{"id":19999,"date":"2023-03-28T10:52:44","date_gmt":"2023-03-28T08:52:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=19999"},"modified":"2023-05-03T13:56:25","modified_gmt":"2023-05-03T11:56:25","slug":"racconti-che-sono-recensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=19999","title":{"rendered":"Racconti che sono recensioni"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-full\"><img data-attachment-id=\"20000\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=20000\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?fit=323%2C445&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"323,445\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Cover-Scorpioni-del-deserto\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?fit=218%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?fit=323%2C445&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"323\" height=\"445\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?resize=323%2C445\" alt=\"\" class=\"wp-image-20000\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?w=323&amp;ssl=1 323w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?resize=218%2C300&amp;ssl=1 218w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?resize=109%2C150&amp;ssl=1 109w\" sizes=\"(max-width: 323px) 100vw, 323px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Avevo sempre desiderato leggere <em>Gli Scorpioni del Deserto<\/em> di Hugo Pratt e dopo la visita alla bella mostra di Cagliari dedicata al grande fumettista, dove erano esposte alcune tavole originali, mi sono deciso e ho comprato l&#8217;edizione integrale (<em>Lizard<\/em>, \u20ac 29,00, anche se io l&#8217;ho trovato con un piccolo sconto).<\/p>\n\n\n\n<h3>L&#8217;edizione<\/h3>\n\n\n\n<p>Avevo qualche esitazione perch\u00e9 la <em>Lizard<\/em> ha fama di rimontaggi delle tavole non sempre rispettose dell&#8217;opera originale, ma se ci sono differenze io non sono in grado di coglierle (ho dato un&#8217;occhiata in rete ad alcune tavole tavole originali) e l&#8217;edizione \u00e8 complessivamente molto bella, con una lunga pare introduttiva contenente magnifici acquerelli e altri lavori preparatori di Pratt. Il fumetto \u00e8 nel bianco e nero originale &#8211; cos\u00ec erano anche le tavole della mostra &#8211; anche se alcuni dei racconti che compongono l&#8217;opera devono essere usciti direttamente colorati su rivista.<\/p>\n\n\n\n<h3>La trama<\/h3>\n\n\n\n<p>Il libro riunisce cinque racconti usciti separatamente lungo un arco di tempo di pi\u00f9 di vent&#8217;anni, dal 1969 al 1992: <em>Gli scorpioni del deserto<\/em>, <em>Piccolo Chalet<\/em>, <em>Vanghe Dancale<\/em>, <em>Dry Martini Parlor<\/em> e <em>Brise de Mer<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome della serie prende spunto dal soprannome di quelli che sono inizialmente i protagonisti, cio\u00e8 gli uomini del <em>Long Range Desert Group<\/em> che durante la II Guerra Mondiale operava contro gli italiani al confine fra Egitto e Libia, e che dovevano essere un discreto gruppo di bucanieri sul genere del <em><a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10464\" data-type=\"post\" data-id=\"10464\">SSRF<\/a><\/em> di cui ho parlato un&#8217;altra volta. Come quelli, anche gli <em>Scorpioni <\/em>sono nel racconto di Pratt un gruppo abbastanza eterogeneo e multinazionale: fra loro c&#8217;\u00e8 anche un polacco, il tenente e poi capitano Ko\u00efnski, che pian piano diventa il protagonista assoluto (e solitario) dei racconti, mentre l&#8217;azione si sposta dalla Libia all&#8217;attacco che gli inglesi conducono verso l&#8217;Etiopia, l&#8217;Eritrea e la Somalia occupate dagli italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente per me il racconto, i luoghi e le situazioni hanno un sapore particolare perch\u00e9 \u00e8 esattamente lo stesso periodo in cui i miei nonni, mamma e Enrica erano in Africa, i vagabondaggi di Ko\u00efnski ricordano il famoso viaggio di un paio di settimane in boscaglia che i miei e altri fecero per rifugiarsi da Addis Abeba a Mogadiscio e in ogni caso personaggi, ambienti e situazioni fanno parte delle memore familiari &#8211; del resto mamma ricordava vagamente di avere conosciuto Pratt ad Addis Abeba, \u00absi dava arie molto da adulto\u00bb, diceva.