{"id":13801,"date":"2017-07-10T18:17:26","date_gmt":"2017-07-10T16:17:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13801"},"modified":"2017-07-20T17:56:01","modified_gmt":"2017-07-20T15:56:01","slug":"come-gestire-la-sconfitta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13801","title":{"rendered":"Come gestire la sconfitta"},"content":{"rendered":"<p>Quella che trovate qui sotto \u00e8 la traduzione dell&#8217;articolo di Tim Harford al quale ho accennato quando ho presentato la storia sorprendente di <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13803\">Gerald Ratner<\/a>; parla di fallimenti e ripartenze, di correzioni in corsa e di vicende che invece sono finite su un bonario morto e di come cavarsela in questi casi.<\/p>\n<p>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/8817953e-8bf1-11e0-854c-00144feab49a\">articolo\u00a0originale<\/a> \u00e8 stato pubblicato sulla rubrica che Harford teneva per il\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0ormai diversi anni fa, nel 2011, ma mi sembra sempre interessante. L&#8217;ho tradotto integralmente, comprese alcune brevi interviste finali a cura di una collaboratrice, Emma Jacobs, utili a mo&#8217; di integrazione del testo principale. Nello stesso 2011 Harford ha pubblicato <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/adapt-why-success-always-starts-libro-inglese-tim-harford\/e\/9781250007551\"><em>Adapt, why success always start with failure <\/em><\/a>(\u00abAdattarsi: perch\u00e9 il successo inizia sempre col fallimento\u00bb), che non mi risulta per\u00f2 edito in Italia.<\/p>\n<p>A proposito di libri editi o meno in Italia: l&#8217;articolo cita un certo numero di libri: laddove non mi risulta una versione italiana ho mantenuto il titolo in inglese, senza tradurlo, e ho messo il\u00a0<em>link<\/em>.<\/p>\n<p>Il titolo fa riferimento a un verso della (famosissima) canzone\u00a0<em>My way<\/em>: ne ho inserito diverse versioni come colonna sonora dell&#8217;articolo, a partire dalla versione originale di\u00a0Frank Sinatra.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5AVOpNR2PIs?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<h2>Rimpianti? Ne ho qualcuno<\/h2>\n<h3>di Tim Harford e Emma Jacobs<\/h3>\n<p>Una sera di giugno dell&#8217;estate del 2002, lo\u00a0<em>Shubert Theatre<\/em> di Chicago present\u00f2 al pubblico un nuovo spettacolo musicale\/balletto,\u00a0<em>Movin&#8217; out<\/em>. Lo spettacolo nasceva da una improbabile collaborazione fra Twyla Tharp, una coreografa dinamica e intraprendente, e il cantautore Billy Joel. Era in programma che debuttasse a Broadway l&#8217;ottobre seguente, ma i critici lo odiarono, proponendo recensioni che variavano dal \u00abincredibilmente stereotipato e ingenuo in maniera imbarazzante\u00bb a \u00abinsistentemente ottuso e mal concepito\u00bb<\/p>\n<p>Le critiche erano cos\u00ec esuberanti che il giornale di New York\u00a0<em>Newsday<\/em> ruppe con la tradizione e pubblic\u00f2 una delle recensioni pi\u00f9 succulente molto in anticipo rispetto al debutto a Broadway. Tocc\u00f2 a Twyla Tharp, che aveva immaginato il progetto e firmato la direzione e la coreografia, mettere in qualche modo a posto il pasticcio multimilionario<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di Tharp, raccontata nel suo libro\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/creative-habit-ebook-inglese-twyla-tharp\/e\/9781439106563\"><em>The creative habit<\/em><\/a>, \u00e8 esemplificativa della risposta da manuale al fallimento: prese atto delle critiche, apport\u00f2 i cambiamenti necessari allo spettacolo e debutt\u00f2 a Broadway con recensioni entusiastiche. Lo spettacolo vinse due premi\u00a0<em>Tony<\/em>, uno per le coreografie di Tharp.<\/p>\n<p>La storia di\u00a0<em>Movin&#8217; out<\/em> colpisce non solo perch\u00e9 offre una storia incoraggiante di avversit\u00e0 e trionfo, ma perch\u00e9 questo genere di trasformazioni \u00e8 inusuale. L&#8217;idea che uno dovrebbe riprendersi con pi\u00f9 forza dai fallimenti \u00e8 molto antica. La guerra alla fine vittoriosa di Re Robert Bruce contro gli inglesi si dice sia stata ispirata da un tenace ragnetto che tesseva la sua tela nella caverna dove lui si era rifugiato. Questo avveniva otto secoli fa, eppure improvvisamente questa idea sembra di moda &#8211; forse perch\u00e9 in questi giorni ci sono in giro un sacco di fallimenti.<\/p>\n<p>In senso astratto, imparare dai propri errori \u00e8 un&#8217;idea ovvia e priva di obiezioni. Nella pratica il concetto, cos\u00ec semplice e banale, \u00e8 ricolmo di difficolt\u00e0. Chi pu\u00f2 dire che sia stato commesso davvero un errore? E le lezioni da apprendere sono poi davvero cos\u00ec ovvie?