{"id":14266,"date":"2017-10-31T19:32:12","date_gmt":"2017-10-31T18:32:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14266"},"modified":"2022-03-22T14:15:23","modified_gmt":"2022-03-22T13:15:23","slug":"dal-48-al-77-ma-un-po-anche-oggi-in-spagna-e-domani-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14266","title":{"rendered":"Dal &#8217;48 al &#8217;77 (ma un po&#8217; anche: oggi in Spagna e domani in Italia)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg\"><img data-attachment-id=\"14169\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14169\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?fit=200%2C311&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"200,311\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Risorgimento Banti\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?fit=193%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?fit=200%2C311&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-14169\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?resize=193%2C300\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?resize=193%2C300&amp;ssl=1 193w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?resize=96%2C150&amp;ssl=1 96w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?w=200&amp;ssl=1 200w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho finito di leggere ormai qualche settimana fa <em>Il Risorgimento italiano<\/em> di Alberto Mario Banti (<em>Laterza<\/em>, 2008, \u20ac 9,50), <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14168\">del quale ho gi\u00e0 commentato un estratto tempo fa<\/a>.<\/p>\n<p>Era da un po&#8217; che volevo approfondire le mie conoscenze sul Risorgimento e questo articolo vorrebbe parlare del libro sotto questo punto di vista. Contemporaneamente la lettura si \u00e8 intrecciata con il periodo di soggiorno per l&#8217;<em>Erasmus<\/em> in Spagna e con le notizie sul processo indipendentista della Catalogna lette l\u00e0 in prima persona (e da un punto particolare di osservazione come \u00e8 il Paese Basco) e pi\u00f9 tardi seguite con attenzione dall&#8217;Italia. Tutto questo ha senz&#8217;altro colorato la mia comprensione del libro di una serie di riflessioni sull&#8217;oggi, che in due parole non possono che riassumersi con: <em>perch\u00e9 stupirsi<\/em>?<\/p>\n<h3>Contemporaneit\u00e0<\/h3>\n<p>Per esempio: Banti esordisce con un problema storiografico fondamentale, che \u00e8 quello della <em>datazione<\/em> del Risorgimento: quando sarebbe iniziato, esattamente? E quando lo si pu\u00f2 considerare terminato? Connesso a questo e soprattutto al problema della data di inizio, osserva di passaggio, c&#8217;\u00e8 un altro problema che \u00e8 quello del sorgere dell&#8217;idea di Italia: per noi che siamo abituati a dare per scontato che <em>Italia<\/em> sia un termine con un significato politico e nazionale, e non una semplice localizzazione geografica, pu\u00f2 giungere come una sorpresa lo scoprire che il termine \u00e8 piuttosto nuovo e che durante il Risorgimento questa parola sorge e si afferma e si riempie, man mano, di nuovi significati. A parte la sorpresa, per\u00f2, il pensiero non pu\u00f2 che andare alla costruzione simmetrica di mitologie e identit\u00e0 nazionali che osserviamo tutti i giorni dal vivo, non solo in Catalogna ma anche in Sardegna e altrove.<\/p>\n<p>Altro esempio: la storia del Risorgimento \u00e8 rocambolesca, \u00e8 storia di lotta politica acerbissima e di tentativi talvolta disperati e spesso sfortunati. Congiure e cospirazioni abbondano, e sono pi\u00f9 quelle che finiscono male di quelle che finiscono bene; insurrezioni e brevi vampate di liberazione &#8211; nel &#8217;20, nel &#8217;31, nel &#8217;48 &#8211; sono represse pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, non solo in Italia ma in tutta Europa. In quest&#8217;ottica Puigdemont e gli altri esponenti catalani che oggi fuggono in Belgio non sono diversi da altri cospiratori di cui si legge, esuli in Svizzera, in Inghilterra, in America e cos\u00ec via (quando non usufruiscono di vacanza premio dell&#8217;Imperatore allo Spielberg o direttamente nel mondo dei pi\u00f9).