{"id":14075,"date":"2017-08-23T10:45:35","date_gmt":"2017-08-23T08:45:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14075"},"modified":"2017-11-28T09:53:10","modified_gmt":"2017-11-28T08:53:10","slug":"il-mio-nuovo-eroe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14075","title":{"rendered":"Il mio nuovo eroe&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>&#8230; \u00e8 Lee Curtis, un prete episcopale di Indianapolis.<\/p>\n<p>Costui.<\/p>\n<figure id=\"attachment_14076\" aria-describedby=\"caption-attachment-14076\" style=\"width: 980px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg\"><img data-attachment-id=\"14076\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14076\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?fit=980%2C719&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"980,719\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Roberto Sedda&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1503420671&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Lee Curtis\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?fit=300%2C220&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?fit=510%2C374&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-14076 size-full\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?resize=800%2C587\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?w=980&amp;ssl=1 980w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?resize=150%2C110&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?resize=300%2C220&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?resize=510%2C374&amp;ssl=1 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Lee-Curtis.jpg?resize=700%2C514&amp;ssl=1 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-14076\" class=\"wp-caption-text\">\u00abNon \u00e8 un <em>cosplay<\/em>. Sono veramente un prete. Benedico dadi, carte, miniature\u00bb. \u00abHo passato due ore all&#8217;ingresso su Georgia Street, oggi: ho benedetto persone, dadi, carte, spade (di gomma), costumi e un lama impagliato. Mi hanno fatto centinaia di foto. Ho visto migliaia di persone. Umilt\u00e0. Buon umore. Benedizione. E un paio d&#8217;ore. \u00c8 tutto quel che ci vuole\u00bb.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Se trovassi un prete perbene in citt\u00e0, si potrebbe fare al prossimo\u00a0<em>GioComix<\/em>. Padre Lee Curtis l&#8217;ha fatto alla <a href=\"http:\/\/www.gencon.com\/\"><em>GenCon<\/em><\/a><em>, <\/em>la pi\u00f9 grande\u00a0convention\u00a0mondiale di giochi, ma potremmo accontentarci lo stesso.<\/p>\n<p>Il tema, per\u00f2, non \u00e8 tanto questo. Quello a cui sto pensando, in questo periodo, \u00e8 l&#8217;<em>atteggiamento<\/em>. Per esempio in Val Venosta, un territorio di passi, valichi e incontri, c&#8217;erano (ci sono) monaci benedettini. C&#8217;erano abbazie in tanti luoghi isolati, nel Medio Evo, ma in fondo isolati mica tanto: erano lontane dalle citt\u00e0 ma sempre &#8211; o spesso &#8211; su vie di transito, come appunto in Val Venosta. E mi \u00e8 venuto in mente: ma oggi un ordine monastico non potrebbe prendersi in gestione un distributore con posto di ristoro sull&#8217;autostrada?<\/p>\n<p>Per esempio.<\/p>\n<p>Gli stessi monaci di Marienberg che ho visitato un tempo gestivano le scuole. Permettevano ai contadini di far studiare i figli, a semiconvitto, senza doverli mandare lontano. Oggi la scuola, ovviamente, \u00e8 chiusa; a prescindere da qualunque altra considerazione, non ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la necessita sociale: ci sono mezzi di trasporto pi\u00f9 efficienti e un ben diverso numero di scuole. Ma ci saranno altri crinali che separano la gente; magari un crinale digitale, soprattutto nel Sud Italia? Nuovi saperi dai quali alcuni sono esclusi? Perch\u00e9 dei monaci non potrebbero gestire una <em>software house<\/em>?<\/p>\n<p>Risposta ovvia: nella maggior parte dei monasteri hanno tutti settant&#8217;anni. Ma non intendo dire che lo devono fare\u00a0quelli che ci sono <em>adesso<\/em>: dico che sarebbero azioni di evangelizzazione con migliori prospettive di boh, coltivare l&#8217;orto (a parte che niente vieta che anche nella\u00a0<em>software house<\/em> ci sia un orto, ovviamente); per un gruppo di giovani che vogliano sperimentare una vita comunitaria attiva un distributore di benzina con bar per chi si vuole fermare a prendere un caff\u00e8 e cappella per chi si vuole fermare a parlare sarebbe un bel progetto. O, tornando alla <em>software house,<\/em>\u00a0si potrebbe fare una azienda molto <em>moderna,<\/em> nella quale per\u00f2 cinque volte al giorno si dicono le Ore, come prescrive la regola di San Benedetto: capace che Tim Cook ruberebbe subito l&#8217;idea. Oppure: perch\u00e9 un monastero non pu\u00f2 avere studi di registrazione da mettere a disposizione dei musicisti dei dintorni? Dopotutto, sono gi\u00e0 specialisti nella musica. Ci sono mille esempi: va benissimo che in molti monasteri siano specialisti del restauro dei libri antichi, ma oggi quali saperi si vanno perdendo? Al tempo dei barbari i monaci copiarono e salvarono il sapere dell&#8217;antichit\u00e0 classica: oggi?