{"id":2109,"date":"2013-01-30T11:42:01","date_gmt":"2013-01-30T10:42:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2109"},"modified":"2017-07-31T14:14:07","modified_gmt":"2017-07-31T12:14:07","slug":"le-impreviste-delusioni-di-padre-spadaro-e-quel-certo-moralismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2109","title":{"rendered":"Le impreviste delusioni di padre Spadaro (e quel certo moralismo&#8230;)"},"content":{"rendered":"<h3>Aperture di credito<\/h3>\n<p>Qualche settimana fa <a title=\"\u201cStare\u201d in rete o \u201cessere\u201d in rete\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1540\">grazie a un articolo sul sito dell&#8217;Azione Cattolica<\/a> ho scoperto <a href=\"http:\/\/www.antoniospadaro.net\/sito\/\">padre Antonio Spadaro<\/a>: gesuita, direttore della <a href=\"http:\/\/www.laciviltacattolica.it\/it\/\"><em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.cyberteologia.it\/\">teologo esperto delle dinamiche del <em>web<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/bombacarta.com\/\">animatore culturale<\/a> e <a href=\"http:\/\/flanneryoconnor.wordpress.com\/\">acuto critico di Flannery O&#8217;Connor<\/a>\u00a0(si dice anche che sia lui il consulente principale del Papa per la redazione dell&#8217;ultimo <a href=\"http:\/\/www.pccs.va\/index.php\/it\/giornate-mondiali-delle-comunicazioni-sociali\/2013\">messaggio per la <em>Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali<\/em><\/a>, dedicato appunto ai <em>social network<\/em>).<\/p>\n<p>Mi pareva che Spadaro avesse delle cose interessanti da dire, basate oltretutto su un&#8217;elaborazione teorica nata a partire da una esperienza pluriennale di presenza in rete &#8211; e non ci sono molti cattolici, tanto pi\u00f9 della sua levatura intellettuale, che possano vantare la stessa esperienza &#8211; quindi ho deciso di leggere qualcosa di suo di pi\u00f9 strutturato degli interventi sui suoi <em>blog<\/em>. Ho perci\u00f2 ordinato e comprato <a href=\"http:\/\/libreria-online.paoline.it\/schedaprodotto.aspx?idp=9788831538039\"><em>Web 2.0. Reti di relazione<\/em><\/a>: una lettura che mi aspettavo piacevole e che invece mi ha suscitato, man mano, un sentimento di perplessit\u00e0 crescente e poi di profonda delusione.<\/p>\n<p>Dico subito che probabilmente ho sbagliato libro, e che quello adatto a me era <a href=\"http:\/\/www.vitaepensiero.it\/volumi\/9788834321447\"><em>Cyberteologia<\/em><\/a> (di cui trovo <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/product-reviews\/8834321448\/ref=dp_top_cm_cr_acr_txt?ie=UTF8&amp;showViewpoints=1\">una recensione positiva dell&#8217;insospettabile .mau.<\/a>): questo non toglie, per\u00f2, che <em>Web 2.0<\/em> sia un libro concepito\u00a0in maniera sbagliata e che, a parte la sua strutturazione, evidenzia un paio di problemi di contenuto non da poco.<\/p>\n<h2><em>Web 2.0. Reti di relazione<\/em> (Edizioni Paoline, \u20ac 15)<\/h2>\n<p><em><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg\"><img data-attachment-id=\"2133\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=2133\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?fit=276%2C437&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"276,437\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Web 2.0 Spadaro\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?fit=189%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?fit=276%2C437&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2133\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?resize=189%2C300\" alt=\"Web 2.0 Spadaro\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?resize=189%2C300&amp;ssl=1 189w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?w=276&amp;ssl=1 276w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Web 2.0<\/em> \u00e8 palesemente un manuale di base, indirizzato ad aiutare un utente neofita a orientarsi all&#8217;interno dei <em>social network<\/em> e di quelle altre dimensioni pi\u00f9 interattive della rete digitale.