<\/p>\n<p>Stupisce allora lo stupore dei nostri contemporanei, capacissimi di dire che per\u00f2 Garibaldi aveva altra caratura, che l&#8217;idea di Italia di Mazzini era altra cosa, che Pisacane&#8230;, oppure che si chiedono che senso abbia parlare di nazione quando ormai l&#8217;Impero Austr&#8230;\u00a0<em>pardon<\/em>, l&#8217;Europa&#8230;<\/p>\n<p>Boh. A me non pare: non nel senso che non ci siano differenze &#8211; evidentemente ci sono &#8211; ma nel senso che tanto stupore sembra ignorare le <em>radici<\/em> della storia europea, il costruirsi dell&#8217;identit\u00e0 del continente e il costume della lotta politica fino a pochi anni fa (i capi dei partiti di sinistra che nei momenti caldi di colpi di Stato minacciati dormivano ogni notte in case diverse, per prevenire l&#8217;eventuale arresto, sapevano benissimo che la lotta politica era anche cospirazione o minaccia e poteva benissimo risolversi nella <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14212\">violenza<\/a>). C&#8217;\u00e8 stata negli ultimi anni presso parte dell&#8217;opinione pubblica una cesura con il ricordare la storia europea e il percorso degli ultimi due secoli fino a pochissimi anni fa e leggere del Risorgimento vuol dire in qualche misura fare un sano bagno di realt\u00e0 fuori dell&#8217;anestetizzazione prevalente negli ultimi anni, con le sue idee soporifere di Europa, democrazia e politica.<\/p>\n<h3>Cose campate per aria<\/h3>\n<p>Prima o poi lo devo dire: <em>Il Risorgimento<\/em> di Banti \u00e8 un libro molto buono. \u00c8 piccolo e agile, si legge velocemente ed \u00e8 adatto per farsi una prima idea dell&#8217;argomento ma non \u00e8 superficiale. Ha come ulteriore punto di forza il fatto che presenta un buon numero di documenti originali dell&#8217;epoca in appendice ma soprattutto, pur seguendo nell&#8217;esposizione la successione cronologica degli eventi, si concentra complessivamente sulla storia delle idee, ed \u00e8 questo che lo rende stimolante e adatto a un confronto con la contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche senza la Catalogna alcuni confronti con l&#8217;oggi emergerebbero comunque con forza: per esempio una lettura anche veloce del libro dimostra che sono del tutto infondate quelle ricostruzioni parameridionaliste recenti che descrivono le azioni del 1860 in termini di <em>conquista<\/em> del Sud da parte del Nord o che catalogano Garibaldi e i Mille come volgari banditi; \u00e8 palese che le cose non stanno cos\u00ec. Oppure mi pare evidente dalla ricostruzione di Banti che il Risorgimento fu un fatto di <em>popolo<\/em> e non di <em>\u00e9lite<\/em>, come altre ricostruzioni suggeriscono, a uso e consumo di certa politica attuale.<\/p>\n<p>Ci sono poi passaggi che mi hanno interpellato per riflessioni future: per esempio stupisce l&#8217;affermazione ricorrente dei protagonisti ottocenteschi che l&#8217;<em>Italia \u00e8 tutta uguale<\/em> e che infatti, avendo ovunque lo stesso clima (cio\u00e8 le stesse condizioni materiali di base), ha anche ovunque la stessa cultura; una petizione di uniformit\u00e0 che cozza con la nostra idea del paese dai mille campanili e dalle centomila identit\u00e0 locali e che d&#8217;altra parte va evidentemente presa sul serio. Oppure ci sono qui e l\u00e0 scampoli interessanti di un discorso sulla lingua: se nell&#8217;Ottocento il popolo parla chiaramente varianti linguistiche anche molto diverse e spesso reciprocamente incomprensibili, tanto che i Francesi e i repubblicani italiani dei primi anni del secolo si preoccuperanno di scrivere dei piccoli opuscoli repubblicani &#8211; veri catechismi laici &#8211;\u00a0 indirizzati ai contadini nel loro dialetto locale, pure tutti i proclami, le lettere aperte, i giornali, gli ordini del giorno che si trovano sono tutti redatti in italiano, e non vale dire che sono indirizzati a quel cinque per cento alfabetizzato della popolazione in grado di comprendere l&#8217;italiano come lingua letteraria, perch\u00e9 palesemente sono rivolti a un pubblico pi\u00f9 vasto, quanto meno urbano &#8211; e fra i morti dei moti ci sono artigiani, apprendisti, operai, non solo borghesi &#8211; il che suggerisce una comprensione dell&#8217;italiano come lingua comune relativamente ampia e fa della scelta di questa come lingua nazionale un&#8217;operazione ovvia e non costruita a tavolino come talvolta sembra che si pensi in certi circoli.