<\/p>\n<p>Naturalmente non riguarda solo i monaci, tanto pi\u00f9 riguarda le parrocchie. Con quali persone vuoi essere solidale? Qual \u00e8 la tua comunit\u00e0? Padre Lee Curtis, vedo dalla sua pagina\u00a0<em>Facebook<\/em>, cura la sua comunit\u00e0 (se con un taglio un filo troppo politicizzato per i miei gusti): solo ne vede i confini in modo diverso da quello che normalmente impiegano altri. E si preoccupa di essere solidale, non di <em>adescare<\/em>: vedo che ai colleghi che hanno scoperto che le loro chiese sono punti di raccolta in\u00a0<em>Pokemon Go<\/em> offre consigli pastorali abbastanza condivisibili.<\/p>\n<blockquote><p>Un paio di pensieri veloci su chiese e Pokemon Go&#8230;<\/p>\n<ol>\n<li>Non fatene quel che non \u00e8. \u00c8 un gioco. Le chiese sono parte del gioco. Giocate il gioco per giocare il gioco, oppure no. La gente pu\u00f2 fiutare la fuffa ingannevole da lontano un chilometro.<\/li>\n<li>Non trascurate la forza di una legame comune e del pretesto per iniziare una conversazione. Su una passeggiata di un miglio ho parlato con sei persone fra i 15 e i 45 anni mentre ero in clergyman. In altre situazioni non sarebbe successo (soprattutto nel Midwest, benedetti loro).<\/li>\n<li>Se avete intenzione di farci marketing, imparate di cosa state facendo marketing. Pokemon non condurr\u00e0 nessuno da Ges\u00f9, ma potrebbe portarli da voi.<\/li>\n<li>Il vostro edificio \u00e8 parte del gioco. La Chiesa non \u00e8 il vostro edificio. La sola cosa che otterrete \u00e8 l&#8217;aumentata percezione della vostra esistenza.<\/li>\n<li>Qualunque cosa facciate, se non vi state divertendo, non fatela (vedi il commento sulla fuffa sopra).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ultimo pensiero. Se non offrite gi\u00e0 acqua, ricarica delle batterie del cellulare, uso dei bagni e <em>wi-fi<\/em> ai senzatetto della vostra zona, sar\u00e0 assolutamnte meglio che non li offriate ai giocatori di Pokemon Go. L&#8217;integrit\u00e0 \u00e8 la chiave. Sempre.<\/p><\/blockquote>\n<p>Al fondo, naturalmente, la questione \u00e8 quella del rapporto con la tradizione. Ci sono forme di pastorale e di organizzazione che si scambiano spesso con la sostanza: Benedetto voleva che i suoi monaci lavorassero per sostentarsi e che la loro preghiera &#8211; peraltro continua &#8211; fosse nutrita dalle necessit\u00e0 di far fronte alle esigenze della vita. Questa \u00e8 la sostanza: l&#8217;orto \u00e8 la\u00a0<em>forma<\/em>, ma \u00e8 accessoria. L&#8217;idea che <em>si \u00e8 sempre fatto cos\u00ec<\/em>, per esempio, \u00e8 ingannevole: spesso vuol dire che\u00a0<em>si fa cos\u00ec da un paio di generazioni<\/em>.<\/p>\n<p>Talvolta, addirittura, le forme ormai abbandonate sarebbero\u00a0<em>migliori.<\/em><\/p>\n<p>Per esempio io sono abbastanza dentro la vita e dell&#8217;universit\u00e0 locale, come si sa, e trovo poco felice un&#8217;idea di pastorale universitaria che prevede che gli universitari vadano a trovare la Chiesa\u00a0in un qualche posto <em>fuori<\/em> dell&#8217;Universit\u00e0 stessa, in orari nei quali non fanno vita universitaria: funzionava (forse) in altri tempi, oggi molto meno. Eppure nella storia della pastorale c&#8217;\u00e8 un modello alternativo adatto, sebbene considerato superato, ed \u00e8 quello del cappellano, come all&#8217;ospedale: uno che gira, entra nei posti, nei corridoi, negli uffici o negli studi, saluta, si informa come va, \u00e8 disponibile se c&#8217;\u00e8 qualcuno che vuole confrontarsi, qui e ora, e se proprio non lo cerca nessuno si siede al chioschetto del caff\u00e8, come tutti gli studenti, o va fuori dell&#8217;aula degli esami e si offre di benedire quelli che stanno per entrare. Funzionerebbe benissimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230; \u00e8 Lee Curtis, un prete episcopale di Indianapolis. Costui. 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