{"id":5105,"date":"2013-11-27T16:37:27","date_gmt":"2013-11-27T15:37:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5105"},"modified":"2013-12-16T13:24:29","modified_gmt":"2013-12-16T12:24:29","slug":"fedeli-a-dio-e-al-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5105","title":{"rendered":"Fedeli a Dio e al popolo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2013-12-01-16.54.08-e1385983975598.jpg\"><img data-attachment-id=\"5176\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=5176\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2013-12-01-16.54.08-e1638449616491.jpg?fit=1536%2C2048&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1536,2048\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;YP-G70&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1385916848&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.79&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.083333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"2013-12-01 16.54.08\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2013-12-01-16.54.08-e1638449616491.jpg?fit=225%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2013-12-01-16.54.08-e1638449616491.jpg?fit=510%2C680&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5176\" alt=\"2013-12-01 16.54.08\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2013-12-01-16.54.08-e1385983975598-225x300.jpg?resize=225%2C300\" width=\"225\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Questa settimana l\u2019<a title=\"La Sardegna \u00e8 un mosaico (un intervento di Fabrizio Palazzari)\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4945\">articolo collettivo<\/a> l&#8217;ho scritto io. Mi avevano chiesto una riflessione da cattolico, \u00e8 arrivato qualcosa di imprevisto forse anche da me (peccato: se il Papa avesse pubblicato l&#8217;enciclica qualche giorno prima, avevo da scrivere in abbondanza).<\/p>\n<p>Fra le obiezioni ricevute la pi\u00f9 sostanziosa riguarda il rapporto fra la comunit\u00e0 e la terra, secondo <a href=\"http:\/\/madrigopolis.blogspot.it\/2013\/11\/il-fiume-siamo-noi-o-del-suicidio-dei_20.html\">una visione che descrive bene Francesca Madrigali in un suo apprezzabile articolo<\/a>. Mantengo la mia posizione, ma mi riservo di completare il ragionamento pi\u00f9 avanti dando ragione anche al tipo di posizioni espresse da Francesca e da altri.<\/p>\n<p>Come al solito l&#8217;articolo viene pubblicato, oltre che su questo sito, su quelli di <a href=\"http:\/\/www.fondazionesardinia.eu\/ita\/\"><em>Fondazione Sardinia<\/em><\/a><em>, <a href=\"http:\/\/www.tramasdeamistade.org\/\">Tramas de amistade<\/a><\/em>, <a href=\"http:\/\/www.aladinpensiero.it\/\"><em>Aladin pensiero<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.vitobiolchini.it\/\">Vito Biolchini<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.sardegnasoprattutto.com\/\"><em>Sardegna soprattutto<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.enricolobina.org\/wp\/\">Enrico Lobina<\/a><em>, <a href=\"http:\/\/madrigopolis.blogspot.it\/\">Madrigopolis<\/a><\/em>, <a href=\"http:\/\/www.formaparis.com\/blog\"><em>Forma paris<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/tottusinpari.blog.tiscali.it\/\"><em>Tottus in pari<\/em><\/a> e <a href=\"http:\/\/www.esseblog.it\/\"><em>Esseblog<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>EDIT: <em>Esseblog<\/em>, con cui la collaborazione \u00e8 ancora agli inizi, ha scritto che il <em>post<\/em> \u00e8 troppo lungo e francamente non del tutto comprensibile (un bagno di umilt\u00e0 fa sempre bene), pertanto aspetteranno il prossimo. Mantengo il <em>link<\/em> al loro sito perch\u00e9 mi sembrano ci siano delle letture interessanti, che consiglio.<\/p>\n<h2>Fedeli a Dio e al popolo<\/h2>\n<h3>Discorsi da ventenni<\/h3>\n<p>Molti anni fa il mio amico Giorgio Astara, che era medico e si stava specializzando in bioetica, di ritorno da un corso di formazione mi disse: \u00abLa via corretta, capisci, \u00e8 un personalismo di tipo relazionale, non il superato e vetusto personalismo ontologico\u00bb.