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Dieci fumetti da leggere almeno una volta nella vita

Il mio amico Giovanni Piredda, copiando un’idea di un altro comune amico, Graziano Montanini, mi ha inserito in quella che lui ritiene la catena definitiva, nella quale mi tocca di indicare dieci fumetti “che si dovrebbe provare a leggere”.

Per essere una catena (in realtà finta, fintissima, perché non va avanti in nessun modo) la domanda è molto interessante.

Soprattutto perché non ammette risposta. Ma mettiamoci comodi e parliamone.

Corto Maltese comodoLe persone che vanno dalla mia generazione a quelle dell’età di Giovanni e fino più o meno ai trentenni attuali hanno normalmente le competenze sufficienti a leggere e comprendere una narrazione grafica sequenziale (cioè: un fumetto), nel senso che fin da piccoli ci sono passati per le mani TopolinoIl Giornalino o gli albetti per ragazzi e dopo probabilmente abbiamo letto almeno uno dei bonellidi o un Diabolik o qualche fumetto di supereroi.

Non è una competenza scontata per i ventenni, che sono molto più abituati a narrazioni grafiche in movimento, ma per noi la capacità di maneggiare, leggere e comprendere un fumetto si può dare per scontata, così come una certa conoscenza di base di generi e pubblicazioni.

Quello che non è scontato è che i fumetti ci piacciano. C’è un sacco di gente, intanto, che non legge fumetti: legge un  tipo di fumettoCi sono quelli che leggono solo Tex e trovano che i manga siano stupidi e disegnati male; ci sono quelli che leggono solo il fumetto d’autore, qualunque cosa questo voglia dire, e disprezzano il fumetto “popolare”, quelli che solo i manga sono abbastanza moderni, quelli che seguono solo la Marvel e così via. A tutti questi consigliare un fumetto “che si dovrebbe leggere” non ha molto senso, a meno che non sia del loro genere preferito.

E poi ci sono quelli che non leggono proprio fumetti: passata l’infanzia hanno smesso e non si sognerebbero mai di ricominciare, mica sono ragazzini, loro.

Sergio ToppiCome per i libri, leggere fumetti è un piacere, non un obbligo. Se uno non legge non lo puoi obbligare dicendo che così si accultura, aumenta le sue conoscenze, non puoi non aver mai letto Little Nemo nell’edizione originale e cose del genere: se proprio lo obblighi probabilmente si annoierà a morte e finirà che i fumetti gli piaceranno ancor meno.

Tutto questo taglia fuori una bella fetta di gente alla quale indirizzare il consiglio. E se invece uno legge già fumetti probabilmente quelli che gli puoi consigliare li ha già letti comunque, se è uno mediamente appassionato, e quindi l’elenco ha solo valore dimostrativo, di far vedere quanto ne capisce quello che l’ha redatto, ma per il resto è del tutto inutile.

L’unico a cui una lista come quella che mi chiede Giovanni può interessare è uno che per vari motivi ha smesso di leggere fumetti ma ha mantenuto curiosità e apertura mentale e vuole riprendere, o qualcuno che sinora ha letto solo un genere ma desidera di più.

E qui interviene un’altra difficoltà.

Rispetto al resto dell’editoria il mondo del fumetto è contraddistinto da un volatilità molto maggiore: è sempre possibile trovare in giro un’edizione di Guerra e pace, diciamo, molto meno scontato che una fumetteria, anche fornita, abbia il Topolino di Gottfredson.