<\/p>\n<p>Abbiamo avvicinato alcune figure pubbliche &#8211; intrattenitori, artisti, politici e, ovviamente, banchieri &#8211; associati a fallimenti spettacolari di un tipo o dell&#8217;altro &#8211; e gli abbiamo chiesto che effetti il fallimento avesse avuto su di loro. Ci sono stati pochi che abbiano accettato e uno dei rifiuti &#8211; dall&#8217;ex responsabile operativo principale di una banca fallita &#8211; \u00e8 stato particolarmente pittoresco. A quanto pare quelle storie di redenzione sul genere &#8220;imparare dai propri errori&#8221; sono meno affascinanti dal lato sbagliato della ruota della fortuna.<\/p>\n<p>. . .<\/p>\n<p>Mettetevi nei panni di Gerald Ratner. Due battute di cattivo gusto a proposito del suo impero di gioielliere e quello era svanito. Ratner dice di non avere imparato niente da questo. A prima vista questo sembra pazzesco, ma a pensarci bene \u00e8 difficile capire cosa ci si potrebbe aspettare che avesse imparato, a parte il semplice fatto che non si devono denigrare i propri prodotti in pubblico. Il suo, pi\u00f9 modesto, successo seguente con una catena di palestre non dimostra le lezioni che ha appreso, ma testimonia delle sue abilit\u00e0 di imprenditore, e quelle c&#8217;erano sempre state.<\/p>\n<p>Twyla Tharp ha imparato di pi\u00f9 dal suo fallimento in parte perch\u00e9 operava all&#8217;interno di un contesto progettato per permettere un processo di apprendimento. Il periodo di prova lontano dai palcoscenici principali \u00e8 una istituzione teatrale ben consolidata, e c&#8217;\u00e8 una onorevole tradizione di riscritture nei <em>musical<\/em> (<em>A funny thing happened on the way to the forum <\/em>[un <em>musical <\/em> di grande successo ispirato allo <em>Pseudolus<\/em> di Plauto, NdRufus] fu dapprima messo in scena, senza successo, senza il suo primo numero,\u00a0<em>Comedy tonight<\/em>). Tharp concep\u00ec una trasformazione pi\u00f9 profonda e di successo del suo lavoro di quanto sia abituale, ma si tratta di una differenza di grado piuttosto che di una differenza di genere.<\/p>\n<p>I prototipi &#8211; la <em>tourn\u00e9e<\/em> in provincia; i\u00a0<em>focus group<\/em>; l&#8217;edizione\u00a0<em>beta\u00a0<\/em>&#8211; sono un attrezzo di lavoro essenziale. Ma non avrebbero salvato l&#8217;impero di Gerald Ratner, e ci sono molte situazioni nelle quali prototipare semplicemente non \u00e8 utile. Quale esattamente sarebbe il modo corretto di verificare il sistema di sicurezza di un impianto nucleare, per esempio? O, tanto per dire,\u00a0<em>un credit default swap\u00a0<\/em> su un pacchetto di mutui\u00a0<em>subprime<\/em>? (in effetti gli impianti nucleari per addestrare i loro operatori fanno uso estensivo di simulatori &#8211; una buona idea, ma solo tanto buona quanto il simulatore stesso).<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_8UX4u0JtxU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Un principio importante di sicurezza ingegneristica, che ora si sta facendo largo nei regolamenti bancari, \u00e8 quello di disconnettere un sistema complesso in modo che piccole parti possano collassare senza compromettere il tutto. Questo \u00e8 saggio ma non \u00e8 sempre facile. Se l&#8217;errore \u00e8 sufficientemente catastrofico, imparare la lezione sar\u00e0 futile.<\/p>\n<p>Ernst Malmsten, il co-fondatore di <em>Boo.com<\/em>, un noto fallimento dell&#8217;epoca della bolla delle <em>start-up<\/em> tecnologiche, ha raggiunto la conclusione che in molti casi non conta ci\u00f2 che si fa, ma se lo si faccia gradualmente o di carriera. <em>Boo.com<\/em> vendeva abiti e accessori, ma il modo del suo fallimento sembra preannunciare quello della <em>Northern Rock<\/em> [una banca inglese, NdRufus]: la causa immediata della sua implosione fu l&#8217;improvviso rifiuto dei finanziatori di sostenere il suo modello d&#8217;affari aggressivo. Non c&#8217;era <em>tourn\u00e9e<\/em> di prova <em>off Broadway<\/em>: <em>Boo<\/em> si era lanciato su grande scala con un sito <em>3D<\/em> molto costoso che era molto in anticipo su ci\u00f2 che i navigatori e le centrali di vendita telefonica erano pronti a vedere. Errori limitati nel <em>design<\/em> del sito furono ingigantiti dalla scala ambiziosa del lancio. Malmsten dice che ha imparato a fare le cose con lentezza.<\/p>\n<p>Gli intervistati di questa pagina hanno in comune hanno una cosa in comune: i loro tormenti sono diventati impossibili da ignorare. Ernst Malmsten ha visto i finanziatori staccare la spina improvvisamente; la\u00a0<em>gaffe\u00a0<\/em>di Ratner gli \u00e8 stata scagliata all&#8217;indietro dai giornali; Lucy Prebble ha dovuto leggere il necrologio della sua opera teatrale sul\u00a0<em>New York Times<\/em>, \u00abartificiale, tutto fumo (o fumo e fiato) e poco arrosto\u00bb e lo spettacolo venne ritirato poco dopo. Twyla Tharp, anch&#8217;essa, non poteva certo ignorare il messaggio dei critici.<\/p>\n<p>Naturalmente, una persona che veementemente nega di avere fallito difficilmente potr\u00e0 accettare una intervista sull&#8217;argomento di quel fallimento. Ci sono eccezioni: pensate al\u00a0<em>pranzo col Financial Times<\/em> di Donald Rumsfeld, nel quale con molto brio\u00a0giustific\u00f2 la pasticciata invasione dell&#8217;Iraq, liquid\u00f2 le mai trovate armi di distruzione di massa come oggetti del passato e fece spallucce ala critiche del suo stile di direzione (\u00abnon gli do molto credito\u00bb).