<\/p>\n<p>Dopo un capitolo introduttivo, che tenta di spiegare le dimensioni <em>social<\/em> e relazionali presentando i diversi contenuti che possono essere condivisi sulla rete (e gli strumenti per farlo) si passa poi a esaminare, capitolo per capitolo, alcuni strumenti (dimensioni?) specifici: <em>blog, podcast<\/em> (ma non <em>YouTube<\/em>, di cui si parla nell&#8217;introduzione), tre <em>social network <\/em>(<em>Facebook<\/em>, <em>Twitter<\/em> e <em>Anobii<\/em>), <em>Second Life, Wikipedia<\/em> e&#8230; la <em>privacy<\/em> (sic). Che cosa sia esattamente &#8221; il 2.0&#8243; \u00e8 oggetto di guerre di religione che fanno impallidire le\u00a0 discussioni sul sesso degli angeli, quindi non mi metto a discutere dell&#8217;appropriatezza dei temi scelti: certo un po&#8217; danno un&#8217;impressione di eterogeneit\u00e0.<\/p>\n<h3>Che lettore modello?<\/h3>\n<p>D&#8217;altra parte l&#8217;obiettivo non sembra quello di <em>definire<\/em> il <em>web 2.0<\/em>, piuttosto quello di accompagnare per mano <em>dentro<\/em> la dimensione 2.0 una persona che&#8230; gi\u00e0, esattamente quale dovrebbe essere il tipo di &#8220;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lettore_modello\">lettore modello<\/a>&#8221; che Spadaro ha in mente?<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 essere una persona che non abbia mai navigato in <em>Internet<\/em>, perch\u00e9 la trattazione parte, sotto questo punto di vista, <em>in <\/em><em>medias res<\/em>: tutta una serie di contenuti di base (cos&#8217;\u00e8 un sito, per dire) sono gi\u00e0 presupposti. Perci\u00f2 il lettore ideale non \u00e8, diciamo, un parroco che si \u00e8 comprato il PC da poco, sa che se clicca sul mappamondo entra nel temuto mondo di\u00a0<em>Internet<\/em> e ci vuole capire qualcosa: dargli in mano questo libro o un trattato sulla glottologia araba del XVI secolo sembrerebbe pi\u00f9 o meno lo stesso.<\/p>\n<p>Il lettore\u00a0modello \u00e8 allora chi? Il mio parroco che si \u00e8 iscritto a <em>Facebook <\/em> e ci posta ogni tanto preghiere mariane? Un sacerdote, catechista, operatore pastorale che sinora non ha vissuto il <em>web<\/em> come luogo di relazione e adesso potrebbe fare un salto di qualit\u00e0? Forse no: costui certamente potrebbe scoprire parecchie cose nuove da punto di vista del <em>cosa<\/em>, quasi niente dal punto di vista del <em>come<\/em> e assolutamente niente dal punto di vista del <em>perch\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte il lettore\u00a0modello deve essere per forza di questo livello di competenza (e di, diciamo cos\u00ec, &#8220;passivit\u00e0&#8221; nell&#8217;uso del <em>web<\/em>), perch\u00e9 a livelli appena pi\u00f9 elevati il libro appare banale.<\/p>\n<h3>Non \u00e8 una narrazione&#8230; purtroppo<\/h3>\n<p>Insomma: o troppo complicato o inutile&#8230; Il problema \u00e8 che questa voglia di accompagnare il neofita dentro la rete nasconde\u00a0un errore di prospettiva di fondo, che \u00e8 l&#8217;idea che questo\u00a0&#8220;viaggio iniziatico&#8221; possa essere vissuto in maniera vicaria<em>, <\/em>tramite un libro che spiega di che si tratta: ma un buon libro sul <em>web<\/em><em> 2.0<\/em> non \u00e8 mai un manuale di istruzione a priori, \u00e8 piuttosto una narrazione a posteriori. Lo spiega