{"id":16202,"date":"2019-02-27T14:15:35","date_gmt":"2019-02-27T13:15:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16202"},"modified":"2019-03-28T13:10:08","modified_gmt":"2019-03-28T12:10:08","slug":"gioventu-bruciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16202","title":{"rendered":"Giovent\u00f9 bruciata"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho trovato molto interessante un <a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\/amphtml\/annehelenpetersen\/millennials-burnout-generation-debt-work\">articolo<\/a> del 5 gennaio segnalato da Francesco Rugerfred Sedda e pubblicato originariamente su <em><a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\">Buzzfeed<\/a><\/em>, che ragiona intorno al disagio della generazione dei <em>millennial<\/em> in termini di <em>burn&nbsp;out<\/em>, cio\u00e8 sostanzialmente in termini di <em>stress<\/em> post-traumatico (un trauma a bassa intensit\u00e0, ma continuo). Perch\u00e9 fare cose apparentemente semplici \u00e8 un tale carico emotivo che si finisce per rimandare a oltranza? Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 sotto un esaurimento nervoso collettivo, ecco perch\u00e9: questa sarebbe la teoria, in estrema sintesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo dire che la mia reazione iniziale \u00e8 stata che l&#8217;articolo era interessante anche se totalmente appartenente al campo degli americani che si guardano l&#8217;ombelico e complicano le cose pi\u00f9 semplici, trasformando in fastidiose teorie psicologiche quello che \u00e8 il banale risultato di rapporti di forza fra classi sociali o di tendenze di lungo periodo dell&#8217;educazione familiare (che in ultima analisi dipende dalla struttura dei rapporti economici, e si torna l\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ho pensato con un po&#8217; di irritazione, lo ammetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, con molta irritazione. Pu\u00f2 anche essermi venuta in mente la parola <em>vittimismo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2 sono andato a vedere la mostra di <em>Zerocalcare<\/em> e ci ho trovato la balena sulle spalle, che era proprio in tema&#8230;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-attachment-id=\"16218\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=16218\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?fit=696%2C881&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"696,881\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Balena Zerocalcare\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?fit=237%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?fit=510%2C646&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"696\" height=\"881\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?resize=696%2C881\" alt=\"\" class=\"wp-image-16218\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?w=696&amp;ssl=1 696w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?resize=119%2C150&amp;ssl=1 119w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?resize=237%2C300&amp;ssl=1 237w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?resize=510%2C646&amp;ssl=1 510w\" sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>&#8230; e ho avuto un soprassalto di autocoscienza, perch\u00e9 Zerocalcare non \u00e8 certo un cretino americano e questo mi ha fatto ricordare che anch&#8217;io che pure non sono un <em>millennial<\/em>spesso mi lascio le cose da fare fino all&#8217;ultimo &#8211; se non oltre e ancora pi\u00f9 oltre &#8211; e da tempo mi sono un po&#8217; convinto che, oltre che pigrizia, \u00e8 anche un meccanismo di autodifesa del mio equilibrio mentale, una valvola di sicurezza di una mia fragilit\u00e0 profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>E anche molta pigrizia, per\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi avevo pensato di introdurre alla lettura con questa cosa, e cio\u00e8 che un po&#8217; sono minchiate americane e un po&#8217; sono cose vere e un po&#8217; sono anche vittimismo che nega la pigrizia e un po&#8217; anche il segno di fallimenti familiari di lungo periodo. Poi sempre alla mostra ho trovato un pannello dove c&#8217;era un&#8217;osservazione di passaggio che mi \u00e8 sembrata in tema, e che chiudeva il quadro:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>[il fumetto <em>Sei pagine su tre mesi di carcere<\/em>] &#8230; mette in evidenza il paradosso di un provvedimento iniquo, l&#8217;ennesimo comminato a chi prova ad opporre un argine all&#8217;intolleranza dilagante. Dir\u00e0 pi\u00f9 tardi: \u00abIl problema non \u00e8 che la gente non si ribella, \u00e8 che quando si ribella viene seppellita in galera e, negli anni, quelli che volevano buttare la chiave spesso sono stati quelli che si lamentavano perch\u00e9 non si ribellava nessuno\u00bb.<\/p><cite>Pannello della mostra &#8220;Scavare fossati &#8211; Nutrire coccodrilli&#8221;<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>E quindi i miei spunti di commento a questo articolo sono che un po&#8217; sono solipsismi molto americani, e un po&#8217; \u00e8 strapotere del capitalismo, e un po&#8217; \u00e8 pigrizia e vittimismo, e un po&#8217; \u00e8 davvero <em>burn out<\/em> e un po&#8217; \u00e8 infine il frutto di una sofisticata repressione sociale che non ha lasciato scampo a un&#8217;intera generazione. Se volete, vedete voi di stabilire le proporzioni esatte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img data-attachment-id=\"16219\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=16219\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?fit=950%2C712&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"950,712\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Zerocalcare burn out\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?fit=300%2C225&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?fit=510%2C382&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?resize=800%2C600\" alt=\"\" class=\"wp-image-16219\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?w=950&amp;ssl=1 950w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?resize=150%2C112&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Zerocalcare-burn-out.jpg?resize=510%2C382&amp;ssl=1 510w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Come sempre ho lasciato i <em>link<\/em> originali, anche se puntavano a testi in inglese. <\/p>\n\n\n\n<h2>Come i <em>millennial <\/em>sono diventati la generazione del <em>burn out <\/em><\/h2>\n\n\n\n<h4>Non riuscivo a capire perch\u00e9 dei compiti piccoli e ben definiti sulla mia lista delle cose da fare sembrassero cos\u00ec insormontabili.  La risposta \u00e8 sia pi\u00f9 complessa che molto pi\u00f9 semplice di quanto mi aspettassi. <\/h4>\n\n\n\n<h3>di <a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\/author\/annehelenpetersen\">Anne Helen Petersen<\/a><\/h3>\n\n\n\n<p>\u00abHo provato a registrarmi per le elezioni del 2016, ma ormai era oltre il termine quando alla fine ho provato a farlo\u00bb, ha spiegato al <em>New  York Magazine<\/em> lo scorso autunno un uomo di 27 anni di nome Tim. \u00abOdio spedire qualcosa per posta; mi causa ansia\u00bb. Tim stava delineando le ragioni per cui lui, come altri undici <em>millennial<\/em> intervistati dalla rivista, <a href=\"http:\/\/nymag.com\/intelligencer\/2018\/10\/12-young-people-on-why-they-probably-wont-vote.html\">probabilmente non avrebbe votato<\/a> alle elezioni di <em>mid term<\/em> del 2018. \u00abLa quantit\u00e0 di lavoro da un punto di vista logico non \u00e8 molta\u00bb, ha continuato. \u00abCompilare un modulo, spedirlo, andare in un posto determinato in un giorno determinato. Ma questo tipo di compiti pu\u00f2 essere difficile per me, se non ho un certo entusiasmo al riguardo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Tim prosegue ammettendo che alcuni amici lo avevano aiutato a  registrarsi per votare, e che aveva in programma, probabilmente, di fare in modo di farcela per il <em>mid term<\/em>. Ma la sua spiegazione &#8211; anche se, come faceva notare, in questo caso il suo bisogno di sforzarsi \u00e8 stato causato in parte dal suo <em>ADHD<\/em> [disturbo di attenzione, NdRufus] &#8211; ha dato la stura alla  tendenza contemporanea a prendersela con l&#8217;incapacit\u00e0 dei <em>millennial<\/em> di portare a termine compiti apparentemente di base. <em>Crescete<\/em>, cos\u00ec dice l&#8217;opinione generale. <em>La vita non \u00e8 cos\u00ec difficile<\/em>. \u00abQuindi questo \u00e8 il modo con cui il mondo finisce\u00bb, <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MEPFuller\/status\/1057307756951166977\">ha <em>twittato<\/em><\/a> il giornalista parlamentare dell&#8217;<em>HuffPost<\/em>, Matt Fuller. \u00abNon con un botto ma con un mucchio di <em>millennial<\/em> che non sanno come spedire le cose\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Spiegazioni come quella di Tim sono il nucleo della reputazione dei <em>millennial<\/em>: siamo viziati, privilegiati, pigri e un fallimento rispetto a quello che viene definito <em>essere adulti<\/em> [in inglese presentato come un singolo verbo<em>adulting<\/em>, &#8220;fare gli adulti&#8221;, &#8220;adultizzare&#8221;], una parola inventata dai <em>millennial <\/em>come termine generico per indicare i compiti legati a un&#8217;esistenza autosufficiente. Le manifestazioni dell&#8217;<em>essere adulti<\/em> spesso rivelano uno sbalordimento privilegiato per la realt\u00e0 di, beh, <em>la<\/em> <em>vita<\/em>: che devi pagare le bollette <em>e<\/em> andare al lavoro; che devi comprare cibo e cucinarlo se vuoi mangiarlo; che le azioni hanno conseguenze. Essere adulti \u00e8 difficile perch\u00e9 la vita \u00e8 dura &#8211; o, come <a rel=\"noopener