Il nuovo trattato sulle pandemie e la partita in corso

Rilancio e traduco un pezzo di Nicoletta Dentico sulle trattative in corso per la firma di un trattato mondiale sulle pandemie, nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché mi sembra un articolo molto interessante. L’originale è stato pubblicato su Inter Press Service il 12 maggio; ho mantenuto i link originali; ho anche mantenuto le varie sigle (es.: WHO…) perché più note e comuni nel discorso comune, ma ne ho tradotto i nomi quando indicati per esteso (es.: Organizzazione Mondiale della Sanità), nel caso sciogliendo la sigla col nome corrispondente in inglese (es.: WHO, World Health Organization).

Preparativi verso un futuro pandemico: nell’interesse di chi?

In quella che è stata definita una storica decisione collettiva volta a proteggere il mondo dalle future crisi legate alle malattie infettive, il 1° dicembre 2021 la sessione speciale dell’Assemblea Mondiale della Sanità ha deciso di lanciare un processo globale che stendesse e negoziasse una convenzione, un accordo o un altro strumento internazionale per rafforzare la prevenzione, la preparazione adeguata e la risposta alle pandemie.

Secondo il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), la decisione ha segnato «una di quelle opportunità che capitano una sola volta nell’arco di una generazione per rafforzare l’architettura sanitaria globale al fine di proteggere e promuovere il benessere di tutte le persone».

Il processo è iniziato ufficialmente con la costituzione dell’Organo Intergovernativo di Negoziazione (Intergovernmental Negotiating Body), il cui compito è di tessere la trama del negoziato, che sarà basato su una bozza di massima del trattato, a partire dal 1° agosto 2022. All’INB è richiesto di sottoporre l’esito dei suoi lavori all’esame della Settantasettesima Assemblea Mondiale della Sanità nel 2024.

La WHO non ha un’esperienza consolidata nell’esercitare un proprio potere normativo vincolante, che è stato utilizzato solo due volte in settantaquattro anni. Già ben prima della pandemia, l’andamento delle questioni sanitarie negoziate presso la WHO aveva spinto esperti e organizzazioni della società civile a chiedere che regole certe sostituissero il sistema delle adesioni volontarie, insufficienti per affrontare sfide crescenti e l’ampliamento delle dimensioni determinanti, che ora includono regole commercialil’ambiente e la digitalizzazione.

D’altra parte, come illustrato nel rapporto del Centro sulla Salute Globale di Ginevra (G2H2, Geneva Global Health Hub) sulla genesi del trattato pandemico, ci sono acute problematiche geopolitiche che richiedono una scrupolosa lettura della realtà e un atteggiamento che non rifugge dal porre interrogativi, ora che la comunità internazionale si sta approcciando a un futuro pandemico.

Il mondo ha bisogno di un nuovo trattato sulla pandemia?

Dopo mesi di dibattiti nel Gruppo di Lavoro della WHO sulla Capacità di Preparazione e la Risposta alle Pandemie (WGPR, Working Group on Pandemic Preparedness and Response), permane la mancanza di una dimostrazione approfondita contestuale dei problemi che il nuovo strumento potrebbe e dovrebbe aiutare a risolvere.

Non esiste nemmeno una definizione ufficiale di cosa sia una pandemia in termini legali. Il COVID-19 non è stata l’unica pandemia che abbia imperversato nel mondo: le cifre globali del cancro sono tali da lasciare impietriti e fatalmente condannate a crescere a causa degli effetti del COVID e del cambiamento climatico.

Altre pandemie esistenti (come la resistenza antimicrobica) non sono innescate soltanto da eventi zoonotici, la maggior parte dei quali sono causati dal commercio di animali selvatici, insieme con i disastri naturali, l’allevamento industrializzato del bestiame e la distruzione dell’habitat. Non sarebbe meglio che le misure vincolanti volte a prevenire e rispondere a queste crisi affrontassero la diffusa distruzione degli ecosistemi?

Le pandemie non sono né una fatalità né un fenomeno naturale. Il rapporto del Comitato Indipendente della WHO sulla Capacità di Preparazione e la Risposta alle pandemie spiega che sono il risultato indesiderabile di molteplici fallimenti di governance, a partire dalla mancanza di cooperazione a livello internazionale.

Questa sfortunata congiuntura dovrebbe essere presa in considerazione, ma ad oggi non esiste un’analisi esaustiva delle ragioni per le quali i governi non hanno rispettato il quadro giuridico vincolante della WHO in vigore e progettato per far fronte alle emergenze sanitarie: il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR, International Health Regulations), rivisto l’ultima volta nel 2005 (dopo la SARS).

