{"id":13242,"date":"2017-02-14T18:52:34","date_gmt":"2017-02-14T17:52:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13242"},"modified":"2021-05-27T12:53:25","modified_gmt":"2021-05-27T10:53:25","slug":"normalizzare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13242","title":{"rendered":"Normalizzare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg\"><img data-attachment-id=\"13243\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13243\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?fit=212%2C300&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"212,300\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Movimento maestri\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?fit=212%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?fit=212%2C300&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-13243\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?resize=212%2C300\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?w=212&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?resize=106%2C150&amp;ssl=1 106w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Molti anni fa, all&#8217;epoca nella quale ero Segretario diocesano dell&#8217;Azione Cattolica (credo cio\u00e8 intorno al 1990) fui mandato a normalizzare il Movimento Maestri.<\/p>\n<p>Ecco, lo dico subito: ero giovane. E in questa storia non ci faccio una gran figura, come avrete capito gi\u00e0 dai termini.\u00a0<em>Normalizzare<\/em>.\u00a0Pfui.<\/p>\n<p>Dunque, la storia era questa. Il Movimento Maestri era un movimento collaterale all&#8217;Azione Cattolica, una delle tre rimanenze &#8211; con FUCI e Laureati Cattolici &#8211; dell&#8217;epoca nella quale\u00a0<em>tutto<\/em> l&#8217;associazionismo cattolico era stato raccolto sotto l&#8217;ombrello dell&#8217;AC e del Concordato per metterlo al riparo da possibili scioglimenti a opera delle autorit\u00e0 fasciste. Questo accorpamento era poi rimasto utile negli anni &#8217;50 e &#8217;60, all&#8217;epoca del collateralismo, perch\u00e9 permetteva di mobilitare tutto il movimento cattolico agendo su un unico centro di comando &#8211; le Giunte direttive dell&#8217;Azione Cattolica &#8211; ed era poi collassato nel &#8217;68, all&#8217;epoca in cui l&#8217;AC aveva adottato il suo nuovo Statuto, quando tutta quella vasta galassia, dai giornalisti cattolici alle mogli dei medici cattolici ai panettieri cattolici, era stata lasciata libera di andarsene per i fatti propri. All&#8217;AC erano rimasti solo tre &#8220;movimenti esterni&#8221; che storicamente ne avevano sempre fatto pi\u00f9 strettamente parte: universitari, laureati e maestri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg\"><img data-attachment-id=\"13244\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13244\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?fit=550%2C270&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"550,270\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"AC 1969\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?fit=300%2C147&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?fit=510%2C250&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13244\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?resize=550%2C270\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?w=550&amp;ssl=1 550w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?resize=150%2C74&amp;ssl=1 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?resize=300%2C147&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/AC-1969.jpg?resize=510%2C250&amp;ssl=1 510w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>O forse meglio sarebbe dire: &#8220;maestre&#8221;. Il &#8217;68 era ancora epoca\u00a0nella quale le maestre erano\u00a0<em>maestre<\/em>, e una delle poche\u00a0figure laicali la cui autorevolezza era riconosciuta ovunque, nella chiesa e nella societ\u00e0. Era un&#8217;altra Italia, della quale forse chi mi legge ed \u00e8 pi\u00f9 giovane non apprezza fino in fondo la realt\u00e0: i racconti delle anziane maestre rurali che sentivo nell&#8217;AC erano racconti di figure che in paese erano insieme insegnanti, primo presidio\u00a0sanitario, porta d&#8217;ingresso verso la cultura allargata, detentrici della conoscenza del mondo esterno, figure materne sussidiarie e molto, molto altro ancora.