secondo me benissimo un <a href=\"http:\/\/www.robertamilano.com\/2011\/01\/world-wide-we-una-romanzo-di-formazione.html\">recensore<\/a> del <a title=\"Primo: ascoltare\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2061\">libro di\u00a0Mafe<\/a> di cui ho parlato lo scorso fine settimana (i grassetti sono suoi):<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00c8 un saggio sulle aziende e il social in internet, che per\u00f2 io ho letto come un <strong>romanzo di formazione<\/strong>. Una distorsione della quale mi piacerebbe rendere conto. Non sono un&#8217;azienda, ma sto in rete da tanto tempo. In questi anni ho dovuto imparare a starci, anche se parte dell&#8217;apprendimento s&#8217;\u00e8 svolto sotto un entusiasmo notevole, quindi non m&#8217;\u00e8 pesato. Per dire che il processo non \u00e8 stato per niente naturale o intuitivo.<\/em> <em>La prima parte del saggio di Mafe, dedicata alle condizioni elementari di scambio in rete, non \u00e8 un decalogo, cio\u00e8 una serie di regole prescrittive, ma raccoglie il percorso di un&#8217;esperienza e cerca a posteriori di definire le regole che l&#8217;hanno reso possibile. \u00c8 descrittivo, non prescrittivo, secondo me e secondo la stessa Mafe in margine al suo testo. <\/em><em>In questo senso <strong>descrive un percorso che abbiamo fatto in tanti: il protagonista non conosce le regole del mondo in cui s&#8217;avventura, all&#8217;inizio dell&#8217;esperienza, ma in parte le impara e in parte le forgia finendo per lasciare una traccia nel mondo in cui entra a far parte<\/strong>, o partecipando comunque allo spessore dei suoi confini, anche dove non lascia tracce, come succede alla maggior parte dei singoli. Sotto questa luce, non mi sembra pi\u00f9 cos\u00ec assurdo vederlo come un romanzo di formazione. <\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma: se il mio parroco, il giovane prete, il catechista, volesse imparare a stare in rete, lo dovrebbe fare immergendovisi; la rete \u00e8 relazionale (di questo stiamo parlando) e pu\u00f2 essere compresa solo dentro\u00a0relazioni con <em>persone,<\/em> non mediante un manuale. E d&#8217;altra parte uno o si vuol mettere in gioco, e allora appena dentro\u00a0<em>Facebook<\/em> capir\u00e0 subito di che si tratta (e come fare il <em>podcast<\/em> lo scoprir\u00e0 casomai con una ricerchina su <em>Google<\/em>), oppure non c&#8217;\u00e8 santo che tenga, e non sar\u00e0 un catalogo ragionato come questo a cambiare il suo approccio. Il che non vuol dire che non si possano scrivere libri sul\u00a0<em>web 2.0<\/em>, ma che preferibilmente dovrebbero essere libri che aiutino a capire l&#8217;esperienza che uno sta\u00a0<em>gi\u00e0<\/em> facendo. Cito di nuovo una frase di Mafe de Baggis che ho riportato anche l&#8217;altro giorno:<\/p>\n<blockquote><p>Se per voi gli ambienti digitali sono solo un recinto per egocentrici ansiosi di affermare la propria personalit\u00e0, se volete a tutti i costi attivare il passaparola ma non sapete \u00a0bene quale parola far passare, se fate leggere le mail alla stagista, se non avete mai desiderato conoscere meglio qualcuno solo leggendo le sue parole, se pensate di aver capito tutto di Internet che \u00e8 \u201cquesto_e_quello\u201d, posate il libro, aprite un blog, cercate i vostri compagni di classe del liceo su Facebook, insomma, immergetevi nella Rete e poi tornate qui.