<\/p>\n<h3>La lotta politica<\/h3>\n<p>La cosa pi\u00f9 interessante, per\u00f2, riguarda l&#8217;idea di nazionalismo. Non mi ero mai reso conto di quanto, al suo esordio, il nazionalismo fosse un&#8217;idea <em>progressista<\/em>, in particolare nel suo essere legata fortemente all&#8217;idea di <em>costituzione<\/em>. Il nazionalismo si pone cio\u00e8 come elemento di opposizione al governo assoluto di uno solo: l&#8217;alternativa \u00e8 avere una costituzione, e la costituzione si d\u00e0 come realt\u00e0 generata dal <em>popolo<\/em>: \u00e8 l&#8217;alternativa fra il governare per diritto divino o per volont\u00e0 della nazione. \u00c8 anche abbastanza evidente, leggendo la ricostruzione di Banti, capire come le prime <em>\u00e9lite<\/em> democratiche siano arrivate a un orizzonte d&#8217;azione che abbracciava tutta la penisola (e prima ancora, tutta l&#8217;Europa, dato il grande conflitto napoleonico): perch\u00e9 l&#8217;unione fa la forza e sviluppare un&#8217;azione politica che travalicasse i confini di tutti i vari staterelli permetteva di coalizzare\u00a0nei confronti dei singoli sovrani una forza politica e culturale di gran lunga maggiore: si vede bene che quando un sovrano \u00e8 costretto a concedere la Costituzione questo genera un effetto a catena che in sequenza travolge gli altri.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che, a un certo punto, questa idea di &#8220;nazionalismo costituzionale&#8221; scappa di mano: la necessit\u00e0 di delimitare con precisione cosa sarebbe esattamente questo popolo in nome del quale si chiede un governo costituzionale porta, fatalmente, a creare una distinzione fra popoli diversi dei quali il nostro \u00e8, ovviamente, il migliore: il contrasto non \u00e8 pi\u00f9 fra collettivit\u00e0 nazionale e singolo autocrate, ma fra collettivit\u00e0 nazionali diverse, e quindi fra Italiani e Austriaci. Banti scrive delle pagine molto interessanti sull&#8217;idea di nazione come collettivit\u00e0 del sangue, sulla nazione che riproduce sostanzialmente la famiglia; sono idee molto coinvolgenti, con un richiamo emotivo fortissimo (compresa la protezione delle <em>nostre<\/em> donne, per dire) e i democratici repubblicani che le agitavano non avrebbero dovuto stupirsi quando poi queste idee hanno costruito un discorso politico <em>conservatore<\/em>: era gi\u00e0 tutto scritto nella riproduzione delle strutture di potere paternalistiche della famiglia (per dire, non \u00e8 difficile far rientrare dalla finestra in questo schema di pensiero il ruolo del Re come il buon padre della famiglia italiana, e addio repubblica).<\/p>\n<p>Il senso del cedimento in questa lotta di idee si ha quando i repubblicani decidono che l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia \u00e8 pi\u00f9 importante del fatto che per ottenerla si deve accettare di dare la corona alla Casa Savoia (cio\u00e8 il discorso nazionale \u00e8 pi\u00f9 importante del discorso istituzionale): sar\u00e0 questa accettazione che si riveler\u00e0, alla fine, la loro rovina e con essa di ogni possibilit\u00e0 diverse di evoluzione dell&#8217;idea di collettivit\u00e0 nazionale in senso non conservatore: perch\u00e9 l&#8217;Unit\u00e0 si far\u00e0, a quel punto, come semplice estensione del Regno piemontese. Quello che colpisce di pi\u00f9 per\u00f2 \u00e8 la clamorosa occasione mancata dai Borbone: i quali nel &#8217;48 si rendono conto benissimo che i Savoia leggono lo sviluppo dell&#8217;unit\u00e0 nazionale in chiave egemonica e se ne tirano fuori, decretando cos\u00ec la propria sconfitta; avrebbero dovuto, col senno di poi, raddoppiare la posta, fare appello alla propria tradizione politica locale &#8211; avevano concesso la Costituzione prima degli avversari, dopotutto &#8211; e competere nella direzione del porsi alla guida del movimento nazionale: si sa invece come \u00e8 andata.