<\/p>\n<p>Nel mio studio dei fallimenti, Rumsfeld \u00e8 un personaggio affascinante. Il suo rifiuto a ascoltare gli avvertimenti dei suoi stessi generali &#8211; ben documentati nei racconti della guerra in Iraq come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/gamble-general-petraeus-american-military-libro-inglese-thomas-e-ricks\/e\/9780143116912\"><em>The Gamble<\/em><\/a> e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/fourth-star-four-generals-epic-libro-inglese-greg-jaffe-david-cloud\/e\/9780307409072\"><em>The Fourth Star<\/em><\/a> &#8211; \u00e8 impressionante. In una conferenza stampa tristemente nota, pi\u00f9 o meno nel momento di massima dell&#8217;insorgenza in Iraq, egli prese l&#8217;iniziativa di stampo orwelliano di proibire al suo generale di maggior rango, Peter Pace, di usare la parola \u00abinsorti\u00bb.<\/p>\n<p>. . .<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0W9bHTEj8pg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>E tuttavia la capacit\u00e0 di negazione di Rumsfeld non \u00e8 terribilmente insolita. Gli psicologi sociali Carl Tavris e Elliot Aronson, autori di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/mistakes-were-made-but-not-ebook-inglese-elliot-aronson-carol-tavris\/e\/9781780660387\"><em>Mistakes were made (but not by me<\/em><\/a>), spiegano che siamo facilmente attirati dentro un ciclo di autogiustificazione. Una volta che un investigatore si \u00e8 convinto della colpevolezza di un indiziato, o un <em>manager<\/em>\u00a0ha scelto una nuova audace direzione strategica, ogni prova in senso opposto \u00e8 altamente scoraggiante e sar\u00e0 spesso rifiutata senza esitazioni. Questa\u00a0<em>dissonanza cognitiva<\/em> pu\u00f2 essere estremamente potente, e alcuni dei conseguenti errori della giustizia descritti da Tavris e Aronson sfidano l&#8217;incredulit\u00e0. Quando fu introdotto il\u00a0<em>test\u00a0<\/em>del DNA, numerosi pubblici ministeri si ritrovarono davanti le prove inconfutabili che lo sperma trovato sul cadavere di, diciamo, una vittima di stupro e omicidio non concordava col DNA dell&#8217;uomo che avevano messo in prigione. In alcuni casi i pubblici ministeri si spinsero a avanzare spiegazioni che comportavano contorsionismi straordinari per giustificare come potesse essersi verificato questo stato di affari &#8211; piuttosto che accettare la conclusione dolorosa ma dotata di evidenza schiacciante che avevano commesso un errore.<\/p>\n<p>Tavris e Aronson reinterpretano anche il noto esperimento sull&#8217;obbedienza di Stanley Milgram, nel quale i soggetti dello studio si mostravano spesso disposti a somministrare scariche elettriche apparentemente fatali. L&#8217;esperimento \u00e8 abitualmente spiegato nel senso che mostra che alcune persone faranno qualunque cosa se una figura rivestita di autorit\u00e0 glielo dice. Ma c&#8217;\u00e8 di mezzo qualcos&#8217;altro: le scariche erano gradualmente aumentate di intensit\u00e0 dal trascurabile al pericoloso. Non c&#8217;era un punto ovvio nel quale il soggetto dell&#8217;esperimento potesse trovare una ragione per rifiutarsi di continuare, perch\u00e9 ogni scarica era simile alla precedente. Tavris e Aronson segnalano che il momento di lasciare \u00e8 anche il momento di ammettere che le scariche precedenti erano state un errore. \u00c8 molto difficile ammettere con noi stessi un errore simile &#8211; preferiremmo ripeterlo, in un atto di autogiustificazione.<\/p>\n<p>I rituali quotidiani della vita sono accuratamente costruiti per far s\u00ec che le persone sperimentino la dolorosa consapevolezza del fallimento il pi\u00f9 raramente possibile. Pensate a quella onorata tradizione della vita in ufficio, i\u00a0<em>panino dei complimenti<\/em>.\u00a0Il\u00a0<em>panino dei complimenti\u00a0<\/em>\u00e8 una critica resa tollerabile perch\u00e9 contenuta all&#8217;interno di due deliziose fette di lode: \u00abPenso che sia un lavoro davvero buono e inventivo. Sarebbe meraviglioso se tu potessi [inserire la critica]. Ma nel complesso, come dicevo\u00e8 \u00e8 molto buono\u00bb .<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>panino dei complimenti<\/em>\u00a0funziona a causa di quello che l&#8217;economista comportamentale Richard Thaler chiama &#8220;la redazione edonistica&#8221;. Poich\u00e9 le perdite sono di gran lunga pi\u00f9 dolorose dei guadagni vale la pena di comporre una perdita all&#8217;interno di un guadagno pi\u00f9 vasto: se ricevo un rimborso di tasse per 150 sterline ma ne perdo 10 per strada, la redazione edonistica mi fa ragionare che in realt\u00e0 ho guadagnato 140 sterline. Il\u00a0<em>panino dei complimenti <\/em>utilizza lo stesso principio: permette alle persone di salvare la faccia. Tuttavia come strumento di verifica \u00e8 rischioso: il contenuto critico avvolto nelle lodi alla fine pu\u00f2 andare perduto. Se dite: \u00ab\u00c8 eccellente, ma dovresti sistemare&#8230;\u00bb, io capisco: \u00ab\u00c8 ampiamente soddisfacente\u00bb. Io mi sento meglio, ma non migliorer\u00f2. Cos\u00ec non pu\u00f2 andare bene, ma qual \u00e8 la soluzione?