{"id":18291,"date":"2020-09-09T18:35:45","date_gmt":"2020-09-09T16:35:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18291"},"modified":"2021-04-30T12:43:14","modified_gmt":"2021-04-30T10:43:14","slug":"battaglie-perse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18291","title":{"rendered":"Battaglie perse"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube alignwide wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/AL8chWFuM-s?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho visto l&#8217;altro giorno alla Manifattura Tabacchi <em>L&#8217;agnello<\/em> di Mario Piredda, un film che ultimamente in Sardegna sta riempiendo le sale ovunque venga proiettato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha fatto molto piacere vedere nel film due persone che conosco benissimo come <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5457\">Piero Marcialis<\/a> e Michele <em>Dr Drer<\/em> Atzori, tutti e due impegnati in un bel ruolo recitato brillantemente. Alla presentazione Piero era presente e, forse allargandosi un po&#8217;, ha definito <em>L&#8217;agnello<\/em> un \u00abcapolavoro\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<h3>Questioni terminologiche<\/h3>\n\n\n\n<p>Francamente la definizione mi sembra esagerata: parliamo di un film onesto e molto ben fatto che racconta una storia gi\u00e0 vista mille volte (una malattia rivela e risolve tensioni familiari dolorose), ma la propone con una sceneggiatura esemplare per naturalezza, con un&#8217;ottima prova di attori e attraverso un punto di vista doppiamente fresco: in primo luogo perch\u00e9 dove passa l&#8217;attrice protagonista, Nora Stassi (esordiente e bravissima), si spalancano finestre per far entrare l&#8217;aria e in secondo luogo perch\u00e9 attraverso lei l&#8217;angolo visuale che indaga il groviglio virile di durezze familiari \u00e8 quello di una ragazza giovane, figlia e nipote dei protagonisti, ed \u00e8 tutto meno che stereotipato. <\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 che facendo il puntiglioso su <em>capolavoro<\/em> sto denigrando il film: freschezza, naturalezza della sceneggiatura, solidit\u00e0 della direzione e della conduzione del <em>cast<\/em> fanno de <em>L&#8217;agnello<\/em> un&#8217;opera prima di tutto rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il film, girato nel Supramonte di Orgosolo, si intende ambientato dalle parti del salto di Quirra e quindi nelle vicinanze del poligono. Alla presentazione gli attori hanno avuto gran cura a riportare la posizione del regista che tiene a dire che il suo non \u00e8 un film \u00aba tema\u00bb, nel senso che non \u00e8 un film contro le basi militari. La posizione \u00e8 senz&#8217;altro corretta: il focus del film \u00e8 tutto nelle relazioni, nella famiglia, nel personaggio di Anita, nella malattia, non sulle basi; quando si parla della presenza militare \u00e8 sempre per accenni leggeri, quasi casuali, mischiati alla quotidianit\u00e0 dei protagonisti. Per\u00f2 \u00e8 anche vero che \u00e8 un film che si apre con una pecora che muore di parto e fa nascere un agnello deforme, in un contesto nel quale mentre sei l\u00ec a lavorare in campagna ti passano i bombardieri sulla testa, in un territorio recintato, segmentato ossessivamente dalle reti e dal filo spinato delle zone militari, nel quale si incontrano continuamente i gipponi e i posti di blocco della ronda, disseminato di rottami e detriti (il cui riciclo rappresenta una ricchezza mortale che \u00e8 tentazione irresistibile per i poveri) e in cui viene detto esplicitamente che la malattia che consuma il protagonista &#8211; un qualche tipo di cancro &#8211; deriva dall&#8217;inquinamento ambientale ed \u00e8 la stessa malattia, con le stesse cause, che gli ha gi\u00e0 ucciso la moglie. Meno male che gli accenni sono leggeri e quotidiani: fare anche solo un filo di pi\u00f9 e toccava andare a incatenarsi in piazza (anzi, magari andrebbe fatto anche senza quel filo in pi\u00f9, ma qui esuliamo dal cinematografico). Anche senza voler fare film di denuncia il proiettare la propria vicenda contro quel fondale \u00e8 gi\u00e0 un atto di accusa molto forte e, d&#8217;altra parte, non \u00e8 la creazione a tavolino di un ambiente distopico: chi conosce quelle zone sa che \u00e8 proprio cos\u00ec. \u00c8 un caso nel quale la massima degli sceneggiatori <em>show, don&#8217;t tell<\/em> (&#8220;fallo vedere, non raccontarlo&#8221;) trova una applicazione inaspettata e molto efficace.<\/p>\n\n\n\n<h3>Bella domanda<\/h3>\n\n\n\n<p>Risolti questi due problemi di definizioni l&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante del film, almeno per me, sta nel riprendere una domanda che era molto evidente in <em>Pesi leggeri<\/em> di Enrico Pau e che, potrei dire, \u00e8: \u00abche film, che storie si possono ambientare in Sardegna?