{"id":16760,"date":"2019-06-03T14:18:08","date_gmt":"2019-06-03T12:18:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16760"},"modified":"2021-06-04T09:44:56","modified_gmt":"2021-06-04T07:44:56","slug":"rozzamente-perfetto-perfettamente-rozzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16760","title":{"rendered":"Rozzamente perfetto, perfettamente rozzo"},"content":{"rendered":"\n<p>Questo articolo parla di altro, ma prima richiede che io vi racconti del mio rapporto con l&#8217;inglese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quale rapporto pi\u00f9 o meno \u00e8 questo: ho studiato la lingua alle scuole medie e, avendo fatto il Classico, ai primi due anni del liceo. Il professore delle medie era fantastico, l&#8217;insegnante delle superiori una strega (categoria, peraltro, molto comune in quel luogo a quell&#8217;epoca). Il fatto che la strega scuotesse la testa con aria di sufficienza non mi ha impedito di andare per due anni in una scuola estiva in Inghilterra (in cui vissi avventure che saranno raccontate un&#8217;altra volta), ma probabilmente ha qualcosa a che fare col perch\u00e9 il mio rendimento scolastico non ne abbia tratto alcun giovamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, un mio amico si era comprato un <em>boardgame<\/em> della <em>Avalon Hill<\/em>, che si chiamava <em>Alesia<\/em>, e che aveva il regolamento solo in inglese. E io con santa pazienza l&#8217;ho tradotto (inserendo anche una miriade di <em>house rules<\/em>, ma anche questa \u00e8 un&#8217;altra storia e sar\u00e0 raccontata un&#8217;altra volta).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-attachment-id=\"16763\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=16763\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?fit=800%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"800,600\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.6&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon PowerShot A300&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1083703508&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Alesia\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?fit=510%2C383&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?resize=800%2C600\" alt=\"\" class=\"wp-image-16763\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?resize=150%2C113&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Alesia.jpg?resize=510%2C383&amp;ssl=1 510w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Lungo tutta l&#8217;adolescenza ho continuato a giocare a giochi da tavolo vari importati dall&#8217;America: il fatto che fossero in inglese ha voluto dire che ho dovuto imparare a destreggiarmi per forza. Poi l&#8217;estate del mio diciottesimo compleanno mia madre mi ha portato in vacanza sul lago di Como. Pioveva senza interruzione, andavamo a visitare ville con giardino delle quali non mi importava niente e io mi struggevo d&#8217;amore per una ragazza lontana, con esiti catastrofici (anche questa \u00e8 un&#8217;altra storia, ma <em>non<\/em> sar\u00e0 raccontata un&#8217;altra volta). L&#8217;unico aspetto positivo fu che mi portai dietro il libro di scuola con le avventure di Sherlock Holmes in lingua originale e, lentamente, faticosamente, imparai a leggere un&#8217;opera narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora ho continuato, tanto pi\u00f9 da quando ho iniziato coi giochi di ruolo e con la letteratura <em>fantasy<\/em>. A un certo punto ho deciso che per quanto possibile i libri scritti in inglese li avrei letti direttamente in lingua originale (in realt\u00e0 vale anche per il francese e lo spagnolo, ma li la lettura mi \u00e8 faticosa come quando compitavo le cronache del dottor Watson, e spesso trasgredisco la regola), <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo per dire che leggo con facilit\u00e0 in inglese. Al contrario, per\u00f2, non <em>parlo<\/em> mai l&#8217;inglese: il mio \u00e8 un uso della lingua totalmente fra me e me. Peggio ancora, siccome non leggo mai a voce alta non ho pi\u00f9 alcun orecchio per il parlato, e la mia pronuncia \u00e8 pessima. Ancora peggio, ne sono assolutamente cosciente: se me ne dimenticassi, le facce inorridite dei miei interlocutori me lo ricorderebbe immediatamente. E quindi sono ancora pi\u00f9 impacciato e esitante, e quindi facci ancora pi\u00f9 errori.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora da poco ho deciso di fare ricorso al rimedio che tutti consigliano in questi casi: guardo film in lingua originale. Una mano santa, si dice.<\/p>\n\n\n\n<p>Boh.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente se uno non mette i sottotitoli, credo. Infatti adesso che sto facendo un corso di inglese serio il professore assolutamente <em>proibisce<\/em> di leggere e ascoltare insieme. Se leggi, non <em>ascolti<\/em>, dice.