noreferrer\" href=\"https:\/\/www.bustle.com\/articles\/138969-3-reasons-we-need-to-stop-saying-being-an-adult-is-hard\" target=\"_blank\">un articolo di Bustle<\/a> ammonisce i lettori, \u00abtutto \u00e8 difficile se si vuole guardarlo in quel modo\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>I <em>millennial<\/em> amano lamentarsi di quegli altri <em>millennial<\/em> che danno loro una cattiva fama. Ma proprio mentre mi facevo uscire il fumo dalle orecchie per l&#8217;ansia da ufficio postale di questo ventisettenne, ero immersa fino al collo in una tendenza ciclica, sviluppata negli  ultimi cinque anni, che sono arrivata a chiamare <em>paralisi da commissioni<\/em>. Mi capita di mettere qualcosa nella mia lista delle cose da fare settimanali, e questa si trascina in avanti, da una settimana all&#8217;altra, fino a perseguitarmi per mesi. <\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno di questi compiti era particolarmente difficile: far affilare i coltelli, portare gli stivali dal calzolaio, registrare il mio cane per un nuovo permesso, mandare a qualcuno una copia firmata del mio libro, fissare un appuntamento con il dermatologo, regalare dei libri alla biblioteca, passare l&#8217;aspirapolvere nella macchina. Una manciata di <em>mail<\/em> &#8211; una di un caro amico, una di un ex studente che voleva sapere come me la cavavo &#8211; fermentava nella mia casella  di posta personale, che uso come una sorta di elenco di cose da fare  alternativo, al punto da iniziare a chiamarla la <em>casella della vergogna<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 come se nel resto della mia vita stessi rimanendo indietro. Stavo pubblicando storie, scrivendo due libri, preparando da mangiare, portando a termine un trasloco attraverso il paese, pianificando viaggi, pagando il mio mutuo studentesco, facendo esercizio fisico su base regolare. Ma quando si arrivava alle cose banali, le priorit\u00e0 di medio livello, la roba che non avrebbe reso il mio lavoro pi\u00f9 facile o i miei risultati migliori, le sfuggivo. <\/p>\n\n\n\n<p>La mia vergogna per queste cose da fare aumenta ogni giorno. Ricordo a me stessa che mia madre stava tutto il tempo a fare commissioni. Le piacevano? No. Ma le portava a termine. Quindi, perch\u00e9 non riuscivo a darmi una mossa &#8211; specialmente quando le operazioni da fare erano tutte, a prima vista, facilmente completabili? Mi sono accorta che la stragrande maggioranza di queste cose da fare condivideva un elemento in comune: il loro principale beneficiario sono io, ma non in un modo che potrebbe davvero migliorare drasticamente la mia vita. Si tratta di compiti apparentemente ad alto sforzo e bassa remunerazione, e mi paralizzano &#8211; non diversamente dal modo con cui registrarsi per votare ha paralizzato Tim. <\/p>\n\n\n\n<p>Tim e io non siamo soli in questa paralisi. Il mio compagno \u00e8 stato cos\u00ec frustrato dal procedimento pieno di passaggi successivi e incredibilmente (e volutamente) confuso di presentare dei moduli per un rimborso assicurativo per ogni singola settimana di cure mediche che per mesi semplicemente non li ha mandati &#8211; mangiandosi oltre mille dollari. Un&#8217;altra donna mi ha raccontato di avere un pacco da spedire poggiato in un angolo della casa da oltre un anno. Un amico ha ammesso di aver sprecato centinaia di dollari in vestiti che non gli stavano bene perch\u00e9 non \u00e8 stato capace di restituirli. Paralisi da commissioni, ansia da ufficio postale &#8211; sono diverse manifestazioni della stessa malattia. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi due anni, ho rifiutato avvertimenti &#8211; da curatori editoriali, da familiari, da colleghi &#8211; che potessi essere al limite del <em>burn out<\/em>. Nella mia testa il <em>burn out<\/em> era qualcosa che affrontavano gli operatori umanitari, gli avvocati di alto livello o i giornalisti investigativi. Era qualcosa che poteva essere curato con una settimana in spiaggia. Stavo ancora lavorando, stavo ancora portando a termine <em>altre<\/em> cose &#8211; ovviamente non ero esaurita. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma pi\u00f9 ho cercato di dare un senso alla mia paralisi da commissioni, pi\u00f9 i reali parametri del <em>burn out<\/em> hanno cominciato a rivelarsi. Il <em>burn out<\/em>, i comportamenti e i pesi che lo accompagnano non sono, in realt\u00e0, qualcosa che si pu\u00f2 curare andando in vacanza. Non \u00e8 limitato a lavoratori impiegati in ambienti acutamente ad alto <em>stress<\/em>. E non \u00e8 una malattia passeggera: \u00e8 la condizione dei <em>millennial<\/em>.  \u00c8 la nostra temperatura di base. \u00c8 la nostra musica di sottofondo. \u00c8 il modo come sono le cose. Sono le nostre vite.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa presa di coscienza ha riformulato le mie recenti fatiche: perch\u00e9 non posso fare questa roba banale? Perch\u00e9 sono esaurita. Perch\u00e9 sono esaurita? Perch\u00e9 ho interiorizzato l&#8217;idea che dovrei <a href=\"https:\/\/www.bostonglobe.com\/business\/2016\/12\/19\/millennials-aren-lazy-they-workaholics\/3ZD86pLBYg954qUEYa3SUJ\/story.html\">lavorare tutto il tempo<\/a>. Perch\u00e9 ho interiorizzato questa idea? Perch\u00e9 tutto e tutti nella mia vita l&#8217;ha rinforzata &#8211; <a href=\"https:\/\/opinionator.blogs.nytimes.com\/2012\/06\/30\/the-busy-trap\/\">esplicitamente<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/culture\/jia-tolentino\/the-gig-economy-celebrates-working-yourself-to-death\">implicitamente<\/a> &#8211; sin da quando ero giovane. La vita \u00e8 sempre stata dura, ma molti <em>millennial<\/em> non sono attrezzati  per affrontare i particolari modi in cui \u00e8 diventata dura per noi. <\/p>\n\n\n\n<p>E quindi, a questo punto? Dovrei meditare di pi\u00f9, trattare per farmi dare pi\u00f9 tempo libero, delegare compiti all&#8217;interno della mia relazione, compiere atti di cura di me stessa e impiantare dei limiti di tempo sui miei <em>social<\/em>? In che modo, in altre parole, posso ottimizzare me stessa per portare a termine quei compiti banali e teoricamente curare il mio esaurimento? Man mano che noi <em>millennial<\/em> arriviamo ai nostri trent&#8217;anni, questa \u00e8 la domanda che continuiamo a farci &#8211; e alla quale continuiamo a non riuscire a trovare una risposta adeguata. Ma forse questo \u00e8 perch\u00e9 la domanda \u00e8 completamente sbagliata. <\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;ultimo decennio, il termine <em>millennial<\/em> \u00e8 stato usato per descrivere o imputare <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/10\/09\/magazine\/millennials-power-generation.html\">ci\u00f2 che \u00e8 giusto o sbagliato nei giovani<\/a>, ma nel 2019 i <em>millennial<\/em> <a href=\"http:\/\/mentalfloss.com\/article\/533632\/new-guidelines-redefine-birth-years-millennials-gen-x-and-post-millennials\">sono da tempo entrati nell&#8217;et\u00e0 adulta<\/a>: i pi\u00f9 giovani hanno ventidue anni; i pi\u00f9 vecchi, come me, qualcosa intorno ai trentotto anni. Ci\u00f2 ha richiesto un cambiamento nel modo in cui le persone all&#8217;interno e all&#8217;esterno della  nostra generazione costruivano le loro critiche. Non siamo pi\u00f9 adolescenti incapaci;  siamo adulti fatti e cresciuti e le sfide che affrontiamo non sono passeggere, ma sistemiche. <\/p>\n\n\n\n<p>Molti dei <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/lifestyle\/wellness\/9-ways-millennials-are-changing-the-way-we-eat\/2018\/02\/20\/6bb2fe60-11eb-11e8-8ea1-c1d91fcec3fe_story.html?utm_term=.68bc593078a5\">comportamenti attribuiti ai <em>millennial<\/em><\/a> sono i comportamenti di uno specifico sottoinsieme di persone prevalentemente bianche, in gran parte borghesi, nate tra il 1981 e il  1996. Ma anche se sei un <em>millennnial<\/em> che non \u00e8 cresciuto in un ambiente privilegiato, hai subito l&#8217;impatto dei cambiamenti sociali e culturali che hanno  modellato la generazione. I nostri genitori &#8211; un mix di giovani <em>baby boomer<\/em> e vecchi <em>generazione X<\/em> &#8211; ci hanno cresciuto durante un&#8217;epoca di relativa stabilit\u00e0 economica e politica. Come per le generazioni precedenti, c&#8217;era l&#8217;aspettativa che la successiva sarebbe stata meglio &#8211; sia in termini di salute che finanziariamente &#8211; di quella che l&#8217;aveva preceduta. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma man mano che i <em>millennial<\/em> entrano nella media et\u00e0 adulta, questa previsione <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/81343d9e-187b-11e8-9e9c-25c814761640\">si \u00e8 dimostrata falsa<\/a>. Dal punto di vista finanziario, molti di noi sono impantanati molto indietro rispetto a dov&#8217;erano i nostri genitori quando avevano la nostra et\u00e0. Abbiamo molto meno risparmio, molto meno capitale, molta meno stabilit\u00e0 e molto, <em>molto<\/em> pi\u00f9 debito studentesco.  