<\/p>\n<p>Ci sono persone che senza battere ciglio sembrano avere l&#8217;abilit\u00e0 di analizzare i loro errori e imparare da essi. La maggior parte di noi non ricade in quella categoria, invece. Il generale David Petraeus, celebrato per i suoi successi in Irak, era noto come giovane ufficiale per la sua incapacit\u00e0 di ammettere anche solo lontanamente di essere nel torto: era il rovescio della medaglia di un brillante, infaticabile perfezionismo. Ma nel 1982, uno dei primi comandanti del giovane Petraeus, il Maggior Generale Jack Galvin, sistem\u00f2 Petraeus nel ruolo di critico ufficiale. \u00abIl mio lavoro \u00e8 guidare la divisione, e il tuo lavoro \u00e8 criticarmi\u00bb, sostenne Galvin per sopraffare le esitazioni di Petraeus. Galvin capiva bene che non solo non ci su pu\u00f2 permettere di ignorare le critiche, ma dobbiamo anche fare lo sforzo di sollecitarle.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di Gerald Ratner, a questo proposito, \u00e8 rivelatrice. Prima di pronunciare il suo fatale discorso all&#8217;associazione dei dirigenti d&#8217;azienda, si consult\u00f2 con l&#8217;esperta di pubbliche relazioni Lynne Franks e gli spieg\u00f2 che che aveva intenzione di utilizzare le battutacce che avevano riscosso un certo successo nel giro delle conferenze da dopocena, compresa la frase sulla &#8220;spazzatura&#8221;. Franks gli disse di fare invece un discorso sull&#8217;etica negli affari. Lui la ignor\u00f2. Ignor\u00f2 anche il consiglio di sua moglie e perfino quello della donna addetta al <em>gobbo<\/em>.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/XYLOAay_2MQ?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Un esempio da manuale dell&#8217;ignorare dei buoni consigli? Sfortunatamente la cose non sono cos\u00ec ben definite. Ratner chiese al responsabile della ragioneria dell&#8217;azienda, un fidato colalboratore, che gli disse di utilizzare battute anche pi\u00f9 audaci. Ratner ricorda che il suo amico Michael Green, della\u00a0<em>Carlton Communications<\/em>, pensava che il discorso fosse andato bene; cos\u00ec pure Charles Saatchi (tutte le critiche femminili erano nel giusto; tutti gli uomini nel torto. Non \u00e8 chiaro se questo \u00e8 uno schema affidabile. Forse). In breve, si possono anche ricevere buoni consigli, ma rimane il problema di decide quali consigli usare.<\/p>\n<p>Il fallimento non ci lascia. L&#8217;economista Paul Ormerod fa notare (in un libro chiamato\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Why-Most-Things-Fail-Extinction\/dp\/0470089199\">Why most things<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Why-Most-Things-Fail-Extinction\/dp\/0470089199\"> <em>fail<\/em><\/a>, naturalmente) che ogni anno scompare il dieci per cento delle aziende americane. Il fallimento ha il dono dell&#8217;ubiquit\u00e0, il che fa pensare che essere capaci di gestire il fallimento sia una abilit\u00e0 importante. Probabilmente on siamo molto bravi in questo campo. Una delle prime scoperte nel campo ora caldissimo dell&#8217;economia comportamentale \u00e8 stata l&#8217;esistenza della <em>avversione alla perdita<\/em> &#8211; cio\u00e8 il fatto che sembra che ci si preoccupi pi\u00f9 di perdere ci\u00f2 che si ha che di guadagnare qualcosa di nuovo. Ricerche pi\u00f9 recenti sui mercati azionari, il\u00a0<em>poker<\/em> professionistico e perfino i grande successo televisivo di\u00a0<em>Deal or no deal\u00a0<\/em>[il nome internazionale del <em>format<\/em> televisivo noto in Italia come<em> Affari tuoi<\/em>, NdRufus] suggeriscono che reagiamo male alla prospettiva di subire delle perdite, prendendo rischi eccessivi nel tentativo di riguadagnare ci\u00f2 che dovremmo considerare come ormai andato.<\/p>\n<p>Quando Ernst Malmsten dice che non ha mai considerato che il fallimento fosse possibile, questo non \u00e8 il modo col quale ragiona la maggior parte delle persone. La persona tipica &#8211; almeno negli esperimenti da laboratorio degli psicologi e degli economisti &#8211; \u00e8 troppo conservatrice, troppo spaventata dal fallimento. Malmsten, tuttavia, \u00e8 un imprenditore seriale; dopo aver perso 130 milioni di denartod egli investitori, ora dice: \u00abHo pi\u00f9 paura del fallimento, adesso\u00bb. Dovrebbe averne.<\/p>\n<p>Lucy Prebble \u00e8 forse nella posizione pi\u00f9 strana dei nostri tre sopravvissuti: ha scritto un testo teatrale e ha ricevuto due reazioni completamente differenti sui due lati opposti dell&#8217;Atlantico. Non ci si pu\u00f2 meravigliare che si senta \u00abseparata\u00bb dal successo inglese dell&#8217;opera. \u00c8 un promemoria \u00a0che il successo e il fallimento sono talvolta separati da casualit\u00e0 davvero minime.