<\/p>\n<p>Solo che, alle porte degli anni &#8217;90, quel ruolo sociale era sostanzialmente esaurito. Sentivano la pressione anche i laureati cattolici, in una realt\u00e0 nella quale l&#8217;universit\u00e0 era diventata di massa, ma a loro andava meglio: perch\u00e9 insomma,\u00a0il pezzo di carta \u00e8 pur sempre un pezzo di carta e il prestigio sociale del laureato pu\u00f2 mutare\u00a0ma rimane sempre tangibile. Alle maestre andava peggio,\u00a0invece, e il Movimento Maestri era in crisi dappertutto.<\/p>\n<p>La dirigenza nazionale dei movimenti, d&#8217;accordo con quella dell&#8217;AC, decise che era il momento di rinnovarsi o perire. Si volle un cambio di nome e di impostazione: i Laureati sarebbero diventati il Movimento di Impegno Culturale e le maestre il Movimento di Impegno Educativo di AC (gli universitari invece sarebbero rimasti la FUCI e basta). L&#8217;operazione sulla carta era intelligente e necessaria: probabilmente peccava per\u00f2 di un certo intellettualismo e di quella che oggi chiamerei logica\u00a0<em>top-down, <\/em>nel senso che di fatto ci si concentr\u00f2 pi\u00f9 sui grandi ragionamenti di scenario e sulla creazione del <em>contenitore<\/em> che sul\u00a0<em>contenuto<\/em>, pensando che sarebbe poi bastato emanare dei programmi annuali o delle direttive di impegno &#8211; come ai bei tempi pre-&#8217;68 &#8211; perch\u00e9 le\u00a0sedi locali del nuovo Movimento le mettessero all&#8217;opera senza colpo ferire. Di fatto non \u00e8 andata proprio cos\u00ec e, salvo alcune esperienze locali interessanti, i Movimenti esterni dell&#8217;Azione Cattolica non sono oggi propriamente l&#8217;esempio della maggiore vivacit\u00e0 pastorale possibile.<\/p>\n<h3>Maestre tenacemente riluttanti<\/h3>\n<p>Comunque, questa era la situazione quando le maestre di Cagliari manifestarono una resistenza sorprendentemente\u00a0tenace al cambiamento. Si riunivano in una cinquantina tutte le settimane, in uno dei tanti appartamenti all&#8217;epoca utilizzati dall&#8217;associazionismo cattolico intorno a piazza San Cosimo, per ascoltare la parola della dirigente, una signora molto combattiva, e non vedevano alcuna necessit\u00e0 di cambiare: cambiare nome, cambiare responsabile, cambiare ritmi, cambiare identit\u00e0.<\/p>\n<p>Non so se chi mi legge coglie fino in fondo. Chi non ha fatto vita di parrocchia forse non \u00e8 in grado di capire la tenacia dei legami che lega un gruppo di vecchie signore cattoliche, che hanno fatto gruppo per tutta la vita o quasi, e l&#8217;importanza e la forza nel gruppo di quelle dirigenti volitive, autorevoli, durissime che guidavano quelle realt\u00e0; la dimensione fortissimamente gerarchica dei rapporti fra il gruppo e le dirigenti: un affidamento completo, una dipendenza implicita, un affetto profondo e ricambiato da entrambe le parti. Il gruppo\u00a0<em>era<\/em> la dirigente, la dirigente era il gruppo.<\/p>\n<p>E quella realt\u00e0 doveva cambiare o\u00a0perire. Perch\u00e9 era anche, diciamocelo, una realt\u00e0 morente.\u00a0Con dei legami fortissimi all&#8217;interno ma incapace di aggregare\u00a0&#8211; di pi\u00f9: di farsi anche solo ascoltare\u00a0&#8211; all&#8217;esterno. Saldamente conciliare nella dottrina, ma volta alla contemplazione di una societ\u00e0 e di una chiesa non pi\u00f9 esistenti. E tetragona al dialogo. Tutte maestre, porco cane. Abituate a stare in cattedra. Vagli a dire cosa devono fare. Figuriamoci.<\/p>\n<p>E, dal punto di vista dei dirigenti dell&#8217;Azione Cattolica diocesana, erano un inciampo. Perch\u00e9 impedivano di approntare, al posto del vetusto Movimento Maestri, qualcosa di meglio, di pi\u00f9 moderno, di attivo, di propositivo.<\/p>\n<p>Occorreva fargli trangugiare il cambiamento. E ci mandarono me. Dopotutto ero il Segretario diocesano e l&#8217;organizzazione dipendeva da me. Ci mandarono me, con istruzioni pressanti perch\u00e9 si uniformassero al nuovo corso.<\/p>\n<p>Mandarono me a spiegare. A\u00a0illustrare documenti, proposizioni e delibere.<\/p>\n<p>A rimbalzare contro un muro di gomma.<\/p>\n<p>A blandire. A brandire documenti nazionali. A far notare che volenti o nolenti l&#8217;identit\u00e0 del Movimento era <em>gi\u00e0<\/em>\u00a0cambiata, perch\u00e9 l&#8217;assemblea di rifondazione sarebbe\u00a0stata fatta comunque.<\/p>\n<p>A promettere.