La <em>pi\u00f9 grande generazione<\/em> aveva la Depressione e il <em>GI Bill <\/em>[una legge per garantire l&#8217;istruzione universitaria gratuita a chi aveva fatto il militare nella Seconda Guerra Mondiale, NdRufus]; i <em>baby-boomer<\/em> avevano l&#8217;et\u00e0 d&#8217;oro del capitalismo; la <em>generazione X<\/em> aveva la <em>deregulation<\/em> e la <em>trickle down economics<\/em> [i vantaggi a cascata della liberalizzazione selvaggia, NdRufus]. E i <em>millennial<\/em>? Abbiamo avuto i finanziamenti alle <em>start up<\/em>, ma ci siamo presi anche la crisi finanziaria del 2008, il declino della classe media e il sorgere dell&#8217;1% [il numero ridotto di super-ricchi che assomma in s\u00e9 gran parte delle ricchezze mondiali, NdRufus], il costante  declino dei sindacati e degli impieghi stabili e a tempo pieno. <\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che il mondo degli affari americano diventava pi\u00f9 efficiente, <em>migliore<\/em> nell&#8217;estrarre profitto, la generazione successiva aveva bisogno di posizionarsi in maniera da poter competere. Non potevamo semplicemente presentarci con un diploma e aspettarci di ottenere <em>e mantenere<\/em> un posto di lavoro che ci permettesse di andare in pensione a cinquantacinque anni. In un significativo cambiamento rispetto alle generazioni precedenti, i <em>millennial<\/em> dovevano ottimizzare se stessi per essere i migliori lavoratori possibili. <\/p>\n\n\n\n<p>E quel processo iniziava molto presto. In <em><a href=\"https:\/\/www.littlebrown.com\/titles\/malcolm-harris\/kids-these-days\/9781478992332\/\">Kids These Days: Human Capital e Making of Millennials<\/a><\/em>, Malcolm Harris espone la miriade di modi in cui la nostra generazione \u00e8 stata addestrata, tagliata a misura, modellata e ottimizzata per l&#8217;ambiente di lavoro &#8211; prima a scuola, poi lungo tutta l&#8217;istruzione secondaria &#8211; a  partire dai bambini molto piccoli. \u00abLa gestione del rischio era un tempo una pratica aziendale\u00bb, scrive Harris,  \u00abora \u00e8 la nostra strategia dominante di educazione dei figli\u00bb. A seconda  dell&#8217;et\u00e0, questa idea si applica a ci\u00f2 che i nostri genitori <a href=\"https:\/\/www.buzzfeed.com\/jcstearns\/finding-limits\">ci hanno o non ci hanno permesso di fare<\/a> (giocare su <em>pericolose<\/em> strutture al parco giochi, uscire senza  telefono cellulare, guidare senza un adulto in macchina) e come ci hanno  permesso di fare le cose che abbiamo effettivamente fatto (imparare, esplorare,  mangiare, giocare). <\/p>\n\n\n\n<p>Harris punta il dito verso le pratiche che sono ora considerate usuali che <em>ottimizzano<\/em> il gioco dei bambini, un atteggiamento <a href=\"https:\/\/greatergood.berkeley.edu\/article\/item\/how_can_we_liberate_parents_from_guilt\">spesso descritto<\/a> come <em>genitorialit\u00e0 ad alta intensit\u00e0<\/em>. Andare in giro per il quartiere appuntamenti per giocare con altri bambini programmati dai genitori. L&#8217;asilo nido \u00e8 diventato pre-preparazione alla scuola. Giocare a nascondino o a pallone per strada si sono trasformati in campionati regolamentati in maniera stringente che durano tutto l&#8217;anno. L&#8217;energia non canalizzata (diagnosticata come iperattivit\u00e0) \u00e8 stata medicalizzata e punita. <\/p>\n\n\n\n<p>La mia infanzia tra la fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90 \u00e8  stata solo parzialmente definita da questo tipo di ottimizzazione e  monitoraggio dei genitori, soprattutto perch\u00e9 vivevo in una citt\u00e0 rurale dell&#8217;Idaho settentrionale, dove attivit\u00e0 strutturate di questo genere erano scarse. Ho trascorso il mio tempo libero giocando con (pericolosissime!) altalene e giostre. Indossavo un casco per andare in bici e <em>skateboard<\/em>, ma io e mio fratello eravamo gli unici bambini a farlo fra tutte le nostre conoscenze. Non ho fatto <em>stage<\/em> durante la scuola superiore e il <em>college<\/em>, perch\u00e9 non erano ancora una componente usuale di queste due esperienze. Ho preso lezioni di piano per divertimento, non per il mio futuro. Non avevo un corso di preparazione al SAT [il <em>tet<\/em> di attitudine all&#8217;ingresso all&#8217;universit\u00e0, NdRufus]. Ho fatto l&#8217;unico corso di livello universitario per studenti medi che avevo a disposizione e ho fatto domanda per l&#8217;universit\u00e0 (su carta, a mano!) sulla base di <em>brochure<\/em> e brevi resoconti in un annuario dei <em>Migliori college<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma eravamo all&#8217;inizio della fine di quell&#8217;atteggiamento &#8211; verso il modo di essere genitori, verso il tempo libero dei bambini, verso la scelta del <em>college<\/em>. E non solo tra genitori borghesi, istruiti, stereotipicamente <em>elicotteri<\/em>[nel dibattito educativo americano recente, genitori estremamente protettivi e invasivi rispetto al futuro del figlio, <em>helicopter parents<\/em>, NdRufus]: oltre a essere <em>genitori ad alta intensit\u00e0<\/em>, i padri e le madri dei <em>millennial<\/em> sono anche caratterizzati da comportamenti genitoriali da <em>ronda di vigilanza<\/em>, nei quali, come li descrive la sociologa Linda M. Blum, \u00abl&#8217;inflessibile vigilanza e la difesa di una madre per il suo bambino [assume la forma] imperativa di una ricerca morale solitaria\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/nyupress.org\/books\/9781479871544\/\">Recenti<\/a> <a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Family-Trouble-Middle-Class-Childrens-Disruption\/dp\/0813570522\">ricerche<\/a> hanno rilevato che i comportamenti da <em>ronda di vigilanza<\/em> attorno alle vite dei figli attraversano le linee di demarcazione di razza e di classe. Magari una famiglia suburbana dell&#8217;alta borghesia assume come missione che il proprio bambino entri in una universit\u00e0 della <em>Ivy League<\/em>, mentre una mamma di Filadelfia che non ha avuto la possibilit\u00e0 di andare all&#8217;universit\u00e0 in prima persona si \u00e8 assunta la missione che sua figlia sia la prima in famiglia ad arrivare al  <em>college<\/em>. Gli obiettivi sono in qualche modo diversi, ma la supervisione, l&#8217;atteggiamento mentale, la continua valutazione del rischio e la pianificazione per portare quel bambino a quell&#8217;obiettivo sono molto simili. <\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stato fino a dopo l&#8217;universit\u00e0 che ho iniziato a vedere i risultati di quegli atteggiamenti in azione. Quattro anni dopo la laurea, gli ex colleghi si lamentavano che l&#8217;universit\u00e0 si era riempita di <em>nerd<\/em>: non ci sono nemmeno pi\u00f9 feste il marted\u00ec! Ho riso dell&#8217;eterno ritornello &#8211; <em>Questi ragazzi pi\u00f9 giovani, che sfigati, noi eravamo molto pi\u00f9 fighi<\/em> &#8211; ma fino a quando non sono tornata al <em>campus<\/em> anni dopo come docente non ho capito quanto fosse fondamentalmente diverso l&#8217;orientamento di quegli studenti verso lo studio.  C&#8217;erano ancora fastidiosi ragazzi e le corrispondenti ragazzine alla moda nelle confraternite esclusive, ma erano di gran lunga pi\u00f9 studiosi di quanto lo fossero stati i miei colleghi. Saltavano meno lezioni. Frequentavano religiosamente gli orari di ricevimento. Mandavano <em>mail<\/em> a tutte le ore. Ma erano anche secchioni ansiosi alla caccia di buoni voti, paralizzati al pensiero di  laurearsi e regolarmente messi in grave difficolt\u00e0 da incarichi che richiedessero creativit\u00e0. Erano stati tenuti per mano per tutta la vita e volevano che io pure li prendessi per mano. Erano, in una parola, <em>spaventati<\/em> . <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni studente vicino alla laurea ha paura, in una certa misura, del futuro, ma qui si era su un livello diverso. Quando la mia classe termin\u00f2 il suo percorso di lettere moderne, ci disperdemmo in lavoretti temporanei: io lavorai in un <em>ranch<\/em> per turisti; un&#8217;altra amica fece la baby-sitter per l&#8217;estate; uno si trov\u00f2 un lavoro in una fattoria in Nuova Zelanda; altri sono diventati istruttori di <em>rafting<\/em> e da l\u00ec passarono a fare i maestri di sci. Non pensavamo che il nostro primo lavoro fosse importante; era solo un lavoro e alla fine avrebbe portato, per vie traverse, al <em>Lavoro<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma questi studenti erano convinti che il loro primo lavoro appena usciti dal college non solo avrebbe determinato la loro traiettoria di carriera, ma anche il loro valore intrinseco per il resto della loro vita. Ho detto a uno studente, le cui dozzine di domande di tirocinio e di inserimento lavorativo non avevano prodotto alcun risultato, che avrebbe dovuto spostarsi da qualche parte divertente, trovare un lavoro qualunque e capire cosa le interessasse e che tipo di lavoro <em>non<\/em> volesse fare &#8211; un suggerimento che caus\u00f2 uno scoppio di pianto. \u00abMa cosa dir\u00f2 ai miei genitori?\u00bb, disse.  \u00abVoglio un lavoro fantastico che mi appassioni!\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Queste aspettative hanno incapsulato in s\u00e9 il progetto di allevamento dei <em>millennial<\/em>, in cui gli studenti interiorizzano la necessit\u00e0 di trovare un lavoro che impressioni positivamente i loro genitori (stabile, con una paga discreta, identificabile come un <em>buon lavoro<\/em>), che faccia una bella figura con i loro coetanei (in un&#8217;azienda <em>figa<\/em>) e soddisfi ci\u00f2 che gli \u00e8 stato <em>raccontato<\/em> essere l&#8217;obiettivo finale di tutta questa ottimizzazione della vita infantile: fare un lavoro che ti appassioni. Che quel lavoro sia essere un giocatore sportivo professionista, un <em>social manager<\/em> in Patagonia, un programmatore in una <em>start up<\/em>, o un socio in uno studio legale sembra essere meno importante dello spuntare tutte quelle caselle.