<\/p><\/blockquote>\n<p>Spadaro, che la rete la vive davvero, lo dovrebbe sapere benissimo e stupisce l&#8217;approccio di questo libro. Un\u00a0testo in cui padre Spadaro avesse raccontato quel che ha fatto e fa sulla rete sarebbe stato preziosissimo: questo catalogo di strumenti, invece, oltre a essere gi\u00e0 precocemente invecchiato (venti pagine su <em>Second Life<\/em> sono palesemente inutili ora, ma lo erano gi\u00e0 nel 2010 quando il libro \u00e8 uscito), espone ingiustamente l&#8217;autore all&#8217;umorismo involontario, come quando parlando dei <em>blog<\/em> scrive, con una cura del dettaglio degna di miglior causa:<\/p>\n<blockquote><p>Esso \u00e8 costituito, in genere, da tre campi verticali: quello centrale contiene i post (cio\u00e8 i materiali \u00abpostati\u00bb, pubblicati), quello di sinistra gli archivi, quello di destra i link ad altri siti o blog (il cosiddetto blogroll).<\/p><\/blockquote>\n<h3>Sul versante squisitamente ecclesiale: le Paoline come Pippo Baudo&#8230;<\/h3>\n<p>Sin qui <em>Web 2.0. Reti di relazioni<\/em> sarebbe semplicemente un <em>instant book<\/em> poco interessante. In realt\u00e0 ci sono dentro alcuni contenuti che mi hanno molto infastidito e che suscitano ulteriori domande.<\/p>\n<p>Intanto il libro \u00e8 dotato di un apparato redazionale che tenta di suggerire l&#8217;idea dell&#8217;ipertesto: ogni capitolo \u00e8 preceduto da parole-chiave colorate &#8211; per il<em> podcast<\/em>, per esempio, trovo &#8220;jukebox digitale&#8221;, &#8220;forma compatta&#8221;, &#8220;dimensione e peso ridotti&#8221;, &#8220;grande memoria interna&#8221; e &#8220;autonomia energetica&#8221; &#8211; e altri bolloni colorati richiamano i concetti chiave dei capitoli (sempre per il <em>podcast<\/em>: <em>luogo aperto di trasmissione e fruizione di contenuti multimediali<\/em>). Ogni pagina ha inoltre un richiamo grafico molto evidente in cui il titolo del capitolo \u00e8 associato a un&#8217;altra parola chiave, sempre diversa: dapprima credevo che servisse a sintetizzare i concetti esposti nella <em>stessa<\/em> pagina, poi mi sono reso conto che \u00e8 un apparato largamente decorativo. Il tutto d\u00e0 l&#8217;impressione\u00a0di un tentativo un po&#8217; bolso dell&#8217;editore (spero) di dire: \u00abEhi, questo \u00e8 proprio un libro <em>attuale<\/em>! Vedete, \u00e8 colorato come <em>Internet. <\/em>Ci sono le icone!! Ehi! Siamo le Paoline ma anche noi siamo <em>f\u00e9scion<\/em>! Siamo <em>trendy<\/em>! Siamo <em>ggggiovani\u00bb,<\/em> come se ci fosse il retropensiero che in realt\u00e0 noi,\u00a0con questa roba, non c&#8217;entriamo niente e dobbiamo sforzarci di dimostrare il contrario. Un po&#8217; come Pippo Baudo che tentasse il <em>rap<\/em>: lo farebbe professionalmente, ma proprio non sarebbe cosa&#8230;<\/p>\n<h3>&#8230; <em>Web 2.0<\/em> come <em>Famiglia Cristiana<\/em><\/h3>\n<p>Se questo \u00e8 un peccato veniale le schede sintetiche coi semafori verdi e rossi sono invece mefitiche. <em>Semafori?!<\/em> Gi\u00e0, perch\u00e9 ogni sezione \u00e8 introdotta da una scheda sinteticissima che elenca pro e contro di ciascuno strumento (dimensione) citata, sullo stile dei noti giudizi sintetici di <em>Famiglia Cristiana<\/em> sui <em>film<\/em>: &#8220;accettabile\/dibattiti&#8221;, &#8220;discutibile\/crudezze&#8221;, &#8220;consigliato\/solidariet\u00e0&#8221;. Su <em>Facebook<\/em>, per esempio, qui abbiamo in rosso &#8220;profili costruiti, narcisismo\/esibizionismo, abolizione privacy, relazioni superficiali&#8221;, controbilanciato in verde da &#8220;aggregare persone, costruire eventi, segnalare letture, creare fan club&#8221;. Caspita: attendo un libro di padre Spadaro sul telefono in cui si discuta di come\u00a0le dimensioni positive &#8220;chiamare la mamma lontana, reperire facilmente persone,\u00a0Pina butta la pasta che sto arrivando&#8221; possano essere \u00a0neutralizzate da &#8220;telefonate erotiche,\u00a0<em>stalking<\/em>, elevato costo delle\u00a0bollette nel caso di figli adolescenti&#8221;.