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Celebrità, povere zie e amori

L’altra mattina in pausa pranzo vado in una piadineria e, al momento di pagare, il proprietario (un ragazzo di rara gentilezza) mi fa: «Ho letto i suoi post».

Io: «Eh?!»

Lui: «Sul suo blog…».

Io: «Eh?!?!».

Paziente, spiega: «No, perché siamo vicini di locale con Piazza Repubblica Libri e lei ne ha parlato in un articolo», è vero, «e Patrizio, il libraio, condivide gli articoli che parlano di loro e perciò ho visto il suo blog… l’ho riconosciuta dalla foto».

Orpo. Non mi avevano mai riconosciuto dalla foto. Sono arrivato allo stato di celebrità, a quanto pare.

Essendo giunto a questo augusto stato, faccio il mio primo endorsement: la mia piadineria preferita (fuori della Romagna) è Gusto, in corso Vittorio Emanuele 353, a Cagliari. Mangiate le sue piadine. Già che ci sono aggiungo: prima o dopo andate anche al 370 in Piazza Repubblica Libri e comprate un libro. Meglio se andate prima, perché leggere un libro mangiando la piadina dà molta soddisfazione (garantisco). Se mangiate la piadina e dopo andate in libreria invece avete le mani unte e stropicciate i libri, e secondo me a Patrizio non piace.

***

Mentre mangio la piadina ho a fianco quattro studenti di medicina.

Come capisco che sono studenti di medicina? Perché quando uno dice a un’altra: «Sei acida» parte una discussione per stabilire se l’alimentazione può influenzare il ph della persona. Non l’umore, no, proprio l’acidità del fisico. Si addentrano in ardite cognizioni di fisiologia e biochimica.

Mi potreste dire: potrebbero essere chimici? Potrebbero. Ma io sono una volpe e calcolo che così vicino all’Ospedale Civile sono più probabilmente medici (Sherlock Holmes mi fa un baffo).

Lo capisco anche perché una racconta che nelle dispense di anatomia una mano anonima ha inserito nel testo la glossa: «Si dice appendìce, non appèndice. Attenzione che il professore si arrabbia». I chimici non studiano anatomia (la Treccani mi fa un baffo, gli amici mi chiamano Wikirufus).

La discussione si sposta su problemi simili. Prendono in giro una di loro, che confessa che solo recentemente ha capito che si dice “l’inguine” e non “il linguine”. Racconta delle acrobazie verbali per nominarlo all’esame senza far capire che non era sicura dell’ortografia corretta.

Evidentemente è scattato il clima della confidenza e delle confessioni. Un’altra ammette che solo da poco ha capito che le figurine religiose si chiamano “immaginette”. «Ho sempre creduto che si dicesse “magginette”.

«Come “magginette”?»

«Eh si, sentivo sempre parlare mia zia: magginette qua, magginette là».

«Aaaah vabbé», conclude saggia la quarta, «ma non bisogna mai ascoltare cosa dicono le zie».

***

Ultimamente comunque mi capita di sentire soprattutto conversazioni sull’amore.

Come la ragazza sull’8 che, interrompendo momentaneamente l’incontro di lotta libera che sta conducendo sui sedili col fidanzato, quando passiamo davanti al Palazzo delle Scienze dice: «Amore, sai una cosa? Penso che un giorno entro lì mentre sei a lezione e ti faccio una scenata di gelosia gridando davanti a tutti. Poi esco e ti pianto lì».

«Oh, tesoooro», dice lui, riprendendo la lotta libera.

***

Come le due signore, una più anziana e l’altra più giovane, che sul 5 discutono di innamoramento.

Dice la giovane: «Senti, ma tu lo sai cosa succede durante l’innamoramento? Voglio dire: com’è?».

«Beh, sei emozionata, vuoi vedere lui…».

«No, voglio dire, l’altro giorno ho visto Piero Angela che dice che durante l’innamoramento, cioè, praticamente vanno in giro degli ormoni e ti senti più giovane, ringiovanisci, sei più attiva, fa bene al fisico… ma secondo te è possibile?».

«Ah non lo so. Io non l’ho mai provato. E chi è mai stata innamorata?».

***

Come il ragazzino che sul treno verso Pisa parla al telefono con la cugina: «Senti, ma com’è la tua amica? Figa? Ah benissimo… e me la presenti? Sei un tesoro… Ma senti, le devi dire che ho ventun’anni, capito? Perché molti all’università mi credono immaturo, pensano che non ce li ho… glielo devi chiarire da subito, capito? Non glielo dici? Sei una stronza!» (e bonjour finesse).