<\/p>\n\n\n\n<p>O almeno questa \u00e8 la teoria. Quindi cosa succede quando i <em>millennial<\/em> iniziano la ricerca effettiva del Santo Graal di quel tipo di carriera lavorativa &#8211; e iniziano a <em>adultizzare<\/em> &#8211; ma l&#8217;impressione \u00e8 ben diversa dal sogno che \u00e8 stato promesso loro? <\/p>\n\n\n\n<p>Come la maggior parte dei <em>millennial<\/em> pi\u00f9 anziani, il mio percorso professionale \u00e8 stato caratterizzato da due catastrofi finanziarie. Nei primi anni 2000, quando molti di noi stavano giusto entrando per la prima volta nell&#8217;universit\u00e0 o nella forza lavoro, scoppi\u00f2 la bolla delle <em>dot com<\/em>. Il risultante disastro finanziario non \u00e8 stato cos\u00ec esteso come la crisi del 2008, ma ha reso pi\u00f9 difficile l&#8217;accesso al mercato del lavoro e silurato il mercato azionario, il che ha indirettamente colpito i <em>millennial<\/em> che contavano sugli investimenti dei genitori per condurli attraverso l&#8217;universit\u00e0. Quando mi sono laureata in lettere nel 2003 e mi sono trasferita a Seattle, la citt\u00e0 era ancora abbordabile, ma mancavano posti di lavoro qualificati. Lavoravo come <em>baby sitter<\/em>, una coinquilina come assistente, un&#8217;amica si \u00e8 rassegnata alla vendita di quelli che in seguito sarebbero stati conosciuti come mutui <em>subprime<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Quei due anni come bambinaia sono stati duri &#8211; mi annoiavo terribilmente e viaggiavo un&#8217;ora all&#8217;andata e al ritorno &#8211; ma \u00e8 l&#8217;ultima volta che mi ricordo di <em>non<\/em> essere stata in <em>burn out<\/em>. Avevo un cellulare, ma non potevo nemmeno mandare messaggi; controllavo la posta una volta al giorno su un PC nella camera della mia amica. Poich\u00e9 avevo trovato lavoro attraverso un&#8217;agenzia di <em>baby sitter<\/em>, il mio contratto\ncomprendeva assistenza sanitaria, giorni di malattia e ferie pagate. Guadagnavo 32 000 dollari all&#8217;anno e ne pagavo cinquecento al mese d&#8217;affitto. Non avevo debiti studenteschi da prima della laurea, e la mia macchina era gi\u00e0 pagata. Non risparmiavo molto, ma avevo soldi per il cinema e cene fuori. Non Ero stimolata intellettualmente, ma ero brava nel mio lavoro &#8211; prendersi cura di due bambini piccoli &#8211; e avevo un confine chiaro tra quando ero in servizio e quando no. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi quei due anni finirono e la maggior parte del mio gruppo di amici inizi\u00f2 l&#8217;esodo ai corsi di laurea magistrale. Ci siamo iscritti a programmi di dottorato di ricerca, scuola di legge, medicina, architettura, programmi di specializzazione in formazione, corsi avanzati di discipline aziendali.  Non era perch\u00e9 eravamo affamati di maggiore conoscenza. Era perch\u00e9 eravamo affamati di posti di lavoro sicuri, da classe media &#8211; e si diceva, correttamente o meno, che quei lavori erano disponibili solo attraverso cicli universitari avanzati. Appena ritornati all&#8217;universit\u00e0, e mentre la microgenerazione alle nostre spalle emergeva dal <em>college<\/em> verso i posti di lavoro, giunse il colpo della crisi finanziaria del 2008. <\/p>\n\n\n\n<p>In qualche modo la crisi ha colpito tutti, ma il modo in cui ha \ninfluenzato i <em>millennial<\/em> \u00e8 con un colpo alle fondamenta: ha sempre definito la nostra esperienza nel mercato del lavoro. I lavoratori pi\u00f9 esperti e quelli appena licenziati hanno saturato le richieste di assunzione per lavori di livello inferiore o di accesso al mercato, una volta in gran parte riservati ai neolaureati. Non trovavamo lavoro, o trovavamo solo lavori <em>part-time<\/em>, lavori senza benefici o lavori che in realt\u00e0 erano lavoretti multipli per integrare il reddito trasformati in un unico lavoro. Di conseguenza, siamo tornati a casa con i nostri genitori, abbiamo avuto compagni di stanza, siamo tornati all&#8217;universit\u00e0, abbiamo provato a far funzionare le cose. Dopo tutto, eravamo <em>problem solver<\/em> &#8211; e ci era stato insegnato che se avessimo lavorato di pi\u00f9, tutto si sarebbe risolto. <\/p>\n\n\n\n<p>  In superficie, si <em>\u00e8<\/em> risolto. L&#8217;economia si \u00e8 ripresa. Molti di noi se ne sono andati dalla casa dei nostri genitori. Abbiamo trovato lavoro. Ma quello che non siamo riusciti a trovare \u00e8 stata la sicurezza finanziaria. Poich\u00e9 l&#8217;istruzione &#8211; lauree magistrali, lauree, formazione professionale, corsi <em>on line<\/em> &#8211; era definita come il migliore e l&#8217;unico modo per sopravvivere, molti di noi sono emersi da quei percorsi con prestiti da pagare che le nostre prospettive post laurea non riuscono a compensare. La situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 grave se si \u00e8 entrati in una scuola a scopo di lucro, dove il <a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/andrewjosuweit\/2017\/02\/28\/for-profit-schools-can-cost-466-per-credit\/\">debito medio totale<\/a> per un titolo di studio di quattro anni \u00e8 39 950 dollari e le prospettive di lavoro dopo la laurea sono ancora pi\u00f9 desolanti. <\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che frequentavo gli studi specialistici ho accumulato sempre \npi\u00f9 debiti &#8211; debiti che razionalizzavo, come molti della mia generazione, come l&#8217;unico mezzo per raggiungere l&#8217;obiettivo finale di 1) un <em>buon<\/em> lavoro che 2) sarebbe stato o sembrato figo e 3) mi avrebbe permesso di seguire la mia <em>passione<\/em>. Nel mio caso, una cattedra a tempo pieno come professore ordinario di studi sulla comunicazione. In passato, conseguire un dottorato di ricerca era un&#8217;impresa che generalmente non comportava debiti: gli accademici si facevano strada verso il proprio titolo mentre lavoravano come assistenti alla didattica, il che pagava il costo della vita e compensava il costo delle tasse universitarie. <\/p>\n\n\n\n<p>Quel modello ha iniziato a cambiare negli anni &#8217;80, in particolare nelle universit\u00e0 pubbliche che si sono trovate costrette a compensare i tagli dei finanziamenti statali. Il salario di un assistente alla didattica era molto pi\u00f9 basso del costo di un professore di ruolo, quindi le universit\u00e0 non solo hanno mantenuto la loro offerta di dottorati, ma l&#8217;hanno aumentata, sebbene con fondi via via minori per pagare adeguatamente quegli studenti. Tuttavia, migliaia di studenti di dottorato si sono tenuti aggrappati all&#8217;idea di una cattedra universitaria. E pi\u00f9 stretto \u00e8 diventato il mercato accademico, pi\u00f9 abbiamo lavorato duramente. Non abbiamo provato a rompere il sistema, poich\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec che siamo stati cresciuti. Abbiamo provato a <em>guadagnarcelo<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai pensato che il sistema fosse equo. Sapevo che solo pochi potevano guadagnarselo. Ho solo creduto di poter continuare a ottimizzare me stessa per diventare una di loro. E mi ci sono voluti anni per capire le vere ramificazioni di quel tipo di atteggiamento mentale. Avevo lavorato duramente durante l&#8217;universit\u00e0, ma essendo una <em>millennial<\/em> pi\u00f9 anziana, le aspettative lavorative erano pi\u00f9 moderate. Ci piaceva dire che lavoravamo  a fondo e ce la spassavamo a fondo &#8211; e c&#8217;erano dei confini chiari attorno a ciascuna di queste attivit\u00e0. La scuola di specializzazione, allora, \u00e8 stato dove ho imparato a lavorare come una <em>millennial<\/em>, vale a dire, senza tregua. La mia nuova parola d&#8217;ordine era: \u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 buono \u00e8 cattivo, tutto ci\u00f2 che \u00e8 male \u00e8 buono\u00bb: le cose che avrebbero dovuto sembrare buone (il tempo libero, non lavorare) sembravano cattive perch\u00e9 mi sentivo in colpa per non lavorare; le cose che avrebbero dovuto sembrare <em>male<\/em> (lavorare tutto il tempo) sembravano buone perch\u00e9 stavo facendo quello che pensavo avrei dovuto e bisognava fare per avere successo. <\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;organizzazione del mio <em>master<\/em>, il lavoro degli studenti laureati era sfruttato in maniera discutibile, ma eravamo sindacalizzati e pagati in un modo che rendeva possibile uscire dal percorso senza debiti.  La nostra assicurazione sanitaria era solida; le dimensioni delle classi erano gestibili. Ma tutto \u00e8 cambiato nel mio programma di dottorato in Texas &#8211; uno stato del <em><a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/news\/made-by-history\/wp\/2018\/04\/24\/the-right-to-work-really-means-the-right-to-work-for-less\">diritto al lavoro<\/a><\/em>, in cui i sindacati, se anche esistessero, non hanno alcun potere contrattuale. Sono stata pagata abbastanza da coprire l&#8217;affitto di un mese ad Austin, con duecento dollari avanzati per tutto il resto. Ho insegnato da sola in classi di sessanta studenti. Le uniche persone nella mia coorte anagrafica che non hanno dovuto contrarre prestiti avevano <em>partner<\/em> con lavori <em>veri<\/em> o soldi di famiglia; molti di noi si sono sobbarcati debiti per il privilegio di prepararci a non avere prospettive di lavoro. O abbiamo continuato a lavorare o abbiamo fallito.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec abbiamo preso quei prestiti, con l&#8217;assicurazione del governo \nfederale che se, dopo la laurea, fossimo andati a lavorare in un campo di interesse pubblico (come insegnare in un <em>college<\/em> o universit\u00e0) e avessimo pagato regolarmente una percentuale dei nostri prestiti per 10 anni, il resto sarebbe stato condonato. L&#8217;anno scorso &#8211; il primo in cui i laureati idonei potevano richiedere il condono &#8211; solo l&#8217;1% delle <a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/zackfriedman\/2018\/09\/24\/public-service-loan-forgiveness-rejected\">domande \u00e8 stato accettato<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando parliamo di debito studentesco dei <em>millennial<\/em>, non stiamo parlando solo dei pagamenti che impediscono loro di partecipare a \n<em>istituzioni<\/em> americane come la <a href=\"https:\/\/www.curbed.com\/2018\/7\/11\/17541364\/why-arent-millennials-buying-houses\">propriet\u00e0 della casa<\/a> o l&#8217;<a href=\"https:\/\/twitter.com\/theeconomist\/status\/748670361840009216\">acquisto di diamanti<\/a>. Riguarda anche il costo psicologico del rendersi conto che  ti \u00e8 stato insegnato che un qualcosa <em>valeva la pena<\/em>, e tu sei giunto a crederlo in prima persona &#8211; che valevano la pena i prestiti, la fatica, tutta l&#8217;auto-ottimizzazione &#8211; e non era cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa che rende la consapevolezza ancora pi\u00f9 bruciante \u00e8 guardare <em>on line<\/em> gli altri vivere le loro vite apparentemente fighe, appassionate e degne di essere vissute. Sappiamo tutti che ci\u00f2 che vediamo su <em>Facebook<\/em> o <em>Instagram<\/em> non \u00e8 <em>reale<\/em>, ma ci\u00f2 non significa che non giudichiamo noi stessi in rapporto a quello. Trovo che i <em>millennial<\/em> siano molto meno gelosi di oggetti o propriet\u00e0 sui <em>social media<\/em> rispetto alle esperienze olistiche l\u00ec rappresentate,  il tipo di cosa che spinge le persone a commentare, <em>voglio la tua vita<\/em>. Quel <em>mix<\/em> invidiabile di tempo libero e viaggi, l&#8217;accumulo di animali domestici e di bambini, i paesaggi abitati e il cibo consumato, sembra non solo desiderabile, ma equilibrato, soddisfatto e non toccato dal <em>burn out<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E anche se il lavoro in s\u00e9 \u00e8 raramente rappresentato, \u00e8 sempre l\u00ec.  