<\/p>\n<p>E tuttavia, l&#8217;impressione che faranno sar\u00e0 sempre molto diversa. Come ci ricordano certi cartelli motivazionali, Rudyard Kipling ci invitava a \u00abaffrontare trionfo e disastro e trattare questi due impostori allo stesso modo\u00bb. \u00c8 un pensiero improbabile. Alcune persone possono prosperare dopo un disastro; altri semplicemente si trascinano verso qualunque cosa possa arrivare dopo. Ma rattare trionfo e disastro allo stesso modo? Assomiglia in modo sospetto a Donald Rumsfeld.<\/p>\n<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<\/p>\n<h4>Lucy Prebble<\/h4>\n<h5>Autrice di <em>Enron<\/em> \u2013 successo nel West End e fiasco a Broadway<\/h5>\n<p>A ventotto anni, la sceneggiatrice Lucy Prebble divenne la beniamina dei critici teatrali inglesi per avere realizzato l&#8217;impensabile &#8211; trarre un&#8217;opera teatrale dalla contabilit\u00e0. <em>Enron,\u00a0<\/em>il suo\u00a0<em>musical<\/em>, che racconta l&#8217;ascesa e la caduta della compagnia petrolifera texana, fu un successo da tutto esaurito nella stagione londinese del 2009\/2010. Broadway chiamava, e lo spettacolo debutt\u00f2 al\u00a0<em>Braodhurst<\/em> di New York ad aprile 2010.<\/p>\n<p>Poi vennero le recensioni &#8211; o piuttosto, una in particolare. Ben Brantley, il critico teatrale del\u00a0<em>New York Times<\/em>, che esercita grande influenza su Broadway, condann\u00f2 <em>Enron<\/em> come una: \u00abpacchiana&#8230; affaticata lezione di economia\u00bb. A maggio 2010, un mese dopo l&#8217;esordio, il sipario cal\u00f2 definitivamente.<\/p>\n<p>Prebble aveva i suoi timori che l&#8217;opera potesse avere cattiva accoglienza critica in America. \u00abVeniva dopo un lungo periodo di prove nelle quali avevamo la sensazione che ci fosse qualcosa che non andava\u00bb. C&#8217;erano alcune \u00abottime recensioni\u00bb, fa notare, ma non \u00abnei giornali che contavano\u00bb. TUttavia, era l&#8217;immagine nella sua mente della sua famiglia che leggeva quelle recensioni che fece piangere Prebble. \u00abSapere l&#8217;ansia e il disappunto che avrebbero provato per me&#8230; mi ha turbato molto\u00bb.<\/p>\n<p>Le critiche fecero male \u00absia pi\u00f9 che meno\u00bb di quanto si aspettasse: \u00abDi meno\u00bb, dice, \u00abperch\u00e9 \u00e8 un&#8217; impresa di gruppo, e ci si accorge molto pi\u00f9 dell&#8217;innata gentilezza e educazione delle persone quando si sostengono le une le altre nei fallimenti\u00bb. Ma fu pi\u00f9 doloroso perch\u00e9 si sentiva male per il <em>cast\u00a0<\/em>e per le maestranze, che si ritrovarono inaspettatamente disoccupati. Prebble si sentiva in colpa, e anche responsabile &#8211; per aver fatto fare una brutta figura alle persone.<\/p>\n<p>Prebble accolse alcune delle critiche: \u00abC&#8217;erano alcune cose citate a proposito della scrittura che avevo sempre tacitamente pensato in disparte, ma per la maggior parte non le ho riconosciute come relative allo spettacolo che avevamo fatto; alcune sembravano come se fossero riferite a qualcos&#8217;altro\u00bb. Considera le critiche e il fallimento come animali lievemente differenti. \u00abIl fallimento \u00e8 pi\u00f9 facile da discutere e pi\u00f9 interessante, perch\u00e9 l&#8217;ostacolo \u00e8 interessante. Il fallimento serve come uno strumento molto potente, narrativamente\u00bb. Ma, come fa notare, l&#8217;attore che felicemente racconta di passati disastri sul palcoscenico lo fa dalla posizione di chi si \u00e8 lasciato quei tempi alle spalle. \u00abA tutti piace di pi\u00f9 quando qualcuno fallisce ma poi alla fine ha successo\u00bb. Trova invece le critiche pi\u00f9 difficili da discutere \u00abperch\u00e9 sono specifiche e personali, e lo spirito con le quali sono avanzate varia cos\u00ec tanto. Come scrittori, siamo per natura troppo sensibili, troppo centrati su noi stessi. Io provo a prendere quel che posso dalle critiche e lasciare il resto\u00bb.<\/p>\n<p>Il fallimento di Prebble in America ha cambiato il modo col quale considerava il suo successo nel Regno Unito? \u00abMi sento pi\u00f9 grata per quello e anche, tristemente, pi\u00f9 distaccata\u00bb. Ma la usa esperienza newyorchese non ha influenzato il modo col quale considera la sua opera: \u00abC&#8217;erano pezzi della mia scrittura che mi facevano rabbrividire e pezzi dei quali ero orgogliosa. Ho sempre pensato che la produzione fosse fantastica\u00bb. Inaspettatamente, l&#8217;ha aiutata a identificarsi con Jeffrey Skilling, l&#8217;ex amministratore della <em>Enron<\/em>, che sta scontando ventiquattro anni di carcere per frode. \u00abDietro alcune critiche c&#8217;era l&#8217;idea che come poteva questa ragazza inglese pensare di conoscere qualcosa di una impresa internazionale, di avidit\u00e0, affari, America, di quest&#8217;uomo che ha fatto perdere alla gente attorno a lui milioni di dollari e ha visto tutto il suo mondo crollare in poche settimane? E il risultato di queste critiche \u00e8 stato che ho imparato la verit\u00e0 della storia che provavo a raccontare\u00bb.