{"id":7911,"date":"2014-07-07T12:45:51","date_gmt":"2014-07-07T10:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7911"},"modified":"2021-07-08T09:56:21","modified_gmt":"2021-07-08T07:56:21","slug":"la-fantasy-rassicurante-di-tanto-tempo-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7911","title":{"rendered":"La <em>fantasy<\/em> rassicurante di tanto tempo fa"},"content":{"rendered":"<p>Ho riletto nel fine settimana&nbsp;<em>D&#8217;Shai<\/em>, un libro <em>fantasy<\/em> che avevo molto apprezzato pi\u00f9 o meno vent&#8217;anni fa. L&#8217;autore \u00e8 <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Joel_Rosenberg_(science_fiction_author)\">Joel Rosenberg<\/a>,&nbsp;un canadese stabilitosi e morto nel Minnesota, lo stesso stato di <a title=\"Lucas Davenport, giocatore di ruolo incompreso\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5825\">John Sandford<\/a> e di <a title=\"Intervista a Steven Brust\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7871\">Steven Brust<\/a> e del suo gruppo di scrittori &#8211; si vede che l&#8217;aria della prateria stimola l&#8217;interesse per il&nbsp;<em>fantasy<\/em> e i giochi di ruolo.<\/p>\n<p>Rosenberg \u00e8 stato probabilmente quel che si potrebbe dire un autore minore, anche se il suo ciclo principale di romanzi, che racconta di un gruppo di studenti americani che si trovano proiettati nel mondo fantastico in cui avevano ambientato la loro campagna di <em>Dungeons &amp; Dragons<\/em>, ha avuto un certo successo di pubblico. Non si tratta naturalmente di uno spunto particolarmente originale: fra gli scrittori della generazione precedente Sprague de Camp, Gordon Dickson (un altro canadese, non a caso) e Poul Anderson avevano gi\u00e0 abbondantemente sviluppato il tema, per non parlare del fatto che l&#8217;idea originale \u00e8 addirittura di Mark Twain, credo. L&#8217;interesse per la serie quindi non sta tanto nella capacit\u00e0 di invenzione, quanto nel modo con cui un autore solido, anche se non straordinario, sfrutta uno spunto narrativo ben definito e ormai maturo per interagire con un pubblico che, a sua volta, conosce gi\u00e0 tutti i trucchi.<\/p>\n<p>Queste cose su Rosenberg le ho scoperte stamattina curiosando un po&#8217; in giro sulla rete (e facendo un po&#8217; di mente locale sui mostri sacri come Anderson che ho citato poco fa) ma in realt\u00e0 per <em>D&#8217;Shai<\/em>, che \u00e8 il romanzo per il quale Rosenberg ha avuto il maggior successo di critica, se non di pubblico, si applicano, come vedremo, buona parte degli stessi concetti e in realt\u00e0 questo non \u00e8 un difetto del romanzo, tutt&#8217;altro.<\/p>\n<h2><em>D&#8217;Shai<\/em>&nbsp;(Joel Rosenberg, <em>Ace Books<\/em> 1991)<\/h2>\n<p><em><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg\"><img data-attachment-id=\"7913\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7913\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?fit=248%2C403&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"248,403\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Rosenberg D&#8217;Shai\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?fit=184%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?fit=248%2C403&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7913\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?resize=248%2C403\" alt=\"Rosenberg D'Shai\" width=\"248\" height=\"403\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?w=248&amp;ssl=1 248w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?resize=92%2C150&amp;ssl=1 92w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Rosenberg-DShai.jpg?resize=184%2C300&amp;ssl=1 184w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>D&#8217;Shai<\/em> \u00e8, come accennavo, estremamente rappresentativo della&nbsp;<em>fantasy&nbsp;<\/em> del buon tempo andato. Rileggerlo \u00e8 stato un po&#8217; come ritrovare in soffitta&nbsp;una vecchia&nbsp;racchetta da tennis in legno, diciamo,&nbsp;assolutamente sorpassata tecnologicamente dai nuovi materiali ma di cui ricordiamo come si adattasse perfettamente alla nostra mano (badate che io sono un cialtrone nato e che non ho mai giocato a tennis, quindi se il paragone fa acqua non protestate troppo: \u00e8 per spiegarsi).<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, \u00e8 un romanzo a se stante, non l&#8217;inizio di una trilogia. Poi ha una serie di manierismi tipici dell&#8217;epoca: \u00e8 ambientato in un mondo che ricorda fortemente il Giappone medievale (siamo alla fine del periodo della grande fascinazione statunitense per ogni cosa che fosse giapponese:&nbsp;<em>Karate Kid<\/em> \u00e8 del 1984,&nbsp;<em>Ninja<\/em> di Van Lustbader del 1980, l&#8217;espansione&nbsp;<em>Oriental Adventures<\/em>&nbsp;per il gioco di ruolo&nbsp;<em>AD&amp;D&nbsp;<\/em> del 1986-1987), il protagonista \u00e8 un acrobata vagabondo (un&#8217;altra fascinazione dell&#8217;epoca, in cui gli&nbsp;scrittori&nbsp;<em>fantasy<\/em> esploravano protagonisti alternativi ai tipici maghi e soprattutto guerrieri che avevano costituito l&#8217;ossatura del genere in precedenza: e quindi gran successo di assassini, acrobati e giocolieri, bardi e cos\u00ec via).