TopolinoMolti dei fumetti “classici” sono periodicamente ristampati nelle forme più varie, ma che uno specifico fumetto sia effettivamente disponibile per l’acquisto immediato non è particolarmente probabile. E spesso sono comunque acquisti discretamente costosi verso i quali io, che sono molto più lettore che collezionista, mantengo una diffidenza inconscia particolarmente forte. In questo senso se uno mi viene a chiedere cosa leggere per allargare gli orizzonti o farsi un’idea dei fumetti mi viene più spontaneo dirgli di andare in edicola o in fumetteria e fare un po’ come dal verduraio: prendere, soppesare, aprire, leggiucchiare (questo dal verduraio non si può fare, e anche a molti edicolanti non piace) e alla fine prendere qualcosa e, se piace, qualche altra cosa – passati un paio di mesi di questo sistema più o meno sei già un esperto e comunque avrai capito cosa scegliere. Anche operazioni come quella delle ristampe dei grandi classici fatta da Repubblica anni fa, pur con tutti i limiti editoriali che possono avere, per fini come questi sono utilissime: permettono di scoprire, giudicare e orientarsi, e perfino con una spesa accettabile.

Fatti tutti questi discorsi un po’ moraleggianti, però, la cosa interessante è che la domanda di Giovanni continua lo stesso a essere affascinante: uno ha comunque voglia di rispondere e ancora prima mi viene spontaneo chiedermi quale sia la logica giusta con cui costruire l’elenco (ok: la logica giusta sarebbe quella, come ho detto, di andare in edicola e scegliere le dieci copertine più intriganti, ma ci capiamo). E insomma: volevo rispondere alla domanda.

Tex Grande NordTrovare la riposta giusta si è rivelato più difficile del previsto. Per rimanere in linea con le premesse di cui sopra volevo fumetti che potessero funzionare come porte d’ingresso verso altre letture, o rappresentativi di interi generi. Avevo pensato dapprima di indicare dei maestri, diciamo: Pratt, Trillo, Breccia senior, Bonelli senior, Stan Lee, Gottfredson, Trudeau, Eisner, Jean Giraud, Moebius, Takahashi, Watterson… ma diventava davvero difficile rimanere entro i dieci (infatti questi sono undici – rileggete bene, sono undici – e mancano Bonelli junior, Wood, Breccia junior, Moore, Pazienza, Gaiman, Toppi, Barks, Segar, Battaglia, Van Hamme, Gō Nagai, Alcatena, Raymond, Goscinny, Magnus, Osamu Tezuka, Milton Caniff  e una marea di franco-belgi e di argentini e chissà quanti altri che mi sono dimenticato, tranne Satrapi, Spiegelmann, Manara, Claremont e Miller, la cui omissione è volontaria) e poi era una lista un po’ troppo autoriale e anche, diciamolo, un pelo datata.

Poi ho provato a mettere i miei preferiti, ma voleva dire un po’ tradire la domanda e la sfida in essa contenuta: non i fumetti che si dovrebbero leggere, ma quelli che io ho letto. E per motivi simili – e perché voleva dire barare – ho scartato anche la possibilità di indicare dieci fumetti in edicola in questo momento (diciamo SkorpioLanciostory, Blueberry, quattro collane a scelta della Bonelli, due della Cosmo e un manga a caso… ah, e Rat-Man ovviamente, e siamo da capo a undici).

Alla fine e dopo altri tentativi ho elaborato l’elenco che segue, che è comunque datato (c’abbiamo comunque cinquant’anni, c’abbiamo) ma che mi soddisfa di più e che chiameremo:

Le dieci vie d’ingresso dello zio Rufus alla lettura del fumetto

Magnus briganti 3Avvertenza: nessuna via basta da sola. Esploratene almeno tre.

Prima via: I briganti di Magnus. Un maestro colto al lavoro nel momento del possesso del massimo delle sue potenzialità, grafiche e narrative e una rivisitazione immaginifica di uno dei classici più importanti della letteratura mondiale: I briganti ci ricorda la capacità straordinaria che il fumetto ha sempre avuto di dare sostanza e rappresentazione grafica alle creazioni letterarie e in generale all’immaginazione.

Se piace I briganti c’è tutto un mondo di trasposizioni e interpretazioni, dal Moby Dick di Battaglia all’Amleto di De Luca alle trasposizioni horror  di Lalia (e c’è tutto un mondo di opere di Magnus da leggere, ma questa è un’altra storia).