<\/p>\n<h3>Fra Concilio e <em>Progetto Culturale<\/em><\/h3>\n<p>\u00c8 vero che la trattazione non \u00e8 su questo livello di banalit\u00e0, per\u00f2 la preoccupazione morale (moralistica) \u00e8 prevalente in ciascun capitolo, in cui c&#8217;\u00e8 sempre (<em>sempre!<\/em>) la discussione dei pericoli potenziali derivanti dall&#8217;uso incauto dello strumento e l&#8217;elencazione dei modi con cui i cristiani l&#8217;hanno utilizzato o lo possono utilizzare per il bene &#8211;\u00a0il <em>Godcasting<\/em> \u00e8 buono, quindi controbilancia il silenziamento della vita esterna connesso con l&#8217;uso dell&#8217;<em>iPod<\/em>. \u00c8 una prospettiva singolarmente gretta, attenta\u00a0a un uso\u00a0strumentale del <em>web<\/em>, funzionale a garantire una &#8220;presenza&#8221; cristiana, e che solo raramente si apre a discussioni di maggior valore antropologico (come gli accenni all&#8217;utopia conoscitiva globale di <em>Wikipedia<\/em>), o al pensiero del destino del genere umano nel complesso, non solo dei cattolici in esso; una prospettiva lontana dal Concilio<\/p>\n<blockquote><p>la comunit\u00e0 dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia (GS 1).<\/p><\/blockquote>\n<p>Dice mia moglie: \u00abte la prendi tanto perch\u00e9 \u00e8 da un po&#8217; che non sei pi\u00f9 in servizio pastorale attivo, e ti sei dimenticato com&#8217;era la pubblicistica cattolica che leggevamo noi per formarci\u00bb. Mica tanto: i testi dei Salesiani sulla gestione dei gruppi e sulla comunicazione erano <em>migliori<\/em> dei testi di impostazione aziendale su come gestire i sottoposti in ufficio. Erano pi\u00f9 onesti, pi\u00f9 liberanti, pi\u00f9 interessanti, oltre che pi\u00f9 adatti alle nostre esigenze (che erano peraltro\u00a0abbastanza eterodosse). <em>Web 2.0<\/em> con i suoi orpelli, la sua preoccupazione morale e l&#8217;ottica pi\u00f9 centrata all&#8217;interno della Chiesa \u00e8 un libro <em>peggiore<\/em> di libri simili concepiti in ambito laico; sto leggendo adesso <em>Fondamenti di comunicazione sociale<\/em> di Gaia Peruzzi, un libro abbastanza consigliato nel giro di Banca Etica e del Terzo Settore, con una impostazione per molti aspetti simile a quella di <em>Web 2.0<\/em>: ebbene, ha gli stessi difetti ed \u00e8 destinato anch&#8217;esso a invecchiare precocemente, ma a parit\u00e0 di queste condizioni \u00e8 molto pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p>Detto in altro modo: se dovessi suggerire al giovane potenziale <em>webmaster<\/em> della parrocchia un libro per formarsi, mi sentirei di suggerire senza riserve <a title=\"Primo: ascoltare\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2061\"><em>World wide we<\/em><\/a> e (persino) <em>Fondamenti di comunicazione sociale<\/em>; ma avrei imbarazzo a consigliare <em>Web 2.0<\/em> a un componente non credente del gruppo dei soci di Banca Etica che volesse migliorare la sua comprensione del <em>social<\/em>, perch\u00e9 troverebbe nel libro, giustamente, la conferma della solita immagine censoria dei cattolici, autoreferenziali e lontani dai (o presenti strumentalmente nei) flussi culturali comuni.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 un segno dei tempi? Mi interrogo sulla contraddizione di un tempo della Chiesa in cui ci si sforza di dialogare con le culture e si impianta un complesso Progetto Culturale e in cui, contemporaneamente, l&#8217;elaborazione culturale sembra pi\u00f9 rivolta all&#8217;interno e\/o attenta a marcare le distanze e le differenze.