Periodicamente, viene fotografato come uno spazio divertente o folle, e sempre remunerativo o gratificante. Ma la maggior parte delle volte, \u00e8 la cosa da cui ti stai liberando: hai lavorato abbastanza duramente da goderti la <em>vita<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>feed<\/em> dei <em>social media<\/em> &#8211; e in particolare <em>Instagram<\/em> &#8211; \u00e8 quindi prova dei frutti del duro, remunerativo lavoro e del lavoro in se stesso. Le foto e i video che inducono la gelosia pi\u00f9 grande sono quelle che suggeriscono che un perfetto equilibrio (lavoro a fondo, mi diverto a fondo!) \u00e8 stato raggiunto. Ma ovviamente, per la maggior parte di noi, non \u00e8 cos\u00ec. Pubblicare sui <em>social media<\/em>, dopotutto, \u00e8 un modo per narrativizzare la nostra vita: quello che stiamo dicendo a noi stessi di come \u00e8 la nostra vita. E quando non <em>sentiamo<\/em>  la soddisfazione che ci \u00e8 stato insegnato che dovremmo ricevere da un buon lavoro che \u00e8 <em>appagante<\/em>, bilanciato con una vita personale che lo \u00e8 altrettanto, il modo migliore per convincerti che lo stai sentendo \u00e8 quello di illustrarlo per gli altri. <\/p>\n\n\n\n<p>Per molti <em>millennial<\/em>, una presenza sui <em>social media<\/em> &#8211; su <em>LinkedIn<\/em>, <em>Instagram<\/em>, <em>Facebook<\/em> o <em>Twitter<\/em> &#8211; \u00e8 diventata anche parte integrante  del modo con cui ottenere o mantenere un lavoro. L&#8217;esempio pi\u00f9 <em>puro<\/em> \u00e8 l&#8217;<em><a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\/article\/jarrylee\/what-does-it-cost-to-be-big-on-instagram\">influencer<\/a><\/em>, la cui intera fonte di guadagno consiste nell&#8217;esibire e <a href=\"https:\/\/www.1843magazine.com\/features\/meet-alexa-inside-the-mind-of-a-digital-native\">mediare il s\u00e9<\/a> <em>on line<\/em>. Ma i <em>social<\/em> sono anche il mezzo attraverso il quale molti lavoratori della conoscenza &#8211; cio\u00e8 lavoratori che gestiscono, elaborano o traggono significato dalle informazioni &#8211; commercializzano e trasformano se stessi in un marchio riconoscibile. I giornalisti usano <em>Twitter<\/em> per conoscere altre storie, ma lo usano anche per sviluppare un marchio personale e un seguito che pu\u00f2 essere messo a frutto; le persone usano <em>LinkedIn<\/em> non solo per i curriculum e per fare rete, ma per pubblicare articoli che diano testimonianza della loro personalit\u00e0 (il loro marchio identificativo!) come <em>manager<\/em> o imprenditori. I <em>millennial<\/em> non sono gli unici a farlo, ma noi siamo quelli che l&#8217;hanno perfezionato e che quindi definiscono gli standard per chi lo fa. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Branding<\/em> \u00e8 una parola adatta per questo lavoro, in quanto sottolinea ci\u00f2 che il s\u00e9 del <em>millennial<\/em> diventa: un prodotto. E come nell&#8217;infanzia, il lavoro di ottimizzazione di quel marchio sfuma quel che rimane dei confini tra lavoro e gioco. Non c&#8217;\u00e8 tempo in cui non sei in servizio quando a tutte le ore potresti stare documentando le \ntue esperienze cos\u00ec personalmente caratteristiche o <em>twittando<\/em> le tue osservazioni <em>altrettanto personalmente caratteristiche<\/em>. L&#8217;ascesa degli <em>smartphone<\/em> rende questi comportamenti privi di attrito e quindi pi\u00f9 pervasivi, pi\u00f9 generalizzati. Nei primi giorni di <em>Facebook<\/em>, dovevi scattare una foto con la tua fotocamera digitale, caricarla sul tuo <em>computer<\/em> e pubblicarla in un album. Ora, il tuo telefono \u00e8 una fotocamera sofisticata, sempre pronta a documentare ogni componente della tua vita &#8211; in foto facilmente manipolabili, in raffiche di brevi video, in aggiornamenti costanti su <em>Instagram Stories<\/em> &#8211; e a facilitare la fatica di esibirsi per il consumo pubblico. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma il telefono \u00e8 anche, e in maniera altrettanto essenziale, un guinzaglio che lega al posto di lavoro <em>vero<\/em>. La posta elettronica e <em>Slack<\/em> fanno in modo che i dipendenti siano sempre accessibili, sempre in grado di lavorare, anche dopo aver lasciato il luogo di lavoro fisico e i tradizionali limiti orari dalle nove alle diciassette del lavoro retribuito. I tentativi di scoraggiare il lavoro fuori orario si rivolgono contro loro stessi, perch\u00e9 i <em>millennial<\/em> li leggono non come permesso di smettere di lavorare, ma come un mezzo per distinguersi ulteriormente essendo al contrario disponibili. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSiamo incoraggiati a strategie e schemi per trovare luoghi, tempi e ruoli in cui possiamo essere effettivamente messi al lavoro\u00bb, scrive \nHarris, l&#8217;autore di <em>Kids These Days<\/em>. \u00abL&#8217;efficienza \u00e8 il nostro scopo esistenziale, e siamo una generazione di strumenti finemente calibrati, fabbricati fin dallo stato embrionale per essere agili, feroci macchine di produzione\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma come <a href=\"https:\/\/www.russellsage.org\/publications\/good-jobs-bad-jobs-1\">sottolinea<\/a> la sociologa Arne L. Kalleberg, questa efficienza avrebbe dovuto darci <em>pi\u00f9<\/em> sicurezza sul posto di lavoro, em&gt;pi\u00f9 salario, forse anche <em>pi\u00f9<\/em> tempo libero. In breve, posti di lavoro migliori.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, pi\u00f9 lavoriamo, pi\u00f9 efficienti ci siamo dimostrati, <em>peggiori<\/em> diventano i nostri lavori: salario inferiore, benefici peggiori, meno stabilit\u00e0 nel lavoro. La nostra efficienza non ha contrastato la stagnazione dei salari; la nostra affidabilit\u00e0 non ci ha reso pi\u00f9 indispensabili. Se mai, la nostra dedizione al lavoro, non importa quanto fosse misto a sfruttamento, ha semplicemente incoraggiato e facilitato altri a sfruttarci. Ci adattiamo ad aziende che ci maltrattano perch\u00e9 non vediamo altra possibilit\u00e0. Non la lasciamo. Razionalizziamo che non ci stiamo impegnando abbastanza. E ci troviamo un secondo lavoretto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta questa ottimizzazione &#8211; da bambini, al <em>college<\/em>, in rete &#8211; culmina nella condizione dominante dei <em>millennial<\/em>, indipendentemente dalla classe, dalla razza o dal luogo: il <em>burn out<\/em>. Il <em>burn out<\/em> \u00e8 stato definito per la prima volta in termini di diagnosi psicologica nel 1974, applicato dallo psicologo Herbert Freudenberger a casi di \u00abcollasso fisico o mentale causato da superlavoro o <em>stress<\/em>\u00bb. Il <em>burn out<\/em> fa parte di una categoria sostanzialmente diversa da <em>esaurimento<\/em>, sebbene sia correlato. Esaurimento significa arrivare al punto in cui non puoi andare oltre; <em>burn out<\/em> significa raggiungere quel punto e spingersi oltre, che sia per giorni o per settimane o per anni. <\/p>\n\n\n\n<p>Quel che \u00e8 peggio, la sensazione di realizzazione che arriva dopo un compito estenuante &#8211; passare gli esami di fine anno! finire quell&#8217;enorme progetto di lavoro! &#8211; non arriva mai. \u00abL&#8217;esaurimento sperimentato nel <em>burn out<\/em> combina l&#8217;agognare intensamente quello stato di appagamento con il senso tormentoso che non lo si pu\u00f2 raggiungere, che c&#8217;\u00e8 sempre qualche domanda o ansia o distrazione che non pu\u00f2 essere messa a tacere&#8221;, <a href=\"https:\/\/www.1843magazine.com\/features\/minds-turned-to-ash\">scrive<\/a> Josh Cohen, uno psicoanalista specializzato in <em>burn out<\/em>. \u00abTi senti in <em>burn out<\/em> quando hai esaurito tutte le tue risorse interne, ma non puoi liberarti dalla tensione nervosa ad andare avanti lo stesso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando scrive del <em>burn out<\/em>, Cohen \u00e8 attento a far notare che ci sono dei precedenti; la \u00abmalinconica stanchezza del mondo\u00bb, cos\u00ec la definisce, \u00e8 annotata nel libro dell&#8217;<em>Ecclesiaste<\/em>, diagnosticata da Ippocrate, ed endemica nel Rinascimento, un sintomo di smarrimento rispetto alla sensazione di \u00abcambiamento incessante\u00bb. Alla fine del 1800, la <em>nevrastenia<\/em> o esaurimento nervoso, colpiva pazienti abbattuti a terra dal \u00abritmo e dalla tensione della vita industriale moderna\u00bb. Il <em>burn out<\/em> si differenzia per intensit\u00e0 e per diffusione: non \u00e8 una malattia sperimentata da relativamente pochi che segnala le dimensioni pi\u00f9 oscure del cambiamento ma, in maniera crescente, e in