{"id":73,"date":"2012-07-27T01:33:19","date_gmt":"2012-07-26T23:33:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=73"},"modified":"2015-12-14T10:51:05","modified_gmt":"2015-12-14T09:51:05","slug":"per-non-parlare-di-lipperini-manni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=73","title":{"rendered":"Per NON parlare di Lipperini-Manni"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<p>Se non sapete niente della storia Lipperini-Manni, cercate su <em>Google<\/em> o guardate <a href=\"http:\/\/ferrucci.wordpress.com\/2012\/06\/12\/doppie-identita\/\">qui<\/a> oppure <a href=\"http:\/\/theblogaroundthecorner.it\/2012\/03\/gian-paolo-serino-lara-manni-loredana-lipperini-e-thomas-jay-la-sfiducia-corre-su-internet\/\">qui<\/a> per delle introduzioni che reputo mediamente equilibrate. Se ne \u00e8 parlato anche su <em>Anobii<\/em> su qualche gruppo dedicato al <em>fantasy;<\/em> siccome il tema mi stimolava ma non volevo entrare nel pro\/contro, ho aperto una discussione per conto mio, di cui questo \u00e8 il <em>post<\/em> introduttivo. L&#8217;argomento \u00e8 abbastanza settoriale (politiche editoriali nel <em>fantasy<\/em> italiano) ma ci sono alcune cose pi\u00f9 generali. L&#8217;articolo fa riferimento a quanto scritto nei suddetti gruppi dedicati al <em>fantasy<\/em>, ma si capisce il contesto; l&#8217;unica cosa poco chiara \u00e8 il &#8220;bollino SIAE&#8221;, ma \u00e8 spiegato in uno dei <em>link<\/em> postati sopra.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Vorrei provare a proporre alcune riflessioni su tutta la vicenda, spero in modo pacato. Se sar\u00f2 bravissimo riuscir\u00f2 anche a non citare mai direttamente n\u00e9 la Manni n\u00e9 la Lipperini: infatti non ho mai letto la prima e molto poco la seconda e non \u00e8 tanto il caso diretto a interessarmi, quanto che cosa possa indicare in termini generali di mercato editoriale, rapporti sui <em>social network<\/em>, il destino della rete, l\u2019Universo e tutto quanto. Mi scuso se sar\u00f2 lungo: probabilmente <em>Anobii<\/em> non \u00e8 proprio il luogo pi\u00f9 adatto per un certo tipo di articoli, ma d\u2019altra parte la discussione\u2026 \u00e8 iniziata qui, e non ho altro posto dove scrivere.<\/p>\n<p>Sono stato anche stimolato da diverse argomentazioni presentate nel <em>thread<\/em> originale, e partir\u00f2 proprio da una di queste.<\/p>\n<p><em>\u00ab<\/em><em><strong>C\u2019\u00e8 chi legge libri e chi i bollini SIAE\u00bb<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>A un primo livello elementare di fruizione la lettura di un libro non richiede affatto la conoscenza di chi sia l\u2019autore, n\u00e9 di quale sia la sua storia, le sue motivazioni o le condizioni storiche o sociali in cui ha vissuto la sua vita. Qualche informazione in merito pu\u00f2 emergere dal testo stesso, oppure no, ma comunque non \u00e8 questo il punto: una volta che il libro \u00e8 consegnato al lettore la \u201cvoce\u201d che parla attraverso il testo \u00e8 una voce che dialoga con lui autonomamente, e si propone esclusivamente per ci\u00f2 che emerge dal testo. Per dire, ci sono stati autori maschi che hanno scritto libri <em>Harmony<\/em> celandosi dietro pseudonimi femminili, e questo non ha impedito loro di essere apprezzati e anche di avere, in certi casi, successi significativi. Quindi il nome dell\u2019autore \u00e8 un puro attributo del libro, che \u00e8 quello che veramente conta, giusto?<\/p>\n<p>Mica tanto. Prima di tutto perch\u00e9 probabilmente questo vale per casi, come gli <em>Harmony<\/em>, in cui il \u201cprodotto libro\u201d \u00e8 di tipo ripetitivo e di bassa qualit\u00e0, e perci\u00f2 l\u2019autore conta comunque poco. Poi perch\u00e9 la cosa \u00e8 contraria all&#8217;esperienza comune: ciascuno di noi si abitua a riconoscere la voce dell\u2019autore e a cercarla; ciascuno di noi dice: \u00abMi sono comprato l\u2019ultimo libro di Pratchett\u00bb, non \u00ab\u2026 l\u2019ultimo libro del Mondo Disco\u00bb. Ciascuno di noi, almeno, confronta il libro dell\u2019autore con gli altri scritti da lui, e dice: \u00abQuesto \u00e8 migliore\u2026 questo \u00e8 peggiore\u2026 Martin