<\/p>\n<p>\u2018sticazzi, avrei detto oggi. Ma a vent\u2019anni si possono fare questi discorsi, ed \u00e8 anche bene che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Quel che Giorgio voleva dire era che il valore della persona umana, che \u00e8 sempre stata una dimensione fondante del pensiero cristiano, non andava collegato a una categoria filosofica statica, astratta e immutabile (l\u2019Uomo, la Persona, come archetipo \u201cdato\u201d a priori: <em>perch\u00e9 l\u2019uomo ha valore? Perch\u00e9 \u00e8 Uomo<\/em>) ma fondato su una dimensione dinamica, relazionale. Del resto, non ci si pu\u00f2 riconoscere persone se non nel rapporto con altri: se fossimo soli al mondo non sapremmo nemmeno di essere (andava molto di moda in Azione Cattolica, all\u2019epoca, una frase di Vjaceslav Ivanovic Ivanov: \u00abTu sei, <em>dunque<\/em> io sono\u00bb, che rappresenta abbastanza bene quella visione). Detto in altri termini: \u00e8 nella <em>differenza<\/em> che si afferma l&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p>Il personalismo relazionale \u00e8 pi\u00f9 maneggevole della visione alternativa di stampo tomista, pi\u00f9 adatto a una visione culturale postmoderna, pi\u00f9 dinamico, e anche pi\u00f9 biblico: c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per la paternit\u00e0 di Dio e per la fratellanza, che sono entrambe categorie relazionali, c\u2019\u00e8 spazio a partire da questo per la comunit\u00e0 dei credenti e si comprende in questa luce un concetto biblico fondamentale come quello di &#8220;alleanza&#8221;. Tra l&#8217;altro \u00e8 chiaro che per chi \u00e8 religioso la prima relazione che fissa il valore della persona umana \u00e8 quella col Creatore, ma il concetto regge anche per chi non crede.<\/p>\n<h3>\u00abFedeli a Dio e all&#8217;uomo\u00bb<\/h3>\n<p>Sono cresciuto in una Chiesa in cui questa frase era il basamento su cui poggiava (quasi) tutto. Organizzazione della pastorale, catechesi, evangelizzazione, azioni caritative, impegno sociale. Fedeli a Dio e fedeli all&#8217;uomo. Il che vuol dire, alla grossa, che non si deve essere irreligiosi e non si deve essere nemmeno disumani. E che l&#8217;azione del cristiano si orienta <em>tanto<\/em> sul rispetto di valori immutabili, <em>quanto<\/em> sull&#8217;aderenza alle mutevoli esigenze delle persone con cui viene in contatto. Perch\u00e9 la fedelt\u00e0 a Dio si misura sull&#8217;eterno, quella all&#8217;uomo sulla concretezza delle differenti occasioni della storia. Essere fedeli solo a Dio vuol dire, in una parola, essere Farisei.<\/p>\n<p>Lo so che dire queste cose, oggi, un po&#8217; fa sembrare matti, soprattutto a chi non \u00e8 vicino alla Chiesa. Perch\u00e9 \u00e8 indubbio che negli anni recenti nella vita della Chiesa hanno prevalso, almeno nella comunicazione esterna, le esigenze di rispetto di regole morali date a prescindere, l&#8217;enunciazione di verit\u00e0 dogmatiche, l&#8217;insistenza sul rispetto delle gerarchie delle decisioni prese in alto. \u00c8 per questo che l&#8217;insistenza di papa Francesco sulla misericordia, sulla &#8220;apertura&#8221; del messaggio cristiano, che <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/francesco\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it.html\">libera piuttosto che opprimere<\/a>, sembrano rivoluzionarie. Perch\u00e9 l&#8217;equilibrio perfetto rappresentato dalla doppia fedelt\u00e0 che enunciavano i miei vecchi preti di allora \u00e8 stata negli ultimi anni del tutto sbilanciata.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 l&#8217;uomo a cui essere fedeli? Se ragioniamo in un&#8217;ottica relazionale non pu\u00f2 essere un &#8220;uomo&#8221; generico, indeterminato. Sar\u00e0 un uomo concreto, definito: gente che conosco. Il mio popolo.<\/p>\n<p>Il documento contro la camorra che cost\u00f2 la vita a don Giuseppe Diana si intitolava: <em>Per amore del mio popolo non tacer\u00f2<\/em>. Ecco, appunto.<\/p>\n<h3>Il mio popolo e gli idoli<\/h3>\n<p>Quando penso alla Sardegna dal mio punto di vista da cristiano penso a quelli che la abitano, non alla terra. Penso al mio popolo. Che, in realt\u00e0, \u00e8 <em>uno<\/em> dei miei popoli: come i giocatori di ruolo, gli appassionati di <em>fantasy<\/em>, gli amanti dei fumetti, la gente di Banca Etica, il movimento contro la globalizzazione. Gente concreta, che conosco, o che, anche se non conosco, <em>capisco<\/em>: perch\u00e9 io mi riconosco come loro. Perch\u00e9 so quello che loro sanno, leggo i loro libri, ho la loro immaginazione, faccio la spesa come loro, mangio le cose che mangiano loro. \u00c8 chiaro che astrattamente riconosco che un solo cielo copre me e un abitante di Pechino, ma \u00e8 chiaro che parliamo di una relazione infinitamente pi\u00f9 astratta.