<\/p>\n<p>E poi \u00e8 sostanzialmente un giallo, cosa che non \u00e8 chiarissima all&#8217;inizio ma si fa man mano pi\u00f9 evidente. E si sa che fare un giallo \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 semplici per&nbsp;dare senso a una narrazione di genere: perch\u00e9 il mistero si aggiunge alle altre dimensioni del libro e le rafforza.<\/p>\n<p>Sin qui non sembra una grande recensione: stiamo parlando di stereotipi. Se il libro funziona \u00e8, da una parte, perch\u00e9 Rosenberg \u00e8 una penna pi\u00f9 che discreta: ci sono un paio di pagine&nbsp;in cui va a cercare l&#8217;effettaccio o il <em>pathos<\/em> e ci riesce perfettamente;&nbsp;per il resto il libro \u00e8 scritto comunque con molto mestiere. In realt\u00e0 cos\u00ec&nbsp;il romanzo arriverebbe solo a una&nbsp;sufficienza risicata: quello che lo rende pi\u00f9 forte sono un altro paio di manierismi dell&#8217;epoca che purtroppo si sono abbastanza persi al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Prima di tutto: non \u00e8 solo un romanzo autoconclusivo, \u00e8&nbsp;<em>breve<\/em>, ben sotto le trecento pagine, una lunghezza che oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 rara. Il che vuol dire che \u00e8 compatto, asciutto e, complessivamente, non \u00e8 un libro che stanchi: si \u00e8 rivelato perfetto per un paio di mattinate al mare, intervallando la lettura con un po&#8217; di bagni, un caff\u00e8 e due chiacchiere, un tipo di scenario di lettura che a quanto pare gli autori <em>fantasy<\/em> attuali trascurano sempre pi\u00f9 &#8211; eppure dovrebbero ricordare che non tutti possono scrivere <em>Il signore degli anelli<\/em> e che per molto tempo libri di quell&#8217;importanza e complessit\u00e0 nel genere&nbsp;<em>fantasy<\/em> sono stati piuttosto l&#8217;eccezione che la regola.<\/p>\n<p>Il secondo elemento di forza \u00e8 il trattamento dell&#8217;ambientazione. Anche qui: la tendenza attuale \u00e8 alla descrizione minuziosa e alla cura insistita della coerenza interna dell&#8217;ambientazione (<a title=\"La coerenza di Samarkanda \u2013 1\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1114\">che spesso non riesca, \u00e8 un altro paio di maniche, ovviamente<\/a>). Rosenberg sceglie invece di dare piuttosto importanza al&nbsp;<em>mood<\/em>, all&#8217;aria generale, fino al punto da inserire un paio di capitoli del tutto slegati dalla trama ma dedicati puramente a fare colore. Alla fine funziona, e quello che si ricorda del libro \u00e8 piuttosto questo tipo di fascino dell&#8217;ambientazione e non la trama, che pur non essendo&nbsp;un puro pretesto \u00e8 per\u00f2 tutto sommato esile, o il protagonista, anche lui interessante ma non eccezionale.<\/p>\n<p>Lo stesso discorso vale a maggior ragione per un altro elemento che era spesso un punto di&nbsp;forza dei romanzi dell&#8217;epoca: la capacit\u00e0 di creare personaggi di contorno interessanti, perfino affascinanti, senza farne per\u00f2 dei protagonisti o dei co-protagonisti, ma lasciandoli sostanzialmente sullo sfondo. Vale in questo romanzo soprattutto per il signore feudale Toshtai e per una serie di altri abitanti del castello che costituisce lo scenario principale.<\/p>\n<p>Se posso fare un paragone con un <em>fantasy<\/em>&nbsp;contemporaneo di tipo corale come l&#8217;opera di George R.R. Martin, l\u00e0 lo schema si \u00e8 capovolto, e <em>tutti<\/em>&nbsp;i personaggi secondari sono dettagliati, fino al punto da essere protagonisti. I romanzi ne guadagnano in profondit\u00e0, in interesse e sono cos\u00ec molto pi\u00f9 variegati, ma il prezzo da pagare \u00e8 il fatto che ogni personaggio proposto dal libro \u00e8 del tutto concluso, la sua parabola narrativa esaurita nel libro.<\/p>\n<p>Qui invece queste figure sono interessanti&nbsp;ma solo&nbsp;accennate, il che lascia la voglia di leggere altro, di pi\u00f9, dove siano loro i protagonisti, oppure di sviluppare da s\u00e9 gli spunti narrativi che l&#8217;autore si limita a suggerire: sono convinto che non sia un caso che si scrivessero libri di questo genere in un&#8217;epoca in cui i giochi di ruolo &#8211; o altre dimensioni&nbsp;di narrazioni creative autonome, soprattutto nei fumetti&nbsp;&#8211; andavano per la maggiore: uno leggeva una cosa, pescava un pezzo che l&#8217;autore gli dava pronto da sviluppare e poi andava avanti per conto suo: con Martin e i contemporanei, che ti raccontano gi\u00e0 <em>tutto<\/em>, non si pu\u00f2 fare (e infatti le narrazioni che vanno per la maggiore in questo periodo sono&nbsp;<em>videogame<\/em>, molto pi\u00f9 &#8220;chiusi&#8221; dei vecchi giochi di ruolo).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho riletto nel fine settimana&nbsp;D&#8217;Shai, un libro fantasy che avevo molto apprezzato pi\u00f9 o meno vent&#8217;anni fa. 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