<\/p>\n<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<\/p>\n<h4>Gerald Ratner<\/h4>\n<h5>Conferenziere ed ex gioielliere<\/h5>\n<p>Gerald Ratner trasform\u00f2 l&#8217;impresa di famiglia in difficolt\u00e0 nella pi\u00f9 grande catena di gioiellerie del mondo, con 2500 negozi. Poi, sette anni dopo avere preso la direzione di\u00a0<em>Ratner&#8217;s<\/em>, la distrusse. Con solo due battute. In un discorso che pronunci\u00f2 nel 1991 all&#8217;associazione dei dirigenti di azienda, l&#8217;uomo dei quartieri settentrionali di Londra ironizz\u00f2 sui suoi prodotti come \u00abspazzatura totale\u00bb, e si vant\u00f2 che alcuni degli orecchini di\u00a0<em>Ratner&#8217;s<\/em>\u00a0\u00abcostavano meno di un tramezzino ai gamberi\u00bb [e duravano meno, NdRufus].<\/p>\n<p>Il discorso dilag\u00f2 attraverso i giornali popolari e elimin\u00f2 una parte del valore di mercato della societ\u00e0 valutata a 500 milioni di sterline. Ratner lasci\u00f2 la societ\u00e0 l&#8217;anno seguente e il suo nome fu tolto dal marchio nel 1994. Due decadi dopo la pi\u00f9 grande\u00a0<em>gaffe<\/em> aziendale della storia,\u00a0<em>fare un Ratner<\/em> e stabilmente parte del linguaggio popolare.<\/p>\n<p>Mentre pronunciava il duo discorso, Ratner non aveva idea dell&#8217;effetto che avrebbe avuto. \u00abQuando lessi\u00a0<em>THe Sun<\/em> e\u00a0<em>The Mirror<\/em> il giorno seguente, capii che era una notizia\u00bb, dice, \u00abma [pensai] che si sarebbe sgonfiata. Il primo rapporto sulle vendite che ricevetti dopo il discorso aveva un calo del 4%, ma avevo buona fiducia che si sarebbe invertito\u00bb. Se solo. Invece accadde il contrario. Quando Ratner cap\u00ec l&#8217;estensione del problema \u00abfui assalito dalla nausea\u00bb.<\/p>\n<p>Oggi Ratner sostiene che: \u00ab\u00e8 stata una cosa stupida da parte mia dirlo, ma la reazione \u00e8 stata assolutamente spropositata\u00bb. Il contesto \u00e8 tutto, dice &#8211; dando la colpa alla recessione che la Gran Bretagna stava attraversando in quel momento. \u00abLa stampa stava cercando capri espiatori, come coi banchieri oggi. Ed eccomi &#8211; per come lo vedevano, un multimilionario che si prendeva gioco dei suoi clienti che stentavano a sbarcare il lunario\u00bb.<\/p>\n<p>La spettacolare caduta dall&#8217;empireo di Ratner fece scattare quelli che chiama i suoi \u00absette anni selvaggi\u00bb. Gli amici gli offrirono aiuto, ma \u00abio ero depresso\u00bb, dice. Sperava di reinventarsi, ma \u00abl&#8217;elefante nella stanza\u00bb allontanava le persone: nessuno riusciva a pensare ai suoi successi, solo a quell&#8217;unica <em>gaffe<\/em>. Uno psichiatra gli prescrisse antidepressivi, \u00abche fecero sparire la tristezza ma mi resero pi\u00f9 introverso. Non parlavo &#8211; nelle riunioni tacevo\u00bb. Rinunci\u00f2 alla pastiglie in favore del ciclismo e questo si rivel\u00f2 la sua salvezza &#8211; lo rendeva \u00abeuforico\u00bb. Oggi fa in bicicletta venticinque miglia al giorno.<\/p>\n<p>\u00c8 stato solo dopo aver fondato una catena di palestre, che ha venduto per 3,8 milioni di sterline nel 2001, che Ratner si \u00e8 sentito capace di affrontare i suoi demoni e perfino di scherzare sul crollo della sua azienda di famiglia. Continua a sostenere che non ha imparato niente dal fallimento. \u00abAl contrario. Ho imparato dal successo &#8211; quando avevo successo, scoprivo nuove opportunit\u00e0 e sfide, guadagnavo fiducia. Col fallimento, perdi la fiducia in te stesso\u00bb.<\/p>\n<p>Nonostante questo, \u00e8 grato di alcune cose &#8211; l&#8217;andare in bicicletta e una nuova carriera in discorsi a pagamento per i dopo cena. \u00abI discorsi sono terapeutici. \u00c8 meglio parlare di quell&#8217;episodio. Le persone sono di solito comprensive. Credo che temano che io stia per sentirmi a disagio ma io le rallegro &#8211; entra in sintonia con altri, fa loro pensare che c&#8217;\u00e8 luce alla fgine del tunnel\u00bb.<\/p>\n<p>Il fallimento gli ha insegnato anche ad apprezzare la sua nuova azienda, la gioielleria\u00a0<em>Gerald Online<\/em>. \u00abSono pi\u00f9 grato per il mio successo, questa seconda volta\u00bb. In precedenza, il suo atteggiamento nei confronti del denaro era \u00abpatetico\u00bb, dice. \u00abSe il mio posto era troppo indietro in prima classe, non era abbastanza buono\u00bb. Adesso \u00e8 una persona pi\u00f9 paziente, tuttavia \u00e8 un misero contraccambio. \u00abLe persone mi chiedono se sono contento di aver detto quel che ho detto. Sono ridicoli. Come potrei essere grato? Ho perso tutto\u00bb.