Seconda via: il Topolino di Gottfredson. Anche senza considerare la qualità delle invenzioni grafiche, l’umorismo del racconto e il fatto che assistiamo qui alla nascita di un’icona fondamentale, io trovo un fascino tutto particolare nelle avventure di lungo respiro narrate però secondo l’andamento delle strisce giornaliere, come è in questo caso e come è anche nel Popeye di Segar che non ho messo come rappresentante di questa categoria per un pelo. La striscia giornaliera richiede un narratore capace di tenere sempre desta l’attenzione e l’abilità speciale di interpolare il racconto avventuroso con la gag e la battuta fulminante; in più lo stretto rapporto con l’attualità – è una storia che si dipana giorno dopo giorno, dopotutto – porta Topolino e ancora di più Popeye a raccontare in controluce l’America della Depressione e oltre, mostrandone cose talvolta nascoste e sorprendenti, e non è poco.

Per questa strada si arriva in posti inaspettati: l’elemento avventuroso, per esempio, porta dritti dritti a Tintin e di là chissà dove; la dimensione umoristica a Asterix; dietro Gottfredson, oltretutto, si staglia la sagoma colossale di Carl Barks e dei suoi paperi. Ma soprattutto, se vogliamo parlare di strisce giornaliere, c’è la…

Doonesbury 4… terza via: Doonesbury di Garry Trudeau. Che differenza c’è fra una striscia umoristica come DoonesburyTopolino? Che nel primo scompare quasi del tutto la dimensione avventurosa e prevale l’accompagnamento quotidiano del lettore, con strisce che sono il contrappunto dell’esistenza e degli avvenimenti giornalieri, li commentano e li illuminano, talvolta direttamente e altre volte maggiormente in controluce. Ci sono altri fumetti con questo taglio quotidiano in cui quasi si fa amicizia coi protagonisti, ovviamente i Peanuts, certamente Mafalda, senza dubbio Calvin & Hobbes, che oltretutto è molto più divertente di Doonesbury. A me piaceva anche un sacco Bloom County/Opus di Breathed. In Italia fra i contemporanei Zero Calcare è straordinario e Makkox ottimo. Ma Doonesbury è ineguagliato – e ormai forse ineguagliabile – nella sua capacità di accompagnare il lettore americano per decenni creando una folla di personaggi e situazioni tutti credibili, profondi, commoventi, provocatori e sempre interessanti e quindi si piazza di gran lunga al primo posto.

Ken ParkerQuarta via: Ken Parker. No, Tex. No, dai Ken Parker. Però, hmmm, Tex… Comunque si guardi alla questione la scuola italiana del fumetto seriale (preferisco evitare di infilarmi nelle questioni che stanno dietro la definizione di fumetto popolare) merita di essere conosciuta: non per dovere, ma perché contiene tesori narrativi e grafici. Tex è forse più conosciuto, alla fine consiglio Ken Parker perché un po’ più colto, un po’ più moderno, un po’ più complesso, ma certo è stata una bella lotta nella quale sono dovuti giocoforza scomparire Zagor e i suoi fratelli, cioè tutto il resto del mondo bonelliano e affine. Di Ken Parker consiglio di recuperare anche le produzioni successive alla serie mensile originale, dove ci sono alcune cose al livello degli elementi migliori della serie. Tex contiene storie indimenticabili a bizzeffe fino almeno al numero 200: dopo il livello cala un po’ ma rimane comunque molto alto.

Per questa strada si va verso il citato Zagor, verso Mister NoMagico VentoStoria del WestCassidyDylan Dog e Gea (in quest’ordine).

Oppure ci si ferma al western, verso BlueberryComanche, DurangoJonathan Cartland se si vuole rimanere in ambito europeo, oppure passando per l’Inghilterra di George Stokes si può andare oltreoceano verso il Sergente Kirk (più tardi parlerò di nuovo di Pratt) e Repetto, Vieira o Roume (un mio favorito) e chissà quanti me ne dimentico.

