{"id":673,"date":"2012-08-23T14:36:07","date_gmt":"2012-08-23T12:36:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=673"},"modified":"2012-08-23T14:36:07","modified_gmt":"2012-08-23T12:36:07","slug":"da-londra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=673","title":{"rendered":"Da Londra"},"content":{"rendered":"<p>Carissimi durante il fine settimana a Londra con Maria Bonaria alcune delle cose che abbiamo fatto o visto mi hanno suggerito dei pensieri &#8220;lapirici&#8221; che finalmente, adesso che ho un po&#8217; di tempo, vi rigiro.<br \/>\nNon \u00e8 quindi un resoconto di cosa abbiamo mangiato o cosa abbiamo visto, ma due o tre pensieri quasi in libert\u00e0.<\/p>\n<h2>I cartelli fuori dalle chiese<\/h2>\n<p>Davanti all&#8217;albergo, la bacheca della parrocchia anglicana dichiarava orgogliosamente, sotto il nome della chiesa e l&#8217;orario delle funzioni, il nome e i titoli del pastore e soprattutto &#8220;<em>1662 <\/em>Prayer Book<em> used for all functions<\/em>&#8221; (&#8220;si usa il testo liturgico del 1662 per tutte le celebrazioni&#8221;). Il che mi \u00e8 parso un po&#8217; strano, come se davanti alle nostre chiese scrivessimo &#8220;si usa il Messale Romano&#8221; (che altro vuoi usare?).<\/p>\n<p>Cos\u00ec mi son messo a guardare i cartelli davanti alle chiese, e l&#8217;ho trovata una cosa piuttosto interessante.<\/p>\n<p>Intanto, la maggior parte delle chiese\u00a0<em>non<\/em> usa il <em>Prayer Book<\/em> del 1662 &#8211; non conosco abbastanza la storia della Chiesa Anglicana da capire cosa usano, ma comunque \u00e8 evidente che\u00a0<em>non<\/em> c&#8217;\u00e8 una unit\u00e0 liturgica, il che mi ha molto colpito, considerato che comunque la Chiesa anglicana \u00e8 una chiesa gerarchica, in cui esistono per esempio i vescovi. Magari me lo potevo immaginare, ma scoprirlo direttamente mi ha fatto effetto.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra cosa scoperta guardando le bacheche \u00e8 che la maggiore attivit\u00e0 pastorale delle varie chiese \u00e8 il <em>counselling,<\/em> cio\u00e8 in parole povere se non sai a che santo votarti l\u00e0 trovi qualcuno che ti ascolta (talvolta il pastore, talvolta dei volontari, o una <em>\u00e9quipe).<\/em> Meritorio, ovviamente, e indice di un disagio sociale, ma veramente c&#8217;\u00e8 poco di tipicamente cristiano. In certe bacheche, a parte una funzione settimanale, non era indicata alcuna attivit\u00e0 diciamo catechetica (che qui chiamamo <em>christian course<\/em>).<\/p>\n<p>L&#8217;ultima cosa che saltava all&#8217;occhio era la mancanza delle tipiche dimensioni associative delle nostre parrocchie: da nessuna parte orari di riunioni di gruppi giovanili, dei catechisti, di qualche gruppo di interesse. Ovviamente quanto detto vale per le chiese che si riconoscevano bene, le quali erano tutte anglicane: sospetto fortemente che le sale metodiste o di altre confessioni evangeliche avrebbero esposto bacheche ben diverse. Fatta questa distinzione, il tessuto cristiano londinese mi \u00e8 apparso, dal mio miserissimo punto di osservazione, molto slabbrato.<\/p>\n<p>Poi naturalmente c&#8217;erano dei cartelli impagabili, come la chiesa che \u00e8 ortodossa il gioved\u00ec e la domenica e anglicana il venerd\u00ec e il sabato, per esempio, o quella in cui la pastora \u00e8 un ex-avvocato e perci\u00f2 \u00e8 specializzata nel fare da cappellano agli studi legali della <em>City<\/em> e nella tutela di casi di maltrattamento familiare&#8230;<\/p>\n<h2>Body Shop vendesi<\/h2>\n<p>Le prime pagine dei giornali, nei giorni in cui eravamo a Londra, erano occupate tra l&#8217;altro dalla notizia che la proprietaria e fondatrice storica della catena dei <em>Body Shop<\/em> (negozi specializzati in erboristeria e cosmesi &#8220;naturale&#8221;) ha venduto le sue azioni a <em>L&#8217;Oreal<\/em> per la bella sommetta di 626 <em>milioni<\/em> di sterline. Consumatori e fan della catena esprimevano preoccupazione per il mantenimento della impostazione tipiche della catena: niente sperimentazioni su animali, packaging riciclabile, prodotti naturali <em>etc,<\/em> tutte cose di cui a <em>L&#8217;Oreal<\/em> non \u00e8 mai fregato niente e di cui non si pensa che gliene importer\u00e0 adesso. Molti organi di stampa notavano anche che si tratta dell&#8217;ennesima acquisizione di realt\u00e0 <em>etiche<\/em> da parte di aziende <em>global:<\/em> si citavano almeno quattro casi molto importanti negli ultimi due anni.