<\/p>\n<p>\u00c8, nel racconto di Banti, il senso di questa doppia sconfitta (tripla, se ci mettiamo dentro anche l&#8217;idea federalista) ad avere segnato il destino dell&#8217;Italia dopo l&#8217;Unit\u00e0 e in fondo fino quasi a oggi; per esempio, riflettevo, c&#8217;erano risorse intellettuali bastevoli, al Sud, per affrontarne i problemi: se non \u00e8 successo non \u00e8 perch\u00e9 i Piemontesi hanno conquistato il Sud &#8211; il racconto garibaldino \u00e8, casomai, un racconto di autoliberazione &#8211; n\u00e9 perch\u00e9, come racconta Tomasi di Lampedusa, i nobili hanno deciso di cambiare tutto perch\u00e9 nulla cambiasse (un altro mito) ma perch\u00e9 quelle risorse intellettuali erano in capo alle forze progressiste meridionali che sono state emarginate nel complesso della lotta politica italiana, sopraffatte dalla Destra storica e poi dal compromesso centrista e trasformista della Sinistra storica.\u00a0Le forze progressiste del Sud non sarebbero state meglio sotto i Borbone: la loro scelta di preferire l&#8217;alleanza con le forze progressiste del resto d&#8217;Italia e quindi uniformarsi alla loro scelta di fidarsi dei Savoia era tatticamente corretta, ma si \u00e8 rivelata alla fine strategicamente perdente. \u00c8 questa vittoria della Destra storica che ha permesso lo sfruttamento del Sud a favore del Nord specularmente allo sfruttamento delle masse popolari del Sud e del Nord a favore delle aristocrazie del Sud e del Nord: uno non poteva darsi senza l&#8217;altro.<\/p>\n<h3>Tornando all&#8217;oggi<\/h3>\n<p>\u00c8 questo il tema, credo, che ci riporta alla attualit\u00e0. Il discorso centrale negli indipendentismi \u00e8: quale lotta politica? Il punto dirimente per le forze progressiste non pu\u00f2 essere quella della nazionalit\u00e0: un capitalismo sfrenato, una tecnocrazia imperante, una finanziarizzazione dell&#8217;economia senza limiti &#8211; per citare tre comuni mali dell&#8217;oggi &#8211; sono le stesse sotto il Re spagnolo come sotto la Repubblica catalana, sotto Roma come sotto Cagliari. Il punto non \u00e8, oltre un certo limite, l&#8217;autogoverno, ma <em>quale<\/em> governo, quale collettivit\u00e0 contro quale aristocrazia, per tornare al punto di partenza della riflessione del Risorgimento. L&#8217;esito del nazionalismo non \u00e8 mai a favore della democrazia &#8211; la comunit\u00e0 del sangue, la famiglia nazionale sono autoritarie per definizione &#8211; e inserirsi dentro il discorso nazionalista comporta, per i democratici, un abbraccio mortale (lo so che mi direte: ci pu\u00f2 essere un indipendentismo non nazionalista; la risposta \u00e8, semplicemente: no. Citatemi un caso storico e ne riparliamo, ma basta guardarsi intorno qui in Sardegna: tutti i gruppi indipendentisti, anche quelli che lo escludevano, sono approdati a posizioni culturali nazionaliste, spesso becere).<\/p>\n<h3>Letture contrapposte<\/h3>\n<p>Rimane nel titolo di questo <em>post<\/em> un mistero non ancora svelato: cosa c&#8217;entra il &#8217;77. Boh, c&#8217;entra nel senso che sto continuando a studiare: sto leggendo al momento <em>Il lungo Risorgimento<\/em> di Gilles P\u00e9cout (Bruno Mondadori, 1999, \u20ac 10), un testo molto pi\u00f9 ampio e di taglio pi\u00f9 accademico del libro di Banti &#8211; non necessariamente migliore, direi &#8211; e ho in coda <em>1848<\/em> di Mike Rapport <em>(Abacus<\/em>, 2009, \u20ac 15,50) e <em>Mazzini<\/em> di Denis Mack Smith (<em>BUR<\/em>, 2006, \u20ac 9,80); in realt\u00e0 vorrei poi qualcosa di pi\u00f9 recente di tutti questi testi. Ma contemporaneamente e in maniera del tutto casuale sto leggendo <em>Ma chi ha detto che non<\/em> c&#8217;\u00e8, il libro sul &#8217;77 di Gianfranco Manfredi (<em>Agenzia X<\/em>, 2017, \u20ac 20) e vado facendo una serie ulteriore di riflessioni incrociate, che per\u00f2 stanno ancora sedimentando: capiter\u00e0 di parlarne pi\u00f9 avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho finito di leggere ormai qualche settimana fa Il Risorgimento italiano di Alberto Mario Banti (Laterza, 2008, \u20ac 9,50), del<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":14169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,59,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Risorgimento-Banti.jpg?fit=200%2C311&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3I6","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":15636,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15636","url_meta":{"origin":14266,"position":0},"title":"Sotto la divisa niente","author":"Rufus","date":"05\/09\/2018","format":false,"excerpt":"Sto leggendo, per motivi abbastanza casuali, Da Custoza in Croazia. 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