particolare tra i <em>millennial<\/em>, \u00e8 <em>la<\/em> condizione del mondo contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone che tengono in piedi in maniera traballante un lavoro da commessi con turni imprevedibili mentre fanno i tassisti per <em>Uber<\/em> e si devono anche occupare dei figli sono in <em>burn out<\/em>. I lavoratori delle <em>start up<\/em> che godono di <em>catering<\/em> aziendale alla moda, servizi di lavanderia gratuiti e viaggiano per settanta minuti per andare al lavoro sono in <em>burn out<\/em>. Gli accademici che insegnano in quattro corsi facoltativi e sopravvivono \ncon l&#8217;assistenza sociale mentre tentano di pubblicare una ricerca che gli faccia agguantare quell&#8217;ultima possibilit\u00e0 di una cattedra strutturata sono in <em>burn out<\/em>. Gli artisti grafici <em>freelance<\/em> che lavorano secondo i propri tempi senza assistenza sanitaria o senza ferie sono in <em>burn out<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei modi per pensare ai meccanismi del <em>burn out<\/em> dei <em>millenial<\/em> \u00e8 guardare da vicino i vari oggetti e industrie che si suppone che la <a href=\"https:\/\/mashable.com\/2017\/07\/31\/things-millennials-have-killed\/#i.T.HKzP9ZqL\">la nostra generazione abbia <em>ucciso<\/em><\/a>. Abbiamo <em>ucciso<\/em> i diamanti perch\u00e9 ci sposiamo pi\u00f9 tardi (o mai), e se o quando lo facciamo, \u00e8 raro che uno dei <em>partner<\/em> abbia \nla stabilit\u00e0 finanziaria per poter accantonare i tradizionali due mesi di salario per un anello di fidanzamento con diamante. Stiamo uccidendo gli oggetti d&#8217;antiquariato, scegliendo invece un <a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\/article\/annehelenpetersen\/how-one-generation-changed-the-way-we-think-about-furniture\"><em>arredamento rapido<\/em><\/a> &#8211; non perch\u00e9 odiamo i vecchi oggetti dei nostri nonni, ma perch\u00e9 dobbiamo cercarci un&#8217;occupazione stabile in tutto il paese, e trascinarsi dietro vecchi mobili e fragili porcellane costa denaro che non abbiamo. Abbiamo scambiato i pranzi informali a tavola (<em>Applebee&#8217;s<\/em><em>, <\/em><em>TGI Fridays<\/em> [catene di ristoranti informali ma con l&#8217;aria <em>chic<\/em>, NdRufus) con quelli da asporto o in piedi ma di qualit\u00e0 (<em>Chipotle<\/em> e compagnia) perch\u00e9 se dobbiamo pagare per qualcosa, dev&#8217;essere un&#8217;esperienza per cui vale la pena di fare la fila (<em>Cronuts!<\/em> <em>BBQ<\/em> di fama mondiale! <em>Momofuku!<\/em>) o di un&#8217;efficienza assoluta. <\/p>\n\n\n\n<p>Persino le tendenze che i <em>millennial<\/em> hanno reso popolari &#8211; come l&#8217;<em>athleisure<\/em> [l&#8217;uso di abbigliamento sportivo per il tempo libero e le occasioni informali, da <em>athletics<\/em>, &#8220;atletica&#8221;, e <em>leisure<\/em>, &#8220;tempo libero&#8221; ma anche &#8220;a proprio agio&#8221;, i <em>millennial<\/em> evidentemente non conoscono i ragazzini cagliaritani della mia epoca e i ceffi in tuta <em>Adidas<\/em> di tutti i quartieri malfamati d&#8217;Italia, NdRufus] &#8211; parlano della nostra auto-ottimizzazione. I <em>legging<\/em> potrebbero sembrare sciatti a tua madre, ma sono efficienti: puoi passare senza soluzione di continuit\u00e0 dalla palestra a una riunione su <em>Skype<\/em> ad andare a prendere i bambini a scuola. Usiamo <em>Fresh Direct<\/em> e <em>Amazon<\/em> perch\u00e9 il tempo che risparmiamo ci consente di lavorare di <em>pi\u00f9<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il motivo per cui la critica fondamentale ai <em>millennial<\/em> &#8211; che siamo pigri e privilegiati &#8211; \u00e8 cos\u00ec frustrante: ci diamo cos\u00ec tanto da fare che abbiamo capito come evitare di sprecare tempo per <em>mangiare<\/em> e siamo definiti privilegiati se chiediamo un equo compenso e benefici come il telelavoro (in modo che possiamo vivere in citt\u00e0 pi\u00f9 abbordabili economicamente), assistenza sanitaria adeguata, o contributi previdenziali (cos\u00ec possiamo teoricamente smettere di lavorare in un qualche momento prima del giorno in cui moriamo). Ci chiamano lamentosi perch\u00e9 diciamo francamente che lavoriamo tanto o quanto siamo esausti. Poich\u00e9 il lavoro oltre il limite per meno soldi non \u00e8 sempre <em>visibile<\/em> &#8211; perch\u00e9 cercare lavoro ora significa pescare a strascico su <em>LinkedIn<\/em>, o perch\u00e9 fare gli straordinari ora significa rispondere alle <em>mail<\/em> a letto &#8211; l&#8217;entit\u00e0 del nostro lavoro \u00e8 spesso ignorata o degradata.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa essenziale del lavoro americano, dopo tutto, \u00e8 che siamo addestrati a cancellarlo. L&#8217;ansia \u00e8 medicalizzata; il <em>burn out<\/em> viene trattato con una terapia psicanalitica che viene lentamente normalizzata e tuttavia ancora sottilmente stigmatizzata (il tempo in terapia, dopo tutto, \u00e8 tempo in cui potresti lavorare). Nessuno avrebbe detto a mia nonna che montare il burro o fare il bucato a mano non era <em>lavoro<\/em>. Ma pianificare una settimana di pasti sani per una famiglia di quattro persone, mettere insieme la lista della spesa, trovare il tempo per andare a fare la spesa e poi preparare e pulire dopo quei pasti, mentre si tiene in piedi un lavoro a tempo pieno? Questa \u00e8 solo l&#8217;essere madri di famiglia, non il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>burn out<\/em> dei <em>millenial<\/em> spesso funziona in modo diverso per le donne, e in particolare le donne etero con famiglia. Parte di questo ha a che fare con ci\u00f2 che \u00e8 noto come <em>il secondo turno<\/em> &#8211; l&#8217;idea che le donne che si sono inserite nel mercato del lavoro prima lavorano a tempo pieno e poi tornano a casa e fanno anche il lavoro di una casalinga (un recente studio ha rilevato che le madri che lavorano passano <a href=\"https:\/\/www.russellsage.org\/publications\/changing-rhythms-american-family-life-1\">altrettanto tempo<\/a> a prendersi cura dei propri figli di quanto ne passavano le madri casalinghe del 1975). Si potrebbe pensare che quando le donne lavorano, il lavoro domestico diminuisca o si divida tra i due <em>partner<\/em>. Ma la sociologa Judy Wajcman ha scoperto che nelle coppie eterosessuali, questo semplicemente non \u00e8 il caso: nel complesso il lavoro domestico diminuisce, ma quel lavoro ricade ancora largamente <a href=\"https:\/\/www.press.uchicago.edu\/ucp\/books\/book\/chicago\/P\/bo19085612.html\">sulla donna<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La fatica che alla fine causa il <em>burn out<\/em> non \u00e8 solo quella legata a mettere via i piatti o piegare il bucato &#8211; compiti che possono essere prontamente distribuiti tra il resto della famiglia. Ha pi\u00f9 a che fare con <a href=\"https:\/\/english.emmaclit.com\/2017\/05\/20\/you-shouldve-asked\/\">quello che la vignettista francese Emma chiama <em>il carico mentale<\/em><\/a> o quello scenario in cui una persona della famiglia &#8211; spesso una donna &#8211; assume un ruolo del genere di &#8220;<em>manager<\/em> del progetto gestione casa&#8221;. Il <em>manager<\/em> non si limita a fare le faccende domestiche; devono tenere in pugno l&#8217;agenda dettagliata dell&#8217;intera famiglia. Si ricordano di prendere la carta igienica perch\u00e9 si esaurir\u00e0 fra quattro giorni. Sono i responsabili finali della salute della famiglia, della manutenzione della casa e dei corpi stessi, di sostenere la vita sessuale, coltivare un legame emotivo con i propri figli, supervisionare le cure dei genitori anziani, assicurarsi che le bollette siano pagate e che i vicini siano salutati e qualcuno sia a casa per l&#8217;operaio e i biglietti di auguri siano impostati e le vacanze siano programmate con sei mesi di anticipo e le miglia aeree non scadano e il cane venga portato fuori regolarmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte donne mi hanno detto che leggere il fumetto di Emma, \u200b\u200bche \u00e8 diventato virale pi\u00f9 volte, le ha fatte piangere: non avevano mai visto il loro tipo di lavoro anche solo descritto, per non dire riconosciuto. E per le <em>millennial<\/em>, questo lavoro domestico dovrebbe ora far quadrare  un numero infinito di parametri aspirazionali: le uscite dovrebbero essere <em>esperienze<\/em>, il cibo dovrebbe essere sano e fatto in casa e divertente, i corpi dovrebbero essere scolpiti, le rughe dovrebbero essere ridotte al minimo, i vestiti dovrebbero essere carini e alla moda, il sonno dovrebbe essere regolato, le relazioni dovrebbero essere sane, le notizie dovrebbero essere lette e analizzate, i bambini dovrebbero essere curati e coltivati. Essere genitori e <em>millennial<\/em> \u00e8, per dirla col <em>New York Times<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/12\/25\/upshot\/the-relentlessness-of-modern-parenting.html\">un impegno <em>implacabile<\/em><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>I media che ci circondano &#8211; sia <em>social<\/em> che <em>mainstream<\/em>, dal <a href=\"https:\/\/slate.com\/culture\/2019\/01\/marie-kondo-netflix-tidying-up-review.html\">nuovo programma su <em>Netflix<\/em> di Marie Kondo<\/a> all&#8217;economia degli stili di vita proposti dagli <em>influencer<\/em> &#8211; ci dicono che i nostri spazi personali dovrebbero essere ottimizzati esattamente come il nostro s\u00e9 e la carriera. Il risultato finale non \u00e8 semplicemente l&#8217;esaurimento fisico, ma un <em>burn out<\/em> avvolgente che ci segue a casa e poi di nuovo fuori. La prescrizione pi\u00f9 comune \u00e8 \u00abprenditi cura di te stesso\u00bb. Fatti una maschera di bellezza! Vai a lezione di <em>yoga<\/em>! Usa la tua <em>app<\/em> per la meditazione! Ma gran parte della cura di s\u00e9 non \u00e8 per