RoumeO magari si salta verso la quinta via perché, parlando di serialità…

Savarese… quinta via: c’è Savarese di Wood e Mandrafina. È un modo diverso di narrare da quello italiano, ma altrettanto affascinante: storie più brevi, più compatte, forse non pensate per pause mensili ma per ritmi di pubblicazione più serrati. Scelgo Savarese anche perché così posso rendere omaggio alla scuola argentina del fumetto e perché mi consente di ricordare che il fumetto è sempre stato un grande strumento per tracciare il quadro di un’epoca: in questo caso specifico l’epopea gangsterica negli USA, ma in altri casi praticamente tutte le terre e tutte le epoche, ogni volta attraverso l’angolo visuale di un protagonista e delle sue vicende, e senza cadere, di solito, nelle pesantezze del romanzo storico.

CayennaA me piace molto un fumetto, sempre disegnato da Mandrafina ma sceneggiato invece da Saccomanno, Cayenna. Quelli che avranno apprezzato Savarese saranno d’accordo con me nel trovarlo straordinario. Nel fumetto argentino ci sono tante altre belle cose ed è una scuola che merita di essere visitata e ri-visitata: ne parleremo di nuovo fra poco. E naturalmente per questa strada è probabile incontrare di nuovo Wood: anche di lui riparlerò fra poco.  Anzi (quasi) adesso.

Sesta via: Corto Maltese. Perché è uno dei fumetti più belli del mondo, ecco perché. E perché parlando di fumetti non si può trascurare il ruolo che hanno avuto nel definire il mondo dell’Avventura (notate la “A” maiuscola). E perché non c’è nessuno come Pratt che con pochi tratti e tre vignette ti trasporti via dalla tua stanza e dalla tua scrivania verso l’Avventura (notate sempre la “A” maiuscola).

Mi sarebbe piaciuto raccomandare Milton Caniff o Alex Raymond, ma trovo che Pratt li superi e li completi, e comunque uno ha sempre tempo di recuperarli. E naturalmente sui sentieri dell’Avventura (con la solita “A” maiuscola) c’è sempre la folla di creazioni di Robin Wood, da DagoNippur, c’è il già citato Mister No e in fondo tutto o quasi tutto il fumetto (menzione d’onore per L’Eternauta di Oesterheld, che non sembra c’entri tanto con l’Avventura e invece c’entra, oh se c’entra).

Pratt tuttavia cui ha portato un pochino fuori strada, perché si parlava di serialità. E qui c’è un’ultima scuola e qualcuno di altro di cui parlare, cioè…

Uomo RagnoSettima via: L’Uomo Ragno di Stan Lee. In realtà qui la serialità c’entra molto poco, e c’entra invece il senso del meraviglioso e la capacità di sbalordire e affascinare il lettore con millemila invenzioni: in italiano un po’ di cose si perdono, ma ne rimane comunque traccia nel sorprendente Uomo Ragno, l’incredibile Hulk e così via; in originale l’effetto è cento volte più forte – ricordo un redattore di Dragon, il giornale della TSR di Dungeons & Dragons e editrice anche del gioco di ruolo dei supereroi, che commentava l’entrata in scena di Medusa, the glamazon, con una fusione fra glamour, fascino, e amazon, amazzone. In quanti fumetti c’è una glamazon e la cosa non sembra una caduta di gusto ma un tocco di classe?

Infatti il consiglio verso l’Uomo Ragno vale per tutti i supereroi dell’epoca d’oro di Stan Lee: i Fantastici Quattro, Iron Man, Hulk, Devil, Sub-Mariner e così via. E leggendoli magari in parallelo si apprezza l’altra grande abilità dello staff della Marvel, la capacità di intessere una trama enorme, con una ridda di personaggi e comprimari, con sfide avvincenti ad ogni albetto curando al contempo sottotrame di lungo periodo: guarda un po’, la tradizione dei romanzi d’appendice a puntate dov’è andata ad annidarsi, nell’attesa di resuscitare nei telefilm d’oggi.

