società ha abbandonato gli iconici mutandoni rossi nel 2011 e lo ha piazzato invece nel costume blu simile a un’armatura che attualmente indossa nei film. In risposta alle lamentele dei fan per le quali Superman era «troppo potente» e perciò noioso, ha costantemente corretto il suo livello di forza. Tentativi più ampi di conciliare il personaggio con questo nuovo approccio si sono rivelati irti di false partenze e ripensamenti dell’ultimo minuto: molti dei cicli innovativi su Superman dell’ultimo decennio, compreso il tentativo abortito di Joe Casey di posizionare il personaggio come pacifista, sono stati o rapidamente abbandonati o fatti deragliare dalle interferenze dei curatori. Nuovi approcci promettenti, compreso un tentativo radicale dei tardi anni ’90 da parte di stelle dei supereroi moderni come Grant Morrison, Mark Millar e Mark Waid, sono passati similmente senza troppa attenzione.

Invece la maggioranza delle storie di Superman pubblicate negli anni recenti sono state o reboot che spostavano semplicemente le sedie da qui a là o si sono focalizzate sulla questione della sua rilevanza. I rilanci sono stati particolarmente difficili da ignorare. Anche considerando solo dal 2001 in poi la DC ha commissionato cinque diverse riscritture delle origini di Superman nel fumetto: gli eccellenti Superman: Birthright e All-Star Superman, l’adeguato Superman: Secret Origins, l’esecrabile Superman: Earth One e l’attuale (e piuttosto buono) Superman: American Alien. I media hanno fatto anche loro la loro parte, con la serie Smallville e il film di cassetta Man of steel entrambi anche loro ossessionati dal reinventare il personaggio per l’America dei giorni nostri.

Mettere in discussione il posto di Superman nella cultura non è in sé una cattiva idea, e non meraviglia che gli autori vogliano andare a fondo del suo simbolismo verità-e-giustizia in un mondo che sembra avere poca disponibilità dell’una e dell’altra. Tuttavia questo impulso conduce nella tana del coniglio di narrazioni ombelicali che tentano all’infinito di giustificare l’esistenza del personaggio. Nel suo infinito tentativo di aggiustare Superman degli ultimi vent’anni, la DC ha ampiamente dimenticato di raccontare storie con lui.

In tutto questo è ironico il fatto che, nonostante tutta la ruggine e i rattoppi inefficaci, la macchina narrativa costruita da Siegel e Shuster cammina ancora. Superman rimane un personaggio tanto fonte di ispirazione quanto lo era durante la Grande Depressione: considerata lo stato attuale di galoppante diseguaglianza dei redditi, brutale applicazione della legge e corruzione politica, il supereroe migrante del pianeta Krypton può essere più rilevante ora di quanto lo è stato per anni. Ciò di cui ha bisogno il fumetto non è un altro reboot, ma un forte e determinato tentativo di raffinare quella macchina che attualmente esiste – smettere di provare a fare di Superman qualcosa che non è e invece focalizzarsi su ciò che è. Gli attuali autori di Action Comics, Greg Pak e Aaron Kuder, sono andati in questa direzione con storie di un Superman più socialmente consapevole. È una buona partenza. Maresta da vedere se la DC permetterà o no che metta radici.

* * *

superman-morrisonChi è allora, il Superman moderno? Secondo All Star Superman (2005), il successo di critica di Grant Morrison e Frank Quitely, una lettera d’amore all’Epoca d’Argento dei fumetti di Superman, Clark Kent è un uomo il cui potere semi-divino è la sua incredibile empatia, contrapposta a strani cattivi fuori dalle righe – stelle tiranne, cloni Bizzarri, un megamaniacale Lex Luthor. È un giornalista che combatte la corruzione e l’oppressione ogni volta che le incontra, sia in costume che in abiti civili, come in Superman: Birthright (2004) dello sceneggiatore Mark Waid e del disegnatore Leinil Francis Yu, che racconta nuovamente la storia delle origini del personaggio con un’enfasi sulle sue relazioni con il Daily Planet e l’astuta Lois Lane.

Forse più importante, è un personaggio che sente profondamente le sue responsabilità, ma che ancora riesce a essere allegro, divertente e con i piedi per terra – le caratteristiche fondanti del racconto dell’universo alternativo di Superman: Secret Identity( 2005) del disegnatore Stuart Immonen e dello sceneggiatore Kurt Busiek. In particolare Secret Identity è degno di nota per un’altra ragione: è la sola storia di Superman a riattaccare su Superman i miglioramenti apportati da Stan Lee al dimesso eroe che è l’Uomo Ragno. Il risultato è la migliore storia di Superman del decennio e forse una delle migliori di tutti i tempi.

Prese tutte insieme, queste storie spingono avanti Superman in una direzione che potrebbe facilmente ricatturare l’attenzione del pubblico e contemporaneamente rispecchiare la visione originale di Siegel e Shuster: storie di un uomo con i poteri di un dio, che sceglie di vivere la vita delle persone normali e combattere per le persone normali; storie che sono in parte dramma giornalistico e in parte incredibili gesta supereroistiche, con un’aggiunta di grandi aziende corrotte e invasori alieni da altre dimensioni; storie che possono virare nella commedia romantica brillante o nell’emozione più pura con la semplice rimozione di un paio di occhiali; storie che smettono di tentare di far ripartire Superman e invece raffinano e costruiscono su ciò che già c’è.

In altre parole, se tu credi in lui, l’uomo può volare.

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