***

Come, soprattutto, le due studentesse pendolari sul sedile a fianco al mio da Rimini a Bologna.

Una parla, parla, parla, l’altra ascolta.

Quella che parla è carina, grandi occhi neri, una sciarpa arcobaleno molto da studentessa di sinistra. Dai discorsi precedenti ho capito che sono studiose, ragazze con la testa sulle spalle. Volontariato, anche. Opinioni politiche precise. Poi parte il monologo sul fidanzato.

«Cioè, non è colpa sua… ma non ha mai voglia di uscire… ma non è colpa sua… è che lui… le cose che piacciono a me a lui non piacciono, non le capisce… cioè tante volte vorrei spiegargli perché mi piacciono, ma lui non capirebbe… allora magari restiamo in casa, anche se io mi annoio… no, lo so che se insistessi lui uscirebbe, è solo che so che poi non starebbe bene… cioè sono le cose mie che non gli interessano, lui ha gusti molto diversi dai miei… allora direttamente non gli dico niente… lui ha altre priorità, allora io mi adeguo… cioè anche i suoi amici non è che a me mi vadano tanto… li frequentiamo perché sono suoi amici… cioè, magari gli parlerei di un libro, di una cosa che ho letto, ma lui non legge… ma non è lui, sono io… cioè, anche quando vorrei raccontargli dell’università, sono tutte persone che lui non conosce, non gli interessano… ».

Un disastro sentimentale già scritto. Quando dice per l’ennesima volta: «Però non è lui, sono io», mi viene voglia di alzarmi e dirgli: «Asco’, ma cosa vuol dire: Non sono io? Dai retta a me: MOLLALO!!» (curioso questo senso di protezione di noi cinquantenni nei confronti di studentesse carine di sinistra dall’aria ingenua…).

Segue uno iato sorprendente in cui lei, senza soluzione di continuità, spiega che comunque è follemente innamorata di un altro tizio, visto in discoteca una volta per pochi minuti, a cui pensa sempre e che la emoziona a tal punto che quando la volta dopo lui le ha rivolto la parola per caso (per caso, ah!) lei non è stata capace di spiccicare parola e ha fatto la figura dell’ebete. Quando parla di questo, freme tutta.

Ok, siamo passati da Anna Karenina a Bridget Jones.

Però prosegue. Torna al fidanzato, e sotto gli occhi mi si trasforma nella Becky Sharp di Vanity Fair: «Davvero, non è che lui (il fidanzato) mi piace… cioè, mi piace se è insieme a me. Mi piace quando stiamo insieme. Ma se lo guardo a distanza non mi piace. Anzi, se vuoi, mi disgusta un po’. Mi piace in relazione a me. Infatti lo vorrei cambiare. Se cambiasse come dico io, sarebbe perfetto. Infatti tutto sta se riesco a cambiarlo a modo mio».

Cambio idea. Penso: «Adesso le chiedo il numero di telefono del fidanzato, lo chiamo e dico a lui: “MOLLALA”».

Curioso come cambiamo idea noi cinquantenni.

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6 pensieri riguardo “Celebrità, povere zie e amori

  • ….Vediamo quante altre volte nominerai Piazza Repubblica Libri… !! 😉

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    • È un’astuta tattica. presto parleranno di me anche il barbiere di Patrizio, il suo gommista, il tabaccaio all’angolo… sarò l’idolo di Corso Vittorio Emanuele!! MWAHAHAHAHAHAHAH!!!!

      Rispondi
  • Pingback: Istemi

  • Pingback: Cosa da fare a Cagliari in questo periodo

  • Solo per segnalare che Piazza Repubblica Libri non sta più nel corso Vittorio Emanuele ma si è trasferita in via Tola.

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    • Ciao Roberto, mi fa piacere che abbia apprezzato le piadine di Matteo, e Matteo stesso, persona di rara competenza in questo settore dove molti si improvvisano.
      Grazie per la segnalazione del trasloco. Ora siamo in via Tola 2.
      A proposito, abbiamo cambiato anche il nome. Ora si chiama L’Officina dei Libri.
      Auguroni di buon anno nuovo e tanti nuovi post 🙂

      Rispondi

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