Il magnifico Shakespeare

ShakespeareHo letto per la prima volta Shakespeare quando avevo credo dodici o tredici anni. Quando dico leggerlo non intendo un sunto scolastico o altre cose del genere: intendo una lettura continuativa di tutto il tomo Sansoni dell’opera completa, dal primo dramma storico (credo il Riccardo II) al poemetto sullo stupro di Lucrezia che era in appendice.

Tranne i Sonetti: i sonetti di Shakespeare, anche adesso che leggo molta più poesia di quarant’anni fa, non li ho mia potuti sopportare.

Comunque.

Quindi vi potete immaginare la casa dei nonni, la famiglia allargata riunita a cena, il televisore acceso (sono sicuro della mia età dell’epoca perché andava in onda Odeon – Tutto quanto fa spettacolo, e quindi era fra il ’76 e il ’78) e poi il piccolo Rufus, sdraiato sulla cassapanca da un lato a leggere Shakespeare nell’edizione presa dalla libreria del nonno.

Metodicamente. Un’opera dietro l’altra.

Ok, strano ero strano, non c’è dubbio.

Cosa ne capivo, mi chiedo adesso. E mi rispondo: abbastanza. Coglievo la capacità di intreccio, i meccanismi narrativi e teatrali, l’emozione del momento nel quale il giovane Enrico – che sarà Enrico V ma è al momento per giudizio unanime un giovane debosciato – affronta in battaglia e uccide Enrico Hotspur, che è fino a quel momento per giudizio unanime l’astro nascente del regno inglese, la somma di tutte le virtù. La grande qualità nel tratteggiare personaggi indimenticabili. Mi colpivano le notazioni di vita politica, i giudizi sul carattere degli uomini e delle folle, le battute sarcastiche su vizi e tic morali. Molto meno, ovviamente, capivo delle commedie in sé, per pura ignoranza di alcune questioni basilari della vita, le farfalle, i fiorellini e quella roba là, e poi avevo uno degli animi meno fantasy che si possano immaginare, quindi del Sogno non capii nulla – molto più, naturalmente de La tempesta, perché là il fantastico è servito da una trama molto più compatta.

Infine, mi lasciavano perplesso i momenti dedicati maggiormente, come dire? alla cattiveria umana, soprattutto se truculenti. Mi dispiacque veramente per Cordelia nel Re Lear e questo mi impedì di cogliere la bellezza complessiva della tragedia. Mi lasciò molto perplesso il Tito Andronico, con la sua lunga sequenza di orrori, e passai volentieri ad altro.

E poi, naturalmente saltavo a pie’ pari tutti gli intermezzi lirici e i brani in versi, perché assomigliavano ai sonetti.

E io detesto i Sonetti di Shakespeare.

Comunque.

Shakespeare 2E insomma Shakespeare mi ha accompagnato da allora in poi in vari modi (la lettura, gli spettacoli) e spesso mi è capitato di riflettere sul fatto che è una specie di tesoro inesauribile: ogni tanto vedo o leggo qualcosa e scopro in Shakespeare aspetti che non avevo mai notato prima.

Solo che, temo, non sono capace di parlarne.

Oggi parliamo di libri ho dedicato a Shakespeare ben quattro puntate: una sull’Amleto, una sui drammi storici e in particolare l’Enrico V,  una in generale sui suoi meriti di scrittore e drammaturgo e una su Molto rumore per nulla. Tragedie, drammi storici, commedie: a metà del ciclo mi sono reso conto che non producevo abbastanza, che non rendevo Shakespeare abbastanza attraente, e ho provato a prendere la questione di petto nella terza puntata. Non ha funzionato granché, temo.

In realtà nelle puntate ci sono anche varie cose interessanti e anche, credo, divertenti e quindi non posso che invitarvi all’ascolto: ma alla fine converrete con me che manca la vera, reale dimostrazione del fatto che Shakespeare è un colosso della letteratura e della cultura mondiali e andrebbe letto da cima a fondo.

Anche nei sonetti.

Amleto

L’Enrico V e i drammi storici

Perché leggere Shakespeare

Molto rumore per nulla

P.S.: avrete sentito che in una puntata c’è uno svarione: al contrario di quello che ho detto gli inglesi del XIX secolo adoravano Shakespeare; sono i loro predecessori del secolo precedente, se non prima, che lo consideravano “barbaro”. Se ci avessi pensato un attimo mi sarei reso conto subito dell’errore: Shakespeare è perfettamente in linea con il movimento romantico, a cui non poteva non piacere, e la sua identità di bardo nazionale si lega, ovviamente, al grande nazionalismo vittoriano: sono stato indotto in errore da un ricordo impreciso della vita e delle opinioni letterarie di C.S. Lewis, e mi scuso con tutti per l’errore.

Lo straordinario Shakespeare che sta in cima all’articolo è di Mathew McFarren. Suo anche lo Shakespeare supereroe.

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