{"id":20126,"date":"2023-06-20T18:19:57","date_gmt":"2023-06-20T16:19:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=20126"},"modified":"2025-04-30T13:35:56","modified_gmt":"2025-04-30T11:35:56","slug":"scrivere-la-patata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=20126","title":{"rendered":"Scrivere la patata"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho visto da poco al <em>Laboratorio28<\/em>, in una serata abbastanza inusuale, <em>La patata bollente<\/em>, commedia di Steno (ma sceneggiatura di <a href=\"https:\/\/www.bookciakmagazine.it\/premio-prolo-a-giorgio-arlorio-che-la-storia-del-cinema-lha-scritta-col-noi\/\">Giorgio Arlorio<\/a>, che era comunista e si sente, nella descrizione d&#8217;ambiente), con Pozzetto, Massimo Ranieri e Edwige Fenech.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Es9nxN_X8mA\"><img data-attachment-id=\"20127\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=20127\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?fit=2048%2C1076&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2048,1076\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tango-Pozzetto-Ranieri\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?fit=300%2C158&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?fit=510%2C268&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"420\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=800%2C420\" alt=\"\" class=\"wp-image-20127\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?w=2048&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=300%2C158&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=510%2C268&amp;ssl=1 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=150%2C79&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=1536%2C807&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?resize=390%2C205&amp;ssl=1 390w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?w=1600 1600w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Qui il <em>trailer<\/em> del film su <em>YouTube<\/em>. Occhio alle limitazioni di et\u00e0 (un paio di nudi della Fenech)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il film narra la storia di un operaio comunista tutto d&#8217;un pezzo &#8211; nel senso che \u00e8 anche buono come un pezzo di pane &#8211; il quale casualmente finisce per dare rifugio a un libraio omosessuale (cio\u00e8 Massimo Ranieri) dando vita a un rapporto contrastato che per\u00f2 finisce per essere di stima e rispetto reciproci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il mio parere sul film rimane sostanzialmente quello che ho espresso nel dibattito: \u00e8 un film interessante per la capacit\u00e0 di affrontare spensieratamente (cio\u00e8 con pochissime inibizioni) un tema comunque complicato, tanto pi\u00f9 che sceglie di metterlo in scena dentro un contesto non particolarmente ovvio, cio\u00e8 il PCI e la CGIL, ottenendo cos\u00ec la possibilit\u00e0 di dire la sua non solo sul tema principale ma anche su alcuni altri secondari: il centralismo democratico, per usare un&#8217;espressione dell&#8217;epoca, il conformismo dei progressisti. Qualcuno nel dibattito ha parlato di <em>boccata d&#8217;ossigeno<\/em> e sono abbastanza d&#8217;accordo, con un po&#8217; di puntini sulle <em>i<\/em> da mettere: perch\u00e9 se \u00e8 vero che generalmente trovo il dibattito attuale sui temi di genere poverissimo e asfissiante, \u00e8 anche vero che <em>La patata<\/em> <em>bollente<\/em> tratta il tema con pinze lunghe un chilometro, mette in scena un conflitto tutto sommato innocuo (certo, ci sono le cacce all&#8217;uomo dei fascisti, ma sono anche fascisti da operetta) e si pu\u00f2 permettere di risolvere il tutto sul livello intrapersonale: buoni sentimenti, accettazione reciproca delle differenze e stima personale al di l\u00e0 di tutto. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo dico cinematograficamente in altri termini: in <em>Brokeback Mountain<\/em> Ang Lee lavora in un mondo in cui i cattivi non sono da operetta e gli omosessuali sono <em>realmente<\/em> pestati a morte e linciati; si pu\u00f2 obiettare che il suo lirismo <em> <\/em>affoghi talvolta in una retorica gestita con una mano cos\u00ec pesante da far rimpiangere il brio di Steno e Arlorio, ma sentiamo anche che la complessit\u00e0 tematica di <em>Brokeback Mountain<\/em> ne fa un film infinitamente migliore di <em>La patata bollente<\/em>, sul piano del contenuto prima ancora che sul piano del linguaggio cinematografico.