{"id":1612,"date":"2012-12-11T18:45:15","date_gmt":"2012-12-11T17:45:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1612"},"modified":"2015-09-04T12:11:55","modified_gmt":"2015-09-04T10:11:55","slug":"dimmi-che-destino-avro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1612","title":{"rendered":"Dimmi che destino avr\u00f2"},"content":{"rendered":"<p><em>Dimmi che destino avr\u00f2<\/em>, diretto da <a href=\"http:\/\/www.petermarcias.com\/\">Peter Marcias<\/a> (di cui avevo gi\u00e0 visto, con poca soddisfazione, <em>I bambini della sua vita<\/em>) e sceneggiato da <a href=\"http:\/\/spol.unica.it\/spol\/user\/pix.php\/4078\/CV.pdf\">Gianni Loy,<\/a> ha parecchi meriti dal punto di vista politico.\u00a0Tratta infatti con coraggio il tema della condizione dei\u00a0rom in Italia non per interposta persona ma entrando direttamente nei campi e facendo recitare un <em>cast<\/em> di attori che, a parte i due protagonisti, sono tutti non professionisti e sostanzialmente recitano se stessi nei luoghi della loro vita quotidiana.<\/p>\n<p>Parentesi. Uso il termine &#8220;rom&#8221; nell&#8217;articolo con un po&#8217; di disagio, sapendo bene che non corrisponde necessariamente con precisione all&#8217;identit\u00e0 culturale delle persone che compaiono nel <em>film<\/em>, che magari appartengono ad altri gruppi <em>roman\u00ed<\/em>: quet&#8217;ultimo \u00e8 il termine che avevo provato a usare in una prima versione, ma dubbi grammaticali (quale sar\u00e0 il femminile singolare?) e, diciamolo, la mia ignoranza mi hanno fatto desistere: e quindi uso &#8220;rom&#8221; come soluzione pi\u00f9 semplice: <a href=\"http:\/\/www.translationromani.net\/it\">per\u00f2 voi ritenetevi avvisati<\/a>. E adesso torniamo a parlare di cinema.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/nncSN49Rd08?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Cosa succede in <em>Dimmi che destino avr\u00f2<\/em>? Che\u00a0il commissario meno sbirro che possiate immaginare &#8211; ha un figlio che fa la <em>drag<\/em><em> queen<\/em>, figuriamoci &#8211; viene incaricato di seguire l&#8217;indagine su un presunto ratto di minore all&#8217;interno di un campo rom: due ragazzi hanno fatto una specie di <em>fuitina<\/em> ma lei \u00e8 minorenne e quindi c&#8217;\u00e8 una denuncia\u00a0di cui tener conto. Nel campo il commissario (Salvatore Cantalupo, un professionista, e infatti il mestiere spicca rispetto agli altri attori) conosce Alina (Luli Bitri, un&#8217;attrice albanese che peraltro non \u00e8 rom),\u00a0sorella del presunto rapitore e recentemente tornata da Parigi dove\u00a0vive abitualmente, che far\u00e0 da intermediaria fra il poliziotto e la particolare condizione del campo che lui inizialmente non conosce e non capisce.<\/p>\n<p>La relazione fra il commissario Esposito e Alina, che non senza contrasti via via si approfondisce, \u00e8 sostanzialmente il motore del film che sta tutto in questo scontro peraltro sommesso di culture, con l&#8217;aggiunta sullo sfondo del trattamento vergognoso e vagamente razzista (<em>ok<\/em>, non <em>vagamente:<\/em> razzista e basta) riservato dallo Stato italiano ai rom.<\/p>\n<p>Come accennavo, il pregio maggiore \u00e8 dato dal fatto che la narrazione <em>entra<\/em> nei campi e nella vita della comunit\u00e0 rom offrendone un punto di vista fresco e non convenzionale. Il film si presta anche all&#8217;eterno dibattito\u00a0se in un&#8217;opera d&#8217;arte debba prevalere il contenuto o la sostanza, perch\u00e9 purtroppo dal punto di vista narrativo e squisitamente cinematografico\u00a0presenta parecchi problemi.