allunga il brodo e mi ha stufato\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019accoppiata libro\/autore ha nel lettore una risonanza molto pi\u00f9 forte che non il libro da solo. Vero. Per\u00f2 questo non risolve la questione: perch\u00e9 anche ammettendolo la conoscenza della biografia di un autore \u00e8 un passo in pi\u00f9, che forse si potrebbe ritenere non necessario: supponiamo che io legga prima il <em>David Copperfield<\/em> e poi l\u2019<em>Oliver Twist<\/em> ma sia informato che uno \u00e8 di Dickens e l\u2019altro di un autore X: probabilmente rester\u00f2 perplesso, perch\u00e9 avr\u00f2 magari riconosciuto la voce dell\u2019autore, la similitudine delle tematiche trattate, e cos\u00ec via, ma disporr\u00f2 di una informazione contraria (\u201csono autori diversi\u201d); sapere invece che l\u2019autore \u00e8 lo stesso migliora la mia qualit\u00e0 di lettura, perch\u00e9 mi fa uscire dalla perplessit\u00e0 e mi d\u00e0 la possibilit\u00e0 di usufruire di livelli di comprensione del testo pi\u00f9 ampi: potr\u00f2 meglio ricercare continuit\u00e0 e differenze, confrontare i personaggi, e cos\u00ec via. Per\u00f2 questo non comporta che mi serva conoscere la biografia di Dickens, e sapere quanto c\u2019\u00e8 di veramente autobiografico nel <em>David Copperfield<\/em> e quanto no: il libro rimane un fortissimo romanzo di formazione in ogni caso, autobiografico o no, la biografia di Dickens \u00e8 un sovrappi\u00f9 inutile.<\/p>\n<p>Giusto? Forse no. Perch\u00e9 per esempio sapere che Manzoni ha riscritto i <em>Promessi Sposi<\/em> dopo aver \u201crisciacquato i panni in Arno\u201d mi fa apprezzare di pi\u00f9 il lavoro di cura della lingua profuso nel testo e perci\u00f2 mi fornisce un livello di godimento che altrimenti mi sarebbe precluso. Ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 fin da Lord Byron, se non prima, che gli autori hanno scoperto che vendere il libro non \u00e8 solo scrivere, e che l\u2019acquirente compra, col testo, anche un pezzo della vita dello scrittore, la sua identit\u00e0 incorporata nel libro. Cinque minuti dopo averlo scoperto gli scrittori hanno deciso di <em>gestire<\/em> la propria identit\u00e0 nel processo di comunicazione coi lettori; sei minuti dopo questo rapporto \u00e8 diventato manipolatorio (nei due sensi). E quindi il rapporto con il lettore potenziale da allora \u00e8, sempre, pi\u00f9 ampio di quel che c\u2019\u00e8 nel testo, per abbracciare le vicende biografiche dello scrittore, le sue idee politiche, le sue opinioni e tutto il resto. Il dialogo fra autore e lettore si svolge, oggi, su una pluralit\u00e0 di piani, di cui il testo scritto \u00e8 solo una dimensione (nel caso di alcuni, neanche quella pi\u00f9 importante). Sostenere nel 2012 che sia possibile leggere un libro \u201csenza leggere il bollino SIAE\u201d (con tutto quel che \u00e8 sottinteso) pecca della stessa ingenuit\u00e0 (o banalit\u00e0) di quello che davanti a un pranzo raffinato in cui ogni portata \u00e8 accuratamente legata alle altre dice: \u00abSi, vabb\u00e9, tanto poi nello stomaco tutto si mischia\u00bb.<\/p>\n<p><em><strong>Nick e fake<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Dentro questo rapporto di gestione della propria identit\u00e0 proposta al lettore, pubblicare con uno pseudonimo \u00e8 una pratica diffusissima e del tutto legittima. In particolare pubblicare con uno pseudonimo per tenere separati ambiti diversi della propria vita, o della propria attivit\u00e0 di scrittore. Nel <em>thread<\/em> \u00e8 stato gi\u00e0 citato il caso Richard Bachmann\/Stephen King, ma negli USA gli scrittori con pi\u00f9 di un <em>brand<\/em> al proprio attivo sono tanti: solo nella mia libreria ho almeno una ventina di gialli scritti da un tizio che si chiama John Roswell Camp, firma da giornalista (e premio Pulitzer!) come John Camp e fa il giallista come John Sandford; ci sono anche casi buffi: la falsa identit\u00e0 di Nora Roberts (JD Robb) \u00e8 cos\u00ec nota che ormai i suoi libri hanno in copertina: \u201cNora Roberts writing as JD Robb\u201d. Chiaramente non \u00e8 questo il punto su cui si pu\u00f2 discutere.