<\/p>\n<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<\/p>\n<h4>Ernst Malmsten<\/h4>\n<h5>Co-fondatore di <em>Boo.com<\/em><\/h5>\n<p>Nel 2000, Ernst Malmsten fece un disperato appello per del denaro. \u00abSe non riusciamo a raccogliere venti milioni di dollari entro mezzanotte, <em>Boo.com<\/em> \u00e8 morto\u00bb. Lo svedese, co-fondatore di del venditore\u00a0<em>online<\/em> di articoli di moda non riusc\u00ec a trovare quei fondi. Il giorno dopo, 18 maggio 2000, meno di una nno dopo il suo lancio,\u00a0<em>Boo.com<\/em> croll\u00f2. Il sito, un tempo simbolo del\u00a0<em>boom<\/em> delle aziende digitali, divenne il simbolo dei suoi eccessi, avendo bruciato centotrenta milioni di investimenti.<\/p>\n<p>\u00abNon negavamo la realt\u00e0 del fatto che stesse crollando\u00bb, ricorda Malmsten, \u00ab\u00e8 per questo che stavamo raccogliendo fondi. Ma quando croll\u00f2 fu uno <em>shock<\/em>, come una morte improvvisa\u00bb. Si sent\u00ec vuoto. \u00abNon mi sono mai sentito sollevato per il fatto che fosse finita. Conosco delle persone che si sono sentite liberate [quando la loro azienda \u00e8 fallita]. Io no. Mi sentii svuotato. Amavo quell&#8217;azienda e ne ero cos\u00ec orgoglioso. Pensavamo di essere inarrestabili\u00bb. Ammette, ora, che questo pu\u00f2 essere prova dell&#8217;ingenuit\u00e0 del consiglio d&#8217;amministrazione.<\/p>\n<p>Nonostante questo, c&#8217;era consolazione da trovare nel fatto che la sparizione di <em>Boo.com<\/em> era parte di un fenomeno mondiale, lo scoppio della bolla delle aziende digitali &#8211; perch\u00e9 questo voelva dire che il fallimento non era percepito in modo tanto personale. E la pubblicit\u00e0 che la sparizione dell&#8217;azienda attir\u00f2 fu un vantaggio, dice Mamsten. \u00abA causa del fatto che eravamo tanto sotto l&#8217;occhio dei riflettori \u00e8 stato pi\u00f9 facile. Il nostro fallimento \u00e8 stato molto pubblico, cos\u00ec amici e familiari sapevano di doversi raccogliere attorno a noi. Se fosse stato un fallimento privato e fossimo stati isolati, non avremmo ricevuto tanto sostegno personale\u00bb.<\/p>\n<p>Malmsten d\u00e0 il merito della sua resilienza alla sua educazione. \u00abNon ho mai sentito che ci si aspettasse da me che avessi successo\u00bb, dice. \u00abSapere che la mia famiglia mi avrebbe sempre sostenuto mi ha aiutato &#8211; sapevo che ci sarebbe sempre stato un posto dove andare dove mi sarei sentito al sicuro\u00bb. Malmsten crede che questa rete di sicurezza l&#8217;abbia protetto dalla depressione, e dice che \u00abpensa di avere fatto fronte bene\u00bb. Dopo lo\u00a0<em>shock<\/em>, dice, ha analizzato quel che non aveva funzionato e poi \u00e8 \u00abandato avanti\u00bb. Sebbene non accetti le critiche gli sono state rivolte a quel tempo (\u00abNon avremmo mai potuto essere pari alle aspettative eccessive\u00bb), riconosce che non pu\u00f2 minimizzare il fallimento (\u00abIn fin dei conti, abbiamo provato a costruire un impero e tutto si \u00e8 dissolto\u00bb).<\/p>\n<p>Malmsten aveva temuto che il fallimento della notoriet\u00e0 della sua azienda avrebbe tenuto le persone alla larga da lui. Invece, dice, \u00abnon allontana le persone. Loro pensano che sia affascinante che un giovane sia al centro di un fenomeno del mondo degli affari\u00bb. Sostiene anche di non avere avuto scarsit\u00e0 di offerte di lavoro. Oggi, come principale responsabile operativo di\u00a0<em>Lara Bohinc<\/em>, lo stilista di accessori di base nel Regno Unito nel quale ha una quota del 40%, dice di essere pi\u00f9 cauto. \u00abBoo.com mi ha reso pi\u00f9 avverso al rischio&#8230; Eravamo giovani e non pensavamo che iol fallimento fosse una possibilit\u00e0. Temo di pi\u00f9 il fallimento, ora, perch\u00e9 so che le aziende possono fallire, mentre prima non credo che lo sapessi\u00bb. In effetti Malmsten ammette di essere stato riluttante ad avventurarsi nell&#8217;<em>e-commerce<\/em> di nuovo. \u00abSiamo stati lenti ad aprire un sito a <em>Lara Bohinc<\/em>. Avremmo potuto farlo prima ma volevo prendere tempo&#8230; abbiamo [fatto] molto <em>beta testing<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Da europeo, dice, si sente pi\u00f9 a suo agio nel discutere il fallimento che il successo, perch\u00e9 \u00abin Inghilterra e Scandinavia siamo pi\u00f9 umili [che in America]\u00bb. Le persone appartenenti alle culture europee, dice, sono pi\u00f9 oneste e analitiche riguardo al fallimento che al successo. \u00abAvete davvero intenzione di [confessare che il vostro successo] \u00e8 dovuto al fatto che avete fregato qualcuno?