<\/p>\n<p>Naturalmente la recensione di Maurizio Codogno su <em>Cyberteologia <\/em>citata sopra dimostra che la questione non riguarda Spadaro, riguarda solo <em>Web 2.0<\/em>: ma questi son tempi in cui anche un solo scivolone del genere \u00e8 di troppo, e noi ne facciamo a migliaia.<\/p>\n<h3>Un giudizio sintetico<\/h3>\n<p>Mi sono interrogato pi\u00f9 sopra sul &#8220;lettore modello&#8221; di <em>Web 2.0<\/em>. Alla fine, mettendo insieme la struttura, la forma e i contenuti, sono arrivato a una risposta.<\/p>\n<p><em>Web 2.0<\/em> non \u00e8 un libro per chi in rete ci vuol <em>stare<\/em>: \u00e8 un libro per chi della rete vuole <em>parlare<\/em>. Per costui, che sia il cardinal Bagnasco o un parroco, il libro \u00e8 utile: permette di andare a una conferenza (o di fare un&#8217;omelia) e di sembrare aggiornato anche se i <em>Tweet<\/em> glieli manda il segretario, permette di\u00a0avere presenti\u00a0le tendenze culturali pur senza avere mai fatto l&#8217;esperienza della rete. Come tale non \u00e8 un libro\u00a0utile a\u00a0portare le persone <em>dentro<\/em> la rete, \u00e8 piuttosto un libro che permette di rimanere <em>fuori<\/em> e di marcare una distanza &#8211; una prospettiva culturale tremenda, se fosse l&#8217;atteggiamento di tutta la comunit\u00e0 ecclesiale. Gi\u00e0 questo \u00e8 terribile: ma vista l&#8217;enfasi sui &#8220;pericoli&#8221; della rete che lo attraversa non oso pensare che sconquassi possa fare nelle mani del padre Livio di turno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aperture di credito Qualche settimana fa grazie a un articolo sul sito dell&#8217;Azione Cattolica ho scoperto padre Antonio Spadaro: gesuita,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2133,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,54,13,62,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/Web-2.0-Spadaro.jpg?fit=276%2C437&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-y1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":1540,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1540","url_meta":{"origin":2109,"position":0},"title":"&#8220;Stare&#8221; in rete o &#8220;essere&#8221; in rete","author":"Rufus","date":"30\/11\/2012","format":false,"excerpt":"Sono molto grato a Carla Anolfo, Vicepresidente per il Settore adulti della nostra AC diocesana che, nel suo quotidiano sforzo di animazione della pagina Facebook dell\u2019AC, ha segnalato un importante articolo di padre Antonio Spadaro, SJ, intitolato\u00a0\u00abLa rete, risorsa di senso\u00bb, che mi era del tutto sfuggito. 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Un sorprendente ecumenismo. Ok, lo dico subito: la mia prima reazione \u00e8 stata di pensare,\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Civilt\u00e0-Cattolica.jpg?fit=1200%2C612&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Civilt\u00e0-Cattolica.jpg?fit=1200%2C612&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Civilt\u00e0-Cattolica.jpg?fit=1200%2C612&ssl=1&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Civilt\u00e0-Cattolica.jpg?fit=1200%2C612&ssl=1&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":7217,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7217","url_meta":{"origin":2109,"position":2},"title":"Ho esplorato DeoSpace, social network cattolico","author":"Rufus","date":"28\/04\/2014","format":false,"excerpt":"Mentre cercavo una versione digitale del decreto\u00a0Inter Mirifica\u00a0del Concilio Vaticano II mi sono imbattuto in una serie di agenzie di stampa di fine marzo che annunciavano l'inaugurazione di un social network\u00a0 cattolico, di nome DeoSpace. 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