niente <em>cura<\/em>: \u00e8 <a href=\"https:\/\/hbr.org\/2018\/08\/how-self-care-became-so-much-work\">un&#8217;industria da 11 miliardi di dollari<\/a> il cui obiettivo finale non \u00e8 quello di alleviare il ciclo del <em>burn out<\/em>, ma di fornire <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/health\/archive\/2019\/01\/new-years-resolutions-marketing\/579241\/\">ulteriori mezzi di auto-ottimizzazione<\/a>. Almeno nella sua iterazione contemporanea, mercificata, la cura di s\u00e9 non \u00e8 una soluzione; \u00e8 estenuante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl moderno <em>millennial<\/em>, nella maggior parte dei casi, vede l&#8217;adultit\u00e0 come una serie di azioni, in contrapposizione a uno stato dell&#8217; essere\u00bb, <a href=\"https:\/\/www.elitedaily.com\/life\/millennials-hard-adulting\/1778099\">spiega<\/a> un articolo di <em>Elite Daily<\/em>. \u00abL&#8217;essere adulti diventa quindi un verbo\u00bb. <em>Adultizzare<\/em> vuol dire completare la lista delle cose da fare &#8211; ma tutto va sulla lista e l&#8217;elenco non finisce mai. \u00abMi sto davvero sforzando di trovare la magia del Natale quest&#8217;anno\u00bb, ha scritto una donna su un gruppo su <em>Facebook<\/em> incentrato sulla cura di s\u00e9. \u00abHo due bambini piccoli (2 e 6 mesi) e, anche se ci siamo divertiti a leggere i libri di Natale, cantare le canzoni, passeggiare per il quartiere per guardare le luci, mi sembra sia solo un elenco di cose da fare sovrapposta a una lista di cose da fare gi\u00e0 opprimente di suo. Mi sento cos\u00ec esaurita. Commiserazione o consigli?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa  \u00e8 una delle dimensioni pi\u00f9 inafferrabili e frustranti del <em>burn out<\/em>: prende le cose che dovrebbero essere piacevoli e le schematizza in una lista di compiti, mischiati ad altri obblighi che dovrebbero essere facilmente o obbligatoriamente completati. Il risultato finale \u00e8 che tutto, dai festeggiamenti per il matrimonio alla registrazione al voto, si tinge di risentimento, ansia e tentativi di fuga. Forse la mia incapacit\u00e0 di far affilare i coltelli ha meno a che fare con l&#8217;essere pigri e pi\u00f9 con l&#8217;essere stata troppo brava, troppo a lungo, a essere una <em>millennial<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono alcuni modi per esaminre questo problema originale della paralisi da commissioni. Molti dei compiti che i <em>millennial<\/em> trovano paralizzanti sono quelli che sono impossibili da ottimizzare in termini di efficienza, sia perch\u00e9 rimangono ostinatamente analogici (l&#8217;ufficio postale) o perch\u00e9 le aziende si sono ottimizzate a loro volta, e hanno ottimizzato la loro forza lavoro, in modo da rendere l&#8217;esperienza la pi\u00f9 ardua possibile l&#8217;utente (qualsiasi cosa abbia a che fare con le assicurazioni, i conti da pagare o presentare un reclamo). A volte, le inefficienze fanno parte del punto: pi\u00f9 \u00e8 difficile presentare una richiesta di rimborso, meno \u00e8 probabile che tu lo faccia. Lo stesso vale per le merci in restituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri compiti diventano difficili a causa delle <em>troppe<\/em>\n opzioni e di quella che viene definita <em>stanchezza decisionale<\/em>. Ho fatto cos\u00ec tanti traslochi, a causa del mio percorso professionale, e ho sempre odiato il processo di ricerca di medici di famiglia, dentisti e dermatologi. Trovare un medico &#8211; e non solo un medico, ma uno che \naccetter\u00e0 la tua assicurazione, che accetta nuovi pazienti &#8211; potrebbe \nsembrare un compito facile nell&#8217;era di <em>Zocdoc<\/em> [una <em>app<\/em> di recensioni di medici, NdRufus], ma la vastit\u00e0 delle opzioni pu\u00f2 essere paralizzante senza le raccomandazioni di amici e famiglia, che scarseggiano quando ti trasferisci in una citt\u00e0 nuova di zecca.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri  compiti sono, beh, noiosi. Li ho fatti troppe volte. Il guadagno dal completarli \u00e8 troppo piccolo. La noia con la monotonia del lavoro \u00e8 solitamente associata a lavori fisici e\/o da catena di montaggio, ma \u00e8 ampiamente diffusa tra i <em>lavoratori della conoscenza<\/em>. Come <a href=\"https:\/\/www.huffingtonpost.com\/entry\/a-little-known-leading-cause-of-millennial-job-burnout_us_59a999a7e4b0d0c16bb524\">evidenzia<\/a> Caroline Beaton, che ha scritto esaustivamente sui <em>millennial e sul lavoro, l&#8217;ascesa del <\/em><em>settore della conoscenza<\/em> ha semplicemente \u00abcambiato il mezzo di trasmissione della monotonia dai macchinari pesanti alla tecnologia digitale. &#8230; Diveniamo assuefatti ai compiti ad alta intensit\u00e0 ma prevedibili della forza lavoro moderna. Poich\u00e9 gli stimoli non cambiano, cessiamo di essere stimolati. La conseguenza \u00e8 duplice. Primo, come una specie di tortura dell&#8217;acqua cinese, ogni cosa identica diventa sempre pi\u00f9 dolorosa. Per difenderci, diventiamo sempre meno coinvolti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio rifiuto di rispondere a un gentile messaggio diretto su <em>Facebook<\/em> \u00e8 quindi sintomatico dell&#8217;enorme numero di cose che richiedono per la mia attenzione sulla rete: inviti a leggere un articolo, inviti a promuovere il mio stesso lavoro, inviti a mettermi in gioco con arguzia o a difendermi dai <em>troll<\/em> o a mettere <em>mi piace<\/em> da parte di qualche genitore per la foto del loro bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Per essere chiari, nessuna di queste spiegazioni \u00e8, a mio avviso, assolutoria. Non sembrano ragioni serie o razionali per evitare di fare \ncose che so, in astratto, di volere o dover fare. Ma le decisioni stupide e illogiche sono un sintomo del <em>burn out<\/em>. Ci comportiamo in maniera autodistruttiva o ci rifugiamo nella negazione come un modo per scendere dalla girandola infinita del nostro elenco di cose da fare. Questo aiuta a spiegare una delle lamentele sulle abitudini lavorative dei <em>millennial<\/em>: si presentano tardi, saltano i turni, <a href=\"https:\/\/www.businessinsider.com\/workers-ghosting-jobs-quitting-2018-12\">si passano sul posto di lavoro<\/a>. Alcune persone che si comportano in questo modo possono, infatti, semplicemente non sapere come metterci la testa e lavorare. Ma \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che siano cattivi lavoratori semplicemente a causa di quanto lavoro svolgono &#8211; specialmente quando \u00e8 fatto in un contesto di precariet\u00e0 finanziaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, <a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/341\/6149\/976\">nuove ricerche scientifiche<\/a> hanno dimostrato il \u00abpesante carico cognitivo\u00bb per coloro che sono vivono in situazioni di insicurezza finanziaria. Vivere in povert\u00e0 \u00e8 comparabile a perdere tredici punti di QI. Milioni di <em>millennial<\/em> americani vivono in povert\u00e0; milioni di altre persone sono sul limite, tirando avanti giusto a malapena, spesso facendo lavori precari, senza che avanzi nulla per quel tipo di rete di salvataggio che potrebbe alleggerire quel carico cognitivo. Essere poveri significa avere pochissima larghezza di banda mentale per prendere decisioni, <em>buone<\/em> o meno &#8211; come genitore, come lavoratore, come <em>partner<\/em>, come cittadino. Pi\u00f9 le nostre vite sono stabili, pi\u00f9 \u00e8 probabile che prendiamo decisioni che le rendano ancora pi\u00f9 stabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la stabilit\u00e0 non \u00e8 una parola che usiamo per descrivere la vita \namericana contemporanea. E a seconda della religione, della condizione di immigrato, dell&#8217;etnia e dell&#8217;identit\u00e0 sessuale, \u00e8 probabile che \nl&#8217;elezione di Donald Trump abbia solo reso il futuro di ciascuno, la \nsicurezza e l&#8217;occupabilit\u00e0 <em>meno<\/em> stabili. L&#8217;assistenza sanitaria e la copertura assicurativa di condizioni sanitarie preesistenti sono apparentemente sempre in discussione e\/o in pericolo, cos\u00ec come i diritti riproduttivi delle donne. La guerra con la Corea del Nord incombe. Non abbiamo mai compreso i <em>social<\/em> e gli <em>smartphone<\/em> come pi\u00f9 tossici e pi\u00f9 indispensabili. La nostra principale preoccupazione per l&#8217;incredibile volatilit\u00e0 del mercato azionario \u00e8 il modo con cui i suoi capricci influenzano il nostro posto di lavoro giorno dopo giorno. Il pianeta sta morendo. La democrazia \u00e8 sotto grave minaccia. Gli adulti americani riferiscono di essere per il <a href=\"https:\/\/www.psychiatry.org\/newsroom\/apa-public-opinion-poll-annual-meeting-2018\">39% pi\u00f9 ansiosi<\/a> di un anno fa, e cosa \u00e8 l&#8217;ansia se non la condizione di provare a vivere in queste condizioni?