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Fabio Montale e la trilogia di Marsiglia

Ho registrato le prima quattro puntate di Oggi parliamo di libri della nuova stagione tutte insieme. Tranne quella su Sherlock Holmes soffrono tutte di una quantità esorbitante di errori di espressione, scelte malaccorte di parole o puri e semplici errori, come questa su Fabio Montale e Jean-Claude Izzo in cui come ascolterete ho sbagliato la sequenza cronologica dei romanzi, invertendo Casino Totale e Chourmo (e ho anche detto, dopo aver sbagliato: mi raccomando, mi raccomando, leggeteli in quest’ordine!!, proprio un cialtrone).

Più che altro se confronto la puntata coi miei appunti vedo che mi sono un po’ perso all’inizio: il riferimento al Conte di Montecristo doveva servire a rafforzare l’idea di Marsiglia come una città chiave dell’immaginario del pubblico francese che leggeva Izzo, una città adatta per avventure, per tradimenti ed esostismo anche per essere porta verso il Mediterraneo. Ma il riferimento alla tre comunità storiche Jean-Claude-Izzo-ritratto-in-un-acquerello-di-J_-Ferrandez(francesi, spagnoli ed italiani) andava posto in altro modo e collegato all’evoluzione della città che vive Montale, fra quella della sua giovinezza – con le tre comunità – e quella, ancora più multiculturale e con nuove comunità, in cui sono ambientate le sue avventure. Invece lì mi sono perso e di conseguenza non sono riuscito neanche a raccontare quelli che a mio parere sono i punti di forza di Izzo e della Trilogia di Marsiglia: la tensione etica, soprattutto, e il racconto del gioco delle forze, dall’integralismo religioso all’arrivo della mafia, che rende necessario schierarsi: di là noi, gli umani, dall’altra le belve. Restiamo umani è uno slogan che avrebbe potuto sottoscrivere senz’altro Fabio Montale (e Izzo).

Pazienza, farò meglio in altre puntate (e si sa che sono ipercritico).

Un’altra riflessione interessante che ho fatto preparando la puntata, e che poi ho solo accennato, è quello relativo all’evoluzione dell’hard boiled: perché non è una casualità, secondo me, che quando il noir mediterraneo viene in esistenza sente il bisogno di riferirsi a un genere – sia pure attraverso la mediazione dei duri francesi – che nel paese d’origine ha concluso del tutto la sua parabola: e se in Vázquez Montalbán si può pensare che il riferimento sia inizialmente di maniera e che poi Pepe Carvalho gli abbia preso la mano, in Izzo la scelta secondo me è consapevole, il riferimento troppo preciso per essere casuale: il che vuol dire che leggeva l’ambientazione delle avventure di Montale in termini speculari a quelli di Chandler e Hammett – la giungla d’asfalto, il deteriorarsi dei legami sociali che mina l’integrità personale, la corruzione del potere, l’opposizione fra individuo e “sistema”. Tutti temi che sarebbe stato interessante approfondire ma che posso solo consegnare alla lettura personale.

La scelta musicale della puntata è stata secondo me un po’ scontata eppure precisissima: i Noir Désir.

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