\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella che trovate qui sotto \u00e8 la traduzione dell&#8217;articolo di Tim Harford al quale ho accennato quando ho presentato la<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,66,55,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3AB","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":15327,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15327","url_meta":{"origin":13801,"position":0},"title":"Caramelle dagli psicologi","author":"Rufus","date":"08\/06\/2018","format":false,"excerpt":"Durante questi giorni di malattia, non so perch\u00e9, mi sono imbattuto principalmente in storie riguardanti l'universit\u00e0 oppure l'educazione. Qualcosa ho gi\u00e0 pubblicato, segnalo oggi un articolo scientifico sul test delle caramelle, commentato anche su The Atlantic. Cos'\u00e8 il test delle caramelle? \u00c8 un famoso test psicologico i cui risultati sono\u2026","rel":"","context":"In &quot;Antropologia&quot;","block_context":{"text":"Antropologia","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=97"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Caramelle.jpg?fit=1200%2C528&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Caramelle.jpg?fit=1200%2C528&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Caramelle.jpg?fit=1200%2C528&ssl=1&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Caramelle.jpg?fit=1200%2C528&ssl=1&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":1857,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1857","url_meta":{"origin":13801,"position":1},"title":"Abbiamo ragione noi","author":"Rufus","date":"08\/01\/2013","format":false,"excerpt":"Mi accorgo di non ho ancora segnalato uno studio recentemente pubblicato dalla Global Alliance for Banking on Values (che vorrebbe dire pi\u00f9 o meno Alleanza globale per banche costruite sui valori), una associazione di importanti banche sostenibili di tutto il mondo di cui fa parte anche Banca Etica. Lo studio\u2026","rel":"","context":"In &quot;Banche e finanza&quot;","block_context":{"text":"Banche e finanza","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=72"},"img":{"alt_text":"","src":"","width":0,"height":0},"classes":[]},{"id":4416,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4416","url_meta":{"origin":13801,"position":2},"title":"Politiche di gestione del personale","author":"Rufus","date":"09\/09\/2013","format":false,"excerpt":"L'altro giorno leggevo un articolo (un po' vecchiotto, per dir la verit\u00e0) su come la Microsoft si sia trasformata, nell'arco di dieci anni, da una supercorazzata dell'industria informatica in una vecchia baleniera un po' rattoppata. L'articolo, di Vanity Fair, \u00e8 molto convincente nella sua tesi principale, che \u00e8 addossare molte\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/brunetta-parlamento.jpg?fit=285%2C285&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":10410,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10410","url_meta":{"origin":13801,"position":3},"title":"Esperimenti, banane, scimmie e bufale","author":"Rufus","date":"17\/12\/2015","format":false,"excerpt":"Gira periodicamente sul\u00a0web un\u00a0meme\u00a0o un articolo che racconta di un presunto esperimento condotto con delle scimmie: di solito viene pubblicato per invitare la gente a \"non fidarsi\" delle verit\u00e0 precostituite e a lamentarsi del popolo bue... o del popolo scimmia (credo che sia stato proposto in questo senso perfino da\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Cinque-scimmie.jpg?fit=960%2C714&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Cinque-scimmie.jpg?fit=960%2C714&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Cinque-scimmie.jpg?fit=960%2C714&ssl=1&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":12800,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12800","url_meta":{"origin":13801,"position":4},"title":"La scienza non ha fallito&#8230;","author":"Rufus","date":"19\/11\/2016","format":false,"excerpt":"...ma certo non fa una vita facile. Ho trovato su FiveThirtyEight\u00a0un interessante articolo sul metodo scientifico: niente di trascendentale, tutte cose che si dovrebbero sapere gi\u00e0 ma che non sono particolarmente discusse, mi pare, nelle frequenti zuffe fra vaccinisti, antivaccinisti, scettici di professione, fautori di cure alternative, nemici della scienza\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=1024%2C576&ssl=1&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":13803,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13803","url_meta":{"origin":13801,"position":5},"title":"Le spiacevoli conseguenze del dire la verit\u00e0","author":"Rufus","date":"01\/06\/2017","format":false,"excerpt":"Ho letto ieri un articolo di Tim Harford\u00a0sulle lezioni che si possono apprendere dai fallimenti. A un certo punto ho visto che citava \"Gerald Ratner\" e mi sono chiesto: \u00abE chi era costui?\u00bb. Cos\u00ec sono andato a cercare e ho scoperto una\u00a0storia. Dunque, negli anni '60 c'\u00e8 in Inghilterra un\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?fit=634%2C420&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13801"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13801"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13801\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13927,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13801\/revisions\/13927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13801"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13801"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13801"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}