<\/p>\n<h2>Didascalie<\/h2>\n<p>Il <em>film<\/em> procede per\u00a0quadri successivi giustapposti (senza cio\u00e8 un nesso narrativo se non molto elementare),\u00a0congiunti\u00a0da\u00a0ingombranti (e irritanti) passaggi di servizio, analoghi a quelle vecchie didascalie dei fumetti: <em>nel frattempo<\/em>, oppure <em>qualche giorno dopo<\/em>, e cos\u00ec via. Nei fumetti \u00e8 un procedimento datato, al cinema \u00e8 esiziale: se il commissario vive a Geremeas, non abbiamo bisogno tutte le volte di vederlo guidare\u00a0verso Cagliari o di\u00a0vederlo salire le scale della Questura per capire, nella scena successiva, che \u00e8 al lavoro. Se due personaggi si dicono: \u00abCi vediamo domani, domenica, al campo\u00bb, e poi vediamo il commissario entrare al campo nomadi,\u00a0capiamo che \u00e8 passato un giorno anche senza il fotogramma con l&#8217;alba.<\/p>\n<p>Tanta enfasi nelle didascalie, peraltro, non aiuta lo spettatore a capire cosa sta succedendo. Alina \u00e8 tornata da Parigi: come mai? Per fare cosa? Non deve tornare al lavoro? Il commissario indaga: esattamente come, a parte farsi un giretto al campo e bere un caff\u00e9 coi genitori di Alina? Quanto tempo trascorre durante tutta l&#8217;azione narrativa? Il percorso di amicizia avviato dal commissario coi ragazzini rom che giocano a pallone sembra suggerire un tempo piuttosto lungo: in tutto questo frattempo l&#8217;indagine non va mai avanti, Alina \u00e8 sempre a Cagliari, ognuno \u00e8 sempre uguale a se stesso?<\/p>\n<p>La storia e i personaggi sembrano galleggiare nel vuoto, oppure essere proiettati contro un fondale lontanissimo. Del resto nessuno di loro appare avere relazioni: i rapporti interni alla famiglia di Alina sono appena accennati, le relazioni fra le famiglie rom interne al campo inesistenti, assenti\u00a0le famiglie dei ragazzini del pallone. E anche il territorio che ci \u00e8 continuamente mostrato in tutti gli andirivieni dei personaggi appare un puro sfondo lontano, tenuto a distanza.<\/p>\n<p>Una distanza rappresentata plasticamente dal\u00a0commissario stesso, che \u00e8 un alieno (oltretutto non \u00e8 sardo, \u00e8 napoletano) paracadutato sul luogo: a parte qualche serata di <em>burlesque<\/em> col figlio sembrerebbe una specie di\u00a0vampiro, che si desta solo perch\u00e9\u00a0c&#8217;\u00e8 da\u00a0allenare ragazzini a pallone e litigare con Alina, ma per il resto giace continuativamente in qualche cripta di Geremeas; ma in realt\u00e0 tutti i personaggi non sono altro che burattini,\u00a0messi in moto\u00a0dal narratore per i suoi obiettivi e poi subito riposti nel cassetto.<\/p>\n<h2>Pretesti<\/h2>\n<p><em>Dimmi che\u00a0destino avr\u00f2<\/em> mi \u00e8 sembrato tutto costruito per arrivare a un punto di rottura, un (apprezzabile) monologo\/invettiva di Alina nell&#8217;ufficio del commissario, analogo strutturalmente a quello famoso di Shylock nel <em>Mercante di Venezia<\/em><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"left\">Sono un ebreo.<\/p>\n<p align=\"left\">Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non \u00e8 soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?<\/p>\n<p align=\"left\">Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo?<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"left\">Non voglio fare un confronto impietoso: il monologo di Alina pu\u00f2 portare altrettanta verit\u00e0 di questo memorabile di Shylock. Ma il <em>Mercante<\/em> \u00e8 costruito perch\u00e9 l&#8217;azione drammatica trascini lo spettatore e gli faccia apparire naturale\u00a0e ovvia l&#8217;invettiva, la petizione per esistere e rivendicare i propri diritti. In <em>Dimmi<\/em><em> che destino avr\u00f2<\/em> la cosa arriva complessivamente a freddo: il pretesto sono le misure liberticide del 2008, le &#8220;impronte ai bambini&#8221;, ma il trattamento \u00e8 del tutto privo di <em>pathos,<\/em> non c&#8217;\u00e8 azione: ci viene detto (per bocca di Esposito) che si tratta di misure vergognose, ma ci\u00f2 che vediamo sono paciosi poliziotti che si aggirano spaesati per il campo; le frasi di Esposito sono, ancora una volta,\u00a0didascalie esplicative, l&#8217;azione narrativa il pretesto per esporre una tesi (condivisibile, ma non \u00e8 questo il punto).<\/p>\n<h2 align=\"left\">Raffronti e domande<\/h2>\n<p align=\"left\">Nonostante tutte le perplessit\u00e0 sono stato contento di aver visto <em>Dimmi che destino avr\u00f2<\/em>, non solo per il punto di vista interessante sui rom e per lo sguardo, seppure vago, sulla mia citt\u00e0, quanto per le domande che mi ha suscitato.<\/p>\n<p align=\"left\">Intanto<em> Dimmi che\u00a0destino avr\u00f2<\/em> ha pi\u00f9 di un punto di contatto con un altro vecchio film minore dedicato alle problematiche dell&#8217;integrazione,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=690\"><em>Parada!<\/em><\/a>, compreso il coinvolgimento in fase produttiva dell&#8217;organizzazione di cui si narra. Ho di <em>Parada!<\/em> un ricordo migliore: credo, rileggendo la mia recensione dell&#8217;epoca, perch\u00e9 problematizzava di pi\u00f9. Mi chiedo come si\u00a0 sarebbe potuto problematizzare di pi\u00f9 la storia di <em>Dimmi che destino avr\u00f2<\/em>: non\u00a0mi pare\u00a0una domanda banale.<\/p>\n<p align=\"left\">L&#8217;altra effetto di <em>Dimmi che destino avr\u00f2<\/em> \u00e8 stato quello di ricordarmi una frase di Victor Jara, il cantante cileno assassinato dai fascisti nel 1973, che tenevo scritta in un quaderno sul mio comodino da adolescente:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"left\">Io non suono la chitarra per ricevere l\u2019applauso. Io canto la differenza che esiste tra vero e falso, se no, non canto.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"left\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio che <em>Dimmi che\u00a0destino avr\u00f2<\/em>, col suo impegno civile, parla &#8220;della differenza fra vero e falso&#8221;. Lo fa con un linguaggio cinematografico approssimativo e, in una parola, brutto. Basta l&#8217;una cosa a compensare l&#8217;altra e renderlo meritevole di essere visto? Oppure si dovrebbe sempre cercare l&#8217;efficacia del racconto (in una parola: la <em>bellezza<\/em>) non per la cura estetica ma per non correre il rischio di tradire la verit\u00e0?<\/p>\n<p align=\"left\">Domande, tante domande. Quando trovo le risposte vi avviso. Giuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dimmi che destino avr\u00f2, diretto da Peter Marcias (di cui avevo gi\u00e0 visto, con poca soddisfazione, I bambini della sua<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,56,82,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-q0","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":7168,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7168","url_meta":{"origin":1612,"position":0},"title":"Le 35 cose che farei se fossi un campione del bene","author":"Rufus","date":"23\/04\/2014","format":false,"excerpt":"Circola \u00a0sul\u00a0web\u00a0da ere innumerevoli\u00a0un simpatico elenco di cento suggerimenti per i tiranni malvagi (ce n'\u00e8 anche una traduzione in italiano); si tratta degli errori classici da evitare, per esempio: 2.\u00a0I miei condotti di ventilazione saranno troppo stretti per poterci strisciare dentro. 14. 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