<\/p>\n\n\n\n<p>Gli esperti passano molto tempo a dire: \u00abQuesto non \u00e8 normale\u00bb, ma l&#8217;unico modo per noi di sopravvivere, giorno dopo giorno, \u00e8 normalizzare gli eventi, le minacce, la raffica di informazioni, i costi, le attese riposte in noi. Il <em>burn out<\/em> non \u00e8 un posto da visitare e da cui tornare; \u00e8 la nostra residenza permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei suoi scritti sul <em>burn out<\/em>, lo psicoanalista Cohen <a href=\"https:\/\/www.1843magazine.com\/features\/minds-turned-to-ash\">descrive un cliente<\/a> che \u00e8 venuto da lui con un <em>burn out<\/em>: era il <em>millennial<\/em> bambino per antonomasia, ottimizzato per una <em>performance<\/em> perfetta, che \u00e8 andata a bun fine quando ha ottenuto il suo lavoro in banca per occuparsi di transazioni finanziarie ad alto livello. Aveva fatto tutto nel modo giusto, e continuava a fare tutto nel modo giusto nel suo lavoro. Una mattina si \u00e8 svegliato, ha spento la sveglia, si \u00e8 girato dall&#8217;altra parte e si \u00e8 rifiutato di andare al lavoro. Non \u00e8 andato a lavorare mai pi\u00f9. Era \u00abincuriosito di accorgersi che l&#8217;essere stato licenziato non lo infastidiva\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella versione cinematografica di questa storia, quest&#8217;uomo si trasferisce su un&#8217;isola per riscoprire la vita buona, o capisce che ama intagliare il legno e apre un negozio. Ma questo \u00e8 il tipo di soluzione illusoria che rende il <em>burn out<\/em> dei <em>millennial<\/em> cos\u00ec pervasivo. Non sistemi il <em>\u200b\u200bburn out<\/em> andando in vacanza. Non lo sistemi tramite trucchetti [nell&#8217;orginale <em>life hacks<\/em>, come se ci fossero tecniche che permettono di <em>hackerare<\/em> la vita, impadronirsene e farne quel che si vuole; l&#8217;ampia letteratura sui <em>]ife hacks<\/em> \u00e8 una sottosezione di quella oceanica sull&#8217;autoapprendimento e l&#8217;autoaiuto, tutta mercificazione, come nota l&#8217;autrice, NdRufus], come la casella di posta zero [una minch&#8230; filosofia di uso dell&#8217;<em>e-mail<\/em> che mira a avere sempre la casella della posta in arrivo vuota, NdRufus], utilizzare un&#8217;<em>app<\/em> per la meditazione per cinque minuti al mattino, facre la preparazione del pasto domenicale con tutta l&#8217;intera famiglia o iniziare un diario organizzato per punti-elenco. Non lo sistemi leggendo un libro su come <a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Unfu-Yourself-Your-Head-into\/dp\/0062803832\">defanc***zzarti la mente<\/a>. Non lo sistemi andando in vacanza, o con un libro da colorare per adulti, o dedicandoti a <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/health\/archive\/2018\/12\/baking-anxiety-millennials\/578404\/\">fare biscotti per curare l&#8217;ansia<\/a>, o con la Tecnica del Pomodoro [una tecnica di suddivisione del tempo, inventata negli anni &#8217;80 da un italonamericano di origini napoletane, Francesco Cirillo, NdRufus], o con il cazzo di <em>porridge<\/em> freddo a mezzanotte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il  problema con il <em>burn out<\/em> olistico, permanente, \u00e8 che non c&#8217;\u00e8 soluzione. Non puoi ottimizzarlo per farlo finire pi\u00f9 velocemente. Non \npuoi accorgerti che sta arrivando come il raffreddore e iniziare a prendere la versione anti-<em>burn out<\/em> di <em>Airborne<\/em> [una specie di <em>mix<\/em> di vitamine e altri integratori propagandato come rimedio per il raffreddore; vedo peraltro sulla rete che la sua efficacia \u00e8 <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Airborne_(dietary_supplement)#Testing,_research,_and_controversy\">controversa<\/a>, per usare un eufemismo, NdRufus]. Il modo migliore per curarlo \u00e8 riconoscerlo per quello che \u00e8 &#8211; non un disturbo passeggero, ma una malattia cronica &#8211; e capire le sue radici e i suoi parametri. Ecco perch\u00e9 le persone con cui ho parlato hanno avuto un tale senso di sollievo nel leggere il fumetto sul <em>carico mentale<\/em>, e perch\u00e9 leggere il libro di Harris per me \u00e8 stato cos\u00ec catartico: non sono scuse per come ci comportiamo e ci sentiamo noi. Descrivono semplicemente quei sentimenti e comportamenti &#8211; e i pi\u00f9 vasti sistemi di capitalismo e patriarcato che vi contribuiscono &#8211; con precisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Descrivere il <em>burn out<\/em> dei <em>millennial<\/em> con precisione significa riconoscere la molteplicit\u00e0 della nostra realt\u00e0 vissuta &#8211; che non siamo solo diplomati, genitori, o lavoratori della conoscenza, ma tutto questo insieme &#8211; mentre ne descrive lo <em>status quo<\/em>. Siamo profondamente indebitati, lavoriamo pi\u00f9 ore e in pi\u00f9 posti di lavoro per meno retribuzioni e meno sicurezza, dibattendoci per raggiungere gli stessi <em>standard<\/em> di vita dei nostri genitori, agendo nella precariet\u00e0 psicologica e fisica, il tutto mentre ci viene detto che se solo lavorassimo di pi\u00f9 la meritocrazia prevarrebbe e inizieremmo a prosperare. La carota che ciondola davanti a noi \u00e8 il sogno che la lista delle cose da fare finir\u00e0, o almeno diventer\u00e0 molto pi\u00f9 gestibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;azione individuale non \u00e8 abbastanza. Le scelte personali da sole non impediranno al pianeta di morire o impedire a <em>Facebook<\/em> di continuare a violare la nostra <em>privacy<\/em>. Per quello c&#8217;\u00e8 bisogno di un cambio di paradigma. Il che aiuta a spiegare perch\u00e9 cos\u00ec tanti <em>millennial<\/em> si identificano sempre pi\u00f9 con il socialismo democratico e stanno scegliendo di appoggiare i sindacati: stiamo iniziando a capire cosa ci affligge, e non \u00e8 qualcosa che un ossigeno facciale [basta, mi arrendo: c&#8217;\u00e8 un limite alle cretinate da <em>millennial<\/em> che posso spiegare in nota in un solo articolo, NdRufus] o una scrivania con <em>tapis roulant<\/em> incorporato [esiste davvero, NdRufus] possa risolvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a un rovesciamento rivoluzionario del sistema capitalista, o al suo posto, come possiamo sperare di attenuare o prevenire &#8211; anzich\u00e9 \ntamponarlo solo temporaneamente &#8211; il <em>burn out<\/em>? Il cambiamento potrebbe derivare da nuove leggi, da un&#8217;azione collettiva o da una continua azione femminista, ma \u00e8 follia immaginare che venga dalle corporazioni stesse. La nostra capacit\u00e0 di bruciare e continuare a lavorare \u00e8 il nostro valore pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre scrivevo questo pezzo stavo organizzando un trasloco, \npianificando un viaggio, andando a ritirare ricette mediche, portando a spasso il cane, cercando di fare attivit\u00e0 fisica, preparando la cena, tentare di partecipare a conversazioni di lavoro su <em>Slack<\/em>, postando foto sui <em>social<\/em> e leggere le notizie. Alle sei del mattino mi svegliavo per scrivere, imballavo scatole in pausa pranzo, spostavo pile di legna a ora di cena, e cadevo addormentata alle nove. Ero sul <em>tapis roulant<\/em> della lista delle cose da fare: una dannata cosa dopo l&#8217;altra. Ma mentre finisco questo pezzo, provo qualcosa che non ho provato da molto tempo: catarsi. Mi sento <em>benissimo<\/em>. Sento <em>qualcosa<\/em> &#8211; qualcosa che non sentivo davvero da molto tempo dopo avere portato a compimento un compito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ancora cose da affrontare dopo di questa. Ma per la prima volta, vedo me stessa, i parametri del mio lavoro e le cause del mio <em>burn out<\/em> con chiarezza. E non sembra l&#8217;abisso. Non sembra senza speranza. Non \u00e8 un problema che posso risolvere, ma \u00e8 una realt\u00e0 che posso ammettere, un paradigma attraverso il quale posso comprendere le mie azioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei suoi scritti sui senzatetto, lo psicologo sociale Devon Price <a href=\"https:\/\/medium.com\/%40dr_eprice\/laziness-does-not-exist-3af27e312d01\">ha affermato<\/a> che la <em>pigrizia<\/em>, \u200b\u200balmeno nel modo in cui la maggior parte di noi generalmente la concepisce, semplicemente non esiste. \u00abSe il comportamento di una persona non sembra aver senso\u00bb, scrive, \u00ab\u00e8 perch\u00e9 non si coglie una parte del loro contesto. \u00c8 cos\u00ec semplice\u00bb. Il mio comportamento non aveva senso per me perch\u00e9 mi mancava parte del mio \ncontesto: <em>burn out<\/em>. Mi vergognavo troppo di ammettere che ne stavo facendo esperienza. Mi ritenevo troppo forte per soccombere. Avevo ridotto la mia definizione di <em>burn out<\/em> per escludere i miei personali comportamenti e sintomi. Ma mi sbagliavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Io penso di avere alcune delle risposte alle specifiche domande che mi hanno fatto iniziare a scrivere questo saggio. Le vostre sono probabilmente <a href=\"https:\/\/www.buzzfeednews.com\/article\/annehelenpetersen\/millennial-burnout-perspectives\">in qualche modo o sostanzialmente differenti<\/a>. Non\nho un piano d&#8217;azione, se non di essere pi\u00f9 onesta con me stessa su ci\u00f2 \nche sto e non sto facendo e perch\u00e9, e di cercare di districarmi dall&#8217;idea che tutto ci\u00f2 che \u00e8 buono \u00e8 cattivo e che tutto ci\u00f2 che \u00e8 male \u00e8 buono. Questo non \u00e8 un compito da completare o una riga su un elenco di cose da fare, o anche una risoluzione del nuovo anno. \u00c8 un modo di pensare alla vita, e quale gioia e significato possiamo derivare non solo dall&#8217;ottimizzarla, ma dal viverla. Che \u00e8 un altro modo di dire: \u00e8 il vero lavoro della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho trovato molto interessante un articolo del 5 gennaio segnalato da Francesco Rugerfred Sedda e pubblicato originariamente su Buzzfeed, che<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16218,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[97,52,57,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Balena-Zerocalcare.jpg?fit=696%2C881&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-4dk","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":7631,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7631","url_meta":{"origin":16202,"position":0},"title":"Povert\u00e0 intellettuale di certa scienza grama","author":"Rufus","date":"09\/06\/2014","format":false,"excerpt":"Gioved\u00ec sono stato con Maria Bonaria all'incontro col premio Nobel per l'economia Rober Aumann, abbandonando il resto del gruppo La Pira\u00a0che inopinatamente ha preferito andarsene a vedere il\u00a0rally. 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