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltretutto ho l&#8217;impressione che <em>La patata bollente<\/em> guadagni dal fatto che la guardiamo a distanza: istintivamente pensiamo che in quella Italia l\u00ec, in quell&#8217;epoca l\u00e0, con quella cultura cos\u00ec, parlare di omosessualit\u00e0 doveva essere <em>per forza<\/em> problematico e quindi tanto di cappello a chi ha fatto lo sforzo. Sar\u00e0 sicuramente vero, per\u00f2 \u00e8 anche vero che <em>Un uomo da marciapiede<\/em> era uscito ben dieci anni prima, <em>Midnight<\/em> <em>Express<\/em> \u00e8 uscito nel 1978 (dico film con accenni a temi di omosessualit\u00e0 che sono certo di aver visto in quell&#8217;anno o poco prima) e insomma, quando usc\u00ec un paio d&#8217;anni dopo <em>Il bacio della donna ragno<\/em> sono sicuro che il tema mi sembr\u00f2 consolidatissimo. \u00c8 vero che non sono esempi italiani, \u00e8 (meno) vero che <em>La patata bollente<\/em> \u00e8 una commedia e (non) \u00e8 vero che sono film meno di cassetta o meno popolari, per\u00f2 comunque non c&#8217;\u00e8 paragone e poi in realt\u00e0 quello che voglio dire \u00e8 che <em>La patata bollente<\/em> \u00e8 meno anticonvenzionale e provocatorio sul piano del costume di quanto possiamo credere, non tanto che non sia innovativo  in campo cinematografico (in ogni caso vedo su <a href=\"https:\/\/st.ilsole24ore.com\/art\/cultura\/2015-08-24\/nel-paese-vizietto-213454.shtml\">un articolo del <em>Sole 24 Ore<\/em><\/a> che anche in Italia in precedenza ci sono millemila altri film, e non solo <em>Il Vizietto<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema sottostante \u00e8, ovviamente, che in realt\u00e0 si potrebbe tranquillamente dire che, per quanto spigliato, <em>La patata bollente <\/em> \u00e8 anche un filmaccio inverecondo, con un umorismo spessissimo banale, una regia e una recitazione in molti casi abbozzate, una galleria di comprimari stupidamente macchiettistici e le tette della Fenech esibite a comando per ricaricare periodicamente il pubblico (mi \u00e8 venuta in mente, durante la proiezione, la barzelletta del giudizio sul predicatore per la festa del santo: \u00abCom&#8217;era la predica?\u00bb, \u00abBellissima, ha nominato il santo cinque volte\u00bb; qui era un po&#8217; del genere: \u00abCom&#8217;era il film?\u00bb, \u00abOttimo, si vedono quattro volte le tette della Fenech\u00bb). Chi si vuole prendere il film si deve prendere tutto il pacchetto insieme, e viene legittimo il dubbio: c&#8217;\u00e8 un impegno sociale che si \u00e8 dovuto piegare forzatamente alle grevi convenzioni del genere, o c&#8217;\u00e8 un furbo ammiccare a temi pi\u00f9 o meno d&#8217;attualit\u00e0 che si ammanta di progressismo? Il dubbio \u00e8 pi\u00f9 o meno vecchio come la commedia all&#8217;italiana e il dibattito dell&#8217;altra sera si \u00e8 arrotolato sul punto fino a annodarsi inestricabilmente; io personalmente propendo per una certa strumentalit\u00e0, magari innestata su un soggetto iniziale meno terra terra (pi\u00f9 o meno come l&#8217;<em>impepata di cozze<\/em> di <em>Boris<\/em>), e credo che magari fatto da Arlorio con Nanni Loy com&#8217;era nelle intenzioni veniva meglio di questa versione di Arlorio col clan Vanzina, poi naturalmente le opere finiscono per dire al loro pubblico anche pi\u00f9 (o meno) cose di quel che intendevano gli autori e quindi vedo che oggi \u00e8 abbastanza un film di culto <em>LGBT<\/em> e quindi andr\u00e0 bene cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito arrotolato ha continuato a girarmi in testa anche i giorni successivi, perch\u00e9 sciogliere il dilemma di un film di bassa qualit\u00e0 fatto per\u00f2 con professionalit\u00e0 non \u00e8 esattamente facile (vedo che all&#8217;epoca Morandini scrisse che il film era di qualit\u00e0 <em>media<\/em>, peraltro). <\/p>\n\n\n\n<h3>I dilemmi del giovane narratore<\/h3>\n\n\n\n<p>Questa specie di dualit\u00e0 aveva come riflesso anche un problema mio specifico, che riguarda le cose di scrittura per videogame che mi appassionano, come sapete. La mia idea (rappresentata dallo slogan che coi videogame non si fa letteratura) \u00e8 quella di insegnare a manipolare le storie con un approccio un po&#8217; artigianale: riconoscere i componenti ricorrenti che formano le storie, imparare a combinarli, sentirsi a proprio agio a manipolare archetipi e stereotipi (non <em>banali<\/em> stereotipi, quanto forme classiche e ben riconoscibili di oggetti narrativi), puntare a narrazioni solide e ben impostate, quand&#8217;anche apparentemente convenzionali. \u00c8 una linea di apprendimento che mi era sempre sembrata sia adeguata a chi deve produrre narrazioni sostanzialmente di genere, sia adatta a chi magari non ha una grande confidenza con la narratologia ma deve iniziare a cimentarsi con le storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Parentesi: secondo me \u00e8 anche una impostazione adatta a chi \u00e8 <em>troppo<\/em> a suo agio con certa narratologia, e magari deve uscire un po&#8217; dai viaggi dell&#8217;eroe e compagnia bella (parlo di impostazione artigianale anche come rifiuto di certe impostazioni troppo tecniche) ma il discorso ci porterebbe furi strada. Fine della parentesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, improvvisamente, <em>La patata bollente<\/em> mi metteva di fronte a una sorta di obiezione che non avevo mai incontrato prima con questa chiarezza: una narrazione solida, <em>artigianale<\/em> nel senso che dicevo, che lavora per stereotipi e che ha un esito, diciamolo, in molti punti orrendo. <em>Avr\u00f2 sbagliato tutto?