{"id":991,"date":"2012-10-09T18:15:20","date_gmt":"2012-10-09T16:15:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=991"},"modified":"2021-05-20T00:10:14","modified_gmt":"2021-05-19T22:10:14","slug":"tutti-i-santi-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=991","title":{"rendered":"Tutti i santi giorni"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yqtfywGOI80?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>La settimana scorsa per la prima volta in vita mia ho vinto un concorso a premi. Non era un&nbsp; concorso molto difficile, e in ogni caso ho improbabilmente azzeccato che la quasi velina mora si chiama Nausicaa e non Calipso o Minerva o&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>I biglietti messi in palio da <a href=\"http:\/\/www.sardegnaoggi.it\/\"><em>SardegnaOggi<\/em><\/a>&nbsp;erano per l&#8217;anteprima di <em>Tutti i santi giorni<\/em> di Virz\u00ec e quel che segue \u00e8 la mia inedita recensione in anticipo&nbsp;(poi non dite che questo non \u00e8 un <em>blog<\/em> serio!): il film sar\u00e0 nelle sale dall&#8217;11 ottobre. Prima di cominciare segnatevi questi riferimenti: <em>La generazione<\/em>, di <a href=\"http:\/\/www.simonelenzi.it\/\">Simone Lenzi<\/a>. \u00c8 il libro da cui liberamente \u00e8 tratto <em>Tutti i santi giorni<\/em>, e si direbbe interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quello che capisco <em>Tutti i santi giorni <\/em>segna per Virz\u00ec il definitivo superamento (per ora, naturalmente!) della commedia con intenti sociali, di cui l&#8217;ultimo esempio sarebbe <em>Tutta la vita davanti<\/em>, che non mi era piaciuto poi molto. Come il successivo <em>La prima cosa bella<\/em> qui Virz\u00ec si concentra sulle relazioni personali dei protagonisti, in particolare sulla struttura delle relazioni familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che in questo modo emerga quello che \u00e8 sempre stato uno dei punti di forza del regista livornese, cio\u00e8 la precisione della messa in scena. I suoi personaggi vivono in posti <em>veri<\/em>, mangiano cose <em>vere<\/em>, incontrano altre persone <em>vere<\/em>, si vestono come si vestono <em>davvero<\/em> le persone e fanno e maneggiano cose&#8230; <em>vere<\/em> (come avrete capito), e gi\u00e0 solo questo consente con grandissima immediatezza acute&nbsp; e accurate notazioni di costume (quindi, quando dico che siamo oltre la commedia sociale, non dico che siamo arrivati a <em>Vacanze di Natale<\/em>; dico che il <em>focus<\/em> del film \u00e8 sul microcosmo dei personaggi, non sul macrocosmo italiano).<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema nasceva quando, come in <em>Caterina va in citta<\/em> o in <em>Tutta la vita davanti<\/em>, questi personaggi cos\u00ec verosimili dovevano anche reggere il ruolo di archetipi esemplari, il che spesso strideva o obbligava la sceneggiatura a piegare la messa in scena al melodramma. Ma esentati dal ruolo altisonante e liberi di essere se stessi i protagonisti possono ora essere&#8230; perfetti e lasciare allo sfondo il compito di suggerire riflessioni allo spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia \u00e8 semplice. Guido e Antonia sono due trentenni che convivono a Roma. Le rispettive famiglie sono lontane, quella di Guido, affettuosa e inclusiva, in Toscana; quella di Toni, oppressiva e inquisitoria, in Sicilia. Come molti trentenni, i due hanno una doppia vita: lui fa il portiere di notte ma \u00e8 un colto antichista, lei lavora per un autonoleggio ma \u00e8 una cantante molto brava (incidentalmente, l&#8217;attrice che la interpreta, Thony, \u00e8 l&#8217;autrice e l&#8217;interprete dell&#8217;ottima colonna sonora).<\/p>\n\n\n\n<p>In maniera abbastanza naturale Guido e Toni sono arrivati all&#8217;idea di avere un figlio, ma non essendo pi\u00f9 giovanissimi il bambino non arriva: inizia cos\u00ec una trafila ben nota, visite &#8211; cure &#8211; visite &#8211; altre cure &#8211; decisione di usare la procreazione assistita &#8211; visite &#8211; altre cure che \u00e8 una delle cose migliori del film e che ha momenti ora comici, ora grotteschi, ora commoventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo sfondo la storia personale di Guido e Toni conoscer\u00e0 crisi e&nbsp;cambiamenti fino a un finale che ovviamente non vi svelo.<\/p>\n\n\n\n<p>I due protagonisti sono bravissimi, la regia eccellente, la messa in scena, come detto, impeccabile e la colonna sonora molto interessante. Buona anche la galleria dei comprimari, i genitori, i medici e i vicini di casa soprattutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto bene, dunque? Insomma, qualche dubbio rimane. Il film \u00e8 abbastanza nettamente diviso in due parti, uno che pone una serie di premesse &#8211; la storia di Guido e Antonia sullo sfondo dei vari itinerari di procreazione, assistita o meno &#8211; e una seconda che si concentra sul rapporto fra i due. Le due parti sono separate da una cesura abbastanza netta, e per lo spettatore \u00e8 un po&#8217; spiazzante. \u00c8 come ascoltare una sinfonia in cui il compositore pone il primo e il secondo tema e poi, al momento di svilupparli&#8230; ne propone un altro. Qui la prima parte suggerisce con forza che stiamo guardando una storia <em>sulla<\/em> paternit\u00e0 e maternit\u00e0, poi, come se si rifiutasse di trarre le sue conclusioni, fa abilmente esplodere un paio di mine dissimulate ad arte in precedenza, demolisce le premesse&nbsp;e se ne va per un&#8217;altra direzione. Il tutto, essendo concentrato comunque su Guido e Toni,&nbsp;senza dubbio <em>regge<\/em>, ma lascia un minimo perplessi.<\/p>\n\n\n\n<p>In qualche modo si potrebbe dire che il prefinale sembra suggerire che&nbsp;la <em>sterilit\u00e0<\/em> della generazione dei trenta-quarantenni, che \u00e8 rispecchiata nella incapacit\u00e0 del paese di generare il futuro (ok, non \u00e8 una commedia di costume, ma dichiarare che questa tesi c&#8217;\u00e8, seppure accennata, non \u00e8 per niente peregrino) pu\u00f2 trovare una sua composizione, dolcemara, nel grande ventre della famiglia tradizionale italiana. \u00c8 un po&#8217; poco, un po&#8217; troppo accennato, un po&#8217; tirato per i capelli. Quello che resta, nel finale, sono solo Antonia e Guido, con le loro imperfezioni, i loro tormenti, le loro speranze e le loro dolcezze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La settimana scorsa per la prima volta in vita mia ho vinto un concorso a premi. 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