E poi c’è da leggere il miglior fumetto di supereroi pubblicato oggi, cioè il Rat-Man di Ortolani: non l’ho messo come primo rappresentante di questa via perché senza la conoscenza delle storie di Stan Lee un po’ del sottotesto di Ortolani si perde e si rischia di sopravvalutare il solo elemento comico: invece Rat-Man è una storia di supereroi pura, purissima. Discorso analogo vale per i Watchmen di Moore, un fumetto epocale e un’altra riflessione su cosa sia il genere supereroistico e quale sia il suo significato.

Touch AdachiOttava via: Maison Hikkoku di Rumiko Takahashi. Un po’ perché mancava una storia d’amore, e un po’ perché volevo invitare alla lettura di un manga, poco importa se shōjo (cioè per ragazze) o shōnen (per ragazzi). In realtà il manga non è un genere, e quindi come categoria non è particolarmente significativa, ma richiede un minimo di competenze di lettura specifiche (a partire dal fatto che si legge al contrario e considerando anche che alcune convenzioni grafiche sono differenti) e quindi si deve comunque imparare a leggerli, anche se poi ci si vuole orientare verso storie completamente differenti. E poi la Takahashi è una maestra, qui mantiene il massimo di quel senso della misura che in altri casi le difetterà alquanto e la storia di Maison Hikkoku è molto poetica, secondo me, sotto l’apparente patina comica. E quindi vale la pena di leggerlo e, caso non troppo comune, di rileggerlo.

Menzione d’onore per un altro shōjo che a me è piaciuto molto, Touch di Mitsuru Adachi (in realtà mi piacciono molte cose di Adachi). E poi c’è tutto un vasto mondo da esplorare, magari inaspettato: non parlo solo dei fumetti giapponesi, ma dei fumetti dedicati alla cronaca dei sentimenti e delle emozioni nel quale certo i giapponesi sono maestri, ma non sono i soli: penso a Lauzier, per esempio.

PerramusNona via: Perramus di Breccia e Sasturain. Il romanzo a fumetti, l’autore che prende e dice quel che vuole dire al suo pubblico, fuori delle convenzioni, dei generi e di ciò che normalmente ci si aspetta dal fumetto. Il massimo della capacità grafica, in questo caso, ma non è questo il punto: questa è la strada in cui si impara che il fumetto prima di tutto racconta storie che illuminano altre storie e che, rispetto al romanzo e alla parola scritta, la dimensione grafica arricchisce tutto questo in una maniera inimitabile.

Su questa strada si incontra Eisner (prima di tutto direi Verso la tempesta), Gaiman e il suo Sandman e, come al solito, tanta altra roba (tra cui Oesterheld, ovviamente, motivo in più per leggere L’Eternauta).

Decima via: la decima via è il fumetto che comprerò domani. Meglio ricordarsene.

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7 pensieri riguardo “Dieci fumetti da leggere almeno una volta nella vita

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  • Letto. Condivisibile anche per le osservazioni metodologiche e per la scelta di uscire dal concetto piatto di classifica. Chapeau per la scelta di Maison Ikkoku. La Takahashi è più nota per Lamù, Ranma 1/2 e Inuyasha. Lamù è ai vertici, tra raffinatezza e ironia e pende più verso l’ironia raffinata. Maison Ikkoku è ingiustamente meno noto e pende più verso la raffinatezza ironica. Checazzohodetto???

    Mi pare che ci sia molto cinema di Ozu, tra l’altro.

    Rispondi
    • T ringrazio per il commento e credo di avere capito la differenza fra ironia raffinata e raffinatezza ironica 😉
      Invece (colpa mia) non colgo il riferimento a Ozu: vale solo per Maison Ikkoku o per tutta la Takahashi?

      Rispondi
      • Ciao. Solo per MI. E molto vago. Tra l’altro ho amato molto Ozu, ma i ricordi sono vaghi e dunque potrei sbagliarmi. Diciamo che . non nella parte ironica .- ma nella poetica del quotidiano, mi pare di riscontrare un’affinità. Ma è una cosa vaga e potrei sbagliarmi io, dunque nessuna colpa 😉

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