Avventure per adulti adolescenti

Operation Red Jericho pocketHo finito di leggere con qualche perplessità un libro di avventure per ragazzi, Operation Red Jericho di Joshua Mowll, un romanzo parecchio premiato in patria alla sua uscita e poi molto tradotto e pubblicato in giro per il mondo (in Italia è pubblicato da Fabbri come Operazione Red Jericho).

Operation Red Jericho (Joshua Mowll, Walker Books 2005): la recensione

Un libro game??

Una prima perplessità, in realtà, dipende dal fatto che quando l’ho comprato avevo capito che si trattasse di un altro  libro. Gira infatti in qualche modo in rete la convinzione che il romanzo sia un oggetto particolare, un insieme di pezzi di diario, illustrazioni, mappe, cartoline d’epoca e altri oggetti in un modo o nell’altro collegati fra loro, così che il lettore dovrebbe sì leggere il libro ma anche ricostruire per suo conto la storia esaminando tutti i vari oggetti e scoprendovi elementi e episodi altrimenti non raccontati.

La realtà si è rivelata un po’ meno affascinante: Mowll fa un grandissimo sforzo per convincere il lettore che la storia che racconta è vera ed è capitata realmente a una sua anziana zia, ora defunta, che in gioventù faceva parte di una società segreta e ha vissuto avventure mirabolanti nei mari della Cina. A questo fine rispolvera il buon vecchio marchingegno del manoscritto ritrovato, solo che porta la cosa all’ennesima potenza: la zia avrebbe lasciato non solo un diario ma un’intero sotterraneo – anzi: un’intera base segreta – rigurgitante di materiali di ogni genere e il libro sarebbe quindi l’edizione pubblica di una minima parte di tutto quel che è stato rinvenuto mentre nel frattempo là, da qualche parte nella vecchia Inghilterra, il nipote Mowll prosegue il suo lavoro di archivista che chissà quante altre sorprese rivelerà.

Man mano che si procede nella lettura, però, si comprende che la struttura del romanzo, anzi, dello stesso “oggetto libro”, rimane tradizionale. Il ruolo di tutto il materiale aggiuntivo resta quella di un apparato di illustrazioni a corredo, affascinante ma che non giunge mai a vivere di una propria vita narrativa autonoma e non avendo profondità non conferisce al racconto niente più che una patina superficiale di autenticità: certo non una validazione tale da portare a un maggiore sospensione di incredulità nel lettore.

Non vorrei dare un’impressione sbagliata: se già nella mia edizione economica in bianco e nero l’apparato iconografico risulta spettacolare, in una edizione normale, a colori e con le grandi tavole stampate in un foglio unico piegato e non divise fra più pagine, deve fare davvero una forte impressione al lettore, tanto più se giovanissimo (da qui il consiglio: genitori, se lo dovete regalare ai pargoli, prendete la versione non economica). Operation Red Jericho 3

Per quanto affascinante, però, è chiaro che rispetto a quel che credevo di trovare ci muoviamo su un piano molto più conosciuto e evidentemente anche un pochino deludente.

Mondi che funzionano

Non sono riuscito a capire da dove spunti fuori questa convinzione diffusa che Operation Red Jericho sia una sorta di libro game avanzato, in cui il lettore può seguire liberamente diverse piste narrative, testuali o grafiche, per farsi in un certo senso la propria storia. In parte dipende, credo, dalla leggenda che circonda l’acquisto del manoscritto da parte dell’editore: la storia vuole che i principali editori inglesi di libri per ragazzi abbiano ricevuto una scatola piena zeppa di materiali diversi apparentemente estratti dall’archivio segreto della zia di Mowll: qualcosa tipo i famosi diari di Indiana Jones e certamente un modo estremamente accattivante di presentare l’idea narrativa e di far entrare il potenziale acquirente nell’universo del libro.

Ho l’impressione che sia una leggenda: Wikipedia la riporta senza fonte e Mowll nel suo blog dice delle cose che contraddicono parzialmente la storia, ma comunque si ritorna sempre a un aspetto metaletterario che rimane la parte più interessante del libro, cioè questa sua continua capacità di passare nell’immaginario comune non tanto per la storia romanzesca che contiene in sé quanto per l’universo narrativo di cui rappresenterebbe una porta d’ingresso. Ed è anche un bel suggerimento per scrittori e autori di giochi insieme: un libro/gioco che fosse davvero una simile porta d’ingresso sarebbe un oggetto davvero affascinante (ricordo solo, sul genere, lo sfortunato tentativo del gioco Sherlock Holmes Consulting Detective): d’altra parte scriverlo, illustrarlo  e farlo funzionare sarebbe una sfida davvero non da poco. E d’altra parte la ricchezza di utilizzi possibili per un oggetto del genere e gli sviluppi narrativi che permetterebbe sarebbero infiniti: tanto più se venisse creato e utilizzato come strumento per la creazione di storie condivise che come romanzo da fruire singolarmente, peraltro.Operation Red Jericho site

Per il potenziale scrittore o autore di giochi Operation Red Jericho ha anche un altro importante motivo di interesse, ma per spiegare quale sia è meglio che prima dica qualcosa sulla storia.