<\/p>\n\n\n\n<h3>Tematiche&#8230; <\/h3>\n\n\n\n<p>Il primo racconto \u00e8 abbastanza convenzionale, ma gi\u00e0 Ko\u00efnski appare, sostanzialmente, come il Corto della <em>Ballata del Mare Salato<\/em>: un gentiluomo di fortuna, un po&#8217; pi\u00f9 cinico e un po&#8217; pi\u00f9 ferito nell&#8217;intimo, ma in un ruolo analogo di testimone e <em>deus ex-machina<\/em>, mentre la platea \u00e8 occupata principalmente da altri &#8211; alcuni dei quali fanno una brutta fine, come \u00e8 normale. Nei quattro racconti successivi Ko\u00efnski occupa sempre pi\u00f9 una posizione centrale di assoluto protagonismo, sempre attorniato da una folla di comprimari (a un certo punto compare anche Kush, l&#8217;amico di Corto Maltese) molti dei quali continuano a fare una brutta fine, e la cosa non pu\u00f2 pi\u00f9 essere normale. Dal terzo racconto in poi la serie acquista un&#8217;unit\u00e0 tematica che \u00e8 anche nella compattezza degli eventi, con ogni racconto che conduce armoniosamente a quello successivo (e sono rimasto molto stupito, preparando questo articolo, di notare che ben dodici anni dividono il terzo racconto dagli ultimi due).<\/p>\n\n\n\n<p>Recentemente, a lezione di narrazioni per videogame, scherzando dicevo ai partecipanti che la trama dei racconti \u00e8 praticamente sempre la stessa: Ko\u00efnski parte per una qualche missione nel deserto sudanese, nel deserto dancalo o in un qualche altro deserto, arriva un aeroplano che mitraglia la camionetta, autoblindo, barca o altro mezzo di trasporto e lui si ritrova sperduto nel deserto (sudanese, dancalo&#8230;) da solo o con qualche strano compagno di viaggio, diretto verso un fortino regolarmente sperduto, fisicamente e moralmente. Dicevo anche che l&#8217;uso insistito di uno stesso espediente narrativo ricorrente diventa stucchevole o incredibile a meno che non si abbia la forza di farlo diventare tematico; adesso che ho terminato la lettura devo dire che questa \u00e8 un&#8217;operazione che qui a Pratt riesce benissimo: per quanto Ko\u00efnski sia tragicamente attaccato al dovere e alla missione da compiere (e probabilmente all&#8217;odio per i tedeschi che gli hanno occupato casa) complessivamente la guerra appare come una tragedia priva di senso che stravolge le vite delle persone, <em>in primis<\/em> dei combattenti ma non solo, e lascia dietro di s\u00e9 poco pi\u00f9 che dei naufraghi &#8211; o pi\u00f9 esattamente, persone abbandonate nel vuoto del deserto, che \u00e8 un vuoto fisico ma anche esistenziale: beati sono quei pochi, come il citato Kush, il tenente Fanfulla e  l&#8217;Adrienne degli ultimi due racconti, che hanno in s\u00e9 stessi una struttura che li preserva dallo smarrimento: alla maggior parte degli altri non succede.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, avere una struttura e non smarrirsi nel deserto &#8211; o smarrirsi come accade a Ko\u00efnski ma tenendo sempre con s\u00e9 la bussola del dovere\/odio &#8211; non preserva necessariamente dal fare una brutta fine, come accade a un sacco di comprimari, compresi purtroppo molti di quelli simpatici: anche questa spietata opera di mietitura di Pratt \u00e8 volontaria e tematica, non semplicemente gusto per il melodramma, perch\u00e9 la guerra non fa distinzioni e coloro che dalla guerra tornano a casa lo fanno spesso dovendo passare attraverso montagne di cadaveri.