<\/em>, mi chiedevo. Oppure, detto in altro modo: se una delle tante persone con cui lavoro venisse da me e mi mostrasse il trattamento generale della trama, la costruzione dei personaggi e le loro relazioni, l&#8217;ambientazione, l&#8217;approccio al finale, sentirei di essere stato un bravo mentore. Se la stessa persona invece mi portasse la caratterizzazione macchiettistica degli stessi personaggi, la gestione sciatta delle scene, le <em>ga<\/em>g infantili, la banalizzazione tematica, il finale che contraddice lo svolgimento riaffermando i pregiudizi &#8211; tutte cose pessime ottenute usando esattamente gli <em>stessi <\/em>strumenti narrativi che prima fornivano invece cose buone &#8211; allora penserei di avere sbagliato tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 contraddizione: il problema \u00e8 che <em>La patata bollente<\/em> ha evidentemente due scritture diverse, che io immagino create con un diverse scritture successive ma che possono anche essere esito di un unico processo produttivo: da una parte un arco narrativo robustissimo (sostanzialmente un romanzo di formazione), in cui il personaggio principale \u00e8 stato inserito con mano felice e che porta automaticamente con s\u00e9 una ambientazione non banale (il partito, la fabbrica&#8230;). Era una base che permetteva molte messe in scena diverse: una tragedia, un racconto sentimentale, una commedia con toni pi\u00f9 romantici o pi\u00f9 comici.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo hanno deciso di farne una farsa, oltretutto greve. <\/p>\n\n\n\n<p>Letta in questi termini, non c&#8217;\u00e8 continuit\u00e0 narrativa fra i due livelli, ma <em>contrasto<\/em>, su almeno due linee, una tematica e una di linguaggio. Tematicamente, infatti, il romanzo di formazione comporta una trasformazione del protagonista (e anche dei comprimari) e infatti la scena della lettura della lettera nel finale fissa coerentemente questa trasformazione &#8211; solo che l&#8217;esigenza di metterci per forza una <em>gag<\/em> finale crea il sottofinale olandese, che <em>conferma<\/em> i pregiudizi del protagonista, negando la sua trasformazione. E, soprattutto, il contrasto narrativo \u00e8 nell&#8217;uso dei componenti narrativi, diciamo cos\u00ec, convenzionali: perch\u00e9 una cosa \u00e8 utilizzarli per fissare un campo di conoscenza comune con lo spettatore o il giocatore, dandosi la possibilit\u00e0 di non dover troppo dettagliare perch\u00e9 si lanciano segnali che lo spettatore decodifica per conto suo (la fabbrica, gli operai, i sindacalisti, il pugilato, perfino i fascisti), riempendo da solo i punti mancanti del racconto; una cosa \u00e8 farsi guidare dall&#8217;essenza tematica degli elementi per procedere nella costruzione della narrazione (la Fenech \u00e8 Moglie, Madre e Amante; il personaggio di Ranieri viene costruito coerentemente in maniera del tutto simmetrica&#8230;), ben altra cosa, ogni volta che occorre mettere in campo un elemento narrativo per risolvere una situazione o creare il pretesto di una <em>gag<\/em> (o per fare vedere le tette della Fenech), utilizzare sempre e comunque l&#8217;elemento pi\u00f9 banale e convenzionale possibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho visto da poco al Laboratorio28, in una serata abbastanza inusuale, La patata bollente, commedia di Steno (ma sceneggiatura di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":20127,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,56,82,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tango-Pozzetto-Ranieri.jpg?fit=2048%2C1076&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-5eC","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":20388,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=20388","url_meta":{"origin":20126,"position":0},"title":"Il Gattoparca","author":"Rufus","date":"02\/12\/2023","format":false,"excerpt":"Ho visto l'altro giorno con Maria Bonaria Il gattopardo su RaiPlay, ispirati dalla sua lettura di La bella confusione di Francesco Piccolo. 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