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora ho fatto il salto: ho deciso di scegliermi una serie su <em>Netflix<\/em> e di guardarla in lingua originale senza sottotitoli. <\/p>\n\n\n\n<p>La scelta \u00e8 caduta su una serie dell&#8217;universo di <em>Star Trek<\/em>, quella che racconta i primi viaggi spaziali degli umani, cio\u00e8 <em>Enterprise<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista linguistico, ho capito subito che era una scelta sbagliata: se uno vuole acquisire l&#8217;orecchio e ha difficolt\u00e0 di comprensione forse non va bene una serie nella quale i dialoghi comuni sono pi\u00f9 o meno: <em>Capitano, ho un incrociatore trifasico sulla mappa. Dalla scia del motore protonebuleo si direbbe un Kandrak della cometosfera Angravariana<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco.<\/p>\n\n\n\n<p>In compenso, per\u00f2, seguo la serie con una specie di torbida fascinazione, pi\u00f9  meno come quando leggi l&#8217;elenco degli ingredienti di una piadina surgelata prosciutto e <em>cheddar<\/em> prodotta in Bulgaria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-attachment-id=\"16767\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=16767\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?fit=797%2C1003&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"797,1003\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Enterprise\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?fit=238%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?fit=510%2C642&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"797\" height=\"1003\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?resize=797%2C1003\" alt=\"\" class=\"wp-image-16767\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?w=797&amp;ssl=1 797w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?resize=119%2C150&amp;ssl=1 119w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?resize=238%2C300&amp;ssl=1 238w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Enterprise.jpg?resize=510%2C642&amp;ssl=1 510w\" sizes=\"(max-width: 797px) 100vw, 797px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non appartengo al <em>fandom<\/em> di <em>Star Trek<\/em>, quindi non so granch\u00e9 dell&#8217;accoglienza ricevuta dalla serie, per\u00f2 una serie di domande saltano agli occhi. Lo <em>Star Trek<\/em> originale &#8211; che risale agli anni &#8217;60, per\u00f2 &#8211; era un inno al sistema di vita e ai valori americani: i Klingon erano i cattivi sovietici e la Federazione portava pace e civilt\u00e0 ovunque. Quarant&#8217;anni dopo e con un universo molto complesso costruito nel frattempo, ti aspetti un tipo di narrazione un po&#8217; pi\u00f9 raffinata, e invece \u00e8 <em>ancora<\/em> tutto cos\u00ec. Si vede nella gestione della storia: il capitano Archer ci ricorder\u00e0 almeno una volta a puntata che noi amer&#8230; <em>pardon<\/em>, umani siamo fatti cos\u00ec e cos\u00e0, non abbandoniamo la nostra gente, manteniamo la parola, non permettiamo che altri siano oppressi, non ci arrendiamo facilmente, siamo pieni di risorse e di solito non puliamo il <em>water<\/em>, perch\u00e9 nel <em>water<\/em> mettiamo il disinfettante Angravariano. Ma si vede, in maniera ancora pi\u00f9 sorprendente, nella cura dei particolari di sfondo: quando una nuova nave stellare viene varata apprendiamo che si chiama <em>Shenandoah<\/em>, come una battaglia della Guerra Civile: caspita, questa Terra del XXII secolo, dove ancora l&#8217;ossatura dell&#8217;orgoglio mondiale \u00e8 costruito sulla storia americana! <\/p>\n\n\n\n<p> Oppure:  c&#8217;\u00e8 in una puntata una scena nella quale l&#8217;equipaggio risponde alle domande di una classe scolastica, laggi\u00f9 nelle pianure del Wyoming. Apparentemente gli sceneggiatori immaginano che l&#8217;umanit\u00e0 del XXII secolo abbia dimenticato decenni di divulgazione scientifica divertente e accurata fatta dalla Stazione Spaziale e sia tornata ai canoni dell&#8217;ufficio stampa della Guerra di Corea.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il <em>cast<\/em> sembra costruito come ai bei vecchi tempi del politicamente corretto di allora: sono tutti bianchi e maschi tranne la camer&#8230; pardon, ufficiale delle comunicazioni, e il pilota, che \u00e8 nero. Ah, e il medico, che \u00e8 un maschio bianco per\u00f2 con le zigrinature sulla faccia, perch\u00e9 \u00e8 un Denobuliano, e quindi non conta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla Vulcaniana dalle tette grandi torno fra un attimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dice: ma perch\u00e9 vuole recuperare lo spirito della serie originale. Un <em>fan<\/em> di <em>Star Trek<\/em> probabilmente citerebbe la coerenza dell&#8217;universo narrativo: dalla prima Flotta Stellare non ti puoi aspettare un capitano donna, eccetera. Il problema \u00e8 che non \u00e8 vero: <em>Discovery<\/em>, che cronologicamente descrive eventi non troppo lontani, \u00e8 in grado di giocare con situazioni