<\/p>\n\n\n\n<h3>&#8230; e recensioni<\/h3>\n\n\n\n<p>Come ho accennato, Ko\u00efnski \u00e8 una sorta di gentiluomo di fortuna e in molti punti sembra Corto. L&#8217;inizio del ciclo narrativo di Corto Maltese \u00e8 ambientato nei mari del Sud e in un&#8217;America Latina piuttosto magica, cio\u00e8 in uno scenario tipico della grande avventura degli Stevenson, Conrad e Melville che piacevano tanto a Pratt. La guerra &#8220;europea&#8221; (in questo caso la I Guerra Mondiale) fa gi\u00e0 capolino nella <em>Ballata<\/em> e <em>La conga delle banane<\/em> ha gi\u00e0 esplicitamente una tematica coloniale (o forse, meglio, imperialista) ma complessivamente le tematiche sono ancora quelle del romanzo d&#8217;avventura classico. in questo ciclo degli <em>Scorpioni<\/em> lo spostamento dell&#8217;ambientazione in senso spaziale (l&#8217;Africa) e temporale (la II Guerra Mondiale) ha l&#8217;effetto di sottolineare che che tutte quelle bellissime avventure si svolgevano in un contesto coloniale. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di notare che ci sono trasposizioni di un&#8217;opera (per esempio da libro a film) che svolgono la funzione, mentre la ripropongono, di <em>recensirla<\/em>, mettendone in luce la struttura  su cui e costruita, con pregi e difetti. Qui mi pare che Pratt faccia una sorta di operazione simile su se stesso e, in particolare, non tanto su Corto quanto sul genere narrativo a cui appartiene, mettendo in luce il fondale coloniale, dato spesso per scontato o ovvio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 in Pratt quella che oggi sarebbe una riflessione anticoloniale (e Kush o le amazzoni non sono abbastanza per parlare di visuale decoloniale in senso contemporaneo; la visuale di Pratt \u00e8 semmai quella dei movimenti di liberazione degli anni &#8217;50 e &#8217;60) ; c&#8217;\u00e8 piuttosto, direi, una riflessione sul genere, una sorta di recensione a posteriori del romanzo di avventura per metterne in luce una certa omert\u00e0 e per suggerire invece un approccio antiretorico: i fortini epicizzati dalle cose alla <em>Beau Geste<\/em> sono in realt\u00e0 posti dove la noia, l&#8217;abbruttimento, la cupa gestione del potere e l&#8217;ubriacatura in fole romantiche macinano via generazione dopo generazioni di giovani, agli estremi confini degli imperi. E la guerra non \u00e8 il definitivo crogiolo in cui la tempra degli eroi trova la sua definizione, ma un macello abbastanza insensato e casuale, o forse meglio una sorta di naufragio collettivo in cui ognuno si aggrappa dove pu\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>O forse, in realt\u00e0, Pratt non vuole demitizzare gli autori originali; mi sbaglier\u00f2 ma mi \u00e8 parso, qui e l\u00e0, di avere colto echi di cose che erano gi\u00e0 in Kipling (un certo Kipling), Stevenson, Conrad o Somerset Maugham; magari quello che ha in mente \u00e8 la comunicazione popolare basata sull&#8217;opera fondativa di alcuni di questi autori ed espressa in centinaia di film, fumetti, romanzi. Come che sia, gli <em>Scorpioni<\/em> sono una sorta di serpe in seno: un bel racconto di avventura, scritto benissimo e disegnato benissimo, che mina il genere avventuroso alla radice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo sempre desiderato leggere Gli Scorpioni del Deserto di Hugo Pratt e dopo la visita alla bella mostra di Cagliari<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":20000,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[70,52,20,56,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Cover-Scorpioni-del-deserto.jpg?fit=323%2C445&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-5cz","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":265,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=265","url_meta":{"origin":19999,"position":0},"title":"L&#8217;Eternauta","author":"Rufus","date":"21\/08\/2012","format":false,"excerpt":"Di per s\u00e9 il capolavoro di Oesterheld e Solano Lopez meriterebbe il mssimo dei voti, ma in questa edizione di Repubblica le magnifiche tavole originali sono veramente troppo sacrificate. 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