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 invece quando si attribuisce una falsa biografia allo pseudonimo? Si, ma con certe specificazioni. Perch\u00e9 il lettore deve sapere che non necessariamente la <em>prima<\/em> biografia, quella \u201cvera\u201d, \u00e8 autentica. Come dice il mio amico Andrea, uno si aspetta che a casa sua Mick Jagger abbia tavoli ricoperti da giubbotti di cuoio, bottiglie di <em>whisky<\/em> e modelle nude: magari invece quando va a casa si mette la canottiera di lana e beve solo tisane di equiseto e verbena. Se fosse cos\u00ec, e Jagger un bel giorno cominciasse a pubblicare musica da meditazione sotto il nome di Sang Lama, non \u00e8 che questa seconda identit\u00e0 sarebbe meno \u201cvera\u201d della prima.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019obiezione molto interessante. Per\u00f2 tutti capiamo che \u201cfirmare\u201d come Sang Lama non \u00e8 la stessa cosa che aprire anche un sito in cui si danno consigli sulla meditazione, ci si propone come maestri di saggezza orientale, si dispensano consigli di vita e magari si attacca l\u2019oppressione cinese sul Tibet o si pontifica su quali sono le migliori scuole di spiritualit\u00e0 buddista. Non \u00e8 un tema morale: \u00e8 che costruendo questa falsa identit\u00e0 la si veicola per forza nella musica che si vende; non c\u2019\u00e8 nel contratto di acquisto il fatto che l\u2019ascoltatore con quella musica compra anche l\u2019esperienza di vita di un autentico lama tibetano, ma certo se un bel giorno si scoprisse che Sang \u00e8 in realt\u00e0 un cantante <em>rock<\/em> maledetto gli acquirenti avrebbero motivo di sentirsi truffati\u00a0&#8211; anche gli amanti del <em>rock<\/em> avrebbero diritto a qualche motivo di perplessit\u00e0, e chi sulla parola di Sang Lama avesse firmato appelli a favore del Tibet indipendente avrebbe <strong>tutti<\/strong> i motivi per incazzarsi direttamente, per non parlare dei veri lama tibetani.<\/p>\n<p>Del resto, il paragone con la musica (o con l\u2019industria cinematografica) non \u00e8 peregrino. Tutti sappiamo, e abbiamo imparato a riconoscere, che ci sono operazioni con cui certi cantanti o gruppi sono costruiti a tavolino, e sappiamo che i <em>flirt<\/em> fra attori hollywoodiani servono ad avere spazio pubblicitario gratis. Sapendo questo, sappiamo anche incorporare queste informazioni per evitare bufale, o mettere le cose nella giusta prospettiva. Se di un film si dice soprattutto che \u00e8 stata l\u2019occasione in cui Scarlett Johnsson ha cornificato Tom Travel con Brad Holee, probabilmente quel film non vale granch\u00e9, cos\u00ec come \u00e8 difficile credere che il mio concittadino Marco Carta sia un grande cantante. Non solo: questo si traduce anche in una possibilit\u00e0 di caratterizzare con precisione gli altri amanti del cinema o della musica e il loro interesse per me: se conosco una, e mi dice che ascolta solo Marco Carta, probabilmente non mi fider\u00f2 quando mi consiglier\u00e0 di comprare l\u2019ultimo CD di Gigi D&#8217;Alessio. Nell&#8217;editoria questo capita meno, chiss\u00e0 perch\u00e9.<\/p>\n<p><em><strong>Tre o quattro cose da discutere<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e9? Questo mi sembra un elemento interessante da discutere. Com&#8217;\u00e8 che il mercato editoriale, anche e soprattutto quello del nostro genere preferito, \u00e8 cos\u00ec infestato da materiale di scarsissima qualit\u00e0? Da cosa dipende? Eppure i <em>blog<\/em> e i siti di recensioni e commenti non mancano. Come mai non fanno del tutto opinione? Ci sono dei meccanismi che favoriscono il farsi impollare da abili gestori di politiche promozionali editoriali? C\u2019entra il fatto che un numero spropositato di recensori e <em>blogger<\/em>\u00a0sono anche autori, in atto o potenziali? Dipender\u00e0 da questo il livello di aggressivit\u00e0 e soprattutto partigianeria dimostrato anche nel <em>thread<\/em> originale?