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, attivit\u00e0 o enti di beneficenza <em>(charities)<\/em> o dimensioni etiche delle aziende o prodotti biologici sono diffuse in Inghilterra in maniera impensabile per noi: basti dire che <em>Starbucks,<\/em> che sta al bar come <em>McDonald<\/em> sta al ristorante, offre il caff\u00e8 del commercio equo. Ma dappertutto il &#8220;marketing sociale&#8221; \u00e8 presente in maniera impressionante, quasi ossessiva. Il che naturalmente lascia perplessi: perch\u00e9 non si ha proprio l&#8217;impressione che grazie a questa diffusione &#8220;abbiamo vinto&#8221;, e nemmeno pareggiato, e allora ti chiedi di che cosa sia il segno tutto questo impegno etico delle aziende. Io onestamente non lo so, ma scruto un pochino in Italia e mi pare che la tendenza sia abbastanza simile anche qui.<\/p>\n<h2>Le facce della multiculturalit\u00e0<\/h2>\n<p>Londra \u00e8 una citt\u00e0 multiculturale, senza dubbio: una babele di lingue, cibo in offerta di tutte le parti del mondo, facce di tutti i generi.<\/p>\n<p>Per\u00f2 se ti fai un po&#8217; attento, ti accorgi che le facce non sono mischiate, ma stanno tutte al loro posto.<\/p>\n<p>Quelle scure, africane, asiatiche, mediorientali, mediterranee, sono quelle che vedi pi\u00f9 spesso per strada, ma rigidamente in ruoli subalterni: il tassista, il controllore della metro, la donna delle pulizie, il portiere dell&#8217;albergo, il barista, tutti quelli che fanno &#8220;i servizi&#8221;.<\/p>\n<p>Le uniche facce scure &#8220;di successo&#8221; che ho visto sono un conduttore indiano della BBC (che c&#8217;\u00e8 perch\u00e8 \u00e8 politicamente corretto avercelo) e un medico di un ospedale, intervistato alla TV per non so cosa. Le uniche facce bianche &#8220;popolari&#8221; i due impiegati di un macello di campagna, che avevano oltrettutto l&#8217;aria allucinata dei potenziali assassini seriali, per cui forse comunque alla <em>City<\/em> non ce li avrebbero voluti.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 tornata alla mente la teoria della societ\u00e0 multiculturale americana, che forse funziona anche qui: c&#8217;\u00e8 chi dice che l&#8217;America \u00e8 un <em>melting pot<\/em>, un crogiolo di fusione in cui razze e culture si mischiano fino a diventare indistinguibili, e chi propone invece l&#8217;immagine della <em>salad bowl<\/em>, la zuppiera dell&#8217;insalata, dove i pezzettoni degli ingredienti rimangono ciascuno separato e indipendente, sebbene mischiati. Da quello che ho visto, Londra \u00e8 una zuppiera in cui gli ingredienti sono accuratamente tenuti divisi per strati.<\/p>\n<h2>L&#8217;esperienza pi\u00f9 adatta al gruppo &#8220;La Pira&#8221;<\/h2>\n<p>A qualcuno l&#8217;ho gi\u00e0 raccontata a voce: \u00e8 successo quando siamo andati a teatro (e non un teatro qualunque, un teatro &#8220;serio&#8221;) convinti di sentire un concerto (al costo di 23 sterline a testa) e ci siamo trovati nel mezo di un raduno evangelico, in cui \u00abTutti in piedi! Cantiamo insieme le lodi del Signore!!\u00bb, con maestro del coro con funzioni di evangelizzatore, pastore in <em>smoking<\/em> che faceva l&#8217;omelia (io furbissimo inizialmente credevo che fosse il comico per le parti &#8220;leggere&#8221;), parrocchiani sulle gradinate che mormoravano compitamente alla fine di ogni brano \u00abYeah; hallelujah!\u00bb, e signore pachistane con le braccia levate a invocare lo Spirito Santo; esperienza insomma spaesante ma divertentissima e&#8230; in verit\u00e0, bella.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi durante il fine settimana a Londra con Maria Bonaria alcune delle cose che abbiamo fatto o visto mi hanno<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,56,17,61,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-aR","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":4325,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4325","url_meta":{"origin":673,"position":0},"title":"Gita ad Atzara","author":"Rufus","date":"22\/08\/2013","format":false,"excerpt":"Vigne sulla strada per Atzara L'altro giorno da Tonara siamo scesi in gita verso Atzara. 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