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in quella tarda primavera a cavallo fra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 io feci due promesse cruciali, col consenso di Presidente e Assistente diocesano. Promisi che, passata la classica pausa estiva, sarebbero state richiamate\u00a0per riprendere i loro incontri. E che la loro amata responsabile sarebbe rimasta con loro.<\/p>\n<p>Ottenni cos\u00ec il sospirato consenso del gruppo di Cagliari e la Presidenza diocesana pot\u00e9 dimostrare a quella nazionale che\u00a0si\u00a0stava allineati. Che dico allineati, all&#8217;<em>avanguardia<\/em>.<\/p>\n<p>Solo che, passata la classica pausa estiva, Presidente e Assistente si guardarono bene dal richiamare le vecchie signore. E nel gruppetto sparuto che venne messo a impostare il lavoro del neonato Movimento di Impegno Educativo la vecchia dirigente non venne inserita. Quel gruppo e quelle vecchie signore vennero disperse e il MIEAC diocesano divenne ben presto la promessa non mantenuta che \u00e8 sempre rimasta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg\"><img data-attachment-id=\"13246\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13246\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?fit=381%2C500&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"381,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Traditore\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?fit=229%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?fit=381%2C500&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-13246\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?resize=229%2C300\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?resize=229%2C300&amp;ssl=1 229w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?resize=114%2C150&amp;ssl=1 114w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Traditore.jpg?w=381&amp;ssl=1 381w\" sizes=\"(max-width: 229px) 100vw, 229px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ci rimasi malissimo. Mi sentii a un tempo tradito e traditore, e la cosa non mi fece per niente piacere. Ci avevo messo sinceramente la faccia e mi trovavo nel ruolo dell&#8217;ingannatore. Fu allora, credo, che si produsse la prima crepa nei rapporti prima cordialissimi che univano il gruppo dirigente diocesano dell&#8217;Azione Cattolica,\u00a0il primo distacco che nel giro di dieci anni ci avrebbe portato, ironia della sorte, a essere tutti quanti commissariati a nostra volta e, in buona parte, messi ai margini (io in realt\u00e0 ho resistito a un altro commissariamento e a parecchie altre traversie, ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia e sar\u00e0 raccontata un&#8217;altra volta).<\/p>\n<p>Mi sono ricordato di questa storia, probabilmente, perch\u00e9 domenica c&#8217;era l&#8217;Assemblea diocesana dell&#8217;AC \u00e8 ho rivisto uno dei protagonisti dell&#8217;epoca, col quale mi sono peraltro intrattenuto cordialmente: dopo tutto, sono passati pi\u00f9 di vent&#8217;anni (e, in realt\u00e0, avrei ben altro da rimproverargli e da tempo ho deciso di metterci una pietra sopra). Devo dire che, da allora, sono stato responsabile di varie associazioni e di varie realt\u00e0, ma mi sono sempre guardato bene dal farmi mettere di nuovo in quella situazione.<\/p>\n<h3>Ecco, ora mi comincia a battere la vena<\/h3>\n<p>Non \u00e8 che sia astrattamente contrario. Ho abbastanza comprensione dei meccanismi di funzionamento delle organizzazioni da sapere che qualche volta, semplicemente, non c&#8217;\u00e8 niente da fare senza ricorrere a un intervento esterno. Ci sono certamente casi nei quali \u00e8 opportuno chiedere a qualcuno di fare un passo indietro. O altre volte nelle quali occorre mediare delle tensioni o far prendere coscienza di certe criticit\u00e0.<\/p>\n<p>Per\u00f2 farlo richiede determinate condizioni di lealt\u00e0, di messa in sicurezza preventiva delle relazioni, di chiarezza di svolgimento del percorso, che non sempre sono assicurate. E in quel caso, per la propria integrit\u00e0 morale, \u00e8 meglio astenersi.<\/p>\n<p>Non parlo a caso di integrit\u00e0 morale, che magari \u00e8 un po&#8217; altisonante. Di questo si tratta. E una delle cartine di tornasole migliori per giudicare le persone \u00e8\u00a0<em>esattamente\u00a0<\/em>valutare la propensione a commissariare\u00a0(in qualche ambiente ecclesiale, in passato, \u00e8 andato molto di moda commissariare sempre e comunque, al minimo segnale di difficolt\u00e0, e non \u00e8 un segno n\u00e9 di salute, n\u00e9 di coraggio n\u00e9 di autorevolezza, ma piuttosto di debolezza se non di inadeguatezza) e, soprattutto, a mettersi a disposizione per fare il commissario.