Gli obblighi previsti dall’IHR avrebbero dovuto condurre i diversi paesi a impegnarsi nella condivisione delle informazioni e a cooperare per contrastare l’epidemia sconosciuta e aggressiva da SARS-CoV-2. Cosa è andato storto? È possibile che l’IHR sia fortemente sbilanciato verso la prevenzione e il rilevamento di agenti patogeni e limitato per quanto riguarda le azioni sequenziali necessarie a prevenire la trasmissione.

Ma non si potrebbe rivederlo e aggiornarlo in profondità, come già in passato, per includere i nuovi contenuti derivanti dalle lezioni senza precedenti del COVID-19 invece di spingere verso un nuovo trattato?

Il Comitato di Emergenza e il sistema di allarme della WHO necessitano di una riforma, insieme al rafforzamento degli obblighi previsti dalle norme e della necessità di rispettare le regole di cooperazione: questo è il il campo in cui si sono verificate la maggior parte delle violazioni dell’IHR.

Gli approcci One Health [un approccio integrato alle politiche sanitarie, NdRufus] devono sicuramente essere integrati nella revisione negoziata, per costruire una migliore prevenzione e capacità di risposta alle dure lezioni del COVID-19. Una chiara priorità senza compromessi assegnata al finanziamento sostenibile dei sistemi sanitari pubblici universali e della loro forza lavoro, come salvaguardia affidabile per le società quando emergono focolai, deve soppiantare le politiche persistenti orientate alla privatizzazione e alla finanziarizzazione della salute, promosse troppo acriticamente dalla WHO. Le disposizioni esistenti all’interno dell?IHR devono essere aggiornate e rafforzate in questo senso.

In definitiva, la tensione critica tra i requisiti di sicurezza sanitaria globale e la gestione della scienza esistente deve essere risolta nell’interesse della salute pubblica piuttosto che dei profitti privati: il COVID-19 chiarisce che questo non è un gioco facile.

Nel frattempo, le cose si stanno facendo più complicate. Ora che i negoziati sul trattato sulla pandemia sono guidati dall’INB, parallelamente alla revisione dell’IHR guidata dagli Stati Uniti, nuovi livelli di complessità diplomatica emergono in termini di sovrapposizione di contenuti e processi, dando spazio a aspettative in calando.

Alla mancanza di una visione condivisa fa riscontro il ritmo accelerato della trattativa INB, per la quale i governi non sono pronti – un senso di disagio è emerso nelle recenti consultazioni europee sugli elementi del trattato che dovevano essere presentati entro il 29 aprile.

Sia la WHO che l’INB affermano di guardare come punto di riferimento al precedente dell’unico altro trattato WHO, la rivoluzionaria Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco (FCTC, Framework Convention on Tobacco Control); mentre le organizzazioni della società civile hanno svolto un ruolo determinante nell’aprire la strada all’FCTC e sfidare il l’agenda dell’industria del tabacco, ora siedono ai margini del processo diplomatico, svolgendo il loro ruolo di pressione nella limitatezza di spazi e vicoli di tempo permessi nella prima tornata di udienze pubbliche.

Grazie ai lunghi negoziati dell’FCTC che comportarono un’ampia e coerente partecipazione della società civile, il primo trattato globale della WHO sulla salute contiene disposizioni e linee guida rigorose sui conflitti di interesse.

Vent’anni dopo, il fatto che le forze macroeconomiche siano state autorizzate a plasmare una nuova piattaforma politica per la governance globale attraverso il meccanismo del multistakeholderismo, non favorisce necessariamente lo scenario migliore per lo sviluppo di trattati pandemici.

La WHO è indebolita e con risorse insufficienti, mentre i settori aziendali che hanno tratto vantaggio dalla pandemia in termini di dominio del mercato – aziende farmaceutiche, big tech, eccetera – sembrano sostenere questa nuova negoziazione, con l’idea che possa istituzionalizzare le super partnership pubblico-privato costruite nel 2020 dai principali attori filantropici per la risposta al COVID-19.

I governi, dal canto loro, sono ancora alle prese con la pandemia e i suoi turbolenti effetti socio-economici. Nel frattempo, esattamente come un secolo fa, lo tsunami pandemico si intreccia con una guerra di proporzioni internazionali destinata a trasformare il mondo e la comunità internazionale.

Il sapore dell’invasione russa dell’Ucraina sta iniziando ad avvelenare gli ambienti sanitari di Ginevra. Questo non è un buon presagio.

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