e temi tipici di <em>Star Trek<\/em> senza sembrare una roba dimenticata negli archivi e mandata in onda decenni dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che l&#8217;intento \u00e8 quello di tornare alle origini: ma la scrittura \u00e8 mediocre e il punto di vista terribilmente angusto; si vede anche nel modo con il quale \u00e8 reso il tema portante, che \u00e8 quello dell&#8217;esplorazione: per la prima volta l&#8217;umanit\u00e0 si avventura da sola fra le stelle, lontana dalla oppressiva tutela dei Vulcaniani. \u00c8 un tema epico che \u00e8 reso con un&#8217;aria da gita scolastica &#8211; maschile: ci sono un sacco di ormoni anche loro in gita premio &#8211; durante la quale ogni tanto lo sceneggiatore infila la pausa introspettiva, consistente in uno che dice: \u00ab<em>Wow<\/em>, ti rendi conto che stiamo vedendo le <em>stelle<\/em>?\u00bb; al che tutti sospirano con aria doverosamente meravigliata. La stessa scrittura mediocre riguarda il modo legnoso con il quale sono sviluppati i rapporti fra i personaggi e la loro caratterizzazione: il capitano ardito, il capo ingegnere che \u00e8 un vero amico, l&#8217;ufficiale tattico taciturno, la camer&#8230; ufficiale delle comunicazioni allegra e solare, il pilota che \u00e8 un nero e un bravo ragazzo. <\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 la Vulcaniana dalle tette grandi, che  un problema in s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei temi portanti \u00e8 quello del rapporto di amore-odio coi Vulcaniani, che hanno trattenuto a lungo l&#8217;umanit\u00e0 dal balzo interstellare e della cui tutela ora ci stiamo liberando. I Vulcaniani sono amici ma anche ingombranti, e la presenza di un ufficiale scientifico Vulcaniano mette in opera una tensione di lealt\u00e0 divise e di fiducia reciproca da costruire. E poi i Vulcaniani, con la loro cultura costruita esclusivamente sulla logica, rappresentano un chiaro contraltare agli emotivi Terrestri.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo che i temi politici non sono mai sviluppati, T&#8217;Pol non ottiene mai battute e spazio significativo neanche quando i rapporti con la sua razza sono chiamati in causa e tutto rimane molto pi\u00f9 enunciato che fatto vivere nella storia. E T&#8217;Pol non \u00e8 un maschio come Spock, ma un potenziale oggetto di desiderio sessuale &#8211; l&#8217;unica donna sul ponte di comando fra tutti quei maschioni, a parte la camer&#8230; ufficiale addetta alle comunicazioni &#8211; a cui da subito viene costruito una possibile storia con l&#8217;ingegnere. Al contrario dell&#8217;epoca del primo <em>Star Trek<\/em>, per la nostra contemporaneit\u00e0 tutte le storie in cui c&#8217;\u00e8 un contrasto narrativo fra una donna forte in posizione dominante e un uomo o un gruppo di uomini che potenzialmente la desidera ha una carica di ambiguit\u00e0: perch\u00e9 il rischio \u00e8 quello di adottare una narrazione da un punto di vista maschile e, volontariamente o meno, raccontare una storia nella quale il progresso del personaggio corrisponde al rientrare nei ranghi da parte della protagonista &#8211; all&#8217;essere <em>domata<\/em> come la bisbetica &#8211;  e non mi pare siano pi\u00f9 i tempi per storie del genere. Qui il rischio \u00e8 particolarmente alto, a partire da una scena nella prima puntata, e tutto quel po&#8217; po&#8217; di tematica di rapporti fra civilt\u00e0 \u00e8 ridotto pi\u00f9 o meno a questa modalit\u00e0: T&#8217;Pol imbronciata deve sottostare alla superiore astuzia di un terrestre, che o la intorta o la sovrasta con superiore altruismo e empatia, salvo che dopo essere stata imbronciata per un po&#8217; poi le piac&#8230; capisce il superiore valore (maschile) terrestre: <em>no means not no<\/em>, diciamo. <\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono serie che riprendono opere precedenti o libri famosi e, rimettendoli in scena, in qualche modo ne fanno una recensione o aiutano in una rilettura pi\u00f9 distaccata dell&#8217;originale oppure ne portano allo scoperto caratteristiche meno visibili. Certe volte ne costituiscono una critica, pi\u00f9 o meno affettuosa. Nel suo tentativo di resuscitare lo spirito della serie orinale di <em>Star Trek<\/em> questa serie dell&#8217;<em>Enterprise<\/em> ottiene esattamente questo effetto: solo che quel che fa vedere non \u00e8 solo l&#8217;ottimismo, il senso della meraviglia e la sensazione di progresso dell&#8217;originale, ma anche la ristrettezza mentale, l&#8217;approccio propagandistico, il bigottismo, il sessismo implicito, la povert\u00e0 politica e di comprensione del mondo. Sicuramente non volevano, ma gli \u00e8 venuto benissimo! <span style=\"background-color: rgb(232, 234, 235);\"><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo parla di altro, ma prima richiede che io vi racconti del mio rapporto con l&#8217;inglese. 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