L’abbrivio e il precipizio

Seguo fin dal primo numero, anzi fin dall’anteprima fuori serie, Mercurio Loi, pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore e scritto da Alessandro Bilotta.

Mi piace molto ma, dopo una prima mezza dozzina di numeri molto interessanti, è subentrata una certa perplessità: è un fumetto filosofico, d’accordo, è un fumetto sperimentale, d’accordo, è un fumetto che ha più livelli di lettura e che incastra in maniera deliziosa umorismo e tematiche molto più profonde, d’accordo, ma la serie sembrava cambiarmi sotto gli occhi, i gialli che teoricamente ne avrebbero dovuto essere il filo conduttore sembravano sempre meno significativi, le diramazioni filosofiche sembravano talvolta un po’ fini a se stesse e Bilotta, per quanto bravissimo, pareva pure un po’ innamorato della propria abilità.

Dev’essere per questo che gli ultimi due numeri li avevo messi da parte riservandomi al lettura a tempi migliori e il precedente l’avevo letto frettolosamente.

L’altra sera, però, ho ripreso in mano la lettura interrotta e mentre leggevo vedevo come i pezzi di un puzzle che si ricomponevano finché, improvvisamente, c’è stato come un clic e l’universo si è riallineato: e quelle che mi erano parse un anno e mezzo di divagazioni un po’ fini a se stesse si sono ricomposte in uno straordinario romanzo unitario e affascinante, mentre gli eventi che fino a quel momento sembravano essere messi lì a caso improvvisamente acquistavano passo, tensione narrativa, urgenza e poi vera e propria sostanza di dramma. Ho chiuso il fumetto e ho detto: «Però».

Un po’ me l’immaginavo: vedo che dipende dal fatto che la serie si sta per concludere per motivi credo di sostenibilità economica, e quindi Bilotta sta per forza portando a conclusione i vari fili della vicenda che ha dipanato sinora. Magistralmente, devo dire.

Racconto questa storia per due motivi. Il primo è per dire che mi sono chiesto se, certe volte, la sorte economica non migliori, sia pure fortunosamente, la sostanza di una storia, cospirando per darle proprio quella lunghezza che le si confà maggiormente. Voglio dire: adesso Mercurio Loi sarà un romanzo a fumetti in sedici capitoli che ha una magistrale costruzione dell’ambientazione e del cast, una serie di capitoli centrali che attirano sempre più il visitatore al loro interno, come un labirinto nel quale perdersi, salvo poi rivelargli che è stato condotto su un piano inclinato lungo il quale gli avvenimenti prendono sempre più abbrivio finché non precipitano verso una conclusione che mi immagino e spero drammatica e pienamente soddisfacente. Una lunghezza e uno svolgimento perfettamente giusti, proprio della giusta misura.

C’è fortuna nella sfortuna? Se il fumetto avesse avuto più fortuna economica e fosse durato ventiquattro numeri o trentasei o addirittura decine di anni (Tex ne ha fatto settanta proprio da poco), sarebbe stato altrettanto soddisfacente? L’appassionato di fumetti, ovviamente, desidera sempre di poter andare in edicola e trovare il suo fumetto preferito mese dopo mese e per tutti i fumetti che leggevo e hanno chiuso a me è sempre dispiaciuto molto – non oso immaginare quanto dispiaccia a Bilotta – ma per Mercurio Loi mi sono chiesto, per la prima volta, se invece non sia meglio così.

Il secondo motivo per cui ve lo racconto è che, secondo me, recuperare in extremis i vari numeri – in fumetteria dovrebbe essere abbastanza facile – e leggerli prima che esca l’ultimo numero, il 22 marzo, dovrebbe essere molto appagante. E poi andare in edicola e guastare la sorpresa dell’ultimo numero, ovviamente. E comunque procurarsi i numeri e leggere tutto il fumetto, insomma, che poi con le vicende del mercato editoriale chissà succede e se potrete leggerlo in futuro.

Siccome ci tengo, mi permetto di dirvi alcune cose in più: che è un fumetto filosofico l’ho detto, così come sull’impasto narrativo e la leggerezza profonda del racconto. In più:

  • È un fumetto ambientato all’epoca del Papa Re ma in realtà di storia ce n’è molto poca. Invece c’è moltissima romanità, intrisa di carnalità e di vita quotidiana e che si apre alla contemplazione improvvisa della bellezza di Roma.
  • È un fumetto che incrocia in maniera stimolante la riflessione su due grandi tradizioni narrative: quella dei supereroi (eroi mascherati, vigilanti, guerre private tra figure eccezionali, l’aiutante dell’eroe…) e quella del romanzone d’appendice (cattivoni, agnizioni, coincidenze improbabili, società segrete) incrociandoli attraverso l’esplorazione ripetuta del tema del superuomo.
  • È un fumetto nel quale il tema filosofico di fondo (esplorare divagando, o divagazioni esplorative) e l’approccio fisico del protagonista (passeggiare per Roma) sono lì che coincidono, ma sono accoppiate con abilità e tu non te ne accorgi. E, ora che ci penso, quest tipo di corrispondenze su due piani torna e torna ancora, più e più volte.
  • È un fumetto disegnato e colorato benissimo.
  • È un fumetto che ha vinto ripetutamente praticamente tutti i premi importanti in Italia negli ultimi due anni.

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