<\/p>\n<p>Si discute tanto di identit\u00e0 in Sardegna. C&#8217;\u00e8 in me, da cristiano, una certa distanza da quelle posizioni che in questa riflessione pongono al centro il tema della Sardegna, compresa l&#8217;esigenza di riscoprire la propria appartenenza all&#8217;isola. Una identit\u00e0 non di sangue, che \u00e8 ormai per tutti inaccettabile, ma che invece mette al centro il luogo, la terra. Messo nella sua forma basilare l&#8217;essere &#8220;fedeli alla Sardegna&#8221; non \u00e8 dentro n\u00e9 alla fedelt\u00e0 a Dio, n\u00e9 alla fedelt\u00e0 all&#8217;uomo. E siccome non ci sono terzi possibili, vuol dire che \u00e8 una richiesta di fedelt\u00e0 a ci\u00f2 che l&#8217;antico Israele avrebbe chiamato idolatria.<\/p>\n<p>La Sardegna pu\u00f2 essere un idolo. Anche un idolo vorace e affamato di sacrifici, come dimostra quel meccanismo che quando accadono sciagure collettive porta, in nome di una retorica identitaria, a esorcizzare le proprie responsabilit\u00e0 in un tripudio di melassa, bandiere dei quattro mori, <em>fortza paris<\/em> e manie di persecuzione da parte dell&#8217;esterno, come si \u00e8 visto anche recentemente in occasione dell&#8217;alluvione &#8211; anche se in presenza, dall&#8217;altra parte, di uno sforzo straordinario di solidariet\u00e0, questa s\u00ec, di un intero popolo. Cos\u00ec mentre si sacrifica all&#8217;idolo la gente continua a morire, per l&#8217;acqua, per il fuoco e per tante altre cose.<\/p>\n<p>Anche per l&#8217;antico Israele, dopotutto, la terra non era <em>la <\/em>promessa di Dio: casomai era il <em>segno<\/em> della veridicit\u00e0 della promessa. C&#8217;\u00e8 una bella differenza, e quando Israele l&#8217;ha dimenticato, ci sono stati (ci sono) problemi.<\/p>\n<p>Non si d\u00e0, insomma, la terra come identit\u00e0 che previene e anticipa la gente che la abita: ed \u00e8 la gente che fa l&#8217;identit\u00e0, nella concretezza delle proprie relazioni.<\/p>\n<p>Non credo, in questo senso, che nella comunit\u00e0 cristiana e nel suo pensiero sociale ci saranno mai grandissime consonanze con visioni politiche e sociali che pongano al centro della propria riflessione la Sardegna &#8220;in quanto Sardegna&#8221;. Pi\u00f9 interessante mi sembrerebbe riflettere sulla capacit\u00e0 della comunit\u00e0 cristiana di essere parte solidale e integrante del popolo di cui fa parte, delle comunit\u00e0 locali in cui \u00e8 inserita.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni la Chiesa, da un punto di vista istituzionale, \u00e8 sempre stata attiva nei momenti in cui una o l&#8217;altra comunit\u00e0 sarda ha attraversato momenti di crisi: catastrofi naturali, crisi occupazionali, emergenze sociali hanno visto le presenza della Caritas, di Vescovi e sacerdoti, di azioni di gruppi di fedeli. Non sempre il magistero morale \u00e8 stato altrettanto all&#8217;altezza. Ma soprattutto nel momento in cui il laicato organizzato in associazioni proprie \u00e8 stato progressivamente sostituito da operatori strutturati in uffici di Curia, \u00e8 diminuita la capacit\u00e0 relazionale <em>interna<\/em> alle comunit\u00e0 cristiane e con essa anche la capacit\u00e0 di relazioni <em>esterne<\/em><em>. <\/em>L&#8217;Azione Cattolica dichiarava di distinguersi per la sua <em>popolarit\u00e0<\/em>, un ufficio \u00e8&#8230; un ufficio. Dov&#8217;\u00e8 il popolo quando la parrocchia non \u00e8 la casa comune ma un distributore di servizi <em>individuali<\/em>? Se molti sacerdoti sono stati educati a sentirsi <em>diversi<\/em> dal resto del popolo cristiano (figuriamoci dal resto del popolo <em>tout court<\/em>)? Nel momento in cui la composizione demografica delle comunit\u00e0 cristiane invecchia, e vanno in crisi forme tradizionali di relazione, i vicinati, le confraternite&#8230; che erano il tessuto contemporaneo della comunit\u00e0 cristiana e del paese o del quartiere, come dialogheranno queste realt\u00e0?<\/p>\n<p>Su cosa le comunit\u00e0 cristiane della Sardegna costruiranno la loro appartenenza al popolo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa settimana l\u2019articolo collettivo l&#8217;ho scritto io. 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