<\/p>\n<p>Intendiamoci: non sto parlando di quelli che in determinate organizzazioni sono, come dire,\u00a0<em>ispettori<\/em>, e vanno l\u00ec a controllare bilanci e procedure e devono essere cani per definizione e, casomai, prendere provvedimenti o sistemare gli errori meglio possibile. Dico commissariare, che \u00e8 un&#8217;altra cosa.<\/p>\n<p>E se uno, che magari ha nell&#8217;organizzazione un ruolo importante, si presta <em>una<\/em> volta a fare il commissario non c&#8217;\u00e8 niente da dirgli. \u00c8 probabilmente un cireneo che accetta di farsi carico di una missione faticosa e sgradevole, per cavare le castagne dal fuoco in una situazione magari scabrosa, dove la gente, che so?, litiga o sono successi casini anche gravi o tutto sta andando davvero\u00a0male. Se poi svolge il compito con umanit\u00e0 e equilibrio, senza mandar via nessuno, \u00e8 un sant&#8217;uomo, ma ho abbastanza cognizione di causa da sapere che\u00a0talvolta i limiti del mandato che ti \u00e8 stato assegnato non lo permettono, che preliminarmente si \u00e8 deciso che qualcuno deve essere fatto saltare, che il gruppo o la branca dell&#8217;organizzazione devono pagare un prezzo o semplicemente che non ci sono alternative. Pu\u00f2 essere. Io non sono pi\u00f9 disposto, in linea di principio, a mandare via nessuno d&#8217;autorit\u00e0, ma pu\u00f2 essere.<\/p>\n<p>Ma assumere ruoli del genere ti pu\u00f2 capitare, boh, quante volte? Una ogni dieci anni? Una volta nella vita? Due? Non credo di pi\u00f9. Ci sono per\u00f2 in circolazione persone che, sempre per senso del dovere, per carit\u00e0, ho visto andare a fare il proconsole o\u00a0il commissario pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. E poi ancora altre. E sempre per tagliare teste. Chi in maniera spiccia, chi con falsa compassione, Chi ringraziandoti e chi irridendoti. Ce ne sono in tutte le organizzazioni. Nei partiti politici i segretari se ne procurano apposta una, che spezzi le gambine alla gente scomoda al posto loro. E quando il capo fa il poliziotto buono c&#8217;\u00e8 sempre uno, nelle organizzazioni, disposto a fare il poliziotto cattivo. I peggiori, naturalmente, sono quelli che fanno da soli tutte e due le parti: che ti prendono sotto braccio e ti dicono quanto ti stimano, e come sono sicuri che tu, nella tua bravura, saprai certamente fare volentieri un passo indietro per il bene di tutti.\u00a0Altrimenti&#8230; meglio non considerare l&#8217;ipotesi, giusto?<\/p>\n<p>Ecco, quelli ci godono. O hanno due metri di pelo sullo stomaco, che non so cosa sia peggio. O pensano che nelle organizzazioni sociali, o politiche, o ecclesiali, quel che conta <em>davvero<\/em>\u00a0non sono gli ideali ma i rapporti di forza, i criteri di opportunit\u00e0, i fini che giustificano\u00a0qualunque mezzo, e quindi sono degli ipocriti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che sono cattivi: c&#8217;\u00e8 un ottundimento del senso morale legato all&#8217;esercizio del potere. E quindi quelli come me, che sanno di essere fragili, \u00e8 meglio che passino. Per non finire come quelli.<\/p>\n<p>Io l&#8217;ho imparato venticinque anni fa. Meglio evitare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti anni fa, all&#8217;epoca nella quale ero Segretario diocesano dell&#8217;Azione Cattolica (credo cio\u00e8 intorno al 1990) fui mandato a normalizzare<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13243,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[76,52,54],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Movimento-maestri.jpg?fit=212%2C300&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3rA","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":571,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=571","url_meta":{"origin":13242,"position":0},"title":"Una filippica","author":"Rufus","date":"22\/08\/2012","format":false,"excerpt":"Oggi come oggi probabilmente l\u2019espressione mediazione culturale non dice molto, ma per i soci di Azione Cattolica della mia generazione e di quelle immediatamente precedenti si trattava di uno dei concetti cardine della formazione e del modo di guardare alla propria testimonianza. 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