<\/p>\n<p>Il che ci porta a un\u2019altra domanda, che riguarda, diciamo cos\u00ec, la <em>netizenship<\/em>. La maggior parte di noi frequenta la rete e sa come muovercisi. Un certo numero di <em>fake<\/em> e di <em>troll<\/em> \u00e8 fisiologico. Una certa quantit\u00e0 di <em>viral marketing<\/em> fa parte delle regole del gioco. Molti di noi per\u00f2 sono anche, diciamo cos\u00ec, \u201cattivisti\u201d della rete: teniamo <em>blog<\/em>, amministriamo siti, siamo utenti \u201cforti\u201d. Come tali fra noi e <em>troll<\/em>, <em>fake<\/em>\u00a0e pratiche eccessive di <em>marketing<\/em> c\u2019\u00e8 un conflitto di interesse, cos\u00ec come non possono andare d\u2019accordo quelli che vanno sulla spiaggia per fare il bagno e quelli che la notte ci fanno i festini, lasciando le bottiglie vuote e i resti sparsi dappertutto. Quand&#8217;\u00e8 che si passa il limite? Non parlo di un limite giuridico\/legale o morale, parlo di un limite <strong>politico<\/strong>: quand&#8217;\u00e8 che si dice: \u00abOk, se questo diventasse la regola la rete (o un suo pezzo) diventerebbe invivibile?\u00bb. (<em>Hint<\/em>: per me siamo gi\u00e0 quasi <em>oltre<\/em>).<\/p>\n<p>Un discorso analogo andrebbe fatto per il rapporto fra autori e lettori, e fra recensori e lettori, nel momento in cui i <em>blog<\/em> e <em>social network<\/em> permettono una relazione infinitamente pi\u00f9 stretta rispetto al passato. \u00c8 un rapporto effimero, legato solo a contatti sporadici sulla rete? A vedere i <em>blog<\/em> non si direbbe. \u00c8 un rapporto come gli altri, che prescinde dal fatto che chi tiene il <em>blog<\/em> sia anche un autore? L\u2019importanza attribuita al caso da cui siamo partiti sembra dimostrare il contrario. Qual \u00e8 il <em>minimo<\/em> di fiducia richiesto da queste relazioni? Quanto contano, ancora una volta, le informazioni sull&#8217;autore incorporate nel <em>blog<\/em>? Se si scoprisse che Gamberetta in realt\u00e0 \u00e8 un marinaio tatuato, cambierebbe qualcosa per gli utenti? Probabilmente no. Ma se fosse Umberto Eco?<\/p>\n<p>E, infine, ci sono due questioni che riguardano le case editrici. Una riguarda temi affini a quelli della <em>netizenship<\/em>, solo che qui si chiamano, in maniera pi\u00f9 appropriata, pratiche commerciali al limite della scorrettezza. L&#8217;altra riguarda la proposta di libri il cui motivo d&#8217;interesse \u00e8 chi l&#8217;ha scritto, non cosa c&#8217;\u00e8 dentro, cio\u00e8 in cui l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;autore incorporata nel testo ha soffocato il testo stesso. E su queste le mie domande non sono tanto legate al giudizio sulle pratiche in s\u00e9, che \u00e8 negativo, quanto sulla loro opportunit\u00e0 a lungo termine per il sistema editoriale nel suo complesso. Detto in altri termini, il mio libraio di fiducia sostiene che tutti quelli che non sono scrittori, cio\u00e8 giornalisti, attori, mamme <em>blogger<\/em>\u00a0eccetera, diciamo da Vespa in gi\u00f9, semplicemente non dovrebbero essere pubblicati, anche se vendono: perch\u00e9 si tratta di una produzione di qualit\u00e0 cattiva che a lungo termine rovina il mercato; non conta, cio\u00e8, quello che vendi oggi, ma quello che non venderai domani. Mi chiedo se un discorso del genere non dovrebbe valere per il <em>fantasy<\/em>, e per il <em>fantasy<\/em> italiano in particolare: forse quelli che vengono dalle <em>fanfic<\/em>, i ragazzini prodigio, le autrici dalle identit\u00e0 misteriose e compagnia cantante, semplicemente, non dovrebbero essere pubblicati.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se non sapete niente della storia Lipperini-Manni, cercate su Google o guardate qui oppure qui per delle introduzioni che reputo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,64,55,17,16],"tags":[114,113,112],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-1b","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":2080,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2080","url_meta":{"origin":73,"position":0},"title":"Cose che proseguono","author":"Rufus","date":"26\/01\/2013","format":false,"excerpt":"Non ho intenzione di tenere conto su questo blog di come evolvono tutte\u00a0le cose di cui mi capita di parlare, ma ogni tanto mi arrivano sotto mano aggiornamenti che mi fa piacere condividere. 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