Fra Indiana Jones e Tintin

Operation Red JerichoIl romanzo è ambientato negli anni ’20 del XX secolo e prende le mosse dall’arrivo a Shangai dei due giovanissimi fratelli MacKenzie, Becca e Doug, destinati a essere affidati a uno zio dopo la scomparsa dei loro genitori e dopo che una lunga serie di altri parenti e tutori ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte alla loro riottosità. Ma il capitano MacKenzie si rivelerà un avventuriero al comando dell’Expedient, una nave mirabolante dotata perfino di sottomarino e idrovolante e i ragazzi si troveranno invischiati in una serie di avventure fra pirati cinesi, società segrete e invenzioni straordinarie che sembrano contenere anche la possibilità di trovare la chiave che può rivelare il destino dei loro genitori.

Vedo che si cita spesso, a proposito di Operation Red Jericho, Indiana Jones. Il periodo è indubbiamente quello, ma il collegamento più forte è in realtà allo stile di racconto e al tipo di avventure alla Tintin, per non parlare dei padri fondatori del genere, da Terry and the pirates a Cino e Franco (e naturalmente il primo Uomo mascherato).

La scelta di Mowll di collocarsi in questo filone, ben noto ma forse un po’ desueto, spiega la seconda perplessità che è venuta a visitarmi durante la lettura: mi sono chiesto, per esempio, se quando si dice che il cattivo del romanzo è figlio di una tagliatrice di teste dayk questo evochi nel preadolescente inglese medio le stesse risonanze che evoca nel lettore salgariano cinquantenne che sono io (Salgari, peraltro, diceva dayak, ma lì siamo). E cose simili mi sono chiesto quando Mowll si imbarca in episodi risolti da astruse spiegazioni pseudo scientifiche, fra magnetismi invertiti e forze gravitazionali modificate: il suddetto adolescente inglese gioca col piccolo chimico e il piccolo fisico e troverà questi accenni irresistibilmente attraenti o gli sembrerà un inutile appesantimento, come è capitato a me?

Sotto questo punto di vista Operation Red Jericho è una strana bestia: ha una serie di meccanismi di sicura presa sugli adolescenti (pirati, mari lontani, gli orfani, un romanzo di formazione, due protagonisti caparbi e indipendenti, uno dei quali prono a mettersi nei guai in maniera ridicola) avvolti però in una confezione che sembra in realtà scritta da un autore che parla ad altri adulti nel modo nel quale lui e i suoi lettori credono che ci si debba rivolgere agli adolescenti (di cinquant’anni fa?), che non è detto mica che sia quello davvero adatto. Forse in realtà l’età di riferimento è più bassa, ma dubito che sotto i dieci anni tutta la parte pseudoscientifica possa davvero essere comprensibile.Illustrazione Red Jericho

L’impressione è resa più forte, in realtà, da alcune curiose scelte narrative di Mowll, che per esempio non affonda mail il colpo quando pure potrebbe, che si tratti di aggiungere pathos o un po’ di sano horror o di lavorare più in profondità sul contrasto con le figure genitoriali o sulla sensazione di spaesamento nel mistero: in queste occasioni Mowll dopo avere alzato la palla sembra ritrarsi improvvisamente e preferire continuare a mantenere un tono piano. Mi sono chiesto se temesse in qualche modo la reazione del supervisore adulto del suo giovanissimo lettore e preferisse, in un certo senso, non mettersi nei guai.

Sono perplessità che mi piacerebbe sciogliere con una prova diretta: ho consigliato il libro ai Fabricastorie e ad altri amici con i figli giusti e sono curioso di capire se a loro piace, e quindi sono io che non capisco niente, o se le mie perplessità risultano confermate.

Nel frattempo però ci sono due ambiti nei quali Operation Red Jericho si rivela sicuramente un prodotto di ottima qualità, e adesso sono in grado di spiegarvi perché.

Oralità e mondi immaginari

L’autore di mondi immaginari, tanto di più di quelli pseudostorici appunto alla Indiana Jones, dovrebbe studiare Operation Red Jericho da un punto i vista professionale. Mowll prende una grande tradizione avventurosa e ne dà la propria interpretazione più che dignitosa, lo popola di figure interessanti, dimostra cosa vuol dire inserirvi una trama portante, come si divide questa trama in porzioni autonome e come usare queste porzioni per dare rilievo man mano a diversi protagonisti. Un lavoro fatto benissimo che probabilmente non era il suo primo biettivo ma che comunque non può sfuggire all’occhio dello scrittore di giochi narrativi: il mondo di Mowll è un mondo nel quale letta l’ultima pagina del libro viene voglia di ambientare le proprie storie, e questo denota un’abilità che non può essere sottovalutata.

L’altro elemento importante – e collegato – è che Operation Red Jericho si presta benissimo a essere un brogliaccio sul quale basare un racconto per ragazzi… fatto a voce. Ciò che infatti a me sembra una debolezza – quel ritrarsi di cui parlavo prima – scompare quando alla voce di Mowll si sostituisce la propria: emerge allora la solidità dell’intreccio, la bontà del tratteggio delle figure di protagonisti e comprimari, gli elementi di fascino della costruzione avventurosa.

Capisco che questi che vi sto dicendo alla fine siano usi forse diversi del libro e dei suoi materiali da quelli che magari immaginava l’autore, ma in fondo che importa? A me Operation Red Jericho ha fatto molto pensare, e a un libro, in fondo, non si può chiedere di più.

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