\u00bb. Curiosamente, dopo <em>Pesi leggeri<\/em> molti dei film sardi di maggior successo hanno accuratamente evitato di rispondere a questa domanda: <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1172\" data-type=\"post\" data-id=\"1172\">Salvatore Mereu<\/a>, che pure \u00e8 un regista identitarissimo, la evita accuratamente da anni; <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?s=paolo+zucca\">Paolo Zucca<\/a>, invece, ogni volta d\u00e0 una risposta diversa. La maggior parte di chi scrive e mette in scena storie in Sardegna, invece, sembra rispondere che si possono ambientare in Sardegna storie ambientate in Sardegna, che se va bene \u00e8 una tautologia e se va male \u00e8 direttamente una cretinata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dice il semplice: \u00abevidentemente, si possono ambientare in Sardegna i film che ambienteresti da qualunque altra parte\u00bb e per forza deve essere cos\u00ec; presupporre il contrario vuol dire ammettere, come credono certi assessori e un sacco di gente che fa bandi di finanziamento per attivit\u00e0 culturali, che la Sardegna sia una specie di empireo mitologico &#8211; in Paradiso puoi solo cantare le lodi dell&#8217;Altissimo, in Sardegna puoi solo cantare dell&#8217;identit\u00e0 della Sardegna, della sua storia, della fierezza ma ospitalit\u00e0 dei suoi abitanti oppure, blasfemo, fare critica sociale dei problemi della Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che non pu\u00f2 essere cos\u00ec, ma la domanda in realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sottile: quali sono quelle storie che si possono ambientare in Sardegna in modo tale che la Sardegna sia, secondo un&#8217;espressione che ho visto usare dallo stesso Manuel Piredda in un&#8217;intervista, non tanto un fondale o l&#8217;argomento, ma una specie di personaggio in pi\u00f9, al pari degli altri? Un&#8217;operazione alla Salvatores, o comunque come quelle operazioni che Salvatores ha dimostrato di saper fare sia in <em>Io non ho paura<\/em> che in <em><a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=709\">Come Dio comanda<\/a><\/em> (quindi forse il merito \u00e8 di Ammaniti): lo scenario come voce narrante aggiuntiva, l&#8217;ambientazione come accento della narrazione che altrove non sarebbe lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<h3>E la risposta \u00e8&#8230;<\/h3>\n\n\n\n<p>La risposta di Piredda, in realt\u00e0, \u00e8 la stessa che dava a suo tempo Pau e che in fondo ha dato anche Zucca ne <em>L&#8217;arbitro<\/em>. Le storie che sono interessanti quando ambientate in Sardegna sono quelle che si collocano nelle intersezioni (o si annidano negli interstizi, magari) fra societ\u00e0 rurale e metropoli, o fra tradizione e contemporaneit\u00e0. Non sono sicuro che sia una risposta che possa piacere a tanti che si occupano di identit\u00e0 sarda, ma a sembra interessante quanto la domanda e il risultato di Piredda \u00e8 pi\u00f9 che valido anche dal punto di vista realistico; come a Tonara \u00e8 credibile che ci possa essere una via intitolata a Joe Strummer, cos\u00ec il padre malato di Anita non ha sempre vissuto fra gli stazzi: ha girato l&#8217;Europa, ha conosciuto fricchettoni, si \u00e8 fatto le canne, come \u00e8 probabile che sia per qualunque cinquantenne di qualunque posto d&#8217;Europa, e d&#8217;altra parte parla sardo col padre, vive contornato da una presenza militare che non c&#8217;\u00e8 probabilmente in nessun&#8217;altra parte dell&#8217;Europa occidentale e quando gli tocca d&#8217;andare in ospedale va al San Giovanni di Dio; e Anita, Anita che all&#8217;inizio adotta un agnello e dopo un anno espertamente lo tosa, non \u00e8 proprio Maria Carta che andava scalza a prendere l&#8217;acqua alla fonte: fa le pulizie in un albergo, ha un tatuaggio in faccia pi\u00f9 un&#8217;altra mezza dozzina sparsa altrove, per non parlare dei <em>piercing<\/em>.    <\/p>\n\n\n\n<p>Ha ragione Piero Marcialis quando dice che Piredda voleva girare un lavoro <em>punk<\/em> pastorale: il risultato \u00e8 proprio cos\u00ec ed \u00e8 davvero interessante, a parte il fatto che forse i <em>punk<\/em> non esistono pi\u00f9 e Anita \u00e8 pienamente del 2020. In omaggio, per\u00f2, e anche pensando ai vari esiti delle lotte che il film mette in scena, \u00e8 per questo che in testa a questo articolo ho messo i <em>Clash<\/em>. Non vale per il regista e chi ha lavorato nel film: loro la loro battaglia l&#8217;hanno vinta in pieno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/w6c9yubZCWw?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><em> <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho visto l&#8217;altro giorno alla Manifattura Tabacchi L&#8217;agnello di Mario Piredda, un film che ultimamente in Sardegna sta riempiendo le<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":18309,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,56,82,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Lagnello.jpg?fit=1280%2C720&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-4L1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":6576,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6576","url_meta":{"origin":18291,"position":0},"title":"Superior stabat grillinus","author":"Rufus","date":"26\/02\/2014","format":false,"excerpt":"Il 20 febbraio sul sito di Beppe Grillo viene pubblicata la notizia di un complotto veramente inquietante. 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